16 Novembre 2015

Siamo in una guerra occhio per occhio, dente per dente

el sunto Per quello che sta accadendo, i governi e i cittadini europei possono cercare uno dei colpevoli guardandosi allo specchio.

Non ho mai voluto schierarmi per il “partito” degli islamici cattivi o per quello degli islamici buoni e simpatici.

Ma questa serie di attacchi multipli contro i cittadini francesi mi colpisce. Una violenza inaudita di cui non ho memoria nei miei venticinque anni di vita. Neppure l’attentato alle Torri Gemelle mi ha impressionato così tanto, vuoi per la mia giovane età di allora, vuoi per il fatto che era un avvenimento lontano geograficamente dall’Italia e dall’Europa.

Per la prima volta ho provato rabbia nei confronti di queste persone che hanno ammazzato ingiustificatamente civili indifesi. La mia prima reazione è stata: “maledetti terroristi, domani vi veniamo a bombardare”. Ma questo impulso è durato poco. Più ci pensavo e più vedevo che qualcosa nel mio ragionamento non andava.

Per cercare di capire questa mia ostilità nel considerare colpevoli gli estremisti islamici di ciò che è accaduto a Parigi mi sono posto una domanda: “perché è successo tutto ciò?”.

C’è un dialogo che ho visto nella serie tv Homeland dove la protagonista Carry Mathison, una spia della CIA, incontra una cellula dell’Isis operante a Berlino.

“Perché continuate questa guerra?”

“Hai ucciso la mia famiglia, mia moglie e i miei figli. Tu [voi, americani / occidentali] sarai per sempre il mio nemico. Ti combatterò per tutta la vita”

Homeland chiarisce, seppur generalizzando, il confronto tra Occidente e Medio Oriente. Ora, con l’attacco a Parigi, ci sentiamo un popolo affranto e esente da colpe. Ma siamo sicuri che sia così? Siamo noi quelli che hanno portato la guerra in Afghanistan negli anni Settanta (in questo caso mi riferisco alle armi date dagli USA ai talebani) e negli anni 2000. Siamo noi quelli che hanno portato la guerra in Iraq nel 1991 e nel 2004. Noi occidentali, americani ed europei, abbiamo ucciso civili e distrutto interi villaggi e città. Abbiamo portato la guerra tra le loro case. E quei figli che sono sopravvissuti ai genitori e amici uccisi, indottrinati da qualche fanatico islamico ‘stile Hitler’, ci stanno ritornando “pan per focaccia”.

Questa è una guerra occhio per occhio e dente per dente, tra Isis e Europa. E alla fine è poco importante sapere chi ha strappato prima un occhio e chi prima un dente. Per quello che sta accadendo i governi e i cittadini europei possono cercare uno dei colpevoli guardandosi allo specchio.

Vorrei concludere la mia analisi, scritta impulsivamente e guidata dalle emozioni del momento, con alcuni passi di un articolo uscito su Internazionale di Igiaba Scebo, che vi consiglierei di leggere:

«Questo è il tempo della responsabilità. Mi chiedo se la nostra informazione (dai talk show ai telegiornali) saprà gestire questo delicato periodo con intelligenza. O se invece ci riempirà lo schermo con i vari e noti professionisti dell’odio. Quelli che smaniano già di aprire (malamente, direi) bocca. Quelli che “i musulmani tutti al rogo” o “i rifugiati era meglio se annegavano”, per intenderci.

«Mi piacerebbe per una volta che da quel piccolo schermo – spesso brutto, sporco e cattivo – uscissero notizie, approfondimenti, interviste dotate di un senso logico. Non abbiamo bisogno del bla bla che ci assorda e ci stressa ancora di più. Siamo tutti sull’orlo di un

baratro, tutti sull’orlo di una crisi di nervi. Ci serve una zattera in questo mare in burrasca, non altra acqua che ci fa affondare.»

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