25 Giugno 2015

Come ti dipinge la città

el sunto Dopo la “rissa” tra serbi e kosovari, le iniziative di Spiz e di Fabio Tuiach per Barcola scatenano sui social media l’inciviltà dei triestini.

Sono stato particolarmente rattristato dal modo in cui sembra che la città sia stata tinteggiata sui social media in questi giorni, in seguito agli eventi legati alla rissa ai bagni che chiamiamo con affetto “i Topolini”. Prima, i residenti hanno dipinto due comunità qui ospitate, quella serba e quella kosovara, come portatrici di barbarie nella nostra bella e ordinata città – perché due gruppetti si sono sfidati e ne è seguito un episodio violento.

Poi è arrivata una narrazione in cui abbiamo voluto distinguere tra quelle due la comunità buona e quella cattiva. Ottimo, e soprattutto comodo modo per candidarci la coscienza, dichiarando che noi siamo ospitali, sì, ma poi ci sono quelli che seguono le regole e quelli che le violano: verso questi ultimi, possiamo sentirci legittimamente intitolati a indirizzare la nostra xenofobia, vero?

Qualcuno ha provato a ricordare che le comunità sono fatte di individui e la responsabilità delle azioni è degli individui, non delle comunità, ma questa opinione raramente trova cittadinanza nei dibattiti che infiammano i nostri animi alimentati, o forse ottusi, a forza di spritz e fingerfood… per non parlare dei commenti  fiammeggianti scritti sui social network.

Poi si è mosso il pugile triestino Fabio Tuiach, che ha lanciato da Facebook una sua iniziativa rivolta alle famiglie e tesa a riappropriarsi dello spazio dove è avvenuta la rissa: subito dipinta come “fascista”, da parte di persone che dubito lo conoscano (e che se lo conoscono eppure dicono così sono in tremenda malafede) anche se vari commenti al suo post sono soffrono della stessa inciviltà di cui parlavo sopra:

Schermata 2015-06-25 a 13.16.31

Poi è arrivata l’iniziativa di Spiz, Puliamo Barcola: anche qui, non è mancato chi ha dipinto di nero i volontari pronti a prestare la loro opera. “Fascisti siete, se non vi abbiamo mai visto cancellare le scritte “boia chi molla”. Complimenti a chi ripete senza sosta un modo di pensare che inchioda tutti su schemi che impediscono alla collettività di guardare avanti; complimenti a chi commenta incivilmente sminuendo la civiltà altrui.

Ora, io faccio un uso “mentale”, non storico, della parola fascista per indicare una categoria del pensare. Per me, puoi essere fascista anche se voti più a sinistra di me. Per me sei fascista se pensi che rigido sia meglio che rilassato; sei fascista se tra morire e adattarti preferisci morire; sei fascista quando caldeggi soluzioni semplicistiche per problemi complessi; sei fascista quando in una storia vuoi dirmi sempre e subito i buoni e i cattivi; sei fascista se alzi la voce quando pretendi di aver ragione; sei fascista quando leggi tutto in termini di “noi contro loro”. Per me, qualche volta, sono fascista pure io – ma lasciate che me lo dica da solo.

Conosco Fabio Tuiach da una vita: è un atleta onesto, una persona laboriosa, un bravo marito e un buon papà. E scusatemi se è poco. in questa mia prospettiva personale Fabio (e non mi interessa cosa abbia votato o voterà) non mi sembra un fascista perché per lui vincere e perdere fanno entrambi parte del crescere; non è fascista perché sa mettere in dubbio le proprie azioni e sa rispettare il punto di vista altrui; non è fascista perché la sua aggressività non la scarica sul primo sfigato che gli capita a tiro, ma sul sacco in palestra. Non posso garantire per i suoi conoscenti o per chi scrive sulla sua bacheca, ma per lui certamente sì.

Dicevo che Fabio è un buon papà. Se avete preso anche una sola lezione di difesa personale, sapete bene che stare lontani dalle situazioni a rischio è la regola numero uno, se non zero. E nessun bravo papà porterebbe figli e compagna nel luogo dove si potrebbe scatenare una rissa: per questo motivo sono certo che l’invito di Fabio non nasconda intenzioni bellicose. Ancora, vi prego di distinguere tra chi propone e chi commenta; Fabio parla alle famiglie, non sta chiedendo di adunare un manipolo di giustizieri.

Mi auguro che si sbagli chi immagina scenari differenti; mi auguro di vedere, domenica, tante torte salate e passeggini, e che le uniche armi presenti siano pistole ad acqua. Credo che le intenzioni di Fabio di “riconquistare i Topolini” siano del tutto pacifiche, e la manifestazione simbolica: ovviamente, che sia un peso massimo a invitare le famiglie a partecipare crea una sicurezza (psicologica) che la stessa proposta non avrebbe, se fosse formulata un pallido bibliotecario.

La sola cosa che non mi piace in uno scenario del genere è pensare che i Topolini fossero “nostri”, poi divenuti “loro” e che ora debbano ritornare “nostri”. I Topolini dovrebbero essere, e restare di tutti: ho visto con piacere oggi, sul Piccolo, che Fabio la pensa nello stesso modo. Invito chi verrà al Decimo Topo, domenica a essere cortese e ospitale con chiunque, anche con chi parla serbo o albanese. E ricordatevi, se offrite loro un bicchiere o una torta salata, che la religione più diffusa in Kosovo è quella islamica: panin de coto e spriz potrebbero risultare poco graditi. Salaam!

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85 commenti a Come ti dipinge la città

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