17 Marzo 2015

Gioco del rispetto. Come è nata la polemica?

el sunto Dietro alla campagna contro il gioco del rispetto media faziosi e spauracchi ideologici. Ricostruiamo questo percorso.

Il caso scoppia sul sito del settimanale diocesano di Trieste, «Vita Nuova», il 2 marzo 2015, con un articolo intitolato Il Comune spieghi questa vergogna, poi ripreso nel cartaceo del 6 marzo 2015, a pagina 5 con il titolo Violenza fisica ed emotiva. Via al “Il gioco del rispetto” nelle nostre scuole per l’infanzia. L’iniziativa del Comune di Trieste. L’articolo a fianco è intitolato invece: No alla propaganda sessuale ideologica in classe. È l’ora dei genitori e degli insegnati coraggiosi. Nel taglio basso si legge Più di 100.000 firme contro l’ideologia gender nelle scuole!

È una pagina dai toni bellicosi, quelli di una comunità compatta che reagisce a una pericolosa minaccia esterna. Che, per chi scrive, ha il nome di “ideologia gender”. La stessa minaccia che fa mobilitare le Sentinelle in piedi, una di quelle che allarmano i Giuristi per la Vita e varie associazioni di genitori cattolici; ma risulta scomoda anche per il quotidiano della CEI e Famiglia Cristiana. D’altro canto è Papa Bergoglio stesso, che nel volo di ritorno dalle Filippine, ha parlato di “colonizzazione ideologica” a proposito della “teoria del gender”: chi si prepara a dar battaglia non sono frange oltranziste di cattolici alla pontifex.roma.it, sono fedeli che trovano pieno appoggio nella loro guida.

Ma l’appoggio del Papa non garantisce la mira dei fedeli troppo ben intenzionati, come in questo caso. Ciò di cui si tratta nel Gioco del rispetto è la parità uomo-donna. Non ha a che fare con l’identità di genere. Suppongo che vari attivisti pro LGBTQI, anzi, lo possano trovare un progetto che osa poco – ma non è questo il punto. Il contenuto scottante del Gioco, per l’articolo intitolato Violenza fisica ed emotiva sarebbe questo:

A sfogliare, ed a leggere, il libretto del “gioco del rispetto”, c’è da restare allibiti.

Non so al lettore che sensazione possa fare, ma cito testualmente uno dei passaggi delle “istruzioni all’uso” per gli insegnanti: “… L’insegnante a questo punto fa notare che le sensazioni e le percezioni che (n.d.a.: i bambini) hanno provato sono uguali per i corpi dei maschi e per i corpi delle femmine. I corpi funzionano nello stesso modo. Per rinforzare questa percezione i bambini/e possono esplorare i corpi dei loro compagni/e (utilizzare uno stetoscopio, se si riesce a reperirlo), ascoltare il battito del cuore a vicenda, respirare per riempire i polmoni e poi svuotarli facendo porre la mano sul torace, ecc.

Ovviamente i bambini/e possono riconoscere che ci sono delle differenze fisiche che li caratterizzano, in particolare nell’area genitale. E’ importante confermare loro che maschi e femmine sono effettivamente diversi in questo aspetto, e nominare senza timore i genitali maschili e femminili ma che tali differenze non condizionano il loro modo di sentire, provare emozioni, comportarsi con gli altri/e”.

Io non vedo il problema, qualcuno potrebbe anche farsi una risata. Qualcun altro potrebbe allarmarsi e decidere legittimamente di non far partecipare il proprio figlio a queste attività; ma la faziosità dell’esposizione sta nel citare queste frasi fuori dal loro contesto (oltretutto: sotto un titolo allarmistico totalmente ingiustificato). Da questo passo, grazie a un tam-tam mediatico e telematico che ha presto prodotto titoli come Giochi osé all’asilo, Follia dei giochi gender, Lezioni porno all’asilo e affermazioni sull’invito a toccarsi le parti intime e sul travestirsi scambiandosi i vestiti con i compagni. Niente di tutto ciò è riferibile in maniera propria al Gioco del rispetto. Quello che si legge nel sito del progetto è:

L’obiettivo del Gioco del rispetto è di trasmettere il valore delle pari opportunità di realizzazione dei loro sogni personali, sia che siano maschi, sia che siano femmine.

Il Gioco del rispetto lavora per l’abbattimento di tutti quegli stereotipi sociali che imprigionano maschi e femmine in ruoli che nulla hanno a che vedere con la loro natura. Ad esempio, si mette in discussione lo stereotipo per cui i padri debbano essere dediti soltanto al lavoro e possano dedicare solo pochi minuti al giorno ai loro figli, così come le madri non siano in grado di ricoprire posizioni di responsabilità all’interno delle aziende.

A nostro giudizio, ci vuole davvero molta fantasia per arrivare da qui alla perversione delle identità dei bambini tramite (inesistenti) giochi di travestimenti e toccamenti. Ma a questo punto, anche Matteo Salvini della Lega Nord e Simone Di Stefano di Casa Pound fanno sentire la loro voce

salvini

simone di stefanocon argomentazioni solide e sensate. Chi cerca di spiegare come stanno le cose comincia ad avere parecchie difficoltà. Nel gruppo Facebook Te son de Trieste se… un padre presente all’Assemblea dove il Gioco del rispetto è stato attaccato spiega la sua versione dei fatti: viene subissato dai commenti di persone che non conoscono il progetto e, ciononostante, vogliono schierarsi contro: finisce per cancellare i commenti, ritirandosi da una conversazione sconclusionata. Stessa cosa accade nelle conversazioni sentite sugli autobus o ai bar: la tesi prevalente è che, oddio, con la scusa del Gioco del rispetto vogliono trasformare i bambini in bambine e viceversa.

Ma bora.la cominciamo a ricevere segnalazioni da genitori dell’asilo da cui è partita la protesta. Scopriamo così che il genitore allarmista ha distribuito dei volantini in cui ha parlato esplicitamente di scuola che insegna la pornografia ai bambini. Scopriamo che nell’assemblea dove è partita la polemica, i toni del “crociato anti-gender” siano stati molto poco rispettosi, nei confronti di corpo docente e delle altre famiglie. Scopriamo che nel corso di un’assemblea successiva, il 12 marzo, egli è stato invitato a leggere tutto il contenuto del Gioco e a indicare i passi che a suo dire davano scandalo, e che ciò gli abbia creato qualche difficoltà.

Scopriamo che, in generale, le insegnanti e la dirigente scolastica sono apprezzate dai genitori e che i bambini vanno felici all’asilo I cuccioli. Scopriamo che la scelta delle maestre di partire con due giochi su undici è legata alla disponibilità immediata di materiale didattico, e non a presunte bocciature politiche occulte dei contenuti di un progetto approvato. E concordiamo con il parere di una mamma che sostiene che si è fatto “molto rumore per nulla”.

Non abbiamo ancora avuto il tempo di verificare (lo faremo in un prossimo articolo) la fondatezza delle accuse mosse al Comune e alla dirigente scolastica rispetto al POF e alla comunicazione con le famiglie. Ma siamo rimasti tristemente stupiti di come questo caso sia stato costruito e sia cresciuto, rimbalzando tra cattolici che non intendono porgere l’altra guancia, media che puntano ancora una volta sul sensazionalismo anziché sull’informazione e destre che non aspettano di ricevere insulti alle mamme per sferrare pugni (metaforici, almeno per ora). La Trieste città cosmopolita e rispettosa delle differenze sembra sempre più una favola di altri tempi.

Tag: .

31 commenti a Gioco del rispetto. Come è nata la polemica?

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.