11 Marzo 2015

Sono un papà e apprezzo Il gioco del rispetto

el sunto Sono pochi (ma gridano) i genitori contrari al Gioco del rispetto. Pubblichiamo con piacere la comunicazione di un padre in favore di questa attività.

Conosciamo bene Il gioco del rispetto di cui tanto si sparla in questi giorni. Conosciamo e stimiamo le persone che lo hanno inventato e condividiamo il loro punto di vista e le loro preoccupazioni rispetto alla parità tra tutte le persone. Siamo rimasti sconcertati dalla violenta campagna di odio montata in questi giorni contro questo progetto, per malafede, ignoranza o biechi fini propagandistici.

Abbiamo deciso di parlarne con i nostri tempi, senza tuffarci in fretta in un dibattito incoerente e privo di fondamento. E mentre cercavamo le parole e i toni giusti per scriverne, abbiamo avuto la fortuna di incrociare nel web un genitore che era presente alla riunione da cui il pandemonio mediatico è partito. Lasciamo che, in prima battuta, sia lui a darci un’opinione:

Sono il papà di ***** (e visto che si parla di rispetto fra i sessi potrebbe essere una femminuccia come un maschietto), che frequenta la classe della scuola dell’infanzia Cuccioli in via Vittorino da Feltre a Trieste, dove si è innescata la “bufera mediatica” su Il gioco del rispetto. Per esperienza diretta vi dico che quanto sta succedendo è soltanto scompiglio inutile.

Il caso è scaturito dall’incontro dove le insegnanti e la direttrice hanno anticipato che nel corso dell’anno ci sarebbe stato un progetto dedicato asensibilizzare gli alunni al rispetto ed all’uguaglianza tra bambini e bambine. Il tutto sotto forma di gioco assolutamente innocente, dove i bambini avranno la possibilità di capire che un maschietto ed una femminuccia sono perfettamente uguali nel modo di pensare, di giocare, di respirare. Attraverso riflessioni e semplici azioni, come ascoltare il cuore che batte dopo una piccola corsa per scoprire che il battito fa proprio lo stesso suono, uguale nei bambini e nelle bambine.

Nel corso di tale incontro un genitore, con tono arrogante, inquisitorio e totalmente fuori luogo, ha attaccato in maniera quasi offensiva le maestre e la scuola, dicendo che questi giochi a scopo sessuale e di trasformazione non dovevano e non potevano essere praticati con bambini di questa età. Disapprovava inoltre che il Piano dell’Offerta Formativa della scuola fosse stato presentato tardi, impedendo ai genitori di valutare le proposte educative indirizzate ai bambini. Ha persino etichettato come “pecoroni” gli altri genitori che, sbigottiti, si sono trovati nel mezzo di questa spiacevole situazione. In seguito, il genitore ha scritto un articolo su «Vita Nuova» e da qui si è scatenata la polemica.

Non so dove si legga che i bambini si toccheranno i genitali e che si travestiranno… Si legge nel sito che Il gioco del rispetto si basa sull’approccio “gender transformative” che non significa come i più maliziosi, o quelli in malafede vorrebbero “trasformazione del genere” ma trasformare le relazioni inique, promuovere un potere decisionale, lavorativo ed economico che deve essere condiviso un ugual misura tra uomini e donne; significa abbattere le barriere, aprire la mente al diverso, e non si parla di diversità sessuale o di omosessualità come altri ancora vogliono far credere.

evidenza

Ora non discuto sulle tempistiche del POF, ma né io né gli altri genitori con i quali mi sono confrontato sulla questione riteniamo che le splendide insegnanti che curano i nostri figli con amore e professionalità (e questa lettera vuole essere anche un plauso alla loro dedizione) debbano venire accusate di portare avanti un progetto “a sfondo sessuale” che turba i bambini, quando questo non lo è. In questa scuola i bambini si rattristano per dover restare a casa quando hanno l’influenza. Per me e per altri come me è una gioia sapere che  tra amichetti e maestre i nostri bimbi si sentono felici e non vedono l’ora di tornarci.
Questo sarebbe un ambiente malsano?

Tralasciando la polemica, credo che il genitore abbia frainteso lo scopo del gioco che non è sicuramente il toccarsi i genitali a vicenda tra bambini ma comprendere ed imparare il rispetto tra i sessi inteso come uguaglianza nella vita, nella famiglia e nella carriera lavorativa e dove gli unici contatti dei bambini tra di loro avverrebbero per ascoltarsi il cuore che batte in ugual modo in tutti, nonostante una piccola differenza di fondo ci sia, uno è maschietto e l’altra è femminuccia.

Ogni giorno a scuola i nostri bambini imparano cose nuove, la scuola serve a questo: a crescere, a formarsi, a istruirsi, a essere educati, a vivere con gli altri nel rispetto delle diversità (di ceto, di razza, di religione, di salute), a provare cose nuove, dal disegno allo sport, dalla gita al teatro, al cinema e a tutte le attività positive e formative che fanno. Se la scuola, la direttrice e le insegnanti decidessero di far provare qualcosa di nuovo, innocente e sano io come tanti altri genitori come me ci fideremmo. Come ci fidiamo della professionalità, della dolcezza, della delicatezza, e anche della severità, che tali insegnanti hanno e devono avere nei riguardi dei nostri bambini. A loro va tutta la mia stima, anche nel sopportare questa situazione totalmente gratuita e forse non disinteressata per alcuni.

Aggiungo solo una cosa: sì… è vero ci andranno di mezzo gli scolari, si perché dopo questa storia, qualcuno ben penserà di donare quel “quid” in più ai nostri figli, come oggi con amore fanno.

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