3 Ottobre 2014

Scampoli di storia. Poteva una persona già deceduta guidare il corteo del 5 maggio 1945 ?

el sunto Corteo del 5 maggio 1945 : Il caso di Giovanna Drassich. Si rinnova l'appuntamento con la rubrica Scampoli di storia.

Rubrica a cura di Paolo Geri

La disinvoltura con cui a Trieste certi ambienti della destra nazionalista e fascista hanno ricostruito i fatti del 5 maggio 1945, commettendo autentici falsi storici, ha dell’ incredibile. Sulla lapide dedicata in via Imbriani ai manifestanti per l’ “italianità di Trieste”, uccisi dalle truppe jugoslave nel corso di una manifestazione appunto in quella giornata, c’ è il nome di una signora, medaglia d’ oro per l’ “italianità di Trieste”.
Si tratta di Giovanna Drassich così descritta dal sito web dedicato ai “Caduti e dispersi della Repubblica Sociale Italiana”: Drassich Giovanna, civile, domestica, figlia di Giorgio Drassich, nata a Pinguente (Pola) il 7 luglio 1896, deceduta a Trieste il 5 maggio 1945, ferita da un colpo di arma da fuoco il 2 maggio a Trieste.

E’ quindi un sito di chiara matrice fascista e, verrebbe da dire di conseguenza una fonte “insospettabile”, ad affermare che la Drassich e la sua morte non c’ entrano nulla con il corteo di Trieste del 5 maggio 1945, anche perchè l’ ora della sua morte che è indicata nei registri dell’ Ospedale Maggiore è quella delle cinque del mattino, decisamente prima dello svolgimento del corteo. Secondo i verbali del pronto soccorso, Giovanna Drassich fu ricoverata dopo esser stata colpita da una pallottola vagante: evento frequente in quei giorni a Trieste e morì a seguito di tale ferita riportata. Tempi e modi della morte di Giovanna Drassich erano, dunque, e sono noti, dimostrabili e ben documentati.
Ma vediamo che cosa afferma invece il sito web della Lega Nazionale: “Claudio Burla, Carlo Murra, Mirano Sancin, Graziano Novelli, Giovanna Drassich caddero il 5 maggio del 1945, all’ imbocco di via Imbriani, sotto una scarica di mitragliatrice di una pattuglia titina”.

Miran Sanzin

Se effettuate una ricerca sul web trovate le fotografie dei quattro triestini caduti (che potete vedere di fianco, tratte dal sito le foibe@libero.it), ma non quella di Giovanna Drassich: e verrebbe da dire ovviamente visto che con la manifestazione non c’ entrava nulla.

Graziano Novelli

A furia di raccontare che i morti furono cinque – e fra essi una donna anziana – la notizia si radica, viene fatta rimbalzare e diventa “verità assoluta”, senza che nessuno nemmeno sia sfiorato dall’ idea di verificare. Così Paolo Radivo in un articolo pubblicato da “Trieste Oggi” il 6 maggio 2004, riprende la storiella della povera signora Drassich colpita nel corso della manifestazione del 5 maggio 1945: “[….] La polizia titina, fortemente preoccupata, prima tentò invano di disperdere i manifestanti, poi sparò sulla folla tra corso Italia e via Imbriani uccidendo Claudio Burla, Giovanna Drassich, Carlo Murra, Graziano Novelli, Mirano Sancin e ferendo altre dieci persone” (il testo virgolettato è riportato dal sito sito trieste.italiana.it).

Carlo Murra

Qualcuno però si accorge dell’ “involontario” (?) errore e lo storico triestino Roberto Spazzali pubblica su “Il Piccolo” del 4 maggio 2005 uno studio sulla vicenda di questi caduti dove si legge “sulla lapide posta in via Imbriani nel 1947 compare pure il nominativo di Giovanna Drassich, ma è frutto di un’ errata trascrizione, in quanto la signora spirò alle 5 di mattina del 5 maggio”. Nemmeno l’ affermazione, documentata, di uno studioso come Spazzali viene presa in considerazione e si continua con la storia dei cinque caduti che in realtà sono quattro.
Ma la cosa più incredibile è che questa “vulgata” è stata accolta dal Governo Italiano il quale – su richiesta della Lega Nazionale di Trieste, poi sostenuta anche dall’ allora presidente della Provincia di Trieste, il fascista Fabio Scoccimarro – ha conferito, il 19 gennaio 2006, alla signora Drassich, insiemi agli altri caduti, la medaglia d’ oro al merito civile alla memoria con questa motivazione: “Animata da profonda passione e spirito patriottico, partecipava ad una manifestazione per il ricongiungimento di Trieste al Territorio nazionale, perdendo la vita in violenti scontri di piazza. Mirabile esempio di elette virtù civiche ed amor patrio, spinti sino all’ estremo sacrificio. 5 maggio 1945 – Trieste”.
Peccato che la signora Drassich a quell’ ora fosse già morta ed avesse quindi qualche difficoltà a “partecipare ad una manifestazione”.
Credete che qualcuno a Trieste, otto anni fa, abbia osato segnalare al Governo Italiano la terrificante “bufala” che stava prendendo ? Tutti zitti, a partire dal giornale locale “Il Piccolo”, agli storici triestini, sempre tanto pronti a parlare di foibe, al Sindaco dell’ epoca Di Piazza, ai partiti politici, compreso il Partito Democratico.

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