2 Settembre 2014

A piedi da Londra a Trieste: dalla pioggia al fango

el sunto La sesta puntata del diario di Nicolò Giraldi che ha percorso a piedi il tratto da Londra a Trieste per raccontare la Grande guerra.

Quando mi sveglio a Lievin la pioggia non mi ha ancora abbandonato (eravamo rimasti qui) . Non mi abbandonerà per molto tempo. La macchinetta del caffé non funziona. Non che sia un male. La triestinità in questo non aiuta, visto che ogni volta che mettiamo il naso oltre l’Isonzo sembra di vivere un dramma personale con sottotitoli in dialetto “ma come i fa el café qua?”.

Riparto. A remengo el nero, el capo in b e tutti i suoi derivati. Il cappuccio della giacca è ormai diventato parte integrante del mio vivere sotto la pioggia. Esco dal centro sportive e mi dirigo verso Notre Dame de Lorette. Uno dei più grandi cimiteri di guerra per quanto riguarda la prima guerra mondiale in terra francese. Più di 40mila soldati francesi sono sepolti qui, conseguenza delle tre grandi battaglie dell’Artois. Tra il settembre 1914 e l’ottobre dell’anno successive, la zona fu coinvolta da scontri militari che avevano come obiettivo la conquista delle alture di Notre Dame de Lorette e Vimy.
La salita alla collina mi proietta nello sforzo reale. Una collina non ha difficoltà particolari. Lo è il pensiero di chi, nel fango e nella fatica, dovette obbedire ad ordini disumani. La più grande carneficina che il primo Novecento abbia prodotto. La guerra, il massacro di milioni di soldati, uomini con la cui rassegnazione era più forte di qualsiasi orgoglio. La costruzione della memoria postbellica trasformò questa generazione in eroi. Non lo erano. Erano uomini obbligati a morire per il piacere dei “soliti noti”. Arrivo in cima da sud est. I tornanti che mi accompagnano mostrano ogni tanto qualche indicazione storico-geografica. I pullman salgono lenti lungo la strada bagnata. La campagna che circonda il cimitero è umida. La sensazione degli scarponi incollati al fango è simile a quella incontrata sui North Downs, nel Kent, qualche centinaio di chilometri fa.
In una specie di parcheggio che sembra improvvisazione volute sono sistemati i pullman ora vuoti. Il cimitero accoglie turisti e visitatori occasionali, quelli che il c’ero anch’io stona terribilmente con la solennità del luogo. All’interno del perimetro intravedo delle figure particolari. Portano coccarda e basco. Sono le Garde d’Honneur de l’Ossuarie. Ce ne sono oltre 3500 in tutta la Francia. Sono guardie. E guardano a vista il monumento, spiegano, si assicurano che il comportamento – semmai ce ne fosse il bisogno di ricordarlo a qualche c’ero anch’io – sia quello adatto.
“Mi ha passato il testimone mio padre. Il nostro compito è quello di onorare chi qui perse la vita”. Suona da mito della memoria, lo so. Ma c’è qualcosa di sincero. Forse sbaglio. Non lo posso sapere. Quello che capisco è che sentirsi patrioti diventa semplice quando le guerre si vincono. E a volte non basta. C’è sempre qualcuno che ti dirà “a me non me ne frega niente di quei quattro soldati morti”. Diciamo che ho sempre preferito la qualità alla quantità, tuttavia non basterebbe chiamare in causa la tua assenza alle lezioni di matematica per giustificare quanto quei cinque – si ci sono anch’io adesso- non la vedano allo stesso modo.
Da Notre Dame de Lorette mi dirigo verso sud ovest. Vimy. Seconda battaglia dell’Artois, maggio 1915. Entro in terra canadese che per qualche motivo, ha qui un pezzo di territorio d’oltremare e giovani che vengono in Europa proprio per lavorare qui. ( segue )

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Un commento a A piedi da Londra a Trieste: dalla pioggia al fango

  1. Avatar Vittorio Veneto

    Signor Giraldi l’invidio e l’ammiro per il viaggio e per l’idea ma non come scrittore. Che fatica leggerla per noi normalmente acculturati,ho capito ma sono tutto sudato. Da sempre appassionato di Grande Guerra sono un po’ deluso perché qua e tutto un disquisire filosofico ma di storico c’è pochino.

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