9 Dicembre 2013

Ultimatum o ultimo atto?

di Cren Insider

Il Movimento Trieste Libera annuncia attraverso il proprio sito web per oggi, alle 14 da Campo Marzio, la manifestazione “Il futuro va in Porto”.
Sei righe di breve sul Piccolo, subito sotto nove righe in cui si descrive una iniziativa dell’Altra Trieste. In prima pagina di cronaca il preannuncio di una manifestazione del comune che martedì scenderà in piazza contro il patto di stabilità.
Certo che il fatto che il maggior organo di informazione della città ignori ostentatamente il fenomeno politico più eclatante da anni della città, un po’ stride con il motto del primo numero del giornale “Saremo indipendenti, imparziali, onesti. Ecco tutto.”
Una delle letture della manifestazione è stata la guerra con il giornale locale. Il divieto del questore di transitare davanti alla sede, alcuni slogan, qualche insulto ai giornalisti presenti, e la distribuzione da parte di militanti di foglietti con le istruzioni per scaricare attraverso un sito la copia del Piccolo gratuitamente.

Certo che la manifestazione di oggi è distante dalla manifestazione di settembre, non solo per i numeri, 1500 persone, 750 arrivate poi al magazzino 26 ad ascoltare i discorsi finali, ma soprattutto per le parole d’ordine.
Sembra quasi che l’indipendentismo passo sottotraccia, la parola d’ordine è “Porto”. Strategia politica o di marketing? Certo che il porto, era presente anche una rappresentanza dei lavoratori portuali, è tema centrale a Trieste. Simbolo del declino della città ed anche della incapacità di decenni di classe politica triestina, cresciuta e vissuta sullo scontro etnico quale motore di raccolta voti.

E’ necessario però chiedersi se il Movimento Trieste Libera non sia piuttosto strumento che disinneschi le rivendicazioni sul porto legandole alle istanze indipendentiste. Viene da pensare che per coloro i quali vogliono il mantenimento dello status quo del porto, in un porto depotenziato è facile esercitare potere e distribuire a familiari ed amici, il movimento è comodo poiché circoscrive la protesta e non raccoglierà mai la maggioranza della popolazione. Allo stesso modo fa il gioco di chi vuole le speculazioni immobiliari.
La sensazione è che una iniziativa per il rilancio economico della città, anche attraverso il porto, è frenata dall’esistenza del movimento, un tema condiviso dalla maggioranza della città non è condiviso poiché o si prende tutta l’offerta, porto ed indipendentismo, o niente.

Certo è che la manifestazione di oggi rappresenta una cambio di rotta. Improvvisamente la strategia giudiziaria, le cause internazionali che dovevano già essere incardinate passano in secondo piano. Ora c’è “l’ultimatum” alle autorità, la richiesta di dare risposta a 8 punti, attenderanno sino al 10 febbraio, sul sito è già attivo il conto alla rovescia, anniversario del trattato di pace.
Sul palco, a scandire i vari punti di succedono i vari leader del movimento, si rivede anche Sandro Gombac. Piccola annotazione, nessuna donna tra gli oratori dell’MTL, le donne sono relegate a raccogliere fondi per le cause internazionali, con rilascio di ricevuta, su richiesta, per offerte oltre i dieci euro.
Facile prevedere che risposta non ci sarà, ma due mesi saranno guadagnati.
L’impressione è quella di un movimento oramai teso a sopravvivere, un movimento che ha perso la spinta propulsiva, chiuso su se stesso ed autoreferenziale, che tiene uniti i fedelissimi raccontando che a tutte le manifestazioni sono presenti osservatori di vari paesi, Russia compresa, e che Letta è stato costretto a dire “Trieste Libera” da Putin. Ciò che si vede invece sono due delegazioni, una di monarchici austriaci ed un’altra di indipendentisti della Moravia. Ma forse Putin sta alla finestra.
Non resta che attendere Febbraio e magari la prossima manifestazione, l’impressione è che sarà più ridotta.

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