1 Ottobre 2013

Scampoli di storia: il terremoto del 1511 a Trieste

Rubrica a cura di Paolo Geri

Nel 1509 scoppia la cosiddetta guerra di Cambrai nel corso della quale vari stati europei coalizzati tentano di soffocare la temibile crescente potenza della Repubblica di Venezia. Le coalizioni si costituirono, si scomposero e si ricomposero più volte in un guazzabuglio di alleanze, di voltafaccia e di tradimenti reciproci.
Nel 1511 siamo nella terza fase della guerra che vedeva Trieste schierata al fianco dell’ imperatore d’ Austria Massimiliano I.
Il 26 marzo di quell’ anno alle 15 e 42 un violento terremoto devastò buona parte del territorio del Friuli e della Venezia Giulia propagandosi anche nelle regioni vicine. A Cividale provocò la morte di alcune decine di persone. Notevoli furono i danni pure a Gemona nonchè a Udine ove venne raso al suolo il castello, un gran numero di abitazioni nonchè la Loggia Vecchia situata presso la chiesa di San Giovanni. Nell’ Alto Isonzo fu colpito il borgo di Tolmino il cui castello venne raso al suolo.
Il terremoto, che scosse il Friuli, Trieste e l’ Istria devastò gran parte dell’ Europa Centrale e che fu avvertito sino a Venezia, aveva il suo epicentro a Idrija nella Slovenia. Le cronache dell’ epoca riportano l’ evento con particolare evidenza. L’ udinese Giorgio Amaseo descrisse quanto accaduto come una sorta di punizione divina scagliata sugli uomini. Nel suo scritto – conservato nell’ Archivio Diplomatico di Trieste – annotò che si era trattato di un “[…] grandissimo Terremoto […] de più spaventosi che mai fossero sentiti d’ huomo vivo, et forsi dalla passione di Christo in qua in quel loco”.
Vediamo che cosa racconta a proposito del terremoto lo storico triestino Vincenzo Scussa che lo descrive come “spaventoso” e narra che Trieste venne travolta anche da un maremoto che distrusse le banchine del porto. “L’ anno 1511, il quarto di questa penosa guerra, si sentirono orribilissimi terremoti, uno de’ queli, li 26 marzo, tra le ore due e tre dopo mezzogiorno, spaventoso, due torri del porto atterrò con molte mura e case. Le eminenze sassose delle montagne cascavano, molti villaggi restarono rovinati, e sì grande era l’ accrescimento del mare, che gli abitanti di Trieste si trasportarono ad alloggiare sotto il Castello. Ciò non solo in Trieste avvenne, ma anco ad Udine e Tolmino, li loro castelli cascarono, come le memorie capitolari e Francesco Palladio raccontano”. Ovviamente i Veneziani tentarono di approfittarne della situazione.
Continua infatti lo Scussa “Inteso a Venezia, che la fusta mandata contro li brigantini nulla operava, spedirono ammiraglio Muscatello con cinquanta valorosi uomini, con ordine che, portatosi a Muggia, prenda li bregantini, o quelli abbrugi in porto di Trieste. In esecuzione del che, radunate da Capodistria e Muggia venti barche, assieme con la fusta se ne venne al porto di questa città, sicuro che le guardie non erano per le mura per il timore del terremoto [……]”.
L’ altro storico triestino Attilio Tamaro conferma la data del 26 marzo 1511 e afferma che vi fu un terremoto con maremoto e che la gente si rifugiava sul colle di San Giusto. Crollò quanto delle mura e delle torri non era già crollato fra il 1469 e l’ assedio veneziano del 1508. Il Tamaro parla di 6.000 morti sui 7.000 abitanti che allora contava Trieste ! Da un documento riportato da Pietro Kandler veniamo ancora a conoscenza che il Comune tergestino decise di far fronte ai danni provocati dal terremoto già il 31 marzo 1511.
Ma le risorse erano praticamente inesistenti. Se pensiamo che l’ anno prima i Triestini avevano inviato una supplica all’ Imperatore Massimiliano I affermando “In nobis nihil resta praeter ossa” (“non ci restano che le ossa”) immaginiamo le condizioni di vita dopo il terremoto. Nel 1514 i Triestini riscrivono all’ Imperatore che “paucissimi sunt” (“sono pochissimi”): “quia civitas est ad praesens valde nuda habitantibus propter tum etiam quia sunt captivi apud hostes (“perchè la città è quasi vuota degli abitanti anche a causa di coloro che furono fatti prigionieri dai nemici).

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