22 Luglio 2013

Se n’è andata l’autostazione di Fiumicello

Perché stupirsi se i custodi del Colosseo si riuniscono in assemblea e chiudono la porta in faccia ai turisti, quando a Fiumicello, di fronte alla richiesta di sentire i cittadini prima di demolire l’autostazione, il vice sindaco Claudio Pizzin con petulante piglio burocratico oppose il fatto che “una petizione [affinché] possa esser valida deve avere necessariamente tre caratteristiche importanti: il numero del documento d’identità, l’indirizzo e la firma delle persone citate”?
In mancanza di meglio, la burocrazia è sempre argomento principe, specie quando manca lo strumento della cultura, evidentemente assente in questo caso perché altrimenti, l’autostazione, limpido esempio tardo razionalista dell’architetto Arnaldo Zuccato, invece di essere demolita sarebbe ancora in piedi e anzi, valorizzata nella sua testimonianza di reperto storico e di costume, doverosamente restaurata e restituita alla comunità di Fiumicello per il suo uso di sempre.
Adesso sarebbe il turno della ex Pretura di Cormòns, anche questa notevole esempio di architettura moderna dell’ingegner Renato Fornasari, della quale si vorrebbe demolita la facciata.
Renato Fornasari (1912-1981), fu un progettista affermato, per le tante pregevoli opere realizzate a Gorizia e nell’Isontino: il Tecnico Fermi di via Diaz, l’ITI di via Puccini, il laboratorio dell’Istituto d’Arte di via Orzoni, le elementari Nievo di Cormòns e quelle di via Garibaldi a Gradisca; il grattacielo Ansiver in corso Italia di fronte al Parco e i “grattacieli neri” di via Faiti, l’aula del Consiglio comunale in piazza del Municipio e quella della Provincia dietro il Corso, il palazzo della Telve di via Crispi e quello dell’ACI di via Roma. E molto altro ancora, tanto che nel 2000, a cura del Circolo di Architettura di Gorizia, gli venne dedicata una mostra, col relativo catalogo, esposta pure nel Municipio di Cormons nel 2001, col plauso all’epoca del sindaco Paselli.
Nel novembre 2011, alla notizia dell’imminente ristrutturazione dell’ex Pretura, con demolizione e rifacimento della facciata, il Circolo di Architettura incontrò i vertici dell’Ater di Gorizia, i quali riferirono come non ci fosse alcun problema a mantenere la facciata del Fornasari, che infatti si prevedeva di conservare, finché, pare, giunse diversa richiesta dal Comune di Cormòns.
Richiesta che sembra impossibile possa provenire dal Sindaco Luciano Patat, che pure in tante diverse occasioni ha dato prova di attenta sensibilità culturale.
Al momento attuale, i lavori sono bloccati per un ricorso da parte della ditta arrivata seconda alla gara d’appalto. La vertenza durerà un anno, quanto basta per la revisione del progetto, con la previsione di conservazione della facciata attuale e il risparmio di quei centomila euro per il suo rifacimento, che in altri modi possono essere ben più utilmente impiegati.
Così, siamo ancora in tempo per un appello:
Receda Signor Sindaco Luciano Patat, conservi la pregevole testimonianza architettonica della facciata del Fornasari, risparmi quei centomila euro per il suo mascheramento posticcio e simil vernacolare, contraddica quell’affermazione che vorrebbe che “con la cultura non si mangia” e ristabilisca invece, finalmente e con un segnale concreto, quel necessario primato della cultura, anche nell’azione politica della pubblica Amministrazione.
Consideri Signor Sindaco, quanto accaduto con l’architettura razionalista dell’epoca fascista, disprezzata e demolita a più non posso nel secondo dopoguerra, mentre oggi viene apprezzata per i suoi caratteri eminentemente estetici. Consideri che la stessa vicenda pare oggi riguardare l’architettura modernista del secondo dopoguerra, in attesa di una rivalutazione che sicuramente arriverà. Consideri il ricordo lasciato da papa Urbano VII a Roma, che in poco conto teneva l’architettura imperiale: quod non fecerunt barbari, fecerunt barberini.
Può anche non piacere l’ex prefettura, ma ci pensi, Signor Sindaco, pensi ai posteri, che con criteri estetici diversi dai nostri percepiranno le testimonianze del passato se, beninteso, riusciranno queste a sopravvivere per poter essere valutate…

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78 commenti a Se n’è andata l’autostazione di Fiumicello

  1. fabry ha detto:

    Non so perchè ma mi vengono in mente i talebani che prendono a cannonate le statue…

  2. Siberius ha detto:

    Cultura? Chi è mai questa sconosciuta.
    Tra i politici ormai la cultura non è diversa dalla coltura.
    Grandissimo Diego, i tuoi interventi sono come sempre molto interessamenti, belli ma soprattutto acuti.

  3. capitano ha detto:

    A me pare brutto e fan bene a buttarlo giù.

  4. Kaiokasin ha detto:

    Anche a me pare più dignitoso il progetto nuovo.
    Oltre all’estetica mi interessa la funzionalità, quella sporgenza, qui finestroni, non peggiorano gli standard energetici?
    [domanda non polemica, visto che non sono esperto in materia]

  5. Marilisa ha detto:

    Resistere resistere resistere! A me, una volta, non piaceva il palazzo delle poste e la stazione di Redipuglia. Adesso mi crogiolo nel piacere di vivere in una casa costruita negli anni 50 e che i proprietari che si sono succeduti hanno lasciato indenne.
    Conservare, conservare, conservare. Perchè è la nostra storia. E, ormai, non abbiamo più altro.

  6. Rosi ha detto:

    Disarmante, l’opinione di Marilisa.
    Tra vent’anni, ci sarà ancora ossigeno per respirare e acqua da bere?
    Speriamo di si…

  7. Rosi ha detto:

    disarmante,
    perché limpida e sincera…

  8. Martina ha detto:

    Il nuovo progetto, con quel basamento grigio, è inquietante, orwelliano: questo si vuole comunicare, osservando l’edificio? Ripulire e ridipingere ( che se su un’infinità di edifici si facesse normalmente manutenzione, i nostri occhi se ne avvantaggerebbero assai)!!

  9. mimmo ha detto:

    Quando la mente è oscurata, si bruciano libri ,si buttano giù statue…….

  10. diana barillari ha detto:

    fermarsi a pensare è sempre doveroso, discutere, essere consapevoli, non è chiedere troppo, anzi! E poi quello che ci viene proposto ex novo è valido quanto ciò che sarà distrutto? Questo è quanto dobbiamo sempre chiederci, senza pregiudiziali sulla risposta… in questo caso meglio conservare.
    Diana Barillari

  11. maria giuseppina ha detto:

    E’ un modo come altri per rimpinguare le tasche di qualcuno, oltre al fatto che i ns. amministratori sono degli emeriti ignoranti! credo nn sappiano distinguere la pagliuzza da un travo! comunque nn mollare mai!!!!!!

  12. Lucia ha detto:

    La facciata di Fornasari non mi piace, ma ritengo corretta la sua conservazione.

  13. sfsn ha detto:

    gnanche mi no me piaseva la vecia stazion, ma no capisso perchè bisogna sempre butar zo tuto e ricostruir ex novo e no se pol semplicemente ristrutturar (cioè, in realtà, so benissimo: servi a farghe guadagnar più soldi ai costruttori e a qualche amico architetto)

  14. Kaiokasin ha detto:

    Secondo me la conservazione non deve diventare un dogma. Negli anni 50-60-70, anni di boom edilizio, sono state fatte moltissime cose infami, condominiacci frutto di pura speculazione, energivori, brutti, inospitali. In Francia buttano giù e fanno cose nuove, con gli standard più elevati disponibili oggi. Certo, costa molto. Però non si consuma nuovo suolo (e parte dei materiali si possono riutilizzare sul posto).

  15. claudiocojaniz ha detto:

    sostengo questa iniziativacomunque,perchè c’è troppo marcio in troppe Danimarche: lo stesso motivo per cui ho cercato di difendere la vecchia stazione di Fiumicello.Anche a Cividale c’è un orrore appena fuori porta ecc.

  16. Raul Berto ha detto:

    Mi unisco all’appello. Oggi, come ieri, è necessario, e giusto, garantire ai posteri le testimonianze del passato… “belle” o “brutte” che siano…

  17. sfsn ha detto:

    beh, se no se buta zo se riutiliza ancora più material! comunque mi in australia go visto fabbriche (orribili) dei anni ’50 trasformade in (splendide) case e alberghi.

  18. hobo ha detto:

    pero’ se i tirassi zo el formagin fossimo tuti contenti 😉

  19. Ettore Ribaudo ha detto:

    ll Sindaco Luciano Patat, che pure in tante diverse occasioni ha dato prova di attenta sensibilità culturale?
    Ma quando, se ogni volta che qualcuno, che a lui sta sulle OO, parla o dice le cose come stanno lo insulta pesantemente!
    Detto questo , si parla di risparmio energetico, di riconversione di migliorie e poi si vuole buttare giù una facciata?

  20. Kaiokasin ha detto:

    # 11 sì, anche mi a Stoccolma gò dormido in un albergo bellissimo che iera una caserma. Anche quel va benissimo, ma certe robe no se pol proprio salvar. Tipo la fabrica Sadoch de viale Ipodromo, archeologia industriale o : che fare?

    #12 yessss. Little cheese down now.

  21. Sergio Pratali Maffei ha detto:

    aderisco all’appello

  22. Sergio Pratali Maffei ha detto:

    aderisco all’appello

  23. roberto ha detto:

    un altro esempio di poca sensibilità per “il costruito” che fa riferimento al movimento moderno.
    Possibile che la conservazione degli elementi architettonici della facciata non sia possibile con le nuovi funzioni che si vorrebbero assegnare?

  24. ufo ha detto:

    Formagin, Melara, ratapalz, piazza Vittorio Veneto. Podessimo ciorse in prestito sto sindaco solo per un poco? Poi ghe lo tornemo come novo, giuro.

  25. sfsn ha detto:

    hobo,
    el formagin no conta perchè xe una cesa! mi tirassi zo anche el vaticano!! 😉

  26. ikom ha detto:

    @13 sfsn Ristrutturare un edificio di quel tipo costa il triplo rispetto a ricostruirlo ex novo.

  27. Patrizia Ugrin ha detto:

    Aderisco all’appello. Conservare e restaurare (bene e correttamente) e’ meglio. alle volte e’ anche un esempio di civiltà e pluralismo.

  28. …ogni cosa dopo un certo tempo è antica, il guaio è che prima di diventare “antica” (sinonimo di pregevole per taluni) corre il rischio di scomparire o di essere manomessa perchè solo “vecchia”, a Cormons sta succedendo proprio questo e l’innovativa facciata del Fornasari dovrebbe far posto ad un rifacimento pseudo antico in nome dell’armonia ambientale… e dire che Cormons si è sempre distinta per un certo spirito aperto e consapevole !?

  29. Rosetta Scipione ha detto:

    La città ed il paesaggio sono stratificazione di modalità, usi e convinzioni, definite nel tempo della storia, sociale, economica, tecnica e culturale. Il caso dell’edificio cormonese, probabilmente abbastanza pregevole intermini critici, rimanda a riflettere sull’opportunità di considerare ciò che c’è, che esiste,come memoria da guardare con rispetto e da capitalizzare per il futuro.

  30. Kaiokasin ha detto:

    Ma allora ci terremo in eterno la Melara (evocata poco sopra da Ufo) e le case dei puffi di via Grego e il serpentone di via Valmaura, perchè i posteri potrebbero trovarle interessanti?

  31. Rosi ha detto:

    Qualcuno degli edifici anni sessanta da trasmettere ai posteri bisognerà pur trovare e la ex pretura di Cormons è senz’altro un esempio importante di quegli anni.
    Senz’altro da conservare…

  32. marco ha detto:

    quella vecchia andrebbe come minimo tinteggiata, perchè come è adesso non mi piace…

  33. rosa scipione ha detto:

    …melara vien giù da una tradizione che ha la sua origine e testimonianza esaustiva principalmente nell’hofburg viennese e, per questo tramite in una precisa idea di collettività e di comunità urbana, è lunga da spiegare e questa non è la sede adatta … tuttavia osservo che quando vado dal dentista non mi sogno di spiegargli come si curano i denti e così evito di fare l’opinionista a vanvera, senza sapere, senza informarmi, senza prudenza, senza pensare e chiedermi se, magari sono io a non capire qualcosa… amen

  34. Nataša Kolenc, u.d.i.a. ha detto:

    It’s very sad.
    I hoped this kind of “blindness” is present only in our environment and the people will gradually open their eyes.
    I keep being optimistic, but short term looks only bad examples find their way out.
    I agree wiht your opinion;
    of course I don’t know the context of the exact case.
    With best wishes,

  35. kaiokasin ha detto:

    #33 infatti io ho fatto una (umile) domanda (#4) solo che nessuno ha risposto. Se si tratta di questioni puramente estetiche penso che anche i non-tecnici possano dire la loro, altrimenti perché far i un articolo. A Melara ho lavorato diversi anni, é progettato da schifo, oggi le manutenzioni costano enormemente rispetto a un condominio normale e i sono 1000 spazi inutilizzati, evidentemente sono stati commessi errori gravi, é un.modello fallito.

  36. Poldo ha detto:

    Mah.. Se go capì ben sto Fornasari ze il “responsabile” dei grattacieli nela “città giardino”, roba che oggi nessun ghe fasessi mai far..
    e per il resto solo opere publiche. Bastanza sospetto visto come funzionava e funziona certi appalti.. Forse xe ben che resti testimonianza de come le robe NON va fatte, ma x carità, basta una o due x ricordar. No servi tenirle proprio tute. E ancora, sul “siccome non capisci non sei in grado di giudicare”, digo che una marea de ciarlatani ga fato le sue fortune proprio su questo. A partir dai “sacri misteri..”.

  37. Kaiokasin ha detto:

    #33 “melara vien giù da una tradizione che ha la sua origine e testimonianza esaustiva principalmente nell’hofburg viennese” (http://www.hofburg-wien.at/it/informazioni-interessanti/appartamenti-imperiali.html ?). Magari se ci spiegasse cosa centra Melara con l’Hofburg… Karl-Marx-Hof è stato inaugurato nel 1930, poi hanno subito abbandonato quel modello – già negli anni ’30 – per il più umano Werkbundsiedlung, altrettanto funzionale ma più umano e vivibile. Melara è stata assegnata – con il cantiere ancora aperto (sigh) – tra il 1979 e il 1982, un po’ fuori tempo.

  38. Alessio ha detto:

    “….doverosamente restaurata e restituita alla comunità di Fiumicello”
    Eeeeh, aspettate un attimo, oggi le cose più importanti (almeno così ci spiegano continuamente Bruxelles, Roma e Trieste con grancassa seguente sui media) sono il rispetto del fiscal compact, la spending review ed il rispetto del patto di stabilità, per cui prima di dire quello che si sarebbe dovuto o potuto fare, si sarebbe dovuto dire chi è che avrebbe dovuto o potuto mettere insieme i soldi per questo intervento.

  39. capitano ha detto:

    tardo razionalista 😀

  40. rosa scipione ha detto:

    In effetti kk non sostiene argomenti futili, il problema è che argomenta con quei brandelli di conoscenza incongrua che la rete consente, in questo modo si salta di palo in frasca, a seconda di quel che risulta più comodo, dall’arte alla tecnologia, dall’ecologia all’economia e magari alla sociologia, pur di saltabeccare senza stabilire nessun punto di stazione, senza una linea coerente di argomentazione… tanto per far finta di capire, di sapere, di argomentare… kk è un vero democratico pluralista… si può dir qualsiasi cosa perchè è un diritto sacrosanto a prescindere… sarà!? ma chi glielo spiega che la realtà è imperfetta e piena di magagne e che la città e l’architettura parlano delle idee dell’umanità e della società storica… nel bene e nel male…ovviamente i problemi della manutenzione ordinaria e straordinaria sono una questione serissima… soldi! pubblici! ma non sono questi gli argomenti ragionieristici e di cassa che spiegano melara, nel bene e nel male che rappresenta…

  41. capitano ha detto:

    #40 Possiamo dire che un manufatto fa semplicemente schifo?

  42. sfsn ha detto:

    certo che trovar una continuità architettonica e funzionale tra la Hofburg e Melara xe come trovar una relazion tra la torta sacher e un motor diesel… Rosa, te me disi el nome del tuo pusher che volessi provar a fumar la stessa roba che te fumi ti? me par che verzi le porte della percezione!

  43. rossana scandelli ha detto:

    Povero sior Kaio. Anni a Melara!!!Una vera condanna. Prigioniero e vittima dell’architettura dei “comunisti” dello IACP che ligi alla tradizione asburgica rivista in salsa austromarxista hanno voluto donare alla bella città di Trieste un concreto esempio di architettura concentrazionaria omologante, un falansterio che gronda ideologia dalle pareti… ecco cosa vuol dire la “storia”, quella che piace tanto alla madama rosa scipione (probabilmente una prof. de lettere de formazion marxista) e che pesa sul già ricordato signor Kaio, vittima emblematica di una malintesa modernità e di una storta idea di progresso… W la libertà, volemo le case a schiera per tutti magari disegnade secondo i principi dell’Undertwasser che pur esendo pitor capiva sai de architettura umanistica. El Fornasari dove lo metemo? In ogni caso giù le mani dalla pretura de cormons bisogna salvarla perchè anche i cativi esempi collabora a costituir quel paesaggio che ciamemo città.

  44. capitano ha detto:

    La casa de mio nono gà passà dò guere e un teremoto e no la gà progetada LLoyd Wright, xe un po’ de mufa ma gà meno problemi de umidità de la fallingwater.

  45. ufo ha detto:

    @42 No, Cassazion ga dito no. Ghe xe de mezo el prestigio e l’onor del zurlo che ga disenià l’obrobrio. Massimo se pol dir che xe diversamente degno de tutela.

  46. Rosi ha detto:

    Qua c’è un po’ di confusione.
    Per quanto riguarda il quadrilatero di Rozzol, Hof non centra con Hofburg, corte del castello, ma con hof e basta, nel senso di cortile, giardino, attorno al quale ci sono le case, con tutte le attrezzature necessarie. A Vienna di episodi simili ce ne sono a bizzeffe, tutti costruiti all’epoca dell’austro marxismo.
    Evidentemente, come le vele a Napoli, anche a Trieste l’esempio transalpino non funziona.
    Forse siamo già “troppo italiani”…
    http://it.wikipedia.org/wiki/Karl_Marx-Hof

  47. cita demone ha detto:

    ..se te sa da dove che te vien,te sa dove che te ‘nderà…basta no guidar in stato de ebreza…si perchè a quei chei guida ai giorni de ogi(no i rispetabili autisti dei bus)no i ferma più ale fermate e al capolinea semplicemente perchè convien tristemente cussì..e nisun ghe tira via la patente per crimini da balordi contro l’umanità che i xe sicuro fati de memoria,de storia,….de quel che volemo,..,comprese le caz,,de,anca le più discutibili!..e sennò i posteri cossa i imparerà da noialtri paiazi orfei?forse gniente o forse solo i zoghi dela playstation 4.bela consolazion.
    hic!
    p.s. cmq i me ga dito che la autostazion la xe andada un atimo a cior le sigarete…..go trato le ovie conclusioni..e cioè che me tocherà smeter de fumar se no no podrò più cior l’autobus…
    poi legerò anca meio l’articolo.

  48. kaiokasin ha detto:

    #47 se è per questo di edifici a corte ce n’erano anche prima dell’austro-marxismo: castelli, conventi, carceri, ospedali, tutte strutture chiuse su sé stesse, concentrazionarie.
    #41 io portavo esempi (forse dispersivi), per cercare di capire se per voi è una regola che tutte le cose rappreentative di un periodo (anche se brutte e/o afunzionali) vanno preservate, o è solo il caso di quella facciata, perchè l’ingegnere che l’ha fatta piace tanto a Kuzmin. Se è per quella facciata (che a me non piace), amen, tenetevela, io non sono neanche di Cormons. Se dev’essere una regola generale non sono d’accordo. Spero così di aver fatto sintesi. [però, ancora su Melara, chi costruisce un edificio pubblico, con una funzione ben precisa, deve porsi i problemi di manutenzione che verranno dopo 20 anni, altrimenti è un incompetente].

  49. Rosa Scipione ha detto:

    … la conoscenza non è democratica, o sai o non sai… dire che l’hofburg è “la madre degli edifici a corte” in area centroeuropea, riferimento tipologico ed ideologico di una comune identità culturale che veicola esempi imitabili, non in senso puramente formale, e che insieme all’algemainekrankenhaus ( di cui a TS c’è una bella ripetizione: l’Ospedale Maggiore… concettualmente parlando s’intende) son la radice da cui si sviluppano infinite realizzazioni di cui alcune triestine porta dritto dritto a melara passando pure per le hof austromarxiste citate senza contesto o con un orizzonte genealogico limitato… la ” versione italiana”, tanto per buttar benzina sul fuoco, è quella delle corti aperte o degli edifici isolati ma, questo è un altro discorso che sa tanto di provvedimento di polizia “italiana e fascista”… ricordo che la karl marx hof fu espugnata dai filo nazisti a colpi di cannone e fu questo ad insegnare al “potere” che gli edifici a corte potevano diventare dei “castelli proletari” difficili da controllare… per queste vie si arriva alle case isolate, sintomo di una segregazione sociale fondata sul nucleo famiglia se non sull’individuo singolo… e chiaro che chi scrive è una prof. di lettere di formazione marxista, come felicemente intuito da qualcuno…

  50. Rosa Scipione ha detto:

    … la conoscenza non è democratica, o sai o non sai… dire che l’hofburg è “la madre degli edifici a corte” in area centroeuropea, riferimento tipologico ed ideologico di una comune identità culturale (magari strumentale alle proiezioni del potere) che veicola esempi imitabili, non in senso puramente formale, e che insieme all’algemainekrankenhaus ( di cui a TS c’è una bella “ripetizione”: l’Ospedale Maggiore 1840… concettualmente parlando s’intende) son la radice da cui si sviluppano infinite realizzazioni, di cui alcune triestine, porta dritto dritto a melara passando pure per le hof austromarxiste citate senza contesto o con un orizzonte genealogico limitato… la ” versione italiana”, tanto per buttar benzina sul fuoco, è quella delle corti aperte o degli edifici isolati ma, questo è un altro discorso che sa tanto di provvedimento di polizia “italiana e fascista”… ricordo che la karl marx hof fu espugnata dai filo nazisti a colpi di cannone e fu questo ad insegnare al “potere” che gli edifici a corte potevano diventare dei “castelli proletari” difficili da controllare… per queste vie si arriva alle case isolate, sintomo di una segregazione sociale fondata sul nucleo famiglia se non sull’individuo singolo… e chiaro che chi scrive è una prof. di lettere di formazione marxista, come felicemente intuito da qualcuno…

  51. ufo ha detto:

    Insoma quel melaranoma maligno sula pele de Trieste el sarìa un Fort Apache in mezo al teritorio indian, in eterna atesa de un attacco proveniente del deserto dele tartare e dele pleskavice?

  52. rossana scandelli ha detto:

    su cormons … quello che inquieta è l’edificio o la facciata di sostituzione che si vuol realizzare, oltrechè brutta, perchè mal disegnata, svela un atteggiamento culturale assai insidioso e reazionario che evidentemente piace all’amministrazione… mimetismo, falsificazione, pompierismo, compiacenza con il retrogrado, ammiccamento con il conformismo, di questo però non mi meraviglio… potremmo fare una colletta per regalare al sindaco un bel paio di pantaloni tirolesi, quelli di cuoio con i fiorellini, che piacciono tanto ai nostalgici che pensano, indossandoli, di essere easy… invece: morti che camminano

  53. rossana scandelli ha detto:

    Ancora su cormons … quello che inquieta è l’edificio o la facciata di sostituzione che si vuol realizzare, oltrechè brutta, perchè mal disegnata, svela un atteggiamento culturale assai insidioso e reazionario che evidentemente piace all’amministrazione… mimetismo, falsificazione, pompierismo, compiacenza con il retrogrado, ammiccamento con il conformismo, di questo però non mi meraviglio… potremmo fare una colletta per regalare al sindaco un bel paio di pantaloni tirolesi, quelli di cuoio con i fiorellini, che piacciono tanto ai nostalgici che pensano, indossandoli, di essere easy… invece: morti che camminano

  54. Scialoja Roberta ha detto:

    Una cugina che si occupa di costruzioni, è geometra, mi ha illuminato sulla facciata della pretura di cormons e sul suo valore culturale, riferisco: dice lei, la geometra ” è evidenta la modernità di questa facciata e te la spiego per differenza: se osservi l’intorno ti dovresti accorgere che gli edifici più antichi sono costruiti a muratura portante, anche il teatro che sfoggia le sue belle colonne non sfugge alla regola, mentre l’edificio della pretura è una costruzione a telaio e te ne accorgi per l’ampia forometria della facciata e per la libertà compositiva sia in orizzontale che in verticale della partitura; un edificio a muratura portante obbedisce al condizionamento statico, andando verso l’alto si sgrava del peso strutturale, un edificio moderno ovvero a telaio quindi con struttura presumibilmente in cemento armato non subisce questo condizionamento; la facciata del fornasari è innovativa nel suo tempo in quanto introduce, in un intorno costruito con principi e pratiche tradizionali, una realizzazione dimostrativa di nuove possibilità per l’architettura in ragione delle nuove tecniche impiegate nella costruzione”… convincente la cugina??? per quel che mi riguarda è perlomeno acuta, di mio aggiungerei che lo sbalzo di quel singolare volume in facciata probabilmente corrisponde a una sala di particolare rilevanza nell’ecologia funzionale dell’edificio e delle funzioni di una pretura, che purtroppo non conosco perchè quell’architetto russo, quel kuzmin che ci sollecita con i suoi interventi provocatori a salvare questo e quello (un nostalgico della modernità!!!) poco ci dice sulle piante e sulle sezioni degli edifici di cui si prende cura, non descrive e non ci fa vedere niente! limitando in tal modo il nostro esercizio critico, in ogni caso anche da letture purovisibiliste come quella della cugina geometra sembra piuttosto evidente che non manomettere quella facciata non è un operazione di nostalgia ma una seria azione di protezione del patrimonio culturale…

  55. El baziloto ha detto:

    Insomma: se ho ben capito l’ideologia fa aggio sull’architettura stessa. Se un edificio che esteticamente fa cagare (come Melara) in senso concettual/ideologico ha un suo perche’, allora sta bene. Viva le vele di Scampia, allora!

  56. Diego Kuzmin ha detto:

    Renato Fornasari è stato un progettista importante per il territorio sul quale operava.
    Sperando sia utile, per inquadrare meglio la sua figura, riporto un mio articolo pubblicato su Il Piccolo del 28 febbraio 2010:
    RENATO FORNASARI, L’INGEGNERE CHE AMAVA FARE L’ARCHITETTO.
    Renato Fornasari (1912-1981), si laurea in ingegneria a Padova nel 1937 e si trasferisce a Fiume nel 1941, dove collabora con il noto architetto razionalista Umberto Cuzzi.
    Rientrato a Gorizia nel 1947, insegna Storia dell’Arte al Liceo Classico ed esercita l’attività d’ingegnere all’Ufficio Tecnico Provinciale, dal 1952 fino al ‘57, quando decide di dedicarsi esclusivamente alla libera professione, di progettista.
    I suoi lavori risentono del linguaggio del Movimento Moderno, riscritto però alla luce di quella particolare evoluzione che si è venuta ad operare nell’architettura italiana, tra gli anni ’50 e ’60, quando alle terse superfici del razionalismo degli anni ’30 vengono a sovrapporsi cornici, lesene, sporti di gronda e basamenti, seppure nel quadro di una composizione formale, rigorosamente controllata. Nei suoi edifici, accanto a numerose citazioni da Maestri del Moderno, quali Wright e l’architettura organica per la scuola Nievo di Cormons o il Bauhaus del Gropius di Dessau per l’Istituto Tecnico Industriale di Gorizia, particolare importanza assume, accanto ai nuovi vetro e cemento, il rinnovato utilizzo di materiali del luogo e tradizionali, quali la pietra bianca locale e il mattone a vista.
    L’ingegnere non aveva un buon rapporto con l’automobile e non aveva mai voluto prendere la patente. Strana contraddizione per un progettista che aveva nel moderno la sua estetica. Ma ciò non gli impediva comunque di costruire anche a una certa distanza dal suo studio, connotato dall’eccezionale panoramica delle grandi vetrate rivolte a nord, verso il Montesanto a evitare la luce diretta del giorno, fastidiosa quando si disegna. Dall’attico al 13° piano del grattacielo “Ansiver” di fronte al parco della Rimembranza, da lui progettato nel 1960, bisognava andarlo a prendere, oppure, come nel caso del rione Iacp costruito al Ponte del Torrione, per andare a dirigere i lavori usava il tassì, comunque a carico del cliente, come previsto ancora dalla legge n.143 del 1949. “Susta” (del nomignolo appioppato al Fornasari, per la sua caratteristica andatura a saltelli, mi raccontava anni fa l’amico Livio Oppieri), era ingegnere ma operava da architetto; anche per la sua notevole preparazione artistica amava infatti molto progettare e poco calcolare le strutture, che demandava invece ai suoi colleghi dell’Ordine.
    Tanti le tante opere, particolarmente felice la sala del Consiglio Comunale di Gorizia, pensata in abile ampliamento al settecentesco palazzo Attems Santa Croce del Pacassi, dove il Fornasari, come si legge nel primo Quaderno Blu del Circolo di Architettura di Gorizia, edito nel 2001:“…interpreta il Palazzo Veneto con il linguaggio razionale modernista. La tripartizione della facciata, con l’ampia finestratura della “sala grande”, lo zoccolo e il marcapiano in pietra di Aurisina bocciardata, il proseguimento della linea di gronda sono dettagli che rispettano il passato. Il grande murale di Tino Piazza all’interno del corpo scale rinnova, come in altri edifici pubblici dell’autore, il legame tra arte e architettura del tempo. Entrando nella sala consiliare si apprezzano la raffinatezza nell’uso dei materiali e dei particolari nell’arredamento della sala, nella capacità del progettista di gestire variazioni di scala, da quella urbana a quella del disegno degli interni.”

  57. rosa scipione ha detto:

    Tanti saluti, si parte per il mare…complimenti per il dibattito ma… ci vuol poco a capire che ogni cosa ogni evento ha un senso, basta cercar umilmente e prudentemente, senza sottovalutare nulla!!! di capire e prendere su serio quel che ci circonda, anche il mio puscher ha capito queste cose e quando cannoneggia ci pensa sopra con risultati teorico interpretativi scintillanti… buone vacanze

  58. Jasna ha detto:

    @Kuzmin

    Non ho capito l’appunto fatto sulle regole per la raccolta firme all’inizio dell’articolo (premetto che non conosco la polemica in oggetto). Mi sembra normale cercare di identificare i firmatari.

  59. El baziloto ha detto:

    Rosa, è vero che “ogni evento ha un senso”, ma alle volte è un senso che fa senso.

    E siccome qui dalle nostre parti sia Melara che Scampia che lo ZEN di Palermo che il Nuovo Corviale di Roma sono tutti agglomerati nati dallo stesso “senso” di chi si sbrodolava di chiacchiere ideologiche pensando che l’ideologia costruttiva facesse aggio su tutto il resto, oggi tu saprai che ci sono fior di architetti – primo fra tutti Fuksas – che invocano l’abbattimento di ‘ste porcate. Giacché all’atto pratico NESSUNA ha funzionato.

    Ci sarà un perché o no, in tutto ciò?

  60. Diego Kuzmin ha detto:

    60 – jasna:
    (arrabbiata?) il fatto delle firme era che queste erano riconoscibili dal nome e cognome, ma non dal numero del documento, che normalmente si chiede quando viene fatta una raccolta per referendum o cose di simile valenza. In quel caso la parte “burocratica” era irrilevante ed è servita solo a rigettare qualsiasi dissenso appigliandosi a formalismi.

    61 – El baziloto

    Hai ragione, tutti quegli edifici che hai citato, col senno di poi, era proprio meglio non farli.
    Sono diventati un problema sociale fin da subito.
    Bisogna dire però che all’estero, nei paesi dove c’è coscienza sociale, anche quel tipo di strutture funzionano benissimo.
    Da noi, sembra che i campanelli al Rozzol Melara li abbiano messi perché qualcuno li bruci con l’accendino e stessa cosa un po di tutto.
    Per quanto riguarda invece l’edificio di Cormons, quello ha sempre funzionato benissimo, per mezzo secolo, e potrebbe benissimo funzionare ancora.
    Solo che sta antipatico d’aspetto e per questo si vuol demolirne la memoria.
    Spendendo centomila euro in più, per altro…

  61. rossana scandelli ha detto:

    A proposito della propensione al vandalismo in questo paese, cosa assolutamente e tragicamente vera, osservo che il rapporto tra cittadino e stato non si basa sulla fiducia e sul rispetto bensì sulla diffidenza e l’arroganza… la cosa, vista dal confine orientale di questa disgraziata nazione, riporta alla memoria un diverso modo di intendere lo stato e la cosa pubblica che quelli della mia generazione ancora sanno di cosa si sostanzia… giulio salierno, sociologo carcerario italiano, osservava che anche trasferendo una comunità carceraria ( custoditi+custodi) all’Hilton, avrebbe in breve riprodotto le stesse barbare e incivili modalità di comportamento riscontrabili nel circuito carcerario italiano fatto di vecchi e malandati edifici in cui convivevano comunità degradate di guardie e ladri, con ciò metteva in evidenza che non è il problema principale l’architettura ma la cultura e la norma che informa e
    determina i comportamenti individuali e collettivi… l’atteggiamento da combattere è quello del “quel che xe del comuni no xe de nessun” ideologia dell’abitare il condominio o la città o il territorio diffuso nelle terre italiche e nelle sue genti… trieste sarà pure diventata italiana ma non ha questo tremendo retaggio di barbarie civica… non del tutto almeno spero… aggiungo una nota sul vandalismo di melara: i vandali sono generalmente i ragazzotti e le ragazzotte che nella loro insipienza e giovanile arroganza, diseducata e impunita, esprimono il loro possesso del territorio devastandolo… il gesto distruttivo è affermativo di un possesso e malamente di un senso di appartenenza… a melara ciò che è del tutto mancato è l’accompagnamento socio relazionale della nuova comunità che si andava formando… ci dovevano mandare gli animatori e gli psicologi e chissà cos’altro (artisti performanti!!!) per favorire una appropriazione consapevole e condivisa dei luoghi da parte dei cittadini che sbarcavano in quel complesso edilizio reclutati sulla base delle graduatorie IACP punto e basta… ci vuole senso di appartenenza, conoscenza della regole, educazione civica, ecc… ma il cattivo esempio viene dall’alto, il pesce puzza dalla testa… tuttavia da qualche parte si verrà bel fuori… almeno spero.

  62. Jasna ha detto:

    @62 Kuzmin
    Arrabbiata per cosa? Chiedevo per capire.

  63. Diego Kuzmin ha detto:

    Scusami Jasna, per la facile battuta che mi son permesso, ancorché senza malizia e senza malanimo.
    Jasna non vuol forse dire arrabbiata in sloveno?
    O mi son sbagliato clamorosamente?

  64. capitano ha detto:

    A mollo nel brodo di ieri pomeriggio guardavo lo skyline gradese cercandovi inutilmente la punta del campanile, pensavo a Rovigno e cercavo di sovrapporci uno Zipser. Ho preferito tornare sulla spiaggia ad abbrustolirmi per non rischiare l’annegamento.

  65. Kaiokasin ha detto:

    http://www.architetturaorganica.org/architetturaorganica/ARCHITETTI/ITALIA/MarcelloDOlivo1a.htm
    Ma scherzi!?
    Lo Zipser è una meraviglia. Oddio, magari per noi è una bruttura grigia che intristisce tutta Grado vecchia, ma è perchè siamo ignoranti, i posteri ne saranno entusiasti.

    #55 interessante, grazie; da profano è dall’inizio che chiedo delle spiegazioni sul valore della facciata, e finalmente qualcuno me l’ha spiegato in termini chiari (invece che l’ingegnere camminasse a saltelli e non avesse la patente non mi pare determinantissimo 🙂 );
    #63 a Melara si è fatto un gran lavoro di socializzazione, es. il progetto Habitat/Microaree http://www.retecivica.trieste.it/habitat/home.asp di Azienda sanitaria/Comune TS/ATER/Coop sociali, infatti adesso va un po’ meglio

  66. Jasna ha detto:

    @65 Kuzmin
    Scusa tu, non avevo capito che fosse una battuta, credevo avessi frainteso il tono di quello che avevo scritto.

    Che io sappia, Jasna significa “chiara/o”, sia come nome proprio che come aggettivo. Però non sono slovena, magari i madrelingua di Bora.la ci possono chiarire il dubbio 🙂

  67. rosa scipione ha detto:

    61_che fuksas si dica pronto ad abbattere questo e quello fa parte della sua storia personale, dei suoi rancori e di una emarginazione da lui subita, a ragione e a torto, per decenni, da parte degli accademici e delle redazioni di arch., d’altra parte il fatto che crozza ne faccia la parodia avrà le sue buone ragioni o non credi?

    quanto al corviale o allo zen o a scampai puoi aggiungerci pure forte quezzi a genova e altri ancora che per brevità non nomino, sono realizzazioni che fanno parte di un periodo (68 e dintorni) in cui sul tema dell’abitare si era innestata l'”ideologia dell’abitare” con tutti i suoi corredi di folklore politico… il problema è che noi umani siamo singole persone e aspiriamo alla cura del nostro particolare, secondo me non è una malattia da curare, siamo fatti in questo modo, tutti in questo modo!!! … allora, per quanto riguarda l’abitare bisogna trovare una buona relazione tra dimensione pubblica e privata che devono coesistere nel medesimo spazio in regime di rigorosa
    separatezza… i britannici, partendo dal riferimento regale hanno tradotto quella sovranità nel diritto del singolo cittadino ad uno spazio molto privato in cui si è sovrani, la privacy è una pratica concreta non un vezzo di buona maniera!!! … di quel modo di pensare le case a schiera ne sono una espressione ma di esempi assai civili di un abitare che tiene conto della natura affatto ideologica dei comportamenti umani, in europa c’è ne sono tantissimi… a nord sopratutto.

  68. Kaiokasin ha detto:

    #69 forse Fuksas in Italia, ma in altre parti d’Europa (Francia in primi), demolire e ricostruire è la norma.

    http://www.officinaedizioni.it/catalogo/coll.03/item.0580
    ” mentre in Europa i programmi di demolizione e ricostruzione di edilizia residenziale sono intesi come strumenti “correnti” di intervento per riqualificare il tessuto urbano di una città, in Italia il ricorso alla demolizione assume i tratti di un fenomeno sporadico”

    http://costruire.laterizio.it/costruire/_pdf/n65/65_320_321.pdf
    “L’Europa è piena di realizzazioni di demolizione e ricostruzione (ed anche di
    demolizione e ricostruzione di vuoti) di fronte alle quali, turisti un po’ frustrati,
    sgraniamo gli occhi”

    ecc.ecc.

  69. esausta rosa ha detto:

    … ma sì ma sì è evidente che non si deve conservare tutto proprio tutto anche se i centri storici non sono, in generale, costituiti da edifici eccelsi, bensì da tipi edilizi ricorrenti declinati in infinite varianti che confermano la presenza di un numero assai limitato di tipi edilizi e distributivi, il monumentale, l’eccezionale, l'”architettura” si innesta in questa polpa, sostanzialmente uniform,e ma decisiva per definire il carattere proprio di un luogo… è vero in francia si demolisce e pure in germaniae altrove in europa ma è anche vero che prima di demolire si studia attentamente ogni caso stabilendo se vale la pena conservarlo o meno…

    … tornando alla pretura di cormons, il problema sembra essere questo: il comune ha venduto all’ATER l’edificio della pretura; l’ATER lo vuole rifunzionalizzare a destinazione residenziale; esiste un progetto che prevede e definisce in ogni suo aspetto la nuova destinazione; in quel progetto si prevede la realizzazione della gretta facciata pseudo antica di cui altri hanno ripetutamente scritto; a chi scrive pare abbastanza evidente che il problema non è salvare la facciata bensì l’intero edificio , valutando quale rifunzionalizzazione è compatibile con la conservazione del medesimo… è chiaro che in questa prospettiva si mette tutto in discussione e l’ATER deve rinunciare ai suoi propositi… esiste un a parere della soprintendenza che sostanzialmente lascia mano libera agli interventisti senza entrare nel merito più di tanto e guardandosi ben dal rompere le uova nel paniere all’ATER e al comune di cormons… è chiaro che l’edificio andrebbe salvato nella sua integrità, altrimenti un bel rilievo architettonico, una buona documentazione d’archivio, un saggetto illustrativo dell’opera, dell’autore, della microurbanistica del caso, potrebbero far transitare ai posteri la sua memoria magari per un rimpianto consapevole ed una sempiterna possibilità di maledire e stramaledire tutti i responsabili di questa perdita (comune+ater+soprintendenza), lasciando il posto ad una demolizione e ad una nuova costruzione… che obbligatoriamente dovrà essere di valore almeno pari o superiore a quello che viene perduto… e siamo punto a capo: quella destinazione funzionale, residenziale, è sbagliata! e quella facciata verdolina orrendina con bordure nerastre è penosa e non ci risarcisce della onesta architettura dell’edificio fornasariano esistente…

  70. Massimo Rocco ha detto:

    Caro Diego,

    si può davvero considerare l’ex Pretura di Cormons un opera di assoluta importanza dell’ing. Renato Fornasari?
    Probabilmente no.. Personalmente, non riesco facilmente a digerire quella parte loggiata del primo piano che, compositivamente dissimmetrica, risulta alquanto dissonante rispetto al contesto otto-novecentesco dell’antistante piazzetta, alle simmetrie fin troppo rigorose.. (e magari appiattite..) degli edifici limitrofi.. Ma quella dissonanza.. la si passi pure, se può almeno essere ricondotta a una qualche coerenza di pensiero..
    Resta il fatto che – se cerchiamo davvero di essere obiettivi – quella loggia sbalza in modo alquanto casuale e non propriamente felice rispetto al composto e storicizzato allineamento stradale delle facciate adiacenti.. E perciò oggettivamente confligge e toglie forza all’importante eccezione estrusiva (questa si comprensibile e ben motivata..) della facciata del prossimale Teatro..

    E quindi? Ancora.. mi.. e Ti.. domando:
    Si può davvero considerare Renato Fornasari un interprete della lezione del movimento moderno sempre sensibile.. sempre capace di una propria peculiare innovativa e significativa originalità?
    Probabilmente no.. o almeno non del tutto.. E a onor del vero, si deve pure riconoscere che negli stessi anni.. oltre il ristretto orizzonte geografico e culturale della nostra piccola e “rattoppata” provincia.. tutt’altri spessori di progettisti hanno dimostrato di saper fare molto meglio.. e ben altro!..

    Negli stessi anni però – e questo va onestamente riconosciuto e detto – in ben pochi praticavano nella zona il mestiere d’architetto (titoli di studio a parte).. Li contavi.. e ti avanzavano le dita di due mani appena nella provincia.. di una sola mano nel Capoluogo..

    E dunque? L’edificio dell’ex Pretura – questo penso.. e per non essere ipocrita confesso – non é certo l’opera meglio riuscita di Fornasari (che peraltro penso sia stato pure capace di far meglio, ma a volte anche assai peggio..).. In nome di una sorta di ingenuo “preconcetto modernista” – come ho osservato – l’ex Pretura stride assai con il contesto.. questa é la sua “colpa”.. Ma forse proprio per questo dimostra almeno un certo livello di sincerità, un tentativo.. magari imperfettamente riuscito, ma almeno convinto.. di aderire ad un concetto di contemporaneità che intendeva certamente sottrarsi ai più facili compromessi.. anche a costo di qualche vistosa incongruenza progettuale.. che in quanto tale non può.. onestamente non dovrebbe.. con il senno di oggi.. essere sottaciuta..

    Epperò…

    Tutto quanto sopra considerato, debbo pure riconoscerTi che quell’edificio rappresenta comunque un piccolo brano della nostra storia materiale, per “povera” e “provinciale” che sia stata in quegli anni.. e che.. retroattivamente.. torni di nuovo – purtroppo! – ad essere oggi..
    E devo anche chiedermi: ma di quel periodo.. alla fin fine.. abbiamo testimonianze migliori? Piaccia o meno, é probabile che no..

    Però a questo carente dato oggettivo non si rimedia certo con il mimetismo astorico del progetto Ater, che mi appare (vogliano scusare i progettisti la mia indissimulata sincerità critica..) pessimo.. ancor più casuale e privo di validi riferimenti culturali .. e di stringenti motivazioni costruttive.. che non i molteplici.. ingenui ma non compromissori.. scadimenti di coerenza storico-concettuale e progettuale che pure credo vadano lucidamente imputati al Fornasari..

    Debbo perciò condividere con Te, Diego – in mancanza del meglio – l’idea prudente della conservazione di quel poco che si ha.. Se non altro, per non avvalorare la precostituzione di un pericoloso precedente..

    Al riguardo, infatti, penso che il problema non stia tanto nella propensione.. magari comprensibile, per certi versi.. a distruggere un brano tutto sommato abbastanza modesto.. ancorchè in qualche modo “onesto”.. della nostra “piccola” storia materiale locale..

    Il vero problema sta nella complice deresponsabilizzazione dei processi decisionali.. nel fatto che.. poichè ormai in troppi contribuiscono alla decisione amministrativa.. nessuno in particolare può essere davvero chiamato a rispondere.. in prima persona e mettendoci tutta la faccia.. di quello che contribuisce a determinare.. prescindendo sempre di più da scelte intellettuali autonome motivate e consapevoli..

    E’ un ben triste destino quello che affligge la nostra sempre più decomposta Repubblica.. Ricordiamoci che.. a furia di eseguire acriticamente gli ordini, perchè la responsabilità prima si rende sempre più rinviabile.. tanto alla preponderanza dell’eccesso di regole quanto alle decisioni superiori e più o meno estemporanee e incolte di altri.. i tanti “troppi” diventano tutti potenziali alleati.. e fedeli aguzzini.. dell’ Adolf Hitler di turno.. nel nostro caso: un vero “Moloch” tanto più collettivo quanto più anonimo..

    Torniamo quindi alla buona abitudine intellettuale di esporci con nomi e cognomi.. come sicuramente ha fatto in vita il nostro Renato Fornasari.. nel bene come nel male.. ma per certo assumendosene tutta la responsabilità..
    E diamo perciò valore.. non di più, ma anche non di meno di quello che merita.. alla sua testimonianza..

    Massimo ROCCO

  71. rosa scipione ha detto:

    Bella forza ci vuole a stilar pagelline o a comporre tassonomie del moderno provinciale. Ma chi è questo Massimo Rocco che, con malcelata spocchia, pur mettendoci il nome ed il cognome , lascia intendere di saperla lunga e di poter pertanto stabilire che l’ex Pretura di Cormons è, a suo parere, opera minore del Fornasari.

    Bene, la cittadina di Cormons possiede un opera minore del moderno che questa disgraziata e modesta provincia goriziana si è meritata e che, a parere di Amministrazione Comunale, ATER e Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali, che evidentemente sono amogenei a questo pensiero ritengono di poter eliminare.

    Magari, con il pensiero conformista:”che quella loggia rompe l’armonia della forme presenti e antecedenti alla medesima” e che pertanto andrebbe ricondotta ad una più edula e garbata configurazione.

    Cari miei il moderno è contrasto e sradicamento dalla tradizione, è sperimentazione del tutto scevra dal mimetismo e il Fornasari nella sua onesta visione di architetto di frontiera, a Cormons. mette in opera rigore e onestà intellettuale.

    La loggia che tanto turba tanti, pure il Rocco a quanto pare, potrebbe avere una sua motivazione determinata dalla funzione insediata nel volume che denuncia (ipotesi interpretativa da verificare) e segnala in facciata.

    Inoltre pare che, quella loggia, sia pure la copertura dell’entrata pedonale e carrabile. Qualcosa di più di una tettoia, in quanto coinvolge la definizione formale dell’intera facciata motivatamente.

    Concludo che la facili critiche a questa operina del Fornasari offrono un significativo riscontro del grado di consapevolezza culturale diffusa del costruito che, evidentemente, non è costituito da monumenti ma da operine di altri fornasarini che vale la pena difendere senza se e senza ma.

    Pena se non le difendi? Perdere elementi significativi di memoria della nostra cultura che probabilmente è modesta e provinciale ma anche l’unica che ci appartiene per davvero.

    Scrive la cugina geometra della prof.ssa Rosa Scipione

  72. rossana scandelli ha detto:

    rosa, sei forte, ti voglio incontrare, mi piaci, sei una tosta combattente, è vero che sei una austromarksista o non ho capito?!! vediamoci al san marco o da rovis in goldoni o dove ti pare… ma sei di ts o no?! magari 6 di cormons!? in ogni caso se vuoi ci incateniamo al portonazzo della pretura e chiamiamo i giornalisti… e facciamo un gran casino… se lo ritieni mostriamo le tette come fanno le femen e ci scriviamo sul ventre col pennerello ecologico “giù le mani dalla pretura”… se aspettiamo che si muovano i brontoloni pseudo ironici e gli intellettuali verbosi stiamo fresche… avanti tutta senza paura nella difesa della pretura!!!
    ps
    se ci stai x l’incontro fammi un segnale, va bene anche monfalcon se 6 di fuori… il posto scegli tu

  73. ugo ha detto:

    Col criterio del sior Rocco urgentemente bisogna abbattere il palazzaccio dell’INPS a Gorizia, quello che deturpa la piazza grande. Poi bisogna ricostruire il convento gesuita con destinazione popolare, intendo a base di graduatoria per assegnazione alloggi economici, affidando il progetto alle cure dell’ATER che di personale all’altezza del compito ne ha, vista la bellissima facciata disegnata per Cormons e poi tutti a Giassicco a comemorar la defunta e l’imperator insieme al Kuzmin che xe un nostagico modernista.

  74. massimo rocco ha detto:

    A Rosa Scipione e Ugo.. non vorrei nemmeno ma.. a scanso di ulteriori sgradevoli equivoci.. mi tocca proprio rispondere..

    Ma quanta spocchia ci avete messo Voi due.. semmai.. nel replicarmi!!!..

    Del resto é del tutto evidente che assai superficialmente avete letto ciò che scrivo.. e altrettanto approssimativamente e frettolosamente avete interpretato.. capendo inopinatamente l’esatto contrario di quello che sostengo..

    Avete forse qualche problema con la lingua italiana?.. oppure si tratta di un Vostro congenito difetto di attenzione?..

    Se però.. invece di riflettere sulla complessità del caso e pacatamente discutere.. la verità é che qualcuno preferisce soltanto far mostra dei suoi muscoli.. e fare polemica sperticata a tutti i costi.. ergendosi come un pasdaran iraniano “de no’antri” a difesa acritica di un presunto “genio assoluto e indiscutibile” del Nostro.. che dire?.. accomodatevi e.. accodatevi..
    Però penso che siate i primi a fargli torto.. ed anche.. in questo modo.. a non lasciare più alcuno spazio a soluzioni..

    Ma Vi inviterei prima a leggere il molto assennato e realistico commento che precede il mio.. dato che.. ragionando.. azzarda almeno una realistica soluzione alternativa, nell’incresciosa ma non infondata ipotesi che per l’auspicata salvaguardia dell’ex Pretura si possa essere ormai “alquanto fuori tempo utile”.. e quindi probabilmente.. purtroppo.. nell’impossibilità oggettiva di incidere efficaciemente sull’esito finale del meccanismo già avviato dei processi decisionali (che – ribadisco – oggi come oggi é complesso quanto “anonimo” per l’infausta frammentazione delle competenze e delle responsabilità)..

    Massimo ROCCO

    P.S.:
    Dimenticavo.. E Voi due?.. Chi cazzo siete?..

  75. ugo ha detto:

    Che importa chi siamo, tu sei massimo, io ugo ma… quel che conta è quel che scrivi e di conseguenza, evidentemente, pensi.

    Ti pare carino sostenere che non capiamo la lingua in cui tu scrivi? Capiamo benissimo.

    Il fatto è che quel che pensi e dici non ci piace. “Lasciar perdere… è stato deciso tutto… siamo fuori tempo…”: ma non potevi restartene al tuo posto zitto zitto, come avevi fatto finora, che tanto non cambiava niente?… a parer tuo?

    Se 6 tanto convinto che la partita è persa, visto che 6 appiattito sulle posizioni dei distruttori della pretura di cormons che, secondo te, hanno già vinto la partita che cosa cazzo vuoi? Esibirti?

    E’ evidente che a Cormons si opera in emergenza. Di gente che ci spiega che “è stato tutto deciso e che non si torna indietro” non sappiamo che fare.

    6 un grillo parlante? inutile ricordarti che quelli, i grilli che parlano, non fanno una bella uscita di scena.

    Ma chi 6 veramente? Da che parte stai veramente? 6 dell’ATER? Del Comune ? Un amico del sindaco? 6 l’assessore responsabile? Almeno ti pagano?

    Buona notte fiorellino.

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