10 Giugno 2013

Scampoli di storia: Maggior Consiglio” e “Minor Consiglio” nella Trieste medioevale

Rubrica a cura di Paolo Geri

Il “Maggior Consiglio” era costituito dai patrizi cittadini. Dal 1297 le famiglie presenti nel Consiglio si arrogano il diritto di ereditarietà della carica, cosa che andrà poi in disuso man mano che mancheranno consiglieri, tanto che saranno molti i plebei che vi entreranno. La carica era a vita ma dopo la dedizione alla Casa d’ Austria del 1382 troviamo nei documenti che alcuni dei componenti vennero espulsi dal Maggior Consiglio da parte del Capitano di Trieste che era di nomina imperiale.
Il Maggior Consiglio aveva il compito di eleggere la magistratura, di vigilare sull’ amministrazione, sulla difesa cittadina, sull’ armamento, sull’ edilizia, l’ annona. Si occupava inoltre delle nomine delle rappresentanze, degli oratori, dei procuratori ……. I componenti del Maggior Consiglio votavano col sistema delle “balote”, le palline bianche e nere che garantivano l’ anonimato del voto.
Le deliberazioni venivano annotate su di un libro. Il numero dei componenti del Maggior Consiglio varierà da centoottanta ad un massimo di duecentoventiquattro. I giudici rettori e tutte le cariche cittadine anche se non erano membri diretti del Consiglio vi entravano per diritto per il tempo della loro carica. li antichi seggi su cui sedevano i consiglieri sono ancora visibili all’ interno della Chiesa del Rosario di Piazza Vecchia ai due lati dell’altare maggiore.
Accanto al Maggior Consiglio esisteva un “Minor Consiglio” detto anche “Pregàdi” o dei “Quaranta” composto appunto da quaranta membri, anche costoro appartenenti in gran parte alle famiglie nobili di Trieste. Questo consiglio aveva minore importanza e dava solo un voto consultivo sulle decisioni del Maggior Consiglio; eleggeva solamente gli ambasciatori che si mandavano alla ricerca dei vicari, dei giudici del maleficio, dei rettori di scuola e dei medici per la città. Il Minor Consiglio perderà gradualmente sempre più importanza e benchè raramente convocato sarà comunque attivo sino ai primi dell’ Ottocento.
Esisteva a Trieste anche il Consiglio di Contrada, ovvero l’ assemblea dei rappresentanti di un rione cittadino che deliberavano sui lavori da compiere nella loro zona.
I capi dei rioni erano anche facenti parte del Consiglio cittadino. Il 31 gennaio 1411 venne istituito a Trieste il “Collegio della Bailìa” composto da sei “saggi” rigorosamente patrizi con poteri uguali a quelli dello stesso Maggior Consiglio. La Bailìa sarebbe dovuta rimanere in carica solo quattro mesi e servire solamente per i casi gravi come guerre, assedi, ma invece continuò ad esistere facendosi via via più potente e pericolosa tanto da decidere di vita e di morte. Il Collegio della Bailìa, fortemente contestato dai cittadini di Trieste, fu abolito dal Consiglio Maggiore il 16 dicembre del 1426 che ordinò anche la distruzione del Libro delle Sentenze emesse e la pena di morte a chi proponesse la sua riesumazione. In alcuni particolari rari casi veniva eletto un Consiglio dei Sapienti che si occupava di trovare risoluzioni ad accadimenti improvvisi: aveva solo poteri consultivi.
Il 18 luglio 1676 i triestini chiedono all’ Imperatore d’ Austria che, considerata la lunga mancanza della figura del Vicario imperiale, si possa eleggere un Consiglio. Leopoldo definisce le modalità di elezione del Consiglio in questione. Gli eletti devono essere sei, di almeno trent’ anni di età e buoni studi compiuti: il Consiglio si chiamerà “Consiglio Superiore”, rimarrà in carica per tre anni e i membri, chiamati “assessori” riceveranno cento ducati (di “indennità” diremmo oggi) discuteranno le cause civili e penali in Castello ogni martedì e giovedì; i loro scritti dovranno essere conservati nella Cancelleria del Comune.
Pare tuttavia che questa scrupolosa definizione delle caratteristiche del Consiglio Superiore non ebbe mai seguito e rimase solo allo stato di ipotesi. Curiosamente in nessun documento antico non sono mai citate le corporazioni di mestiere molto diffuse nel resto d’ Italia. Gli stessi Statuti di Trieste parlano di “]….] coloro che professano un mestiere” ma non si cita mai né un’ associazione nè una qualche forma di aggregazione o di ordine.

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