10 Maggio 2013

Scampoli di storia: Gianni Oliva, storico dirigente dei socialisti triestini ai primi del Novecento

Rubrica a cura di Paolo Geri

Nato a Trieste il 5 luglio 1851 da una famiglia operaia, Gianni Oliva – da non confondersi con l’ omonimo storico contemporaneo – entra come apprendista nella tipografia del Lloyd Austriaco a quattordici anni. Ben presto comincia ad occuparsi dell’ organizzazione sindacale aderendo, al pari di Carlo Ucekar, suo fraterno amico, alla Società Operaia Triestina di ispirazione irredentista e garibaldina.
Dopo un breve soggiorno in Italia Oliva torna a lavorare alla Tipografia del Lloyd e nei primi anni Novanta dell’ Ottocento aderisce alla Lega Sociale-Democratica che divenne poi sezione del Partito Socialista Austriaco. Un documento del 1899 redatto dal Comitato Promotore del Circolo di Studi Sociali ci parla dello spirito con cui Oliva, che del Circolo sarebbe divenuto poco dopo il primo presidente, aveva aderito anni prima al movimento socialista: “Nell’ intento di abbinare le forze vive del popolo con la parte più eletta dell’ intelligenza e convergerle nello studio dell’ ardente problema economico e del modo più atto a risolverlo, il sottoscritto Comitato, coadiuvato da un gruppo di volonterosi, diede vita alla presente Società, la quale, come risulta dagli statuti, ha lo scopo preciso di completare la coltura dei propri affiliati con lo studio delle scienze in generale e della scienza economica in particolare”.
Come scrive Enzo Collotti “non per ragioni dottrinali egli aderì al movimento socialista, nè soltanto per generico umanitarismo, ma perchè vide in quel partito e nelle sue organizzazioni collaterali gli strumenti al servizio della causa proletaria e soprattutto in funzione dell’ elevazione culturale dei lavoratori, considerata come condizione indispensabile per la loro emancipazione, secondo una impostazione tipica dell’ epoca e dell’ ambiente influenzato dalla socialdemocrazia austriaca”.
Nel 1902, quando si costituisce a Trieste la Sezione Italiana per il Litorale del Partito Socialista Oliva entra nell’ esecutivo assieme a Ucekar. E’ ormai uno dei più prestigiosi leader e durante lo storico sciopero generale del 1904 promosso a sostegno della lotta dei fuochisti viene nominato in rappresentanza degli operai tra i membri del collegio arbitrale deputato a definire la vertenza con il Lloyd.
Nel 1907 in occasione delle prime elezioni a suffragio elettorale Oliva è scelto come candidato per il collegio di San Vito-Chiarbola superiore. Racconta Giuseppe Piemontese-Podbornik che in quella occasione fu fatto circolare in città un libello con la domanda provocatoria “ Ma chi è questo Oliva che si propone a candidato ?”. “Ed Oliva in un grande comizio al Politeama Rossetti rispose: “Mi si domanda chi sono. Io sono un uomo che da quarant’ anni è aggiogato al carro del duro lavoro e che mai tradirà la causa dei lavoratori”.
Per lungo tempo fu anche responsabile della stampa del partito e più volte redattore de “Il Lavoratore” soprattutto durante gli anni di guerra, quando sostituì Valentino Pittoni richiamato alle armi. A Pittoni rimarrà sempre vicino condividendone la scelta internazionalista sia nelle polemiche contro l’ irredentismo dei socialisti trentini sia come rappresentante dei socialisti del Litorale al Parlamento di Vienna. Fino all’ ultimo, disperatamente, rimase fedele agli ideali pacifisti, anche quando i “compagni tedeschi”, a Vienna come a Berlino, votavano i crediti di guerra. Scriveva al riguardo Wilhelm Ellenbogen, che per conto della “Centrale” seguiva da tempo le vicende dei socialisti del Litorale: “I compagni triestini ci ricevettero freddamente. Essi appartenevano a quella parte della socialdemocrazia che era fanaticamente contraria alla guerra […]. Nessuna considerazione della difesa degli interessi vitali di Trieste poteva farli desistere dalla appassionata condanna del crimine compiuto dai governanti di Vienna. Solo grazie all’ intima amicizia personale che mi legava ai deputati Pittoni e Oliva, mi riuscì di ristabilire le antiche cordiali relazioni”. Durante gli anni della prima guerra mondiale, dopo aver lavorato per alcuni mesi a Vienna, rimase a Trieste, lavorando come tipografo a “Il Lavoratore”, dividendo con Edmondo Puecher la responsabilità del partito e cercando di alleviare le condizioni drammatiche dei lavoratori.
Il 25 ottobre del 1918, il giorno successivo alla grande offensiva italiana sul fronte del Piave, durante le votazioni al Parlamento di Vienna, Oliva subordinava l’ unione di Trieste all’ Italia al vaglio di un plebiscito: con lui votò ancora una volta Valentino Pittoni. ùNell’ agosto del 1919, divenuto membro del Comitato Esecutivo del Partito Socialista della Venezia Giulia, venne duramente picchiato durante un’ irruzione di squadristi e di carabinieri nelle sedi riunite delle organizzazioni operaie e socialiste. Era ancora uno dei dirigenti più amati dalla base operaia e nell’ ottobre del 1919 venne scelto come delegato della Federazione Triestina al Congresso del P.S.I. a Bologna.
L’ anno dopo un’ influenza degenerata in polmonite pose fine ai suoi giorni: “I funerali – ricorda Piemontese – furono imponentissimi. Tutta Trieste proletaria volle accompagnare l’ amato compagno all’ultima dimora”. (Notizie ratte da un ipertesto sviluppato da Fabio Francescato e Bruno Pizzamei nel 1999 per conto del Comune di Trieste).

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