7 Marzo 2013

Patto di stabilità: le richieste dei comuni di Trieste, Udine, Monfalcone e Cervignano del Friuli

Riceviamo e pubblichiamo dall’Ufficio stampa del Comune di Monfalcone

Le amministrazioni comunali di Trieste, Udine, Monfalcone e Cervignano del Friuli prendono atto della volontà politica manifestata da questa giunta regionale di individuare un percorso di rimodulazione della normativa del patto di stabilità a competenza mista, ritenendo essenziale che sia garantita ai comuni la loro capacità di investire sul territorio nell’interesse primario dei cittadini e delle imprese.

Consideriamo infatti che, al di là delle dichiarazioni di facciata, qui sia in gioco non la realizzazione di “cattedrali nel deserto” (delle quali forse l’amministrazione regionale ha esperienza diretta, se pensiamo ad esempio alla “porta d’Italia” di Gorizia, struttura avveniristica ma certamente non indispensabile) ma la possibilità di manutenere il patrimonio pubblico e costruire opere infrastrutturali a tutto beneficio dell’economia regionale e del benessere sociale dei propri cittadini.

I Comuni sono in prima fila nel rapporto con il cittadino e sono da sempre volano dello sviluppo economico e imprenditoriale grazie alla funzione anticiclica espressa sul territorio attraverso i propri investimenti e, come riconosciuto pubblicamente in sede di Consiglio delle Autonomie Locali anche dall’assessore De Anna, privarli della assoluta capacità di spendere e di programmare significa spingere il Friuli Venezia Giulia in una spirale recessiva di cui non si vedrebbe la fine e che ha già colpito molte regioni d’Italia dove il patto di stabilità così come è stato concepito si applica già da anni.

Premesso un tanto, le amministrazioni dei Comuni di Trieste, Udine, Monfalcone e Cervignano del Friuli:

· Chiedono con forza che il tavolo tecnico in fase di attivazione presso la Regione e che già era stato richiesto dal CAL in novembre scorso,proponga una serie di correttivi volti a sterilizzare l’effetto di alcune poste in entrata che altrimenti annullerebbero la capacità di spesa dei comuni (finanziamenti europei POR FESR e FAS in primis, nonché avanzo di amministrazione destinato agli investimenti e mutui già contratti);

· Chiedono che la Regione definisca una modalità contributiva che permetta ai comuni di non aumentare l’indebitamento, eliminando la prassi dei contributi in conto interessi che costringe le amministrazioni locali a contrarre dei mutui coperti da finanziamento regionale parziale;

· Chiedono che la Regione definisca nuovi criteri per l’assegnazione agli enti locali dei contributi in conto capitale che siano equi, univoci ed oggettivi e che le relative liquidazioni siano connesse agli stati di avanzamento dei lavori (criterio applicato già da alcuni anni dagli uffici Ministeriali);

· Chiedono che la Regione, al fine di permettere agli Enti Locali il pagamento dei crediti maturati dalle imprese per lavori, forniture e servizi, evitando sia una accentuazione della crisi dell’economia locale sia il sorgere di difficili contenziosi tra enti locali ed imprese appaltanti, inserisca in una prossima Legge Regionale una norma (simile a quella Statale della Legge n. 220/2010) che preveda l’istituzione di un Fondo sul Bilancio della Regione FVG destinato a trasferire agli enti locali le risorse necessarie al pagamento degli interessi passivi (interessi legali, interessi legali di mora e interessi contrattuali) maturati a carico di Province e Comuni per il ritardato pagamento dei fornitori. Utilizzando le opportunità delle normative vigenti le imprese che vantano crediti verso gli Enti Locali potranno richiedere a Province e Comuni la certificazione di tali crediti accendendo, tramite il sistema bancario, alla possibilità di cedere (pro soluto o pro solvendo) i crediti stessi ovvero richiedendo anticipazioni sui crediti vantavi verso gli enti. In questo modo le imprese potranno superare la situazione di mancanza di liquidità dovuta all’impossibilità per gli enti locali di procedere al pagamento dei fornitori a causa dei vincoli imposti dal patto di stabilità.

· Infine, chiedono di prevedere una maggiore compartecipazione della Regione agli obiettivi degli enti locali per il patto di stabilità aumentando (con almeno ulteriori 60 milioni di euro) gli spazi finanziari a disposizione degli enti locali per il pagamento dei residui passivi per le opere pubbliche in corso, ritenendo che solo con uno sforzo congiunto tra le autonomie locali e l’ente sovraordinato sia possibile raggiungere quell’obiettivo di sostegno delle imprese e degli investimenti sul territorio condiviso dalle autonomie locali e dalla regione, a questo scopo eliminando nel bilancio di previsione 2013 e pluriennale 2013/2015 tutto un sistema di poste discrezionali e volte a creare un sistema clientelare (in questo senso, ad esempio, art. 9 L.R. 27/2012). Rilanciare l’economia è la priorità assoluta ed è inutile oggi mettere poste di bilancio su investimenti che le imprese non sono in grado di fare e non pagare invece le fatture per i lavori e i servizi che le ditte svolgono per gli Enti.

 

Il Sindaco di Trieste Roberto Cosolini

Il Sindaco di Monfalcone Silvia Altran

Il Sindaco di Udine Furio Honsell

Il Sindaco di Cervignano Gianluigi Savino

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