23 Febbraio 2013

Associazione Essere Cittadini: “Più trasparenza e informazione sul pagamento dei contributi alle scuole”

Parte la campagna trasparenza e informazione a scuola, promossa dall’Associazione Essere Cittadini. Tra i principali problemi riscontrati nel mondo della scuola ci sono sicuramente la mancanza di trasparenza ed una non sempre appropriata ed efficace comunicazione tra i soggetti interessati (docenti, organi scolastici, dirigenti, famiglie e, per quanto di competenza, enti locali). Ciò si traduce in una generale disinformazione che spesso è alla base di contrasti e polemiche ma soprattutto, quel che più conta, di disservizi o di situazioni al limite della legalità se non addirittura di ipotesi di violazioni amministrative e/o penali (soprattutto nei casi riguardanti la normativa della sicurezza).

L’Associazione ha individuato tre macro temi sui quali focalizzare l’attenzione e fungere da stimolo per tutte i soggetti che in vario modo sono coinvolti nella scuola al fine di suscitare un dibattito ed una maggiore informazione, essi sono: 1) Il problema della trasparenza della gestione finanziaria della scuola; 2) la sicurezza nella scuola (sicurezza in senso lato, non solo relativa alla struttura e agli impianti dell’edificio, ma estesa a tutte le tipologie di rischio che possono concretizzarsi in tale ambiente lavorativo); 3) il problema generale dell’informazione e del confronto tra i vari soggetti con particolare riferimento all’attività didattica e alla gestione delle regole all’interno della scuola.

I contributi e le tasse nella scuola pubblica. Come ogni anno, si presenta, puntuale, la questione del pagamento dei contributi scolastici deliberati dai consigli di istituto, sempre più gravosi per il loro indiscriminato aumento e per la sofferenza dei bilanci familiari già provati da aumenti e tasse. Si premette che, come chiarito con varie circolari dal MIUR, i contributi non sono una tassa, in quanto le scuole non hanno potestà impositiva, e non sono una retta, perchè la scuola è pubblica, pertanto ogni tipo di contributo richiesto deve essere assolutamente volontario e detraibile dalle tasse come erogazione liberale. E’ utile ricordare che la scuola dei nostri figli la paghiamo già abbondantemente con le tasse!
Del resto, leggiamo nella nota MIUR, Dipartimento per l’Istruzione del 20.03.2012, che è fenomeno diffuso in tutto il Paese la prassi di “richiedere il versamento del contributo quale condizione necessaria per l’iscrizione degli studenti, mentre risulta spesso deficitaria l’informazione data alle famiglie in merito alla destinazione e all’utilizzo delle somme acquisite”. L’Associazione Essere Cittadini fa proprie le indicazione fornite dal MIUR e le propone come un’istanza di trasparenza finalizzata, non solo, ad una questione di giustizia, ma anche ad una più efficiente razionalizzazione e uso delle risorse.
In primo luogo si ribadisce che i versamenti in questione sono assolutamente volontari, anche in ossequio al principio di obbligatorietà e gratuità dell’istruzione inferiore, ribadito, più di recente, dalla legge n. 296/2007 (legge finanziaria 2007). All’ atto del versamento, poi, le famiglie vanno sempre informate in ordine alla possibilità di avvalersi della detrazione fiscale di cui all’ art. 13 della legge n. 40/2007. In secondo luogo va precisato che il contributo non può riguardare lo svolgimento di attività curricolari. A questo proposito, nell’autonomia didattica dei docenti, sulla base delle indicazioni dei consigli d’istituto, le attività curricolari dovrebbero essere svolte e approfondite in maniera esaudiente: non farlo e gonfiare le attività extracurricolari su presupposte esigenze didattiche, significa programmare attività e progetti, spesso assai discutibili, che poi si riverberano sulle tasche delle famiglie.
Per quanto concerne la stipula del contratto di assicurazione individuale per gli infortuni e la responsabilità civile degli alunni andrebbe spiegata la ragione di questa assicurazione integrativa e anche il diritto di controllare bene la polizza stipulata dalla scuola ed eventuali polizze stipulate privatamente che possono inglobare anche la responsabilità civile dei figli presso la scuola che frequentano.
Sempre dalla circolare citata leggiamo che “le risorse raccolte con contributi volontari delle famiglie devono essere indirizzate esclusivamente ad interventi di ampliamento dell’offerta culturale e formativa e non ad attività di funzionamento ordinario e amministrativo che hanno una ricaduta soltanto indiretta sull’azione educativa rivolta agli studenti”: tradotto, tanto per fare degli esempi, non sono legittime richieste di contributo, anche materiale, per la manutenzione o il toner delle fotocopiatrici o altre ordinarie manutenzioni, ecc.”. Sulla richiesta di risme di carta, vale lo stesso discorso e, comunque, ferma l’autonomia didattica dell’insegnante, si rileva che rimane un’anomalia il fatto che spesso si fanno centinaia di fotocopie a fronte di un parziale utilizzo dei libri di testo.
TRASPARENZA. Ma il punto fondamentale, rimane, a nostro avviso, il fatto che le istituzioni scolastiche devono improntare l’intera gestione delle somme versate dalle famiglie a criteri di trasparenza ed efficienza. In particolare, le famiglie dovranno preventivamente essere informate sulla destinazione dei contributi, in modo da poter conoscere in anticipo le attività che saranno finanziate con gli stessi ed eventualmente decidere, in maniera consapevole, di contribuire soltanto ad alcune specifiche azioni. E va previsto un criterio di proporzionalità che tenga conto delle condizioni ed esigenze familiari ( reddito, più figli nella stessa scuola, disabilità etc.)
Alle famiglie, al termine dell’anno scolastico, deve essere assicurata una rendicontazione chiara ed esaustiva della gestione dei contributi, dalla quale risulti come sono state effettivamente spese le somme e quali benefici ne ha ricavato la comunità scolastica.

3 commenti a Associazione Essere Cittadini: “Più trasparenza e informazione sul pagamento dei contributi alle scuole”

  1. Marilisa ha detto:

    Diomio, ma se si solleva la questione della trasparenza significa che fino ad oggi non c’e’ stata! E’ passato, ahime’, piu’ di mezzo secolo, ma quando andavo alle elementari ricordo che alla mattina ciascuno di noi portava un legno per la stufa, …… non e’ cambiato niente? Se la scuola oggi ha bisogno, per sopravvivere, del contributo materiale delle famiglie, non solo e’ amorale non dimostrare come i soldi sono stati spesi, ma prima ancora non dimostrare perche’ sono necessari.

  2. Martina Luciani ha detto:

    Significa anche che qualsiasi taglio di risorse pubbliche venga fatto alle scuole, automaticamente verrà compensato dalle richieste alle famiglie. L’altra faccia della luna: :un flusso di denaro enorme, di cui sappiamo niente. Ma qualcuno calcola quanto costa alle famiglie italiane questa prassi? Quest’anno siamo passati, al polo liceale, da 65 a 80 euro a figlio, senza una piega, una spiegazione, un timido “siamo spiacenti, m fate uno sforzo”.

  3. Ale ha detto:

    Condividiamo pienamente questa iniziativa. I dirigenti sono troppo reticenti nel rendere trasparente come usano il denaro degli istituti. Penso che questa ingiustificata reticenza sia un evidente sintomo dell’uso non corretto ed improprio che probabilmente ne fanno.

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