26 Dicembre 2012

Liberaladomenica: parte anche a Trieste la raccolta firme a sostegno di una legge a favore delle aperture domenicali

Anche la Confesercenti del Friuli Venezia Giulia sostiene la campagna nazionale Liberaladomenica. Parte anche a Trieste la raccolta firme a sostegno di una legge di iniziativa popolare che riporti nell’ambito dei poteri delle Regioni le decisioni sulle aperture domenicali lanciata lo scorso 7 novembre da Confesercenti con Federstrade e il sostegno della Conferenza Episcopale Italiana. I banchetti saranno allestiti in via Dante angolo via S. Nicolò nella giornata di sabato 29 dicembre dalle 10 alle 18. Saranno presenti per l’autenticazione delle firme il consigliere comunale Marco Toncelli (PD) e quello provinciale Francesco Cervesi (Un’Altra Trieste).
“Negli ultimi anni – ha spiegato il presidente di Confesercenti, Marco Venturi – il commercio ha perso 100mila imprese. Nell’imminenza della presentazione del decreto “Salva Italia”, denunciavamo che le aperture domenicali non avrebbero aumentato né consumi né occupazione. I fatti ci hanno dato ragione: i consumi continuano a cadere e la disoccupazione è a livelli record. L’eccesso di liberalizzazioni ha avuto il solo effetto di penalizzare i piccoli e medi esercizi, aumentando i costi e distorcendo la competizione. Non vogliamo chiudere tutte le domeniche, ma restare aperti solo quando è necessario. Altrimenti alle 100mila imprese già perse andranno presto aggiunte altre 80.000 che chiuderanno nei prossimi 5 anni, con la conseguente scomparsa di circa 240mila posti di lavoro”.
“Il sostegno della Cei – ha affermato l’Arcivescovo Giancarlo Maria Bregantini, responsabile lavoro della Cei – è a difesa di un valore innanzitutto antropologico: il riposo domenicale è fondamentale per l’uomo per dare senso alle cose che fa. Ha anche un valore sociale: perché le famiglie, e soprattutto le madri costrette a lavorare di domenica, non hanno più la possibilità reale di seguire i propri figli. Condividiamo anche le ragioni economiche: l’apertura domenicale deve essere eccezione, non regola. E’ necessaria una regolamentazione degli orari dei negozi, non una liberalizzazione sfrenata del commercio domenicale”.
Nel dettaglio, con il sempre aperto non sono aumentati i consumi, non è cresciuto il PIL, non è aumentata l’occupazione. E se solo la Grande Distribuzione ne ha tratto enorme vantaggio, significa che la libertà di concorrenza non è in grado di tutelare la concorrenza stessa. In nessun Paese europeo ci sono orari liberalizzati. Senza una nuova legge, nei prossimi 5 anni altri 80mila negozi chiuderanno e le città saranno sempre più vuote e meno sicure. In particolare, dal 2008 il PIL ha perso 7 punti (PIL 2012 – 2,4%) e nel 2013, secondo stime del Governo del settembre 2012, registrerà un – 0,2%. I consumi delle famiglie nel 2012, secondo stime Confesercenti, sono scese del 2,2 percento. Il tasso di disoccupazione del 2012 è stato del 10,2% (+1,8 rispetto al 2011) su base Istat e previsioni Confesercenti. I consumi delle famiglie nel 2012 sono scesi del 2,2 % (beni durevoli – 8,1%, beni semidurevoli – 4,4%, beni non durevoli – 2,6% e servizi – 0,3%). Le vendite del commercio al dettaglio delle piccole superfici dal 2008 a oggi sono del -8,6% (al netto dell’inflazione: -19%). La natimortalità delle imprese del commercio al dettaglio dal 2008 a oggi vede un -85.000. le vendite del commercio al dettaglio delle piccole superfici tra gennaio e agosto 2012 hanno fatto registrare un -2,7% (al netto dell’inflazione -4,6%). La natimortalità delle imprese del commercio al dettaglio tra gennaio e settembre 2012 è stata di -16.027 imprese (3.068 imprese mancanti all’appello in più rispetto allo stesso periodo del 2011).
Per il 70% degli operatori della GDO (Grande Distribuzione Organizzata) intervistati nell’ambito di un monitoraggio sulla liberalizzazione dell’orario dei negozi di Regione Veneto/Unioncamere Veneto l’aumento dei costi non sarà compensato da un aumento delle vendite. Dall’inizio del 2012 solo il 3,5% dei consumatori intervistati ha fatto sempre acquisti la domenica (dati dell’ottobre 2012). Tra 5 anni, secondo le stime Confesercenti su dati Unioncamere e MISE (Ministero dello Sviluppo Economico), si avrà un saldo negativo di 8.736 imprese nel settore alimentare, 21.026 tra abbigliamento e calzature, 17.417 nel settore casa (tra mobili ed elettrodomestici, ferramenta, cartolibrerie, fiori e piante) e infine 33.940 negozi in meno tra le altre tipologie di esercizi. Gli esercizi totali scenderanno di 81.118 unità e gli occupati saranno 202.796 in meno.
La proposta di legge di iniziativa popolare è stata depositata alla Corte di Cassazione il 13 novembre dal comitato dei Promotori. Serviranno 50.000 firme da raccogliere in un periodo di sei mesi.
Anche a Trieste come nel resto della regione la Confesercenti si è attivata per coinvolgere le strutture parrocchiali dove la raccolta dovrebbe proseguire nei modi e nei tempi indicati dalle singole parrocchie.

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