6 Dicembre 2012

Scampoli di storia: Giorgio Depangher, un sindaco, un dirigente politico, un poeta

rubrica a cura di Paolo Geri

Giorgio Depangher è stato una delle più rilevanti personalità del territorio del comune di Duino Aurisina. Ho avuto il piacere di conoscerlo di persona, di frequentarlo, di essergli amico e di condividere con lui l’ impegno politico.
Nato a Capodistria nel 1941, si trasferì a Trieste nel 1954 all’ epoca del grande esodo dall’ Istria. Nonostante il doloroso distacco dalla sua terra, riuscì ad integrarsi in profondità nel comune di Duino Aurisina, dove andò a risiedere, tanto da diventarne sindaco per il P.C.I. negli anni Ottanta. La sua formazione culturale si sviluppò tra l’ Istria e l’ Italia: in Italia si laureò e divenne insegnante di materie letterarie nelle scuole medie. Dirigente di spicco della Federazione Triestina del P.C.I. si impegnò in attività oltre che politiche, sindacali e culturali.
Fondò nel 1981 il “Circolo Istria” di cui fu presidente per sei anni, e assunse un ruolo importante nell’ “Istituto Gramsci”, per il quale organizzò varie attività culturali. Tra altre pubblicazioni, curò anche gli atti di tre convegni sulle minoranze, rispettivamente negli anni 1985, 1986 e 1988. Tutta la sua attività ebbe un obiettivo fondamentale: collaborare a creare nella nostra regione una cultura della convivenza tra italiani e sloveni che si basi sulla conoscenza reciproca e che si arricchisca dell’ apporto di entrambe le tradizioni. La sua stessa produzione letteraria è tutta improntata alla volontà di integrazione tra le due culture: poeta egli stesso, ha condotto un’ attività di traduzione di numerosi testi di poeti sloveni tra cui Igo Gruden e France Preseren.
Negli anni Ottanta sono uscite tre sue raccolte di poesie: “Il ginepro e il vento” (1983), “I silenzi della città” (1984) e “Con l’ altra parte di me” (1987). Nelle liriche della prima si evidenzia come dato costante la profonda relazione che Giorgio Depangher istituisce tra sè e il Carso, un ambiente dove tutti gli elementi naturali e paesaggistici assumono una funzione simbolica, si riempiono di significati che esprimono la difficoltà dell’ integrazione e una forte tensione sentimentale e morale. Nella seconda raccolta Depangher utilizza una lirica meno evocativa, per rappresentare intrecci più complessi di situazioni pubbliche e private raccontando poeticamente la difficoltà del suo inserimento in una società talvolta ostile, divisa da barriere che egli cerca di abbattere. Nell’ ultima opera compie una profonda riflessione sulla storia sua e di tanti altri, affrontando la tematica della doppia identità, della sua integrazione nel territorio, e proponendo una cultura della convivenza sia dal punto di vista storico-biografica che sentimentale-esistenziale. In tutte queste liriche si evidenzia un forte desiderio di unificazione, ma spesso anche l’amarezza per “una storia che non cresce”.
Di recente è stato istituito un premio letterario annuale rivolto agli studenti delle superiori in memoria di Giorgio Depangher. I promotori del premio sono l’ Istituto Gramsci, il Gruppo ’85, il circolo Istria, il gruppo ’91, il comune di Duino Aurisina e quello di Capodistria. L’ ultima raccolta di poesie, “Sbrindoli” (cioè “Brandelli”), è uscita postuma nel 2002, ad un anno dalla sua prematura scomparsa: è un libretto di poesie in dialetto capodistriano, pagine di un diario dolce e malinconico che scavano nei segreti degli uomini e della vita: “Xe stada cusì curta ‘sta zornada ….”

I SILENZI DELLA CITTA’

I silenzi della città
di questa città
non sono quelli della notte
o delle morte stagioni.

Nel paese della bora, dal mare al Carso,
cortine di nebbia
ristagnano
identità si specchiano
mute
nella loro chiusa diversità.

Dell’assurdità del guardarsi
e del non vedersi,
del parlare
e del non sentirsi,
di quest’ essere contemporanei
allo scoiattolo bruno
e mai alla rjava veverica,
al bianco calcare
e mai al bel apnenec,
al verde ginepro
e mai al zeleno brinje.

Ho nascosto
in una fenditura di pietra, lassù,
un desiderio tutto mio.

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