3 Dicembre 2012

Rigassificatore: continuano le iniziative di protesta a Trieste

Ndr. Sabato pomeriggio moltissime persone si sono riunite in Piazza Unità  per partecipare alla manifestazione, promossa dai “Cittadini in rete” e dalle realtà frequentanti Multicultura Center di via Valdirivo 30. Presenti molti  associazioni ambientaliste, il sindaco di Trieste Roberto Cosolini, il sindaco di Muggia Nerio Nesladek, la presidente della Provincia di Trieste Maria Teresa Bassa Poropat, la parlamentare europea e candidata alla presidenza della regione Deborah Serracchiani, il deputato Ettore Rosato e altri rappresentanti politici locali. Il corteo ha sostato di fronte al Palazzo della Regione e al Palazzo del Governo per ribadire la contrarietà al progetto Gas Natural. La cronaca è  di Luciano Santin e le foto di Bruno Carini.

Sabato pomeriggio, piazza Unità, manifestazione antirigassificatore. La terza in pochi giorni, dopo la marcia da piazza della Borsa al Porto Vecchio, e dopo la protesta serale nel diluvio. Stavolta non piove, ma fa freddo, e la bora punge.

Ci sarà partecipazione o la gente sarà stufa?

E’ un po’ un azzardo attendersi troppo, anche perché di pubblicità dagli organi di stampa, al solito, ce n’è stata poca. Il web, certo, ha fatto rullare i tamburi, e i cellulari hanno cinguettato, ma si sa che per la loro età media i triestini sono ancora molto legati ai supporti cartacei.

Così dieci minuti prima dell’orario ufficiale d’inizio le cinque, c’è ancora pochissima gente.

Poi, all’improvviso, l’afflusso inizia, lentamente, come un velo d’acqua leggero e costante che fluisce verso l’albero di Natale e il presepe.

L’assembramento cresce, in un quarto d’ora si arriva a qualche centinaio di persone (lasciamo ad organizzatori e Questura le loro stime contrapposte). E l’allure – lo si coglie subito – è molto diverso da quello di mercoledì.

Difficile capire il perché, sarebbe facile scherzare postulando diversità di carattere tra igrofili e xerofili. Ma la realtà è quella: si notano tante presenze nuove.

Semplificando al massimo (sulla scorta di un’impressione che non vuole essere valutazione di merito), la prevalenza di rabbia e protesta ha lasciato il posto a una fierezza decisa. Molta gente è venuta slegata da parti politiche o associazionistiche, e mossa da un indistinto senso del dovere nei confronti di Trieste.

Di spazio e di tempo, per l’impeto e il clamore come per la compostezza dura, ce ne sarà ancora. E anche per le azioni di carattere formale. Dei procedimenti legali in piedi parlano i rappresentanti delle associazioni ambientaliste, ed altri oratori, il cui ruolo non è chiaro. Ma importa poco, sia perché non ci sono concorrenze o rivendicazioni di primazia, sia perché alla fine l’impianto di amplificazione riesce a farsi sentire sì e no dal venti per cento dei presenti.

Compare un vecchio amico e collega: due mesi fa aveva detto «Una firma la metto, ma niente di più. Ho troppi impegni in essere e in arrivo». Adesso sta qui, assieme agli altri.

Tanti altri firmano, su un traballante banchetto da camping. L’atto è dovuto quanto scontato. Per capire quanto Trieste sia contro, basta fiutare l’aria che tira in città. Sono refoli crescenti, che non sanno affatto di gas.

All’orizzonte si profilano i politici, non è un cattivo segno.

Presenze impegnate da tempo, come Sergio Lupieri, Roberto De Carli, Paolo Bassi, Patrick Karlsen, Annamaria Mozzi (scuse anticipate a quanti fossero sfuggiti alla conta). E poi il “doppio misto” Cosolini-Poropat, svillaneggiato in sede AIA ma pronto a far valere le sue ragioni sul piano legale, con ottime probabilità di spuntarla (un’autorevole soffiata dal palazzo, dice che all’ufficio legale della Regione, considerata bene la questione, hanno allargato le braccia: «Ci chiedete di difendere l’indifendibile»).

Due facce nuove per questi assembramenti: quelle di Debora Serracchiani e di Ettore Rosato, che tra pochi mesi saranno in lizza per il Parlamento e per il governatorato. Ottimo, ma va da sé che all’uno e all’altra sarà chiesto qualcosa di più che non reggere uno striscione anti Gas Natural.

La folla si trasforma in corteo, una bella “bissaboba” umana che percorre piazza Unità, sostando sotto la Regione e poi la prefettura.

Quando ci si rivede? C’è da farsi sentire dal ministro Corrado Clini – si dice in giro. Le sue esternazioni, per quanto prudenti, spesso sono sembrate in collisione con quelle tetragone del collega Corrado Passera, e consapevoli dei problemi attinenti all’ambiente, alla sicurezza, al lavoro.

A Porta a Porta, parlando en passant e in generale (non c’era neanche uno straccio di plastico), il ministro ha citato la «compatibilità con le attività in sito, per esempio quella portuale», e se la parole hanno un senso…

Ad ogni buon conto, concordano tutti, c’è da continuare a fare pressing, e senza perdere tempo: l’impressione è che il presidente della Regione Tondo e il governo tecnico romano cerchino di accelerare al massimo, prima della scadenza naturale delle due legislature.

Insomma, una volta di più, un’imposizione secondo l’antico adagio: «Cosa fatta capo ha».

«Xé vero, capo podessi gaver», commenta con un sogghigno uno dei partecipanti, lasciando piazza Unità. «Ma me par che anche Luigi XVI e Maria Antonieta i diseva cussì».

 

 

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Un commento a Rigassificatore: continuano le iniziative di protesta a Trieste

  1. Avatar Dario Predonzan

    Solo 300? Il PICCOLO, nelle poche righe che dedica alla manifestazione (nascoste in un articolo che parla di altro…) dice 500.
    Io, per quel che può valere la mia stima, considerata la lunghezza del serpentone che ha percorso piazza Unità, dico un migliaio.
    Sicuramente più di quelle che c’erano alla manifestazione di mercoledì 28.

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