28 Novembre 2012

Rinarrate 1: 12 novembre 2003

La prima Protagonista che incontriamo si firma “Cimabue”. È stata la prima a trovare una chiave per raccontare la propria storia e a consegnare un testo, e oggi spetta a lei aprire questa serie di testimonianze. La sua scrittura è fresca e immediata, con qualche calco da espressioni dialettali che, dopo aver a lungo discusso, abbiamo deciso di lasciare nel testo definitivo. Capirete il perché a poche righe dalla fine del pezzo.


    Drin drin drin!
– Pronto?
– Ciao, sono Maria. Ti disturbo?
– Oh! Maria, tu sei il mio angelo custode e non disturbi mai! Hai qualcosa da chiedermi?
– In effetti, volevo chiederti se ti farebbe piacere partecipare a un corso di scrittura, organizzato dalla nostra associazione e da un giornale on-line. Alla fine del percorso, che dura due mesi, il tuo articolo con la tua storia sarà pubblicato…
– Con la mia storia?
In un paio di secondi mi è passato per la mente che meravigliosa opportunità mi dai, così nel mio piccolo posso mettere in guardia tutte le persone che stanno vivendo la mia stessa situazione… e spiegare che una via d’uscita c’è sempre!
– Ma certo che accetto, e ti ringrazio anche per questa bellissima esperienza che mi stai offrendo!
– Ok allora! Cimabue, sono felice che parteciperai… ci vediamo domani pomeriggio alle 16.00. Ti abbraccio, a presto!
– Ciao Maria, a domani!

Alla sera, a letto, pensai all’indomani e, contenta di ritornare al Centro e ritrovare tutte le grandissime eroine che avrei rivisto con molto piacere, mi addormentai. Quella notte, in sogno, mi tornarono a galla tutti i ricordi passati. Dalla mia prima volta, quando io e Mr. Hyde siamo andati a vivere assieme e litigammo per una scenata di gelosia inesistente e lui mi alzò le mani, violentemente. Terrorizzata, presi mia figlia di 4 anni e mi rifugiai a casa dei miei genitori, con la convinzione che mi avrebbero aiutato. Tutto ciò non fu possibile, perché Mr. Hyde venne a prendermi e convinse mio padre a farmi tornare a casa con lui, perché la pensavano allo stesso modo: «Le donne a casa? Devono stare zitte e subire», «È un disonore la separazione! Nella tomba sì, separazione no!»
E questo è stato il mio destino, nove anni di sofferenza e paura.

Una mattina decisi di andare a fare la spesa con mio papà, perché con solo il mio stipendio non riuscivo a far quadrare il bilancio familiare: l’affitto, le bollette della corrente e del gas, e la spesa. Al rientro a casa, Mr. Hyde mi accusò di essere stata con un amante, gli spiegai che si sbagliava, che ero stata con mio papà a fare la spesa pagata da lui. Non lo avessi mai detto! Mi alzò le mani in maniera molto violenta, poi, non contento d’avermi fatta nera, andò in cucina, prese un coltello (il più grande) e mi trascinò in camera, dove abusò di me con il coltello puntato alla gola. Per Mr. Hyde quella era la lezione che meritavo per averlo tradito, con mio padre! Quando rividi mio padre gli raccontai l’episodio. La sua risposta? «Ah, ok. Faccio finta di non sapere».

La mia vita era molto faticosa: lavoravo 10 ore al giorno, perché avevo aperto un’attività in proprio per poter portare più soldi a casa, mentre Mr. Hyde non lavorava. Nella sua testa malata si considerava un “figlio di papà” (anche se non ricevevamo nessun aiuto economico da parte dei suoi parenti). Io portavo mia figlia a scuola e l’andavo a riprendere per farla stare con me in negozio. Alla sera, al rientro a casa, dovevo travestirmi da “filippina”… lava, stira, cucina: non doveva mai essere mai nulla fuori posto, e tutto pulito. Una sera, mentre stavo cucinando la cena, Mr. Hyde cominciò a picchiarmi con calci, pugni che volavano da tutte le parti. Con le braccia ho cercato di proteggere la mia testa, lui ha continuato a colpirmi, fino a fratturarmi quattro costole. Tutto ciò davanti alla bambina, piangente e terrorizzata. E perché mi aveva picchiata? Perché aveva trovato una macchia sul mobile della cucina.

Mr. Hyde aveva l’abitudine di litigare sempre durante l’ora del pranzo o della cena, per qualsiasi motivo futile. Un giorno, nella pastasciutta avevo messo un po’ meno sale: mi spaccò il piatto in testa e poi, non contento, a pugni mi gettò a terra, mi prese per il collo fino a farmi mancare il respiro. In quel momento pensai di morire. La bimba, terrorizzata nel vedermi così in pericolo, cominciò a piangere tanto forte, e lo pregò di lasciarmi andare. In un momento di distrazione di Mr. Hyde presi la bimba in braccio e corsi giù per le scale. Un mio vicino del secondo piano, sentito il trambusto, ci accolse in casa.

Il giorno seguente incontrai mio fratello, e vedendomi così sfigurata mi chiese cosa fosse successo. Gli confidai che volevo scappare di casa ma non sapevo dove andare con la mia piccola. Per Mr. Hyde, solo orizzontale sarei uscita da quella casa, che per altro era MIA! Il mio fratellino mi accompagnò al Centro Antiviolenza, dove conobbi due angeli che mi accolsero a braccia aperte. Spiegai loro la mia situazione, mi sentii capita per la prima volta. Assieme alle volontarie, mia figlia e mio fratello abbiamo organizzato in gran segreto la fuga mia e di mia figlia. Aspettai con gioia la loro chiamata che mi confermò il giorno e l’ora. Da un giorno all’altro chiusi la mia attività per non essere rintracciata.

Il 12 novembre 2003 io e mia figlia siamo state accolte in una casa-rifugio segreta, gestita dal GOAP. Ogni anno, in questa data, festeggio la mia rinascita, la mia libertà, la mia voglia di vivere con Loriana, una carissima amica conosciuta nella casa-rifugio. Tra pochi giorni sarà il mio anniversario “da single” e il più bel regalo che potessi ricevere è la possibilità di scrivere questo articolo.

Da quando vivo sola, assieme alla mia bambina ormai adulta, vivo in pace e faccio tutto quello che ho sempre desiderato fare. Il lavoro è precario, lavoro in borsa lavoro per 350 euro mensili, ma almeno quando chiudo la porta di casa MIA si respira aria di pace e serenità, una cosa che prima non sapevo volesse dire. Mi sono messa in gioco e mi sono iscritta perfino alla scuola serale, sono in seconda superiore e non dico che è semplice lavorare e studiare fino alle 23.15 ogni giorno… ma lo faccio per me! Era un mio sogno e adesso cerco di realizzarlo.

Adesso ho vicino solamente persone che mi vogliono veramente bene, la mia signorinetta (la mia piccola), mio fratello con tutta la sua famiglia, le mie sorelle con le rispettive famiglie, e la mia “mumu” Silvestro, ringrazio Dio di averla conosciuta e  le sarò sempre grata per tutto quello che fa per me… le voglio bene! Le volontarie del Goap sono state i miei angeli custodi, le porto sempre nel mio cuore e le ringrazio ogni giorno per avermi salvato la vita. Grazie per tutto quello che fate per noi in queste situazioni, dove non ci abbandonate mai. Siete uniche!

In questa bellissima esperienza da scrittrice ho avuto l’onore di conoscere molte persone straordinarie e ringrazio tutti gli ospiti, Benedetta Gargiulo, Pino Roveredo e Fabio Dorigo per la loro pazienza e per averci insegnato i trucchi del mestiere. A Paolo, tu sei uno dei pochi uomini che porterò nel mio cuore, grazie per essere stato per noi compagne di penna un bravissimo insegnante, e la tua calma ci ha spronate ad andare avanti e scoprire questo nuovo mondo a noi sconosciuto. A Sara, grazie per i tuoi saggi consigli. Saluto tutte le mie nuove amiche e come d’accordo ci vediamo tutte noi, Paolo e Sara e tutti gli ospiti, davanti a una pizza per festeggiare la nostra prima “uscita”!

* * *

NOTA: nel progetto Rinarrate verranno accettati solo commenti firmati con il vostro nome e cognome, indipendentemente dal contenuto.

A questo link trovate l’indice di tutti i testi del progetto Rinarrate

Per contattare il centro antiviolenza GOAP: 040-3478827
http://www.goap.it/

Per contattare lo staff di Rinarrate: rinarrate@gmail.com

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38 commenti a Rinarrate 1: 12 novembre 2003

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