14 Agosto 2012

Full fanbase per i Foo Fighters

Dave Grohl è un simpaticone, diciamolo chiaramente. Sono rimasto incredulo dalla quantità di persone che è riuscito a radunare il camaleontico ex-batterista dei Nirvana. Una carriera in continua ascesa, abilmente condotta tra collaborazioni strategiche, ritornelli di facile presa ed una sensibilità musicale fuori dalla norma. Non gli puoi contestare nulla a Dave Grohl, compreresti pure un’automobile da lui. Anche da qui si spiega la folla oceanica che Lunedì 13 Agosto ha invaso Villa Manin di Passariano (UD). La sensazione di aver partecipato ad una serata speciale c’è sin dall’inizio ed è durata fino alla fine. Mi perdo il set dei Gaslight Anthem, mentre riesco a beccare le ultime due canzoni di Bob Mould. Quest’ultimo è colui senza il quale Dave Grohl e soci forse non avrebbero mai nemmeno imparato a suonare. Bob Mould è stato il leader degli Hüsker Dü , band che più di ogni altra ha influenzato l’inizio carriera dei Nirvana. L’atmosfera è piacevole, complice anche la location, che con le sue mura dà un senso di protezione a chi è venuto a godersi un concerto come si deve. Sono le 21:15 quando si abbassa la musica di sottofondo e parte “White Limo”, dall’enorme palco le note fanno scatenare le decine di migliaia accorse, la band è rodata e suona come un orologio. Dave è leader incontrastato del palco. Tirati uno dietro l’altro, i primi pezzi sono una dichiarazione d’intenti, “The Pretender” è forse la loro canzone più rappresentativa, quella che incendia definitivamente la platea. L’abilissima miscela di pop, punk ed un pizzico di hardcore è la magica alchimia che ha fatto arrivare sin qui un pubblico altamente trasversale, l’età dei presenti va dai 14 ai 50. Solo stasera mi rendo conto che ogni pezzo dei Fighters è un inno, note che mescolano energia ed emozioni in egual misura, canzoni che nascondono una struttura architettata alla perfezione. Non c’è una nota fuori posto, al punto che dalla metà in poi il concerto diventa da ottimo a superlativo. E’ “These Days” a fare da spartiacque, introdotta da un toccante monologo dedicato agli amici che non ci sono più. Come promesso, è un concerto lungo, più di due ore e mezza, i classici ci sono tutti, da “Learn to Fly” a “Monkey Wrench”, ma la ciliegina sulla torta è una “This is a Call” che nel finale si trasforma in “In the Flesh?” dei Pink Floyd. Dopo la stupenda “Best of You” la band si congeda per rientrare con quattro bis, tra cui la cover di Tom Petty “Breakdown”. Prima di abbandonare definitivamente il palco, Grohl dice “Se torniamo noi, tornate anche voi”, come non obberdirgli?

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