20 Luglio 2012

Populismo à la Rumiz: contenuti populisti e luoghi comuni

Sono molto sorpreso che tale articolo (cliccate se volete leggerlo) sia stato firmato da Paolo Rumiz. A dire il vero, non ci credo ancora, anche se mi sembra altrettanto impossibile il contrario.

Lasciando perdere le centinaia di condivisioni comparse in pochissimo tempo su Facebook, che non fanno altro che testimoniare la facilità con cui è possibile manipolare le persone con una scarsa propensione al ragionamento oppure molto pigre e rassegnate, veniamo all’articolo stesso ed esaminiamolo.

La prima cosa che salta all’occhio è la sapiente distribuzione di contenuti populisti e di luoghi comuni fortemente evocativi (alla stregua di certe becere comunicazioni di regime), che hanno lo scopo di mettere il lettore in uno stato positiva accettazione di ciò che sta leggendo e portarlo subdolamente sulle posizioni dell’autore.

Elenchiamo.

Una preparatoria situazione di tribù solidale che si passa sigarette, discute su Monti, balla il tango. E poi, il bresciano e il suo camoscio, il camionista turco affamato, la pipì del bambino. Insomma, un grumo di varia umanità pieno di luoghi comuni o di tratti favolosi di cui solo Rumiz può esser stato testimone (per dio, perfino il tango in autostrada).
Il SUV, ormai diventato l’auto del diavolo anche quando consuma e inquina meno di una vecchia cinquecento.
Il SUV nero come la notte, rafforzativo negativo molto abusato.
Il camioncino di operai bergamaschi, che guarda caso nell’immaginario collettivo consideriamo onesti e burberi lavoratori.
Il crick di una volta, tosto, che ormai nessuno ha più in macchina (o in furgone) perché sostituiti dal più efficiente crick a losanga. Del resto, una semplice spranga di ferro non avrebbe fatto lo stesso effetto, anzi, avrebbe richiamato antiche e scomode lotte politiche.
Cipputi dalla voce baritonale. Come può esserci antipatico? E perché non poteva essere un operaio rumeno dalla voce stridula? Eh eh… diavolo d’un Rumiz.
Il trionfo del giustiziere applaudito e l’arrogante vigliacco che resta in auto. Come se tu non vedessi l’ora di scendere quando uno schizzato ti distrugge il cofano a colpi di crick.
La felicità di un popolo che finalmente vede l’arrogante punito. Bravi.
E se quel Darth Vader dell’autostrada fosse stato invece una persona qualunque che aveva un’urgenza vera? Il buon Rumiz, visto che era a dieci metri di distanza, come se fosse a teatro, come mai non si è chiesto se, da bravo giornalista, non fosse il caso di approfondire?

Quante cose possono succedere nella vita di tutti i giorni per cui, che tu abbia il SUV nero oppure una Panda color merda, hai comunque una fretta boia di correre da qualche parte, una fretta tale che ti costringe a oltrepassare un poco la civile convivenza e strombazzare con il clacson?

Per esempio, una moglie che sta per partorire, tua madre che versa in gravi condizioni in ospedale dopo una caduta dalle scale del condominio, oppure hai il sospetto di aver lasciato il gas aperto e non c’è nessuno che può andare a controllare. Potremmo andare avanti a elencare migliaia di casi plausibili.

Invece no. In questo simpatico aneddoto, né Rumiz, né la barbara massa, né i condivisori di Facebook si sono dati la briga di controllare o di porsi delle domande. E questa è una cosa che mi fa letteralmente schifo.

È evidente, e ne prendo atto con grande tristezza, che da quello che ritenevamo un baluardo della ragione e cioè l’Olimpo della Cultura (più o meno alta), continuano a fuoriuscire persone come Rumiz, che sottoposti alla pressione dei tempi, non hanno saputo reggere e si sono abbandonati all’eloquio populista della violenza e della vendetta più selvaggia, al luogo comune, ai facili consensi.

Mala tempora currunt sed peiora parantur.

blog.custerlina.com

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