26 Aprile 2012

Memorie di uno Geisho: FEFF 14 / GIORNO 6

Il 25 aprile è noto in Veneto per essere il “giorno di San Marco”. Ossia festa religiosa. Ossia festa. Ossia sagra. Ossia grigliata. Ossia porzél. Ossia polenta. Ossia vino. E tanto.

Nel bigottissimo Veneto – e specialmente nella strabigottissima, ex-scudocrociata e verdepadana provincia di Treviso – il giorno di San Marco è dedito all’usanza di mangiare la frittatona facendo picnic sul greto del fiume tanto caro alla Patria: il Piave, che ormai mormora sempre meno. Mugugna.

I più laici e partigiani tra i trevigiani però ricordano come il 25 aprile sia fondamentalmente la Festa della Liberazione. Dal nazifascismo, tantissimi anni fa.
La grigliata quindi vuol essere un’allegoria: si sconfigge il nemico – il fascismo simboleggiato dal porco a tocchetti – grazie ad un’ultima sontuosa battaglia – la grigliata stessa, appunto – di liberazione.

Ma di questi tempi, “liberazione” assume anche un altro significato: liberazione non solo da un agente esterno, ma anche  e necessariamente da uno stato mentale. La crisi acuisce i sensi degli individui. Li rende ottimisti, pessimisti, fatalisti, inguaribili romantici: comunque più riflessivi.

Alcuni restano ancorati ad una visione del nemico come altro da sé: i politici, gli immigrati, i diversi. Costoro combattono la loro personale guerra della loro personale liberazione ogni giorno, non solamente oggi o da qualche anno in qua.
Ma non si accorgono che la vera guerra sta dentro ognuno di loro.
Dentro ognuno di noi.

Rinunciare al superfluo, all’egoismo, al vittimismo, ai preconcetti, alla violenza, all’ineluttabilità del fato, all’ignoranza, alla cattiveria, alla bruttezza delle cose.
Solo liberandoci da tale fardello riusciremo a vivere questi assurdi tempi con più passione ed armonia.

In primo luogo con noi stessi.

 

(Il film ONE MILE ABOVE di DU Jiayi parla di come esistano vari livelli interpretativi del termine liberazione: liberazione come lutto; liberazione come lontananza; liberazione come scoperta; liberazione come realizzazione di sogni altrui; liberazione come crescita. Etichettato troppo frettolosamente come “la risposta cinese ad Into The Wild“, il lavoro della regista DU riesce nell’impresa di restituire allo spettatore la bellezza mozzafiato del paesaggio del viaggio di Shuhao da Taipei a Lhasa, in Tibet; bellezza che il protagonista troverà soprattutto nell’animo delle persone incontrate di volta in volta durante il tragitto, che si concluderà con un ballo liberatorio)

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FILM VISTI OGGI:

09.00: ALREADY FAMOUS di CHONG Michelle / 2 palle
11.10: A KICK FROM HEAVEN di BRAMANTYO Haunung / 3 palle
14.00: LOVE di NIU Doze / 3 palle
16.15: SONGLAP di MAZLAN Effendee / 2 palle e mezzo
18.00: ONE MILE ABOVE di DU Jiayi / 4 palle e mezzo
20.15: THE WOODSMAN AND THE RAIN di OKITA Shuichi / 4 palle
22.30: MY SECRET PARTNER di PARK In-jae / 3 palle

 

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