9 Gennaio 2012

Apres ski hits 2012: da Trieste a St. Anton Am Arlberg – Prima puntata

Alzi la mano chi conosce o perlomeno ha sentito, almeno una volta nella vita, Anton aus Tirol di DJ Otzi. Per i pochi tra voi che hanno tenuto la mano abbassata (timidoni!), forniamo un video chiarificatore

e spieghiamo che si tratta probabilmente della più famosa canzone da “apres ski”, ovvero lo spazio di tempo (solitamente dopo le 4 del pomeriggio) che gli sciatori, deposti i ferri del mestiere ed entrati in una “baita” o in uno schirm (quelle strutture che somigliano a gazebo a forma di ombrello), dedicano al relax dopo la giornata trascorsa sulla neve. Relax che poi tanto tale non è: chi frequenta le località sciistiche di Tirolo e Salisburghese, le vere patrie dell’apres ski (diffidate dalle varianti italiane, un po’ troppo fighette…), sa che non appena gli impianti chiudono, negli schirm e nei locali si scatena la festa, tra fiumi di birra e balli (rigorosamente scarponi ai piedi) sulle note – appunto – di musiche appartenenti a quello che ormai si può considerare un genere definito. Genere che sostanzialmente si compone di brani che ripropongono, in chiave moderna e un po’ “unz-unz”, canzoni tradizionali, o che comunque sono costruiti allo scopo specifico di intrattenere e divertire con assoluta leggerezza, fino a sfociare nell’ignoranza musicale conclamata… insomma, una “festazza” in tutto e per tutto.
Per questo tipo di intrattenimento, l’autentica Mecca è St. Anton Am Arlberg, in Tirolo: patria d’origine dello sci alpino, ospita ormai da anni l’Apres Ski Hits, praticamente un Festivalbar del genere, in cui gli interpreti di queste canzoni si alternano sul palco (allestito proprio presso una “baita” sulla pista) e, con playback spudorato, presentano i loro brani in una sorta di concorso musicale, trasmesso sulla tv tedesca RTL 2 come veicolo promozionale della relativa compilation stagionale. La manifestazione dura tre giorni, durante i quali gli operatori della TV registrano le immagini, che vengono successivamente montate e trasmesse in differita nel corso delle festività invernali.
Grazie ad un opportuno ponte tra le festività di inizio dicembre, un manipolo di eroi, animato ovviamente da finalità scientifiche e di documentazione sociale in genere, è partito da Trieste alla volta di St. Anton, per assistere all’evento e poter raccontare ai lettori cosa succede da quelle parti quando si finisce di sciare. Il gruppetto annovera alcuni elementi che possono vantare qualche anno di militanza negli impianti sciistici del Salisburghese, per cui l’allenamento non gli manca e costituiscono quindi una fonte affidabile. Questo è il racconto della loro impresa.

L’arrivo a St. Anton. Il viaggio è piuttosto lungo (6 ore circa) e, complice una partenza non certo mattiniera, nonché una sosta mangereccia in Carinzia, arriviamo in loco verso sera. Tutto sommato, ci si può accontentare: strada facendo, infatti, ci siamo trovati a passare davanti alla fabbrica dei wafers Loacker, e c’è da dire che la tentazione di fermarsi per una visita è stata molto forte… non è stato facile proseguire dritti. Giunti nell’accogliente appartamento prenotato per tempo via internet, troviamo una sorta di grappetta adagiata sui cuscini dei letti: l’ospitalità austriaca è unica! Il tempo tra questa constatazione e il successivo brindisi è molto, molto breve. Conoscendo le abitudini degli autoctoni, che sono soliti cenare verso le 5 del pomeriggio, avendo realizzato che sono già le otto, scendiamo verso il paese (St. Anton non è certo una metropoli), per saziare i nostri stomaci famelici con qualche piatto “leggero”, come si usa da quelle parti. Prima di raggiungere l’agognata cena però, nei pressi degli impianti da sci, posti all’estremità del paese, ci attende una serie di incontri ravvicinati: individui ancora in tuta da sci, con andatura incerta, reduci da un apres ski quantomeno impegnativo; si fanno largo a fatica nell’oscurità, riuscendo a camminare e tenere in mano l’attrezzatura (sci, snowboard) in aperta sfida alle leggi della fisica. Uno snowboarder, il cui sguardo comunica il vuoto totale che alberga ormai nella sua mente, viene portato a spalla da un collega di bevute, leggermente più lucido e decisamente altruista. Alcuni di questi personaggi insistono a sciare anche se sotto gli sci c’è più asfalto che neve: la loro convinzione, evidentemente, è più forte dei cigolii sinistri che arrivano dalle lamine a contatto con la strada. Epico il tizio (italiano) che uscendo dal locale, battendosi il petto, proclama il suo amore per il gestore (che non vede l’ora di chiudere), urlandogli “amico mioooo! Sei mio amicooo”, fino ad azzardare un “my friend”… e poi dicono che gli italiani non conoscono le lingue straniere! Ad ogni modo, dopo aver pronunciato queste parole, l’italiano in questione stramazza rovinosamente a terra, mentre il suo “amico” si affretta a chiudere la bottega. Insomma, abbiamo la netta sensazione di essere finiti nel posto giusto.

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4 commenti a Apres ski hits 2012: da Trieste a St. Anton Am Arlberg – Prima puntata

  1. capitano ha detto:

    Ma come è possibile che popoli che hanno prodotto http://youtu.be/se_Swf7-68M
    o http://youtu.be/_jBLyIQvNf0
    abbiamo deciso che dj otzi e tiziano ferro meritassero un seguito?

  2. alpino ha detto:

    che storia!! 6 ore de coriera per rivar ta un posto imbusà giassà a magnar luganighe de cranio, bira, cameriere culone mentre sul palco bovari teutonici intonano canzoni da spaccalegna imbriaghi e mentre alegramente son drio ascoltar i 4 ossigenati de dosento chili in braghete de pelle maciade quel vicin de mi xe drio a zigar come hadolf hitler prima de invader la polonia 🙂

  3. isabella ha detto:

    Forte 😉

  4. massimilianoM ha detto:

    me gavè fatto spanzar con sto raconto muloni! speto la seconda puntata 😉

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