13 Settembre 2011

Adotta un ulivo del Litorale: l’olio di bianchera locale è caro… ma ne siamo sicuri?

Da oggi puoi adottare un ulivo del Litorale, entrando in un percorso di formazione sull’olio locale e comprando l’olio delle olive che adotterai. Scopri come, cliccando qua.

Credo che non ce ne rendiamo pienamente conto. Del tesoro che abbiamo qua in casa.
Parlo dell’olio extravergine di oliva della provincia di Trieste, di ottima qualità, se fatto a regola, particolare ed unico nella varietà autoctona bianchera.
Qualche anno fa è nata la Tergeste Dop (prima Dop della provincia, ndA), per tutelare e valorizzare questo prodotto unico e di altissima qualità. La bianchera ormai ha una gran fama a livello nazionale ed internazionale. La sua peculiarità e i suoi indubbi pregi organolettici ne fanno un prodotto di elevata qualità, molto ricercato sul mercato.
Dal sito tergestedop.it:

“L’olio di bianchera presenta alcuni aspetti caratteristici e molto importanti: un’alta percentuale di acido oleico ed un elevato contenuto in polifenoli (antiossidanti), oltre ad un’acidità estremamente bassa. Da un punto di vista organolettico, all’olfatto l’olio risulta fruttato intenso, mentre al gusto presenta una nota caratteristica di amaro e di piccante”.

Forse qua da noi è meno apprezzata che altrove, e in questo approfondimento voglio analizzare quello che è uno degli ostacoli alla sua diffusione (ma anche di tutto l’olio di qualità prodotto su piccola scala) sulle nostre tavole, ossia il prezzo.

Con l’aiuto degli olivicoltori Roberto Ota e Rado Kocjančič, e grazie al parere del professor Lanfranco Conte abbiamo scrupolosamente ricostruito il costo del nostro olio, basato sulla produzione tipo di un ettaro di terreno.
L’ettaro di terreno preso in considerazione (zona San Dorligo – Dolina) ha grosso modo 300 alberi.
Questi alberi negli ultimi 5 anni hanno avuto una media produttiva di 35,29 quintali di olive annui.
Questo ettaro è affittato per 303 euro all’anno, pagati alla Comunella.
Per produrre le olive da cui poi si farà l’olio bisogna mettere in atto tutta una serie di buone pratiche; fra queste abbiamo preso in considerazione la potatura, lo sfalcio, la concimazione, la lotta integrata, la raccolta, la molitura e gli eventuali trattamenti.
Analizziamo nel dettaglio ogni singola operazione.

La potatura può prendere 10 giorni di lavoro (30 alberi al giorno), finendo per costare 560 euro; lo sfalcio prende 3 giorni, costando 168 euro. Per fortuna sui trattamenti si risparmia. Negli ultimi anni grazie alla lotta integrata, che costa 250 euro, non sono stati fatti, andando a risparmiare circa 30 euro all’ettaro. In questo caso ci si guadagna in qualità.

La raccolta delle olive può prendere 9 giorni per ettaro, impiegando 4 addetti, con un costo finale di 2016 euro.
Mentre concimare un ettaro di uliveto costa fino a 500 €.

Per trasformare le olive in olio bisogna andare al frantoio, dove si pagano 26 centesimi per kg di olive. Quindi negli ultimi 5 anni si è andati a spendere 917 (3529×0,26) euro all’anno per la molitura.

Poi ci sono gli ammortamenti e il costo del gasolio per i vari mezzi impiegati sul campo. Per l’ammortamento (trattore, attrezzi, cantina, impianti, recipienti, assicurazione e INPS) volano via 1000 € annui, mentre di gasolio altri 330 euro.
Fatto tutto questo bisogna portare le olive al frantoio, dove ogni anno la resa è differente, dipende.

Negli ultimi 5 anni l’ettaro preso in considerazione, come detto, ha dato una resa media di 35,29 quintali di olive, con una resa media del 14,4%. Significa che da 100 kg di olive si ottengono 14,4 kg di olio. Insomma negli ultimi anni il nostro ettaro ha reso 508 kg di olio. Ora, il fattore di conversione per ottenere il totale in litri è di 0,916, e noi abbiamo prodotto circa 554 litri di olio extravergine di oliva di qualità.

Questo olio va imbottigliato chiaramente (e conservato adeguatamente al riparo da luce e fonti di calore, come ben si sa). Le bottiglie da mezzo litro in vetro scuro costano, manodopera per riempirle esclusa, un euro ciascuna, ma ne vanno due per ogni litro di olio, quindi a bottiglie raggiungiamo una spesa di 1108 € per ettaro. Il lavoro per riempire le bottiglie costa 196 euro, considerando 28 ore di lavoro a 7 € orari. Per inciso faccio notare come le bottiglie col tappo dosatore antifrode costano 1,50 €, e sono usate proprio da Rado Kocjancic.

Ma non è finita bisogna fare anche la promozione. Si va dalle piccole manifestazioni, dove esserci può costare qualche centinaio di euro, fino alla manifestazione più prestigiosa a Trieste che è OlioCapitale, dove uno stand per quattro giorni costa 1600 euro. Noi terremo in considerazione un produttore con tre ettari di ulivi, e spalmando il costo promozionale, direi che il minimo annuale per ettaro è pari a 500 euro.
E ancora, la nostra straordinaria bianchera potenzialmente può essere imbottigliata come Tergeste Dop, ed il costo per questa operazione gira attorno ai 280 euro (150 di analisi, 80 di bolli e incartamenti e 10 cent al litro). Tralasciando gli infiniti registri che bisogna compilare per questo prodotto.

Sommando tutte le voci di spesa indicate arriviamo ad una spesa totale di 8128 (8405 se imbottigliamo con tappo antifrode), che divisa per 554 litri mi dà un costo al litro di 14,67 € (15,17€) al produttore. Ricordo che i dati sono basati su una produttività media e quindi suscettibili di variazioni. Negli anni buoni si può avere una resa molto maggiore, mentre altri anni si possono avere raccolti più magri.

Questo è sicuramente un costo approssimativo, ma in ogni caso fondato su cifre assolutamente affidabili e riscontrabili, e dà indicazioni ben precise. I conti sono fatti per l’olio per la varietà bianchera che poi diventa Tergeste Dop in bottiglia. Se valutiamo una bianchera sfusa (in taniche da 5 litri) al monte costi totali dobbiamo togliere i soldi della Dop (280 €) e di bottiglie e imbottigliamento (1200 €). Arriviamo a 6648, a questi dobbiamo aggiungere 111 contenitori da 5 litri, al costo di 1 euro l’uno. Siamo a 6759 € per 12,20 € al litro.

In questi conti abbiamo tralasciato le spese per un eventuale agente commerciale, figura necessaria quando il volume di affari si ingrandisce, e che sicuramente non costa poco. Inoltre quasi tutte le aziende hanno un sito internet, strumento necessario a farsi conoscere e vendere, ma che in questa sede non è stato considerato; certo oramai un sito non costa tanto, ma tutto aiuta. E ancora, non è stata considerata la merce che va via per gli omaggi promozionali, negli assaggi ai clienti, per le fiere e i concorsi. Sono tutti costi in più.
Insomma, la situazione dalle nostre parti è questa; in un’economia di scala i prezzi possono scendere per l’olio di qualità, ma a determinate condizioni, come grosse produzioni, oliveti pianeggianti e lineari, frantoi di proprietà e via dicendo.

A margine di questa analisi abbiamo fatto alcune considerazioni, certo fra amici, ma che danno indicazioni interessanti.
Parlando di questi risultati ci siamo messi a divagare per capire quanto può spendere una famiglia per l’olio. Partiamo dal fatto che usando dell’olio buono ne basta poco per insaporire i nostri piatti; pensando alla giornata piena (cosa rara) una famiglia di quattro persone a pranzo condisce un piatto di spaghetti e della verdura, mentre a cena si può condire una bistecca o del pesce e dell’insalata con poco più di mezzo decilitro di olio. Questa quantità è pari a circa un euro al giorno, ma se vi piace tanto l’olio si può spendere 1,20 € al giorno. La cifra può sembrare alta, ma considerando che un caffé al bar può costare anche un euro o un pacchetto di sigarette oltre a 4 euro, vediamo come la spesa in olio è in realtà molto bassa. Ricordatevi inoltre che il nostro olio oltre ad essere molto buono, fa anche molto bene, in virtù della sua naturale ricchezza in polifenoli, preziosi antiossidanti, naturali protettori del sistema cardiovascolare e efficaci antitumorali.

In conclusione, la nostra Bianchera è un prodotto di altissima qualità, è buono e fa bene, cosa rara nel panorama gastronomico attuale. Il suo prezzo suscita timori e reverenze, ma più perché siamo abituati a spendere veramente poco per oli da grande distribuzione di bassa qualità (direi assente); il nostro è realmente un’altra cosa. Se sugli scaffali troviamo degli oli a 6 euro al litro o anche meno, poniamoci delle domande. Apriamo una bottiglia della nostra Bianchera, annusiamola, sentiamone i profumi e poi apriamone una da grande distribuzione e sentiamone gli odori (chè di questo si tratta).
Buon appetito!

In appendice i calcoli precisi. I costi sono da ritenersi per ettaro di uliveto:

Tot (€) Giorni Ore/giorno €/ora Addetti
Affitto/anno 303
Sfalcio 168 – 3 giornate lavorative di 8 ore (7€/h)
Potatura 560 -10 giornate lavorative di 8 ore(7€/h)
Concimazione 500
Lotta integrata 250
Molitura 917
Trattamenti
Ammortamenti 1000
Raccolta 2016 -9 giornate lavorative di 8 ore (7€/h)per 4 persone
Gasolio 330
Bottiglie 1108
Imbottigliamento196
Dop 280
Promozione 500

Da oggi puoi adottare un ulivo del Litorale. Scopri come, cliccando qua.

bora.la/cibo | Promuovi anche tu la tua pagina

Tag: , , .

47 commenti a Adotta un ulivo del Litorale: l’olio di bianchera locale è caro… ma ne siamo sicuri?

  1. diego ha detto:

    magnifico articolo. anche se la potatura mi sembra costare un po’ poco…. A me per un albero han chiesto più di quanto viene messo qui a giornata (30 alberi). Possibile?

  2. sarei curioso di sapere se tra i vari esperti e professionisti che leggono Bora.La, c’è qualcuno che potrebbe spiegare o suggerire come ridurre questi costi, mantenendo invariata la qualità di questo olio.

  3. ufo ha detto:

    Sette euro all’ora, suppongo al lordo di imposte e contributi, per cui netto in tasca all’eventuale bracciante arrivebbero… tre euro all’ora?

    Quanto paga McDonalds?

  4. Luftanze ha detto:

    Molto interessante. Cosa sarebbe il “tappo antifrode”? Personalmente mi sono sempre chiesto quanto possa valere una denominazione DOP(o simili) in termini di promozione e difesa dalle imitazioni e quanto siano giustificati i costi per ottenere tale denominazione, che spesso non viene nemmeno percepita dal consumatore. Forse li’ si puo’ risparmiare qualcosa, in quanto la carta (i vari certificati etc..) si lascia scrivere, ma la qualita’ del prodotto, per chi la cerca, e’ il parametro fondamentale che fa scattare l’acquisto.

  5. chinaski ha detto:

    ufo, hai perfettamente ragione. infatti ci sarebbe da fare un lungo discorso su certi abbagli che si rischia di prendere seguendo alla lettera latouche&co.

  6. Bibliotopa ha detto:

    Che tipo di concimazione fanno?

  7. Non ho dubbi che i costi siano quelli indicati e sono più che certo che l’olio sia di eccellente qualità. Credo però che il pezzo sia una sorta di risposta a quanti in altro luogo di bora.la facevano notare che 20 Euro per litro (per il consumatore) parevano un po’ cari tenuto conto di altri produttori in giro per l’Italia.

    E quindi credo sia anche il caso di segnalare degli altri dati.

    L’ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) registra ogni mese il prezzo medio alla produzione degli oli. Mi sono scaricato l’ultimo rapporto (I trimestre 2011).

    L’olio extravergine ha un costo di produzione medio di 2,96 Euro/litro a gennaio (min 2,83 – max 3,25), 2,94 a febbraio e 3,06 a marzo.

    Il margine di filiera registrato è sceso dal 2009 al 2011 da 123 (2000=100) a 85, quindi è evidente che si tratta di una produzione i cui margini si sono drammaticamente ridotti negli ultimi anni. L’Italia nel 2010 ha prodotto 550.000 tonnellate d’olio d’oliva e sansa (+6,2% rispetto al 2009). La Spagna ne produce 1.400.000 tonnellate, poi seguono la Grecia (336.000), la Siria (194.000), la Turchia (160.000), il Marocco (150.000) e via via gli altri.

    Fatto pari a 100 il costo medio di produzione dell’olio nel 2000, nel 2010 questo prezzo risulta pari a 133,3, mentre i prezzi al consumo sono pari a 106,7. Il che conferma una volta in più che il produttore di olio ha ridotto di molto i suoi margini.

    Torniamo adesso ai prezzi alla produzione, perché l’ISMEA rileva i prezzi anche di tutta una serie di olii Dop/Igp, e quindi di oli di qualità.

    Ecco qua il prezzo medio di questi oli di qualità nel primo trimestre 2011:

    Alto crotonese: 3,95 Euro/litro
    Aprutino/pescarese: 7,25
    Brisighella: 18,50
    Bruzio: 3,35
    Canino: 7,50
    Chianti Classico: 7,75
    Cilento: NP
    Colline Salernitane: 4,20
    Colline Teatine: 4,38
    Dauno: 3,20
    Garda: 10,63
    Laghi Lombardi: 13,50
    Lametia: 3,91
    Monti Iblei: 6,75
    Riviera Ligure: 10,00
    Sabina: 6,15
    Sardegna: 3,12
    Terre di Bari: 3,14
    Toscano: 4,91
    Umbria: 7,40
    Valli Trapanesi: 3,68
    Val di Mazara: 3,9 (2010)
    Veneto: 10,75
    Valle del Belice: 3,83

    Alla luce di questi dati, risulta quindi che il costo di 12,20 Euro/litro dichiarato in questo articolo per il Bianchera è il terzo più alto in assoluto. Resta però il fatto che se io acquisto un olio Dop Valle del Belice a – mettiamo – 10 Euro al litro (prezzo al consumo), non credo di portarmi sul tavolo una schifezza assoluta, e non credo nemmeno che il produttore si sia preso una tramvata in faccia, visto che a lui produrlo costa 3,83 Euro/litro!

    Rispondere a emm credo sia quindi impossibile: credo però che potrebbe contattare i vari consorzi che in Italia producono a prezzi inferiori, per farsi spiegare come fanno.

    Luigi (veneziano)

  8. alpino ha detto:

    qualcosa non mi quadra, aveta una coltivazione medio intensa 300 piante/ha (coltivazione classica si aggira sulle 180 mentre la intensiva 350) e una resa media di 36 q.li per ha, un ettaro mediamente piantumato con piante a pieno ciclo fruttifero adulta quindi oltre gli 8 10 anni producono circa 60/70 qli di olive ma anche di piu..voi quasi la metà pur avendo piu piante della media..
    Ad oggi sono rimasti in pochi a produrre olio e venderlo imbottigliato o messo in fusti di latta da 5 litri, quasi tutti versano a prezzo concordato a quintale di olive nei relativi consorzi (anche la mia famiglia fa così) poi i consorzi vendono come meglio credono.
    I piccoli produttori stanno dismettendo le bottiglie proprio per i costi sopra descritti per vendere solo a latte da 5l con tappo sigillato.
    Ovviamente non dimentichiamo una cosa ragazzi, nessuno in Italia per un ettaro di piantagione affida lavori a terzisti (potatura e sfalcio) solo la raccolta viene fatta con l’ausilio di operai, voi avete un singolo ettaro e vi sobbarcate i costi di una manodopera che mediamente viene svolta dal singolo contadino, per coloro che hanno piu ettari si chiamano i terzisti ma ci sono anche più entrate. Armarsi di buona volontà ed imbracciare tagliaerba a benzina e via pianta per pianta.
    Una domanda, che tipo di potatura fate? la potatura prima del periodo freddo è la parte fondamentale per determinate la quantità di bacche successivamente e vista la produttività per ha medio bassa può essere che il potatore stia cappellando!

  9. ciao a tutti,

    purtroppo non sono un esperto ma sono certo che giacomo e magari qualche contadino che ci legge potranno rispondere con più cognizione.

    ho trovato, intanto, un articolo di altraeconomia in cui scrivono a proposito del mercato italiano dell’olio d’oliva:

    L’unica certezza in una filiera così allungata è che anche chi produce olive, come molti altri agricoltori, non ha nessun controllo sul prezzo che viene riconosciuto (o imposto) dal mercato. E che l’unica scelta “di mercato” che può prendere l’azienda olivicola è quella di non raccogliere, quando la vendita dell’olio sfuso non copre nemmeno il costo di raccolta. A luglio 2009, ad esempio, a Bari l’olio valeva 2,53 euro/kg, a Catanzaro 2,23, contro i 5,05 euro al kg per l’extravergine della Sabina e i 4,75 che si pagano a Firenze per l’Igp Toscano. E i prezzi oscillano, di settimana in settimana, seguendo tutte le caratteristiche di una tipica commodity.

    quindi, fuori dalla mia ignoranza del mercato, credo di poter rispondere a luigi veneziano dicendo che magari quei dati che lui ci fornisce abbiano bisogno di un contesto un po’ più ampio. quello appunto di un sistema che, almeno da questo confronto tra fonti e dalla sensazione di molti essereri umani, non funziona più mica tanto bene.

    così “mi pare”.
    ciao,

    enrico

  10. dimaco il discolo ha detto:

    credo che alpino abbia ragione riguardo alla potatura. c’è qualcosa che non quadra con la produzione. anche noi abbiamo qualche ulivo, ma servono solo per produrre olio per uso nostro. e cmq ne facciamo poco circa 15 litri. che non è molto e mia madre lo tiene centellina veramente.

  11. Giacomo Cecotti ha detto:

    @3
    Gli olivicoltori interpellati fanno le operazioni indicate da soli, generalmente. E loro stessi hanno indicato un’autopaga di 7 euro orari. Nei casi di manodopera esterna il costo ovviamente sale, incidendo ancora di più sul costo finale. Mi pare che nel caso dei famosi voucher per la vendemmia, il tagliando costi 10 euro al contadino, mentre al bracciante restano 7,50 €, se non sbaglio.

  12. Giacomo Cecotti ha detto:

    @4
    Il tappo antifrode è quello dei superalcolici, tipo whisky, per capirci. E’ utilizzato da alcuni, a seguito di alcune disavventure. Nello specifico è capitato che il produttore vada a mangiare in un ristorante che usa il suo olio. Alla richiesta di avere il proprio olio per condire, il gestore fa un pò di resistenza, poi costretto porta una bottiglia del tal olio, ma dentro non c’era l’olio in etichetta, ma un altro prodotto pessimo. Ecco per riutilizzare una bottiglia col tappo antifrode, bisogna rompere il tappo, cosa che certifica la frode.

  13. Giacomo Cecotti ha detto:

    @4
    Assolutamente d’accordo sul discorso qualità. Infatti l’olio che viene adottato è una bianchera in purezza, ma senza certificazione, vale la sua grande qualità.
    E ancora, mi è capitato più di una volta di assaggiare degli oli certificati biologici o dop, ma di pessima qualità, addirittura neanche extravergini. La certificazione deve essere una cosa in più. La qualità dell’olio e della persona che lo fa per noi è la prima cosa, il resto viene dopo.

  14. alpino ha detto:

    Giacomo rimane il fatto che la proporzione produttività per ha in ragione del numero di piante non quadra.

  15. ota roberto ha detto:

    alpino, purtroppo quadra

  16. @ emm

    Premessa: non pretendo minimamente d’insegnare nulla a nessuno. L’olio qui presentato viene venduto a 20 Euro al litro, ma ci sono produttori che vendono il proprio olio (Dop/Igt) a 40 Euro, così come ce ne sono che lo vendono (sempre Dop/Igt) a 10 Euro.

    E questo è un semplice fatto.

    Così com’è un semplice fatto che moltissimi prodotti abbiano dei prezzi molto, ma molto diversi.

    L’altro giorno a Treviso ho notato che vendono il sale dell’Himalaya a 5 Euro al kg, e il sale delle Isole Fiji a 6 Euro al kg. Ho notato anche negli ultimi tempi che il prezzo del latte fresco varia da 0,70 (hard discount) a 1,80 al litro. E che dire delle uova, il cui prezzo (a parità di categoria, in confezione da sei) varia dai 0,20 ai 0,60 Euro l’uno?

    Tu potrai dirmi che il tuo uovo da 0,60 Euro proviene da gallina ruspante che vive all’aperto, nutrita solo con mangime biologico eccetera eccetera. Io apprezzerò la spiegazione, valuterò la differente qualità e poi – come capita – farò la mia scelta.

    Di più – in questi settori dove il prezzo è sempre indipendente dalla volontà degli agricoltori/allevatori – non credo si possa dire.

    E faccio notare che in moltissimi settori produttivi (quasi tutti!) oramai il prezzo sfugge al produttore.

    L.

  17. ota roberto ha detto:

    diego: questione di zata,mestier e ordegni giusti. Motosega portatile a batteria, cesoie a batteria,prolunghe e perciò assenza de scale,el che no xe poco.

  18. Mauricets ha detto:

    luigi veneziano cosa intendi dire?
    si sa benissimo l’andamento del mercato visto che tutti fanno la spesa.

  19. @ mauricets
    Intendo dire che se il prezzo di 20 Euro al dettaglio è corretto per il Bianchera (come viene dimostrato con tanto di tabella), non è detto che un prezzo di 40 Euro significhi che l’olio sia il doppio più buono, così come non è detto che un olio da 10 Euro sia buono la metà.

    E voglio dire anche che io mi scontro varie volte al giorno con prodotti che costano meno del mio: alle volte capisco perché (prodotti solo apparentemente simili), alle volte no e cerco di fare leva su altro che non sia il prezzo. Alle volte mi va bene, alle volte mi va male.

    L.

  20. Giacomo Cecotti ha detto:

    @6
    La particella data in adozione è stata concimata in modo totalmente organico, in questo caso…cavallo, se mi sono spiegato.

  21. Mauricets ha detto:

    è la legge di mercato. il prezzo poi non è dato solo dalla qualita o bonta. a parita di fascia queste voci sono le meno importanti.

  22. oslauc ha detto:

    Ho la fortuna di gustarmi l’olio di Ota spesso…una vera delizia!!!

  23. Giacomo Cecotti ha detto:

    @ Veneziano
    Quello che dici ha senso, ma continuo a ripetere a tutti che nell’iniziativa ‘Adotta un ulivo del Litorale’ non vendiamo solo l’olio, che in questo caso non è neanche in vendita diretta (collaborazione fra azienda agricola e noi), ma cerchiamo di fare anche cultura sull’olio, e come direbbe un mio amico noi gettiamo dei sassolini, cerchiamo di far capire a più gente possibile la differenza fra oli per poi decidere consapevolmente.

    Poi sta alle persone, acquisite le conoscenze decidere, non solo in base al prezzo. Nei tuoi commenti hai sempre tralasciato questo aspetto, sottolineando come noi vendiamo olio. Noi facciamo di più, forse a te sembra poco, ma non è così. Dopo che delle persone preparate mi hanno ben spiegato come è l’olio, per me si è aperto un mondo.
    Inoltre ci tengo a sottolineare come questo stesso olio da noi dato in adozione, sia in vendita nella nostra città a prezzi molto alti, fino a 36 € al litro, ma non escludo anche a più alti. Sarebbe interessante paragonare prezzi differenti sullo stesso prodotto, perchè quello che fai tu è di comparare i prezzi di prodotti diversi, di oli diversi, che sono veramente cose lontane.
    Se ti dico che il nostro olio, assieme a tutto l’iniziativa, costa 20 al litro, ma che un consumatore facendo la scelta di prenderlo da un’altra parte può pagarlo fino a 36 € al litro…
    Se vuoi parlare di cose veramente assurde, ti racconto che c’è un noto produttore di olio della nostra provincia che mette l’olio nelle bocette di profumo con il nebulizzatore, e lo vende vicino ai 190€ litro, e mi dicono che lo vende bene, allora si ti dico che prefersco risparmiare.
    Dai, Luigi!

  24. luftanze ha detto:

    suonerebbe forse irrispettoso un parallelo con il vino? voglio dire, anche in quel settore hai vini in cartone da pochi euro, venduti nella GD e bottiglie di passito da 20,30, 40 e passa euro che hanno un mercato proprio.Inoltre, nel caso dell’olio il piacere del consumo e’ ben piu’ prolungato e spalmato su un lasso di tempo maggiore.

    comunque, si potrebbero avere delucidazioni su sto benedetto “tappo antifrode”? che messo cosi’, sembrerebbe qualche nuovo intervento del governo per risolvere la rogna del debito…

  25. luftanze ha detto:

    ops, ho visto solo adesso la spiegazione sul tappo antifrode poco sopra. Ringrazio l’autore e mi scuso per la ridondanza!

  26. maja ha detto:

    da come la vedo io, l’obiettivo principale di questa iniziativa (come anche quello dell’orto comunitario) è quella di fornire ai partecipanti gli strumenti per re-imparare quello che i nostri nonni sapevano fare alla perfezione e che noi invece abbiamo completamente dimenticato, cioè coltivare la terra e conoscere gli alimenti che mettiamo nel piatto.
    parliamoci chiaro: i bambini di oggi non sanno nemmeno che le vacche e i maiali puzzano, che aspetto abbia una pianta di pomodoro e che per farla crescere si usa la cacca.

    a me sembra una buona idea, solo che forse precorrete un po’ i tempi. insomma… sè tropo avanti, muli!

  27. ota roberto ha detto:

    Grazie dei muli, Maja.
    Ma se no andemo tropo avanti,
    restemo tropo indrio.

  28. @ roberto ota

    non posso che chiedere anche a te, visto che ti manifesti qua dentro, se creando formule di cooperazione tra gli agricoltori, potreste riuscire ad abbassare i prezzi dei vostri oli di qualità…
    insomma: in che maniera possiamo assieme, tra voi contadini e noi ‘cittadini’, riuscire ad abbassare questi costi?
    intendo per il futuro, ora mi è chiaro che non sia possibile

  29. Giorgio De Prosperis ha detto:

    quando vado in vacanza( in genere in Sicilia) compro l’olio direttamente dal produttore, pochi giorni prima della ripartenza, lo metto in una io due taniche da 5 litri e spedisco il giorno che parto. Arrivo e il giorno dopo arriva l’olio, lo imbottiglio subito e conservo al buio…il costo mai superiore ai 6 euro(in questo caso bio) .

  30. Giorgio De Prosperis ha detto:

    sempre ottimo

  31. giacomo cecotti ha detto:

    Ho trovato ora i dati sul comparto olivicolo italiano (Fonte Unaprol 2005) e marchigiano(2006), che dicono che la produzione media per ettaro si aggira fra i 500 e i 700 kg di olio in Italia, fra i 300 e i 400 kg nelle Marche. Ecco, il nostro uliveto, negli ultimi 5 anni ha prodotto in media 508 kg di olio per ettaro; non lontano dal dato nazionale. Certo si possono ottenere rese più alte raccogliendo olive surmature, ma questo va a scapito della qualità.

  32. Voglio aggiungere che nel 2013 dovremmo assistere ad un vero e proprio cataclisma: cesseranno (salvo ripensamenti dell’ultima ora) gli aiuti pubblici diretti legati alla produzione o al mantenimento degli uliveti.

    Si prevede che l’Italia i piccoli produttori saranno destinati al tracollo, salvo riescano a proporsi di fronte al mercato in modo innovativo o di nicchia. Chi riuscirà a vendere il proprio olio a 100 Euro al litro grazie alla storiella del nebulizzatore, in definitiva sarà un genio. Saranno bravi anche quelli che s’inventeranno delle diverse strategie di marketing: credo che creare attorno all’olio una sorta di “percorso formativo” – come proponete voi – possa rivelarsi vincente. Tutto sommato, avete bisogno di un centinaio di “affezionati clienti/discenti”, che di volta in volta ruotino attorno al vostro olio di qualità superiore.

    Gli altri saranno spazzati via dalle nuove tecniche colturali superintensive: 1600 piante per ettaro, tutto meccanizzato ed un costo di raccolta per ettaro pari a 350/400 Euro per ettaro, una produzione media di 100 quintali per ettaro e quindi un costo di raccolta pari a 4 euro per quintale.

    In Spagna lo stanno facendo dal 1993, e già 15000 ettari sono stati convertiti a questa tecnica di produzione:

    http://www.fertirrigazione.it/ita_636/

    Luigi (veneziano)

  33. ota roberto ha detto:

    Dragi E.M.Milic!
    Ho paura che anche in futuro non sarà possibile abbassare i costi. Noi proddutori lo avremmo fatto volentieri,ma è il sistema che non ce lo permette, purtroppo.
    Aumenti dell’INPS, del gasolio, costi del frantoio, costi per i registri e per la contabilità in generale, che almeno io non sono in grado di gestirmela da solo, ed altre spese che non puoi nemmeno immaginare.
    Peraltro se tu facessi i conti quanto ti costa un chilo di “bixi” del tuo orto,iniziativa che io condivido pienamente,
    scopriresti che probabilmente ti costa
    dieci volte di più che al supermercato.
    Ma come ha molto semplicemente spiegato Giacomo nel suo articolo, vale molto di più la salubrità e la qualità del prodotto.
    Ti invitto a visitare la nostra azienda(fatti
    accompagnare da Giacomo), così potremmo
    discutere e trovare soluzioni appropriate.
    Saluti a presto.

  34. @ luigi

    lo sviluppo economico del ‘mercato dell’olio’ che dai è incastonato in un’ottica a dir poco unidimensionale. credo che le cose siano e andranno in maniera “un po'” diversa.

    ciao,
    enrico

  35. @ emm

    Certo: dei piccoli produttori sopravviveranno bene quelli che si creeranno un mercato di nicchia, e riusciranno a vendere l’olio a prezzi dippi, tripli, quadrupli, quintupli o ancora di più rispetto ai grandi produttori.

    Gli altri conferiranno la produzione a terzi, oppure – semplicemente – spariranno.

    Ci rivediamo quando spariranno i contributi pubblici.

    L.

  36. @ luigi
    no, ci rivediamo dopo la fine della crisi…
    ciao
    : )

  37. ota roberto ha detto:

    Milic.
    Kadar hočeš!

  38. @ emm

    Dipende da che intendi con “fine della crisi”. Per divagare un filino, ieri ho parlato con un demografo che mi ha fatto vedere le proiezioni al 2050. Lo sai quale sarà uno dei paesi più vecchi al mondo? La Cina, che con la sua politica delle nascite folle presenta una curva demografica pazzesca in quell’anno: ad albero di Natale rovesciato! Il che causerà una marea di problemi. I miei nipoti balleranno la rumba più ancora di noi, mi sa…

    L.

  39. chinaski ha detto:

    enrico, temo che la crisi evolvera’ verso un inasprimento dell’ accumulazione originaria (perche’ lo sgretolamento del welfare state e la privatizzazione dei beni comuni questo sono). quindi temo che se le vostre pur condivisibilissime pratiche non troveranno il modo di saldarsi alle lotte sociali in difesa del pubblico e del welfare, sara’ ‘sai longhi.

  40. @ 41
    chi ti dice che non accadrà?

  41. chinaski ha detto:

    @enrico

    allora prendilo come un incoraggiamento a proseguire su quella strada.

    diciamo che in questo momento in europa ci sono due grossi movimenti reali di cui aver paura: uno e’ rappresentato dall’ offensiva tecnocratica e neo-neo-liberista, che per “uscire dalla crisi” ripropone le stesse ricette che hanno provocato la crisi. l’ altro, ben peggiore, e’ rappresentato dalle pulsioni nazionaliste e populiste di cui breivik e’ l’ epifenomeno. e’ assolutamente necessario che si sviluppi un movimento di idee in grado di contrastarli entrambi concretamente sul campo. altrimenti per reazione avremo solo riots come quelli di londra o di atene, e per salvarci il culo dovremo rivolgerci al nostro nume tutelare cogoi.

  42. c o g o j
    i s
    i n
    m y
    m i n d

  43. chinaski ha detto:

    P o w e r
    E q u a l i t y
    A l w a y s
    C
    E v e r y t h i n g

    http://www.youtube.com/watch?v=resUyjKmOj0

  44. @ 45
    Notare: l’ultimo intervistato nell’articolo indicato afferma di vendere (vendere!) una latta da 5 litri a 30 Euro, mentre il tizio del lago di Garda afferma che i suoi costi di produzione sono di 22 Euro al litro.

    Una differenza mostruosa.

    L.

  45. Aggiunta: l’olio di cui si parla (quello calabrese da 30 Euro per 5 litri) è biologico, nel 2008 e nel 2009 è stato premiato come fra i migliori extravergine al mondo da agricoltura biologica!

    L.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *