7 Maggio 2011

Memorie di uno geisho/FEFF 13: what the fuck do I say right now? / giorno 8 (seconda parte)

E poi viene il giorno che non ti aspetti, quello nel quale riemergono situazioni e cose che credevi di avere dimenticato. Tipo una conoscenza fugace fatta quasi quindici anni prima, un meeting di un’oretta scarsa che lì per lì scivola via senza lasciare traccia.

Ti viene in mente quando eri una cragnosa matricola universitaria, che ancora si dava da fare per il suo primo esame. Teorie e Tecniche della comunicazione di massa. Diobono, che roba figa. Eri ancora gasato dall’aver superato il test d’ingresso (max 150 matricole per anno), di essere stato inserito nel gruppo M-Z, di essere affascinato dalla novità.

Tu venivi dall’ I.T.I.S. ma la comunicazione ti affascinava; nonostante la tua preparazione alle superiori fosse stata puramente tecnica e comunque molto scarsa, ti riempivi la bocca di paroloni quali semiotica, copywriting, sincronia, diacronia. Ancora non sapevi in che guaio ti eri cacciato e ti facevi perciò abbindolare.

Non solo: ti mettevi pure a studiare sodo e i tuoi appunti erano, oltre che scritti in maniera leggibile, anche ben fatti. Su Ennio Flaiano e la sua visione della critica cinematografica, poi, sapevi quasi tutto. Ed ecco perché, con la scusa degli appunti ben fatti, riesci anche a scambiare quattro chiacchiere con una tua collega del gruppo di lavoro, di prometterle i tuoi appunti, di invitarla a casa.

Tu da matricola puzzolente ed abbastanza contadinotta ovviamente non sai un cazzo di come va il mondo, e fai esattamente ciò che devi fare: la inviti a salire, parli per quasi due ore, le offri quello che di legale e di illegale si può trovare in un appartamento studentesco, le dai i tuoi appunti e alla fine la saluti dandole appuntamento per l’indomani in via Tigor.

Vuoi perché sei sempre stato fedele, vuoi perché sei sempre stato deficiente, vuoi perché doveva effettivamente andare così, tu l’indomani non hai visto né sentito più nessuno. Non ci rimani neanche poi tanto male: ciò che le hai dato era soltanto la brutta copia degli appunti.

E poi capita che, esattamente 14 anni dopo, seduto sulle poltrone di plastica bianca al di fuori del Teatro di Udine vieni presentato ad un volto che ha qualcosa di familiare, anche se il nome non ti dice nulla. Hai una memoria fotografica per i volti, lo sai, ed improvvisamente associ quel preciso volto a quella precisa situazione.

E ripensi a com’eri 14 anni fa, alla sliding door che ti si era mossa davanti, a come probabilmente anche adesso rifaresti esattamente le stesse scelte. Vuoi perché sei sempre stato fedele, vuoi perché sei sempre stato deficiente, vuoi perché doveva effettivamente andare così.

Solo una cosa ti viene da dirle, oggi: «Tranquilla, i miei appunti te li puoi pure tenere».

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Giornata abbastanza lunga, anche se non sono così pazzo da farmi invischiare nella visione del film indonesiano delle 9.15. Va bene patiti di cinema, ma non fino a questo punto. Nel complesso la giornata si rivela migliore di quella di ieri (e non ci vuole molto) con la sorpresa del film cinese Aftershock – finalmente un film cinese di qualità – e di quel gioiellino filippino di Here Comes the Bride.

La palma di film “flop” non viene assegnata, dato che ho deliberatamente voluto risparmiarmi l’incombenza del film indonesiano delle 9.15, a detta di tutti gli spettatori un piallata di scroto niente male.

La palma di film “top” invece se la aggiudica a mani basse la straripante commediona filippina Here Comes the Bride: un corteo nuziale subisce un incidente durante un’eclissi totale di sole nei pressi del Monte Magnetico. Questa concomitanza di fattori farà sì che le anime di 5 invitati trasmigreranno dai rispettivi corpi e si mescoleranno, dando vita ad una serie interminabili di gag.

Un ritratto di gente ricca, bella e famosa e con una location nuziale da favola in spiaggia: forse una istantanea di una nazione che non esiste (dove non v’è accenno a povertà e misere situazioni sociali e politiche) e come probabilmente vorrebbe essere, ma un film comico non deve per forza virare sulla critica sociale se il suo unico scopo è far ridere. Soprattutto la gente in patria.

Giudizi (espressi in palle):
09.15 – Belkibolang di autori indonesiani vari / non visto, neanche dopo morto
10.55 – Cannonball Weadlock di Maeda Koji / 3 palle
14.15 – Villain & Widow di Son Jae-gon / 3 palle e mezza
16.45 – Aftershock di Feng Xiaogang / 4 palle
20.00 – Here Comes the Bride di Chris Martinez / 4 palle e mezza
22.00 – The Unjust – di Ryoo Seung-wan / 3 palle e mezza
00.15 – Yakuza Weapon – di Yamaguchi Yudai & Sakaguchi Yak / 3 palle

La pheega del giorno:
la giapponese Yoshitaka Yuriko, che interpreta Chie in Cannonball Wedlock e la filippina Angelica Panganiban che interpreta la sposa in Here Comes the Bride.

La perla del giorno:
«Sia il palmo che il dorso fanno parte di una stessa entità, la mano, ma solo uno alla volta può vedere il cielo» (detta da un medico volontario durante la ricerca dei sopravvissuti nel film Aftershock).

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