4 Maggio 2011

Matteoli: “Sì al porto Unicredit a Monfalcone”

“Daremo il massimo supporto istituzionale all’iniziativa privata di realizzare la piastra logistica di Monfalcone. Sarebbe miope rimanere indifferenti e non valutare la possibilità di dare attuazione ad una proposta organica che offre al Paese e all’Unione Europea il rilancio di un contesto economico completamente sottoutilizzato e poco infrastrutturato”.

Lo ha dichiarato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Altero Matteoli al termine di un incontro tenutosi a Palazzo Chigi sulla portualità del Nord Adriatico con particolare riferimento alla realizzazione di una piastra logistica a Monfalcone. All’incontro hanno partecipato oltre al ministro Matteoli, il ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Renzo Tondo con l’assessore alle Infrastrutture Riccardo Riccardi, il vicepresidente di Unicredit Fabrizio Palenzona.

“Ribadita la volontà politica di procedere alla realizzazione della piastra logistica – ha aggiunto Matteoli – ci si attiverà da subito per definire un percorso anche legislativo oltre che progettuale dell’opera. In particolare bisognerà procedere a definire il decreto legislativo attuativo dello Statuto della Regione Friuli Venezia Giulia, lo strumento legislativo da scegliere tra un Dpcm o Dpr per identificare gli impegni e la legittimazione dell’intera operazione, la nomina di un Commissario e la procedura con cui sottoporre l’accordo di programma alla Conferenza Unificata Stato-Regioni. Bisognerà infine supportare l’accordo con un quadro fonti-impieghi. Sono tutte azioni già oggetto di esame e di discussione che ora passeranno dall’ambito delle buone intenzioni alla fase concreta. Ritengo – ha concluso Matteoli – che questo percorso potrà essere definito entro la prossima estate”.

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80 commenti a Matteoli: “Sì al porto Unicredit a Monfalcone”

  1. hozaka ha detto:

    E fin desso dove te ieri, nane!

  2. Triestin - No se pol ha detto:

    anche per la piattaforma logistica te lo ga sentì e dopo xe sparì….

  3. Lorenzo Battista ha detto:

    il progetto Unicredit è l’ennesimo passo per dare il colpo di grazia al porto di Trieste e per dimostrare che a questa classe politica non fa nulla per rispettare l’ambiente. E’ stata fatta anche una tesi di laurea sull’inquinamento (mercurio) che c’è sulle foci dell’Isonzo. 10 milioni di metri cubi di dragaggio di fanghi inquinati e non si sa dove verranno smaltiti. E per cosa? Perché Monfalcone non ha i fondali e Trieste si?!

  4. Franz Foti ha detto:

    Tranquilli, dopo il ballottaggio torneranno a occuparsi di quello che interessa veramente loro:
    salvare berlusconi dai processi e decidere come la gente deve morire (leggi fare marchette alla parte più retriva delle gerarchie vaticane).

  5. Tergestin ha detto:

    Monfalcon no ga ne spazi ne fondai: el Porto de Trieste ga za’ inveze tuti i numeri per farghela da solo. Matteoli xe l’enesimo speculator a nostro danno.

  6. digei ha detto:

    ve ricordo che semo in piena campgna elettorale…

  7. talponer ha detto:

    Per tutti quelli che sono interessati a saperne un po’ di piu’ sull’incontro di ieri e per avere un riassunto della questione superporto, consiglio la lettura dell’inkiesta al seguente indirizzo:

    http://www.linkiesta.it/porto-trieste-UniCredit

  8. Sandi Stark ha detto:

    Tema: “Gli allievi risolvano l’evasione di un traffico da 1,5 a 3 milioni di TEU da Porto Rosega, come previsto dal Progetto Unicredit.”

    Svoglimento: un TEU misura 7 metri, in media 8 con gli interspazi. 1 milione di TEU equivale ad una fila di 8 mila chilometri. Diviso 360 giorni lavorativi, la fila è di 22,2 chilometri giornalieri. Statisticamente, il traffico container viene evaso 2/3 per ferrovia ed 1/3 via gomma. La parte ferroviaria consiste in 15 chilometri giornalieri. Un convoglio container è lungo circa 500 metri escluse le motrici, ne risultano 30 treni al giorno.

    L’unico binario che esce da Porto Rosega termina cieco contro la stazione di Monfalcone. L’altro binario dedicato alle merci esce da Via Cosulich, dall’area Fincantieri dalla parte opposta del canale.

    Ammesso che si riesca a trasferire i container da una parte all’altra del canale, ammesso che Fincantieri sia d’accordo, l’unico binario disponibile, esegue 7 attraversamenti stradali dei quali solo uno custodito, per raggiungere la stazione di Ronchi.

    Ammesso che ogni convoglio impieghi solo 10 minuti per la chiusura del passaggio a livello, il tempo di blocco della statale sarà di 5 ore al giorno, oppure 10 oppure 15 ore nel caso dei promessi 3 milioni di TEU.

    L’evasione di 1 milione di TEU da Porto Rosega risulta impossibile, l’evasione di una cifra doppia o tripla come affermato dal ministro Matteoli e da tutti coloro che appoggiano il progetto Unicredit, è fantascienza.

    A meno di costruire una nuova stazione ferroviaria in area portuale, di scavare gallerie e/o viadotti per portare i treni a Ronchi. Il costo di simili opere, è nell’ordine delle centianaia di miliardi di euro, i tempi di realizzazione sono pluridecennali.

    Anche realizzato un tanto, 30 treni giornalieri (o ancora peggio 60 o 90), non possono passare sui binari della Trieste-Venezia. Bisogna costruire una seconda Ferrovia.

    Il traffico rimanente da smaltire via camion compone una fila giornaliera di almeno 11 chilometri. Supponendo una distanza di sicurezza tra i mezzi di soli 50 metri, la fila avrà una lunghezza di 57 chilometri. Che impiegherà 2-3 ore per percorrere i 5 chilomtri che separano Porto Rosega dal casello del Lisert.

    Se ogni mezzo rallenta la fila di soli 30 secondi per superare il casello, il tempo necessario per smaltire la fila è di 7,5 ore al giorno.

    Lo smaltimento di un tanto risulta impossibile, specie se le cifre vengono raddoppiate o triplicate con gli obbiettivi di 1,5 o 3 milioni di TEU promessi dal progetto.

    Per smaltire un tale traffico, bisogna costruire un casello apposito a Porto Rosega e realizzare una nuova autostrada che porti il traffico da qualche parte. Immaginando di limitarsi a Palmanova, sommando gli investimenti stimati ferroviari ed autostradali, in soli 500 miliardi di euro, ammortizzando la spesa in 50 anni, suddividendo il costo per il traffico smaltito, ne risulta un sovrapprezzo per ogni singolo container, pari ad euro 5 milioni.

    Risultato del tema: “Sig. professore, questo tema è una bufala!” Voto: zero, alunno respinto.

  9. Sandi Stark ha detto:

    Tema: “Gli allievi stimino il traffico navale che potrà giungere al nuovo porto di Monfalcone, come previsto dal Progetto Unicredit.”

    Svolgimento: Il progetto Unicredit afferma che sarà possibile dragare i fondali fino a 14,5 metri. Tralasciamo la fattibilità e la possibilità di smaltimento dei fanghi inquinati dal mercurio, non è nell’oggetto del tema.

    Le navi devono tenere una distanza di almeno 1,5-2 metri dal fondo del mare, nelle rotte di avvicinamento ai porti. Alla profondità presunta di 14,5 metri, va tolto il limite minimo di bassa marea e gli effetti della “sessa” adriatica, abbassamento del mare dovuto all’azione dei venti.

    Alla profondità di 14,5 metri, vanno quindi tolti da 2 a 3 metri; pertanto le navi che potranno attraccare, avrenno un pescaggio massimo di metri 11,5-12,5.

    Le prime 100 più grandi portacontainer del mondo, pescano tutte di più. Le seconde 100 sono al limite, a meno che non giungano scariche.

    Non potendo attraccare le navi più grandi del mondo, il “Progetto Unicredit” non potrà rendere lo sbarco a Monfalcone, più competitivo del sistema attuale, che vede giungere nel golfo, solo le navi più piccole dette “feeder”, perchè le più grandi si fermano a Taranto.

    Visto che nemmeno Taranto ha i fondali da 18 metri per ospitare le navi più grandi in assoluto, ne risulta che fare uno scalo container a Monfalcone, non porterà una cresicta del traffico perchè le navi più grandi non potranno fare la rotta diretta e continueranno a fare il periplo dell’Europa.

    Sig. professore, non solo questo progetto è “una bufala”, ma addirittura controproducente, perchè il traffico potrà andare solo a Fiume (Rjeka) dove si sta lavorando per avere gli stessi fondali di Trieste. Questo tema è assurdo ed irrisolvibile.

    Voto: 0, alunno respinto.

  10. Sandi Stark ha detto:

    Errata Corige: il progetto di Monfalcone non prevede fondali da 14,5 ma di 16,5 metri. Comunque il calcolo è giusto, perchè le “8mila TEU” che pescano meno di 14 metri si contano sulle dita di una mano. Vedi anche la rotta di avvicinamento che dovrebbe essere allargata andando quasi a ridosso dei Filtri, vedi le batimetriche nelle carte nautiche del Golfo.

  11. La prima considerazione xe semplice: i sta ciolendo pel cul i triestini per l’ennesima volta.
    “Daremo il massimo supporto istituzionale all’iniziativa privata di realizzare la piastra logistica di Monfalcone. Sarebbe miope rimanere indifferenti e non valutare la possibilità di dare attuazione ad una proposta organica che offre al Paese e all’Unione Europea il rilancio di un contesto economico completamente sottoutilizzato e poco infrastrutturato”.

    seconda considerazione: non so se sará possibile dragare el golfeto de monfalcon, i fanghi inquinati si solleveranno nell’acqua e creeranno un inquinamento diffuso anche nel golfo de Trieste. Essendo Trieste uno STATO confinante, la cosa va trattata per vie internazionali.

    Comitato Odbor PLT – gavemo zá avú un inquinamento SMISURATO italico, semo proprio mone a volerne ancora de piú!? ma cosa ghe conteremo ai nostri fioj e nipoti co ghe laseremo el golfo irrediabilmente inquiná?
    ghe diremo cusí: picio scolta inquiná o no inquiná cos te vol che interesi, el pese lo ciolemo de fora, in vacanza ndemo zo in dalmazia o in austria, e te ga lavor sicuro al rigasifigador o inceneridor!

  12. Danilo Ulcigrai ha detto:

    E La Baba che comanda el porto de Trieste cossa disi? Dove la xe? E von Platz? No el voleva diventar lui el presidente del porto? Qualchidun spenderà una parola de difesa per ‘sto nostro scalo o, ancora una volta, faremo la figura dei meloni?

  13. Sandi Stark ha detto:

    @Danilo “E von Platz?” Testuali parole: “Bene il super porto a Monfalcone, è ora di finira con i campanilismi”. Inveze Tondo, con tono sprezzante el ga ditto: “Qui sono in gioco gli interessi del Paese, non di questo o quel porto”. Te ga capì? Nianche no el ne nominava.

    Ma sta tranquillo che la lobby xe anche a sinistra, se gaveva espresso a favòr la Bassa-Poropat e diversi altri che no me ricordo. El sindaco de Monfalcòn xe del PD ed ovviamente favorevole, come i altri onorevoli del PD regionali. Ad esempio Pegorer ga fatto un’interrogaziòn parlamentare parlando dei porti de “Monfalcon e Trieste”, mettendoli sullo stesso piano e disendo che i subissi la concorrenza de Koper. Curioso, no me risulta che i traffici de Porto Rosega va a Koper. Maran (PD, de Grado) gaveva fatto un’interrogaziòn per dragàr i fondài de Monfalcòn, perchè “Adriaterminal no se distriga ancora a traslocàr a Monfalcòn dal nostro “Porto Vecio”.

  14. alpino ha detto:

    complimenti a Sandi per le 2 esposizioni, simpatiche ed efficaci.

  15. Sandi Stark ha detto:

    grazie Aplino, vito che ti piace te ne faccio un’altro.

    Tema: valutate la ricaduta occupazionle ed i benefici economici dei porti “HUB” di Gioia Tauro e Taranto.

    Svolgimento: Tali porti sono stati creati nel 1991 (scalo container di Taranto) e nel 1995 (Gioia Tauro). Sono costati almeno 105 miliardi di euro (TA) e 138 miliardi (GT), ma questi sono solo i due filoni principali di finanziamento pubblico usciti dal CIPE, la mole complessiva di finanziamenti pubblici è quasi impossibile da ricostruire e potrebbe raddoppiare i numeri qui esposti.

    Tali porti si distinguono per muovere i container da una nave all’altra, il traffico via terra è di fatto assente. Questa particolarità comporta un “indotto” molto carente, mancando quasi del tutto la filiera del settore che è molto complessa. Gli occupati di Taranto sono circa 2 mila, quelli di GT 3 mila.

    Il porto di Gioia Tauro ha movimentanto circa 36 milioni di TEU in tutta la sua storia. Quello di Taranto, circa 15. Supponendo che 2/3 del traffico sia stato “sottratto” alla concorrenza internazionale (in realtà quasi tutto il traffico per Genova e Trieste deve ora passare di là e pagare dazio), ne risultano circa 34 milioni di TEU.

    Prendiamo una tariffa media di carico/scarico di € 80, arrotondata ad € 150 per comprendere tutte le spese accessorie dei clienti.

    Il guadagno IVA per lo Stato, è stato di circa € 1 miliardo di euro, aggiungiamone altri 2 di ricavi per tasse e dazi vari.

    Il passivo statale è fino ad ora di almeno 240 miliardi.

    Ora i due porti sono in crisi perchè la concorrenza internazionale del Mediterraneo è capace di fornire gli stessi servizi a costi talmente inferiori, da escludere una continuazione dell’attività in utile; tanto che ora lo Stato finanzia i costi portuali di GT per attrarre i clienti.

    E’ in attivo solo il bilancio dell’occupazione, 15 anni per i 3 mila di GT ed 10 anni per i 2 mila di TA.

    Questi lavoratori, sono costati fin’ora quasi 4 milioni di euro procapite all’anno, escludendo dal conteggio i periodi di Cassa Integrazione ed altri costi.

    Altresì, spendendo la stessa cifra di 240 miliardi di euro in assegni sociali da € 1.300 per 13 mesi, lo Stato avrebbe potuto mantenere per lo stesso periodo, quasi 1 milione di persone (940 mila) oppure 336 mila persone per l’intero arco lavorativo di 40 anni senza fare nulla.

    Sig. Professore, la realizzazione ed il finanziamento dei “porti hub” del mezzogiorno è stata una delle più grandi stupidaggini della storia d’Italia, senza considerare che hanno depresso l’economia degli altri porti che avrebbero potuto camminare con le proprie gambe e portare vera ricchezza al Paese.

    Giudizio: “Allievo Stark, lei ignora che in Italia i soldi spesi per il “mezzogiorno” non sono mai abbastanza, come per il clientelismo e per l’assistenzialismo. La sua teoria è bocciata, è estremamente pericolosa per le speculazioni delle Opere Pubbliche che si spera di attivare a Venezia ed a Monfalcone.

    Lei dovrebbe sapere che agli uomini politici non interessano i traffici merci proiettati tra 20 anni ma solo i favori e le “provvigioni” che possono ricevere dai committenti e dalle banche.

    Voto: inclssificabile, respinto!

  16. effebi ha detto:

    propongo di istiuire una legge che proibisca a tutti i politici di parlare ad un MESE dalle elezioni (almeno…) e, agli amministratori locali, di avviare tutti quei lavori che non sono stati capaci di realizzare nei 4 anni del mandato.

  17. @ Sandi Stark

    Sarai anche divertente, ma con le cifre balli un pochino: Gioia Tauro sarebbe costata 138 miliardi di Euro, e cioè circa 267.000 miliardi di lire (sorvoliamo sui costi di Taranto)?

    In pratica mi stai dicendo che il porto di Gioia Tauro – che venne finanziato la prima volta da una delibera del CIPE del 1974 – è costato al contribuente italiano una media di 7.400 miliardi di lire all’anno, pari a circa 3,8 miliardi di Euro ogni 365 giorni dal 1974 ad oggi?

    Mi tiri fuori la fonte dei tuoi dati, così la confronto con quella (enormemente inferiore) che possiedo io?

    Grazie.

    Luigi (veneziano)

  18. effebi ha detto:

    ahia…

  19. Aspetta: solo adesso mi accorgo di una cosa.

    Io ho preso in considerazione TUTTI gli investimenti pubblici per Gioia Tauro, dal centro siderurgico degli anni ’70 in poi. Ma secondo S.Stark il SOLO PORTO sarebbe costato 138 miliardi di Euro, dal 1995 ad oggi!

    E quindi il costo per anno sarebbe stato di 9,2 miliardi di Euro all’anno dal 1995 al 2010!

    E non solo: questi – ci tiene a dire Stark – sarebbero solo i soldi che vengono fuori dalle delibere del CIPE, ma lui addirittura presume che se considerassimo la mole complessiva dai finanziamenti pubblici potremmo addirittura raddoppiare le cifre, per cui Gioia Tauro sarebbe costata la bellezza di mezzo milione abbondante di miliardi di lire, ovverosia oltre 270 miliardi (miliardi!!!) di Euro in quindici anni!!! Aggiungendo Taranto, arriviamo in buona sostanza a sforare il milione di miliardi di lire!!!

    Una somma fantasmagorica, che non trova riscontro nemmeno nei sogni più allucinati dello sfasciabilanci pubblici più incallito.

    L.

  20. Sandi Stark ha detto:

    138 miliardi per Gioia Tauro: http://it.wikipedia.org/wiki/Porto_di_Gioia_Tauro

    Ma le cifre sono quasi certamente per “difetto”, visto che il terminal container di Taranto che è più piccolo della metà, costò esattamente 105 miliardi del CIPE, per TA vi è certezza perchè c’è nella banca dati del CIPE che si ferma al 2002, viene dichiarato dal gestore e da tante altre fonti.

    Per Gioia Tauro le fonti diventano nebulose, ma è certo che il piano di Ravano nel 1993 costava 285 miliardi:

    http://archiviostorico.corriere.it/1993/dicembre/06/banchiere_inglese_Gioia_Tauro_co_0_93120610732.shtml

    Qualcuno dice che il porto è costato mille miliardi delle vecchie lire:

    http://www.magcity.it/pls/unicatt/mag_gestion_cattnews.vedi_notizia?id_cattnewsT=6086

    http://italy.indymedia.org/news/2002/11/110137_comment.php

    Non mi è chiaro se i 285 miliardi fossero comprensivi dei 138 statali o se quelli erano a parte, ma sui 138 a carico dello Stato direi che ci sono pochi dubbi.

    Direi anche che il porto fu finanziato dal 1974 in poi, e che il finanziamento di Ravano riguardava solo le strutture per il transhipment di container.

    E ci sono altri finanziamenti, tanti da parte della Regione Calabria ed altri dallo Stato erogati con altre voci e sotto altri capitoli di spesa. Succede lo stesso anche per TA, non ho aggiunto gli ultimi 218 milioni della “Piastra Logistica” e non ho aggiunto gli investimenti per opere stradali e ferroviarie che servono esclusivamente ai porti… direi che le cifre fin qui rintracciate bastano ed avanzano.

  21. Marcus ha detto:

    Certo che i cosidetti giocatori prevalentemente politici sono poco informati su come funziona la portualità. Ovviamente non si può dragare da 5 metri (attuali) a minimo 18 metri, ovvero 10 milioni di metri cubi di fango tra l’altro inquinato, un porticiulo come Monfalcone per far entrare le navi Suezmax con 17 a 19 metri di pescaggio ovvero 150.000 a 200.000 tonellate di portata, della Maersk. Quello che non si capisce come mai il Matteoli e compagnia bella non prende in considerazione il porto di Trieste, dove i fondali sono già adesso 18 metri? La risposta è semplice, il porto di Trieste NON è territorio italiano. E come mai? Semplice l’Italia occupa militarmente uno Stato sovrano sin dal 1954, ovvero il Territorio Libero di Trieste. Ma cosa centra questa grana vecchia? Il territorio del porto di Trieste è di proprieta di tutte le nazioni aderenti all’ONU (no UE) che sono attualmente 192 e questo porto deve per legge essere gestito dai cittadini del Territorio Libero di Trieste. Insomma prima che i Stati confinanti il TLT (Italia, Slovenia e Croazia) ritirono le loro truppe ed amministrazioni, prima il Porto di Trieste diventa utile per i traffici di tutto il mondo e di conseguenza anche della società armatrice Maersk, altri discorsi sono solamente un blatterare senza fondamento come visto nei ultimi 57 anni. Per informarsi sulla leggislazione internazionale per il porto extraterritoriale e di conseguenza extradoganale di Trieste vedi http://www.portoliberotrieste.org in 4 lingue incluso quella italiana.

  22. Trieste 5 maggio 2011

    Alto Adriatico e il Superporto targato Unicredit Logistica / Maersk

    Si spera che quanto emerso in merito agl’impegni presi dal Ministro Matteoli e dagl’Amministratori della Regioni F.V.G. nel recente incontro Romano con i promotori del progetto Superporto non siano invece soltanto un’ennesima promessa da marinaio, apprezzabili impegni che se mantenuti dovrebbero consentire che questo progetto possa finalmente trovare un valido ed accogliente approdo sui nostri litorali.

    I dubbi sono forse anche un po’ giustificati, in quanto sono generati dal fatto che da quel ormai lontano 5 febbraio 2010 data della presentazione della lodevole iniziativa, sono trascorsi quindici mesi e non si sono registrati apprezzabili risultati, prova ne sia che siamo ancora invischiati in una interminabile selva – di se – di ma – di come – di dove – nella nostra Regione si possa consentire la realizzazione dell’infrastruttura.

    Penso che per poter passare dalle parole e dalle buone intenzioni ai fatti concreti, bisogna eliminare almeno alcune della problematiche che di fatto hanno impedito e che se non rimosse impediranno anche in futuro, che la nostra portualità abbia nuovamente un significativo ruolo sulle scene dei traffici internazionali.

    Le problematiche in grado di ostacolare la realizzazione dell’ambito progetto, che sarebbe potenzialmente in grado di spostare un po’ più a sud verso l’Alto Adriatico il baricentro del Sistema Trasportistico Comunitario, potrebbero essere:

    1. Le farraginose procedure che regolano la pianificazione e la relativa realizzazione delle grandi opere, imponendo vincoli di varia natura che rendono difficoltosa ed oltremodo onerosa in termini di tempi e costi la loro cantierizzazione, situazione che di fatto potrebbe scoraggiare ed allontanare quelli che sono gli attuali ed anche i futuri potenziali investitori.

    2. Le deleterie gelosie le invidie ed i sospetti che purtroppo si annidano tra i nostri Politici gli Amministratori ed i comuni Cittadini, che non ci consentono di guardare per il bene comune anche oltre l’ombra dei nostri campanili, sono potenzialmente in grado di ostacolare e rendere impercorribile l’iter che dovrebbe consentire l’individuazione del sito ideale e potenzialmente adeguato, in cui poter inserire la nuova moderna infrastruttura.

    Per concludere penso che se vogliamo realmente che queste terre siano messe nuovamente nella condizione di poter sfruttare le variegate potenzialità offerte da questo magnifico nostro mare, dobbiamo assolutamente cercare di non ostacolare questo progetto poiché se perderemo anche questa opulenta occasione per il domani non sarà il caso di farsi molte illusioni, poiché se il nostro futuro sarà ancora costellato da quell’interminabile selva di se, di ma, di come, e di dove poter consentire la realizzazione delle moderne nuove infrastrutture indispensabili per lo sviluppo delle nostre economie, sarà molto difficile che un domani vedremo approdare sui territori e sui lidi della Regione F.V.G. nuovi potenziali investitori del calibro della cordata Unicredit Logistica / Maersk, situazione questa che di fatto condizionerà inevitabilmente anche il futuro dei nostri figli.

    BRUNELLO ZANITTI Giuliano

    Nb. Ulteriori riflessioni ed immagini sulla Portualità del terzo millennio
    si possono trovare sul mio sito Triesteparolando.

  23. Domanda: avete presente dove sta il porto di Anversa? Ad Anversa. E dov’è Anversa? A novanta chilometri dal mare, eppure è uno dei porti più importanti al mondo.

    La settimana scorsa è stato battuto un record, al porto di Anversa: ha attraccato una nave portacontainer (MSC Emanuela) col pescaggio di 15,25 metri.

    Come cavolo fanno ad attraccare a novanta chilometri dalla costa delle navi che pescano oltre 15 metri, risalento le acque per canali interni?

    Arrivano grazie al fatto che il porto di Anversa è dragato ogni minuto secondo che Dio manda in terra.

    Addirittura, siccome parte delle acque sono olandesi, mentre Anversa è in Belgio, si è recentemente assistito ad un feroce braccio di ferro fra olandesi e belgi, giacché i primi bloccavano di fatto il porto di Anversa favorendo Rotterdam, semplicemente non dragando i fondali.

    Allora la mia domanda finale è: perché ad Anversa è possibile da decenni ciò che a Monfalcone sarebbe un compito sovrumano?

    L.

  24. Mauricets ha detto:

    se monfalcone, che deve le opere di bonifica agli asburgo, fosse in carinzia probabilmente sarebbe il primo porto in Republik Österreich….

  25. Sandi Stark ha detto:

    i 138 miliardi di Gioia Tauro provengono da qui:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Porto_di_Gioia_Tauro

    Il piano di Rovelli del 1993 era di 285 miliardi, si trova sugli articoli del Corriere.

    Qualcuno dice che il Porto di Gioia Tauro sarebbe costato 800 miliardi di lire:

    http://www.fabriziobonomo.it/pag/primo_livello/pdf/energia_pdf/K12d_%20Porto_Gioia_Tauro.pdf

    Altri dicono che sarebbe costato 1000 miliardi di lire:

    http://italy.indymedia.org/news/2002/11/110137_comment.php

    E qualcuno anche 1800 miliardi di lirre:

    http://sottoosservazione.wordpress.com/2011/01/14/crisi-intrighi-ricatti-e-trame-cosi-rischia-il-porto-di-gioia-tauro/

    Io penso di essermi limitato al minimo. Si tratta degli investimenti del 1995 per i container, il porto esisteva già ed i finanziamnti degli anni ’70 non c’entrano nei miei conti, non contesto l’esistenza di porti ma gli investimenti sui container.

    I 105 miliardi di euro per Taranto sono assolutamente certi, sono scritti ovunque, sulle brossure del gestore e nella banca dati del Cipe, che si ferma al 2002.

    Ed ho tralasciato tutti gli investimenti accessori, come la Piastra Logistica di Taranto che c’entra poco con i container (218 milioni di euro), le varie decine di milioni finanziati dalle Regioni, come non ho conteggiato gli ultimi stanziamenti per il gasolio e le tariffe portuali agevolate.

    Ora che fai veneziano, chiedi scusa per avere tentato di mettermi in ridicolo oppure ti arrampicherai sugli specchi come quando tenti di insegnarci la nostra storia cittadina?

  26. effebi ha detto:

    mi ricordo, ne ho l’età, i vecchi triestini che non vedevano di buon occhio l’interramento dele saline subito fuori dalla città e la realizzazione di un canale in quella zona per l’approdo dei velieri…

  27. Sandi Stark ha detto:

    Anversa non ha fanghi inquinati dal mercurio delle miniere di Idria; l’universitò di Udine ha detto che non esiste una tecnologia per smaltire quantità molto inferiori provenienti dalla laguna di Grado.

    Perchè dragano ad Anversa? Perchè non hanno alternative. Perchè bisogna dragare Monfalcone quando c’è attaccato un porto con fondali da 18 metri alla base del molo 7° e dicono anche 20 alla sua fine?

    Perchè bisogna dragare Monfalcone e spendere 10 volte tanto per avere qullo che è già pronto a Trieste? Per far piacere a chi?

    Perchè bisognerebbe inventarsi il “Porto di Altura di Venezia”? Perchè spendere 1,4 miliardi di euro per trovarsi la laguna piena di centinaia di chiatte? Ne servono almeno 150-200 per sbarcare 3 miloni di TEU, ormeggiate in fila formano una fila di almeno 12 chilometri. Dove le metteranno? Ci sarebbe una chiatta ogni 3 minuti che entra ed esce da Malamocco. Possibile? Perchè fioccano i progetti più assurdi ed incredibili ed hanno tutti la conseguenza di affossare Trieste?

    Perchè, più sono assurdi e concorrenziali a Trieste, più il minstro Matteoli gongola?

    Dobbiamo pensare solo a stupidità, incompetenza e cupidità per gli appetiti da “lavori pubblici” o dobbiamo veramente dare credito alle voci complottistiche?

  28. Tergestin ha detto:

    Piu’ che vosi complottistiche, xe realta’ che se vedi da decenni e pian pian le denuncia sempre piu’ gente, anche esponendo fatti.
    Quoto comunque Sandi.

  29. Mauricets ha detto:

    ad ogni modo se il porto di ts fosse ancora Österreich, anche in cima al Großglockner, sarebbe uno dei maggiori d’europa. all’italia non serve. se non come merce di scambio.

  30. Bibliotopa ha detto:

    E pensè che se i trattati delle guerra de succession del Settecento no ghe gavessi blocado le foci dela Schelda, Carlo VII gavessi continuado a doprar el porto a Anversa e no se gavessi insognado de farghene un a Trieste!

  31. Dario Predonzan ha detto:

    Mi sa che qualcuno confonde miliardi con milioni…o lire con Euro.

  32. Sandi Stark ha detto:

    Aggiungo: il porto di Trieste ha solo 2 amici tra gli onorevoli italiani, si tratta di Rosato del PD e Monai del IDV, di Cividale. Sono le due uniche interrogazioni parlamentari per protestare contro il mancato finanziamento della “Piattaforma Logistica”, soldi come sappiamo promessi e deliberati, ma dirottati al porto di Taranto.

    Mentre la lobby dei porti meridionali si era espressa con 29 parlamentari il giorno 11 novembre 2010, per finanziare appunto Taranto, nonostante il CIPE avesse rifiutato i 30 milioni per Trieste, per “carenza di fondi”.

    In questi 29 parlamentari, il PDL conta per il 45%, il PD è il secondo partito con il 28%, segue AN con il 10% il gruppo “Forza del Sud” con il 7%, poi l’UDEUR con il 3% ed a seguire altri.

    Taranto ebbe il suo finanziamento, come anche Gioia Tauro con un decreto per l’abbattimento delle tariffe portuali e Savona, che “fuori CIPE” ebbe il suo finanziamento di 150 milioni da parte dello Stato, con il decreto “milleproproghe”. Tutti i fatti qui narrati sono accaduti negli ultimi 4 mesi.

    Per trovare degli “amici”, il porto di Trieste deve tornare indietro nel tempo fino all’agosto del 2001. Quella volta, l’agenzia delle dogane triplicò le tariffe daziarie dei porti italiani. Ma ciò non era applicabile al regime di porto franco deciso con il Trattato di Pace del 1947. Due amici del porto di Trieste fecero ricorso al Consiglio di Stato, che diede loro ragione e dispose diversamente.

    Quei due amici del porto di Trieste erano la Repubblica Federale di Germania e la Repubblica Austriaca.

    Grazie al loro ricorso, il traffico del caffè (Pacorini, Tergestea e tutti i “crudisti”, di conseguenza anche le torrefazioni e l’intera filiera del caffè), trova ancora vantaggioso agire a Trieste, nonostante la tassazione alle imprese italiana sia esattamente doppia di quella slovena, e questo fatto avrebbe altrimenti suggerito ad alcuni imprenditori, la “delocalizzazione”.

    Tuttavia la lavorazione del caffè è importante per l’economia triestina, ma trascurabile per il movimento merci. Il tonnellaggio del caffè equivale infatti a circa 15-20 carghi annuali, non di più.

    In ogni caso, quando beviamo un caffè prodotto a Trieste o qui importato, non sarebbe errato rivolgere un sentito “viel danke” a chi ci aiutò.

  33. Triestin - No se pol ha detto:

    niente piattaforma logistica oggi dal Cipe ma…dal sito del Governo Italiano…
    A Venezia proseguono i lavori del sistema Mo.S.E, con l’assegnazione di ulteriori 106 milioni di euro provenienti dalla revoca di mutui. Il Cipe ha inoltre preso atto di una importante iniziativa per la realizzazione di un porto di altura al largo della laguna di Venezia, finalizzata a estromettere i traffici petroliferi dal delicato ambiente lagunare e a sviluppare i traffici portuali nell’area dell’alto Adriatico.

  34. Lorenzo Battista ha detto:

    solo una persona non dotata di buon senso puo’ vedere favorevolmente l’embrionale porto di Monfalcone. I dati che ha messo in evidenza Sandi sono indiscutibili, il resto è follia dell”attuale classe politica e di qualche “buontempone” che come detto giustamente da Dario Predonzan confonde euro con lire. Non serve dire altro.

  35. Rocky ha detto:

    I dati che ha portato Sandi non sono solo discutibili, sono palesemente fuori da ogni logica. Come è stato detto sopra, o si parla di miliardi di lire, o si parla di miliardi quando si voleva parlare di milioni oppure, aggiungo, sono cifre inventate. Fate voi che la manovra per salvare dalla bancarotta uno stato intero come il portogallo è di circa 80 miliardi di euro, qua parliamo di cifre che sono tre volte tanto per un porto.

    Per farci capire 200 miliardi di euro sono 4000 euro per ciascun abitante, bambini compresi, di questo paese. Sono il 10% del nostro immenso debito pubblico. Insomma, una cifra buttata lì che è palese non corrispondere a realtà

  36. @ Sandi Stark

    Roba da farsi cadere le braccia!

    Nella prima tua fonte (Wikipedia) si parla di 138 miliardi DI LIRE, che tu confondi allegramente con gli EURO!!!! E subito dopo hai arzigogolato tutta una sequela di numeri e numeretti col dito da maestrino alzato, basandoti su questo tuo erroraccio da tripla matita blu!!!

    Ragazzi!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    L.

  37. @ Sempre per Sandi Stark

    Solo ora ho visto che addirittura mi hai scritto che dovrei chiederti scusa per aver cercato di metterti in ridicolo.

    Ma vivaddio, il tuo messaggio numero 15 alla luce del tuo incredibile errore è un coacervo di menate pazzesche, e visto che non te ne sei accorto nemmeno quando te l’ho fatto notare, allora a questo punto io dico forte a chiaro che sei un chiacchierone di inenarrabile grandezza!

    L.

  38. Sandi Stark ha detto:

    Grazie per la segnalazione d’errore Veneziano. Allora correggo l’intervento n° 15: “il bilancio dell’operazione Gioia Tauro e Taranto” per lo Stato, è un passivo di 174 miliardi di euro” (non 240 come avevo scritto a causa dell’errore).

    “Quindi lo Stato con gli stessi soldi avrebbe potuto mantenere 686 mila persone (e non 940 mila come avevo scritto); oppure mantenere per tutta la vita 257 mila persone” (e non 336 mila come avevo scritto).

    Grazie ancora per la correzione, credo molto nel lavoro di squadra per perfezionare i risultati. Ci sono altri errori?

  39. ‘NdranghetaIl porto, fin dalla sua nascita fu tenuto sotto controllo dalle cosche della regione, Piromalli e Molè. È un centro di arrivo fondamentale per la ‘ndrangheta calabrese per il traffico di droga internazionale. Nell’Operazione Decollo, dalle forze dell’ordine fu rivelato un traffico di sostanze stupefacenti che andava dall’Europa all’Sud America all’Australia e ogni anno vengono sequestrate ingenti quantità di droga. Il porto è anche crocevia di merci contraffatte di vario genere. [3][4][5]

    Secondo una relazione del 2006, gli investigatori stimano che l’ 80% della cocaina in Europa arrivi dalla Colombia via Gioia Tauro. Il porto è anche coinvolto nel traffico illegale di armi. Queste attività sono controllate dalla criminalità di famiglie calabresi note come ‘ndrangheta.

    Nel febbraio 2008 la Commissione parlamentare antimafia ha concluso che la ‘ndrangheta “controlli o influenzi gran parte dell’attività economica intorno al porto e utilizza l’impianto come base per il traffico illegale”. Nella sua relazione ha detto che “l’intera gamma di interni o in subappalto attività di mafia è influenzato, dalla gestione della distribuzione e della trasmissione al controllo doganale e contenitori di stoccaggio.
    ….
    …..
    ……

    a a Trieste c’é la ndrangheta o mafia, o qualche organizzazione che fa si che il PORTO DI TRIESTE non LAVORI?

    Comitato Odbor PLT – il Trattato di PAce con l’Italia del 1947 é in pienissimissimo vigore. ovverosia il Territorio Libero di Trieste e il Porto Libero di trieste e il popolo triestino ESISTONO con pieni diritti civili e politici ed umani!!

    se tu hai un diritto, ed é magari importantissimo, ti da fastidio vero se qualcuno te lo porta via o te lo nega?

    Associazione Cittadini del Territorio libero di Trieste http://www.portoliberotrieste.org

  40. Tergestin ha detto:

    @ Luigi

    Basta dare un’occhiata a come sono ridotti i magazzini del Porto o al golfo completamente desolato di navi per capire la realta’.
    Credo comunque si possa dire, che il Porto di TS viene ampiamente sottovalutato o dato in pasto a bislacche idee speculatrici da decenni. Se poi per te questa di Monfalcone non e’ l’ennesima furbata e credi a improbabili “parchi del mare” gia’ falliti prima ancora di essere avviati, ben venga, che posso dirti?

  41. Sandi Stark ha detto:

    Vi segnalo un’altro esempio di come agisce la lobby per i porti del mezzogiorno:

    http://www.liuc.it/ricerca/clog/cm/upload/logitauro.pdf

    Se avete voglia, andate a pag 39, troverete una splendida linea ferroviaria “Gioia Tauro – Rotterdam”, per “ridurre il transit time
    complessivo nelle rotte Far East – Nord America che passano per il Mediterraneo. In questo modo Gioia Tauro intercetterebbe una parte di questo traffico di attraversamento riversandolo sulla rete ferroviaria
    nazionale, facendo risparmiare, sulla carta, tempi e costi rispetto alla rotta via mare.”

    Subito dopo esprimono dubbi sull’economicità, ma intanto il sasso viene gettato. Natualmente è una pazzia trasferire su rotaia un traffico navale, ma dipende sempre da quale era lo scopo dello studio, chi lo aveva commissionato e perchè. Troverete anche altri dati e tabelle fantastiche che prospettano un futuro glorioso di sviluppo per Gioia Tauro. Peccato che si era nel 2008 quando già era chiaro che i mercati stavano dichiarando la fine dei porti italiani di transhipment. Perchè non si costruiscono campi da sci in Lousiana, al massimo ci si coltiva il cotone.

    A proposito di Veneziano e Roky che mi accusano di inventarmi le cose, aggiungo un’ulteriore fonte, che dice che il porto di Gioia Tauro sarebbe costato 175 miliardi di euro:

    http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=78026&Edizione=7&A=20031116

    E li invito a controllare tutte le altre fonti che ho messo sia qui che negli interventi precedenti. Se continueranno ad accusarmi di falso dopo avere controllato, io li accuserò di calunnia.

  42. @ Sandi

    Ma sei proprio di coccio! Anche i tuoi dati del porto di Taranto sono sballati!

    Errare è umano, ma perseverare… è starkiano!

    @ Tergestin
    Io dico solo una cosa: qui a Venezia hanno recentemente fatto dei notevoli investimenti per il porto. LA storia del porto d’altura con i fondali a 20 metri non è una bubbola.

    Il tutto è da inquadrarsi in una prospettiva di fondo: voler portare nei CINQUE porti nordadriatici (Ravenna, Venezia, Trieste, Capodistria e Fiume) un totale di TEU pari a quello che OGGI passa per Rotterdam, e cioè dieci milioni di TEU.

    Il tutto ha un costo notevole: oltre tre miliardi di Euro. Faccio notare di passata che qui dalle mie parti s’è già speso parecchio per vari lavori complementari al porto d’altura.

    Se però dalle vostre parti si continua che la TAV non va bene, il superporto TS-Monfalcone è una porcata e altre amenità del genere, allora ragazzi aspettatevi solo che vi si faccia ciaociao con la manina e si prescelgano altri luoghi, altri percorsi, altri investimenti.

    Ho già notato mesi fa che le SOLE industrie venete già ADESSO imbarcano una notevole parte delle loro merci che viaggiano via mare nei porti nordeuropei, esattamente come fanno i lombardi. Vogliamo riportare qui almeno questa roba o no?

    L.

  43. @ ancora per Sandi numero 41

    MILIONI, Sandi, non MILIARDI. In quell’articolo si parla di MILIONI. Ti insegno una cosa: le cifre con sei zeri sono i MILIONI, mentre per i miliardi ci vogliono NOVE ZERI.

    L.

  44. Sandi Stark ha detto:

    Veneziano, semo sicuri che te son venexiàn? Giuro che fin adesso no go mai trovà un veneziàn compagno, te go rifatto i conti come te disi ti, te go riportà altre fonti con cifre superiori ma niente da fare… te continui a batèr sui tuoi tamburi. E anche le tue espressioni, me fa dubitàr che te sia veneziàn de origine veneziana. Cmq xe affari tuoi e de la tua clapa, no me riguarda più che tanto.

  45. Sandi, da le mie parti se dixe “ciapar cassi per ravani”. Ti ti continui a no capir un… ravano de numeri, credendo che i MILIONI xe i MILIARDI.

    Dove xe un documento che dixe che el porto de Gioia Tauro xe costà 175 MILIARDI de Euro (ti ga notà la parola magica MILIARDI)? In numeri, ti ga da trovar ‘na roba come ‘sta qua: 175.000.000.000 (centosetantacinque.zerozerozero.zerozerozero.ZEROZEROERO). Me racomando i ultimi tre zeri, vecio mio!

    L.

  46. Mauricets ha detto:

    ma il problema di fondo è: quanto interessa realmente a roma ts come porto?

  47. @ mauricets

    A Roma?

    Anch’io qui però ho delle domande da fare: qual è stata l’idea “forte” della politica locale triestina rispetto al porto? Qual è il gruppo industriale locale che s’è impegnato a fondo nel porto negli ultimi trent’anni?

    Qualcuno potrebbe igustamente rispondermi: pensa un po’ alla tua Venezia! E avrebbe ragione, giacché Venezia è afflitta dagli stessi mali – se non peggio – di Trieste. Con una grossa differenza, però: Venezia volente o nolente si trova al centro di mille interessi diversi, vuoi grazie alla sua storia, vuoi grazie al fatto che è l’unico porto del Veneto, vuoi grazie al fatto che questo porto è diventato in quindici anni e partendo da zero il primo porto crocieristico del Mediterraneo, vuoi grazie al fatto che si trova strategicamente fra le due direttrici nord/sud ed est/ovest.

    Voi a Trieste – impegnati a discutere all’infinito sul tracciato della TAV e su “rigassificatore sì/rigassificatore no” – non vi siete probabilmente accorti del fatto che non solo a Capodistria si sono mossi, ma anche al vostro ovest.

    Negli ultimi vent’anni fra Venezia e Mestre è stata varata una serie di mega/piani di riconversione di tutte le aree della gronda lagunare, del porto e perfino – in parte – della città storica.

    Elenco solo le prime cose che mi vengono in mente, fra già fatte e progettate.

    S’è programmato il nuovo quadrante di Tessera (col nuovo stadio), la riconversione della zona industriale di Marghera (già attivata in parte), il nuovo megaospedale di Mestre con annessa nuova fermata ferroviaria, il nuovo tram elettrico, il nuovo centro logistico intermodale del Tronchetto, il nuovo mercato ortofrutticolo, una nuova area direzionale e universitaria a Mestre, la nuova porta d’acqua progettata da Frank Gehry, il raddoppio delle piste dell’aeroporto, il nuovo palazzo del cinema a Lido di Venezia, è stata costruita la prima tratta della TAV da Venezia a Padova, è in via di costruzione la metropolitana di superficie fra Venezia, Padova e Treviso e adesso si parla di una nuova città dello spettacolo all’isola del Tronchetto.

    Io lavoro sporadicamente a Trieste dal 2004: in sette anni non ho ancora visto praticamente nessun grande progetto approvato.

    Questa – sia chiaro – non vuole essere un’accusa cieca ad una città come Trieste, che amo moltissimo e che reputo una delle città più affascinanti d’Italia, ma semplicemente uno spunto di riflessione: siamo sicuri che la colpa sia sempre e solo di Roma ladrona?

    L.

  48. Mauricets ha detto:

    certamente la colpa in parte è anche triestina, e poi direi che ve batte ts 10 a 0 in fatto di qualità imprenditoriale.

  49. Lorenzo Battista ha detto:

    io non capisco cosa ci sia di tanto difficile da capire. il porto di Monfalcone avrà fondali per 15 metri scarsi. Chi è ben informato sa che il trend degli armatori è quello di avere navi porta container sempre più grandi (triple E) per ottenere risparmi sui consumi di carburante/costi e ridurre l’inquinamento. Da notare anche l’attuale situazione di sovracapità di stiva: http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-04-19/troppe-navi-mare-noli-092014.shtml
    Il concetto comunque è questo: faccio un’infrastruttura nuova, in questo caso un porto. Quindi il buon senso vorrebbe che questo possa essere in grado di permettere l’arrivo delle navi di ultima generazione (pescaggio 15 metri). Bene! Invece no, faccio un porto spendendo un investimento notevole ma che mi permetterà di avere solo i feeder ed in più se ne sbattono dell’ambiente, tanto il mercurio è come la sabbia di Grado!!! FOLLIA PURA come quella del progetto del terminal in Laguna a Venezia.
    Non fatevi fregare da chi appoggia questo progetto dicendo che così faremo sistema, bla bla. Sarà il colpo finale per l’affossamento definitivo di Trieste. D’altronde basta guardare chi è dietro a questo progetto: Maresca di GENOVA e Palenzona di Alessandria (retroporto di GENOVA). Non fatevi fregare anche questa volta da botegheri, gente che veniva a Trieste solo per il weekend o chi Vi parla di TAV da 7 miliardi di euro o sinergia con Monfalcone. Se tutti buttassimo via un po’ di nazionalismo (sia dalla parte Italiana che da quella Slovena), il vero Hub per l’alto adriatico sarebbe Trieste-Koper!
    Invito a leggervi anche questo articolo: http://www.repubblica.it/cronaca/2011/01/14/news/porto_gioia_tauro-11204509/
    Fatevi da soli le conversioni in euro di 1.800.000.000.000. di lire per Gioia Tauro. Saluti.

  50. @ LB

    Ecco, bravo.

    Facciamo assieme questa operazione: quanti Euro sono 1800 miliardi di lire?

    Risposta: circa 929 milioni di Euro (faccio notare che qui s’è parlato di 138 MILIARDI di Euro, e cioè di una cifra più o meno 150 volte SUPERIORE), spesi a Gioia Tauro.

    Se però guardi i numeri postati dal fenomeno Sandi Stark, lui dice nell’intervento numero 15 che tramite Gioia Tauro si sarebbero incassati 1 miliardo di IVA, più 2 miliardi di dazi e tasse varie. Quindi un totale di 3 MILIARDI di Euro a fronte di 929 MILIONI spesi.

    Andiamo avanti.

    Spiega un po’ al tuo amico come fai a spostare 2 milioni di TEU (dico un numero più o meno a caso, che non farebbe nemmeno rientrare questo porto biteste fra i dieci maggiori d’Europa), da Trieste/Koper verso nord o verso est. Da dove e come passano?

    Adesso scannatevi un po’ voi due su questi numeri, mentre io vi guardo e rido un po’ sotto i baffi.

    L.

  51. Tergestin ha detto:

    @ Luigi

    Tralasciando le vagonate di colpe che ha avuto il governo centralista da quando ha messo piede a Trieste, sono d’accordo anche io sul fatto che a Trieste manchi gente che abbia iniziativa. La TAV? Beh bisogna vedere come e perche’ viene fatta, ma personalmente io non sono contro a prescindere, a differenza di cagate come il rigassificatore (che invece bloccherebbero tutto per due manciatine di posti di lavoro).

    Domanda personale: tu vieni qua a trollare per lanciare provocazioni e ridere sotto i baffi dei “mona” Triestini che si scannano, come hai fatto intendere? No, perche’ me lo chiedevo, dato che per il 150esimo eri qua a far grandi casini in salsa nazional-patriottica anziche’ guardare in casa tua dove di leoni di San Marco non mancano e le voglie secessioniste sono ben piu’ diffuse…..mi chiedo se sono cosi’ noiosi i tuoi concittadini e corregionali. Saluti.

  52. Lorenzo Battista ha detto:

    Scusa Luigi e chi si scanna? Siamo qua per confrontarci, no? Affidandosi ad un esperto di trasporti ferroviari. Nessun politico può dichiararsi esperto in queste materie, basta vedere chi siede alla commissione Lavori Pubblici e Trasporti (Sen. Luigi Grillo ex BANCHIERE), chi attualmente è Ministro delle infrastrutture e dei trasporti (Sen. Altero Matteoli ex RAGIONIERE) o chi è alla guida dell’Authority triestina (Marina Monassi BIOLOGA). Sono convinto che si possa prendere in esame quanto fatto dall’Ing. Andrea Debernardi (http://www.polinomia.it/cv_Debernardi.htm) per potenziare i collegamenti ferroviari nella ns. regione, porto di Trieste compreso.
    Qui trovi il file http://goo.gl/0QFcO
    Ovviamente tale piano è stato completamente ignorato dai ns espertissimi politici, chissà perchè…!?!?
    Ciao. Lorenzo

  53. Lorenzo Battista ha detto:

    errata corrige il Sen. Grillo è un ex BANCARIO

  54. @ Tergestin

    A domanda personale risposta personale: non ritengo di doverti alcuna risposta.

    Quando però questo blog sarà riservato a specifici commentatori suddivisi per provincia o comune, allora rifatti vivo con queste menate.

    L.

  55. Sandi Stark ha detto:

    Veneziano, fa ste robe:

    1) va su l’intervento n° 25. Clicca sul secondo link. Leggi la cifra: “800 miliardi de euro” alla quarta riga del testo. Dopra un euroconvertitor e leggi el risultato: “413 miliardi de euro”.

    2) va sul terzo link. Leggi la cifra “mille miliardi di lire” nel capitolo “il porto delle nebbie”. Dopr un euroconvertitòr e leggi la cifra: “516 milioni de euro”.

    3) clicca questo link: http://www.mda.it/34.html
    leggi la cifra de 100 miliardi de euro per Taranto (che in realtà xe 105 ma femola curta).

    Fatto questo, inventite un’altra per trollar ‘sto thread.

  56. Tergestin ha detto:

    @ Luigi

    Chiedere e’ lecito…nessun rancore, era solo una curiosita’ e i blog giustamente non vengono divisi per provincia, ci mancherebbe. Le non-risposte possono dare interessanti spunti comunque e aiutano a farsi un’idea.
    Questo e’ quanto.

  57. Dario Predonzan ha detto:

    @ Luigi veneziano

    Permetti un consiglio: non perdere altro tempo con Sandi Stark. E’ un caso disperato.

  58. @ Dario Predonzan

    Hai ragione. Mi sto domandando se sia completamente sano di mente uno che insiste ancora affermando tronfio “leggi la cifra: 800 miliardi di euro”, tu clicchi l’articolo, leggi la cifra e trovi… 800 miliardi di lire.

    L.

  59. Rocky ha detto:

    @Stark non capisco come puoi insistere a fare il maestrino quando ti è stato fatto notare più e più volte che le cifre che vai sparando sono errate di 2/3 ordini di grandezza. E’ come parlare di case e misurare la loro altezza in km.

  60. @ Lorenzo Battista

    Grazie per il link al documento del WWF. Molto interessante. Ho notato però che ad un certo punto l’esperto prevede la costruzione di linee ad alta capacità (che è un altro modo – secondo il nostro governo e le FFSS – di chiamare la TAV). Tu che ne pensi?

    L.

  61. Sandi Stark ha detto:

    Rocky, a me non è stato dimostrato proprio nulla; le cifre che esposi nel “tema” sono addirittura sottovalutate e Veneziano e Predonzan mi insultano o si aggrappano ad errori di ortografia per attacarmi personalmente piuttosto che verificare con un semplice click del mouse e con la calcolatrice di windows, se il ragionamento è corretto miliardo più miliardo meno.

    Non fornisco nemmeno altri elenchi da verificare, non ha senso parlare a chi non vuol sentire.

    Sembra che anche tu preferisci evitare di controlare ed attaccarmi personalmente dicendo “cifre inventate” ma non me ne lamento perchè sapevo benissimo dove postavo ed attendevo fiducioso le tecniche di trollaggio da parte di Veneziano; direi che manca Effebi, Alpino, e poi ci sono tutti.

    Il mio era per così dire una specie di “esperimento”, per vedere se Bora.la era cambiata. Sembra che non sia così, ma intanto anche qui è giunta l’opinione che Trieste viene distrutta dalla lobby economica dei porti italiani e dalle varie convergenze di interessi politici ed economici.

    Se negano l’enorme spreco di risorse pubbliche a favore della fittizia concorrenza di Trieste sono affari loro, vagliare solo l’ipotesi potrebbe mettere in crisi i loro dogmi, e non tutti usano Internet per imparare confrontandosi, anzi tutt’altro.

    So che loro continueranno a negare che Trieste muore causa l’Italia e tenteranno di convincerci che dovremmo salutare i nostri figli che emigrano mentre la loro banda ci suona “Fratelli d’Italia”.

    Ed io spero che i nostri ragazzi continueranno a gettare loro addosso le monetine mentre se ne vanno, come facevano i loro zii alla Stazione Marittima mentre le navi li portavano in Australia.

    Moriremo certamente, ora ci manca solo il colpo di grazie al porto tramite i container. Moriremo ed emigreremo, ma non nel totale silenzio che a loro piacerebbe.

  62. Dario Predonzan ha detto:

    Patetico.

  63. Marisa ha detto:

    “Trieste muore causa l’Italia” (commento 61)

    Non è ora di finirla con questo stereotipo che ignora il fiume di denaro arrivato a Trieste da quando è diventata Italia?

    E’ una della città più “assistite” d’Italia e ancora si continua con questa barzelletta?

    E perchè mai lo Stato italiano dovrebbe dare “una marcia in più” al porto di Trieste rispetto agli altri porti italiani? Se non sbaglio in Italia, in campo economico, vige il regime della libera concorrenza….

  64. Sandi Stark ha detto:

    Marisa, io sono disponibile a vagliare la tua opinione, senza scherzi. Ma potresti documentarla per favore? Ad esempio con il supporto di una tabellina che riassuma il “dare-avere” tra le risorse economiche portate via e quelle create? Per comodità reciproca, accetto di limitare il confronto al secondo dopoguerra.

    Se vuoi ti aiuto: valorizza l’importanza del sistema navale ed industriale integrato che era composto dai cantieri, le fabbriche e le navi delle nostre compagnie di navigazione, senza considerare tutto l’indotto dei servizi del terziario, lascia anche stare le Assicurazioni, fingiamo che siano nate qui per caso e non perchè c’erano le compagnie di navigazione.

    Valuta se le risorse portate via erano in perdita e da chiudere, valuta se con il “trasferimento” hanno acquistato o perduto competitività.

    Dall’altra parte puoi mettere i finanziamenti alla Grandi Motori, il Fondo Trieste, i finanziamenti assistenziali delle Zone Industriali che facevano correre qui mezza Italia per fregare Friulia.

    Puoi mettere i 1400 posti di lavoro che ci ha “regalato” la Regione, la quota a carico del Governo italiano per i centri di ricerca che ci danno circa 1500 posti di lavoro e se vuoi anche quelli dell’università, che sono circa 2 mila. La Sanità con circa 5.500 occupati non c’entra, quella è sempre esistita.

    A proposito del porto, io non voglio misure di favore ma mi piacerebbe che cessassero i privilegi per i porti concorrenti. E’ dal 1971 che l’Italia non crea alcuna infrastruttura nel nostro porto, che è il principale motore dell’economia cittadina con 11.500 occupati del settore portuale (fonte Boniciolli e sindacati, ottobre scorso).

    Aspetto, grazie mille per l’intervento!

  65. Tergestin ha detto:

    @ Marisa

    Non preoccuparti, il calo demografico (abbiamo meno popolazione di un secolo fa) e decenni di perdita di tutte le risorse della citta’ (vuoi elenchi, date e fatti, visto che tu non ne porti mai?) faranno in modo che Trieste diventi un’anonimo paesone del NordEst. Sara’ una sorta di Udine in poche parole, ma con ancor meno iniziativa e tu potrai finalmente sorridere una volta nella tua vita passata a mugugnare contro il vicino di casa senza aver mai portato un fatto ma solo a causa dei complessi di inferiorita’ che ossessionano te e quattro vecchietti in croce. Mandi.

  66. Mauricets ha detto:

    mi sembra che la nostra zona industriale, con annesso canale navigalile e l’ex area aquila siano un bel esempio di investimenti nazionali e capacita locali. forse volgliono un enorme facsimile di montedoro.

  67. Mauricets ha detto:

    scusate, ora sto vedendo fede che intervista romani(sviluppo economico) contenuto zero, anzi sotto zero. solo propaganda politica pro silvio. cosa volete da questa gente?

  68. Marisa ha detto:

    @ Sandi (commento 64)

    Cosa ti fa credere che Trieste sia l’unica città italiana che abbia sofferto di delocalizzazioni e chiusura di grossi impianti produttivi? Perchè non vai a chiedere ai genovesi come se la passano o a Torino dove la Fiat ha ridimensionato in maniera pesantissima i suoi stabilimenti auto?

    Quello che volevo semplicemente dire è che a Trieste trovate sempre l’abili “dell’Italia che vi ha portato via tutto”. Un pianto e un lamento continuo…

    Vuoi dati?
    Allora cominciamo con il “Fondo per Trieste”.

    SETTIMANALE IL NUOVO – ANNO 2006
    ————————————–
    IL FATTO
    FONDO TRIESTE ADDIO di Martina Seleni

    Il governo ha deciso di chiudere i rubinetti di quello che veniva considerato un salvagente finanziario per la città. È la fine di un’epoca. E adesso?
    Di Martina Seleni
    Addio Fondo Trieste: dal 2006 il capoluogo giuliano non potrà più avvalersi della linfa vitale che ha portato alla città, nel corso degli ultimi cinquant’anni, circa 1.452 miliardi di vecchie lire.(….) Ed il mondo politico entra subito in agitazione: la morte del Fondo Trieste riesce addirittura ad unire centrodestra e centrosinistra, che lo piangono come uno strumento unanimemente considerato indispensabile per lo sviluppo economico, scientifico e culturale della città.
    Mezzo secolo contributi
    Il Fondo venne istituito con legge dello stato nel lontano 1955, e da allora ha portato ad aziende, enti ed associazioni cittadine una cifra strabiliante, che si avvicina, se consideriamo gli indici di rivalutazione che ci aiutano a capire meglio quale sarebbe il suo valore attuale, ai 6.200 miliardi di lire.(…)”.
    —————

    @ Sandi

    Posso farti una domanda? Posto che 6.200 miliardi di lire (valore attuale al 2006) sono una cifra enorme, che ne avete fatto di questo “regalo” che l’Italia ha fatto a Trieste ( e senza senza alcun vincolo di spesa)?

    mandi

  69. Sandi Stark ha detto:

    Ottimo Marisa, è proprio quello che volevo. Tu sei in grado di dire se il “fondo Trieste” vale di più o di meno di quanto è stato portato via? Alla tua domanda “cosa ne avete fatto” non posso rispondere, non lo gestivo io. Io so che nella storia delle zone industriali di Trieste, c’è una caterva di fallimenti più o meno dolosi, fatti per “fregare” le istituzioni che elargivano; io stesso più di una volta quando sentivo certi “programmi industriali” chiedevo ai miei interlocutori: “Ma è una cosa seria o è il solito trucco di fregarsi i finanziamenti e poi sparire?”

    Perchè negli affari è sempre meglio essere chiari (mio punto di vista personale), e dalle reazioni tentavo di comprendere se avevo a che fare con clienti e fornitori seri o se era la solita presa per il culo dove si richiava di perderci anche le mutande.

    Io non mi sogno di chiedere ai meridionali “cosa avete fatto” con i finanziamenti dei porti del mezzogiorno, dico che è una presa per il culo per la collettività e che gli stessi soldi darebbero da vivere a più persone con l’assitenza sociale piuttosto che creando le cattedrali nel deserto. I meridionali dovrebbero rifiutare l’assistenzialimo, come dovrebbero farlo tutti.

    Ed il Friuli non è immune dal “magna magna”, tanti imprenditori veneti mi hanno detto: “Voi siete tutti scemi a correre dietro ai finanziamenti regionali, stravolgete delle attività appositamente per il finanziamento ma non vi accorgete che alla fine tra ritardi, mancati finanziamenti eccetera, se aveste lavorato con i soldi delle banche e se vi foste concentrati nel vostro core business, forse avreste guadagnato di più senza sprecare il vostro tempo inutilmente.”

    Ho addirittura conosciuto delle “società” attive sia a Trieste che a Udine, la cui specializzazione è solo di guidare le aziende alla caccia dei finanziamenti. E sorvoliamo i dettagli. Non parliamo poi dei “carrozzoni regionali”, tutte macchine mangiasoldi che non producono nulla.

    Ma a parte tutto questo, ti rinnovo la domanda: puoi dimostrare che l’assistenzalismo “riparatore” ha creato più di quanto è stato preso?

    Mi rendo conto che siamo molto distanti per comprenderci, ed il tuo esempio della Fiat mi fa pensare che stiamo parlando di cose diverse. Perchè io parlo delle attività nazionalizzate, non di quelle private.

    Provo allora a spiegarmi con un esempio: mettiamo il caso che lo stato avesse nazionalizzato le industrie friulane del mobile e le avesse spostate sull’intero territorio statale con l’intento di distribuire ricchezza in cambio di consenso e voti.

    Immagina che la Snaidero nazionalizzata andava a Napoli, la Potocco a Torino, la Calligaris a Castelvolturno, la Crabo in Emilia, la Presotto in Puglia eccetera. Sarebbe stato un affare per la collettività o no?

    No vero? Perchè un sistema industriale integrato, o meglio un “distretto produttivo” è forte grazie alle interazioni tra tutti gli attori della filiera, dalla banca specializzata all’operaio che avvita gambi di sedia in cantina.

    Bene, immagina una città che ha cantieri, compagnie di navigazione e tutto l’indotto, che si perde fino alla fonderia familiare o il magazzino di spezie rionali ma che ha prodotto cultura marinara, portuale, banche, assicurazioni, Porta via i cantieri e le compagnie, lascia la “fabbrica macchine”. Oggi la “fabbrica macchine” produce motori marini che vanno trasportati nei cantieri di tutta Italia ed in Europa, e recentemente uno è andato perso in mare perchè la chiatta si è rovesciata.

    E’ un assurdo, vero? Cantieri e fabbriche navali dovrebbero essere vicini o meglio attaccati, no? Come è un assurdo che l’attività cantieristica è stata smembrata in sedi distanti migliaia di chilometri tra di loro. Prova a pensare solo ai costi di trasferta delle persone e delle merci. Non si “smembra” una cosa che funziona, giusto?

    Non si distrugge un “sistema integrato navale, cantieristico, industriale e finanziario”, giusto?

    Se non ti basta pensa a questi semplici dati per riflettere: 7° porto del mondo, 2° del Mediterraneo. E non dire che è conseguenza della fine dell’Impero, perchè il record di traffici portuali è del 1949, non del 1913 come molti credono. E fino agli anni ’90 Trieste era il secondo porto italiano dietro Genova. Oggi è il decimo per i container e domani niente.

    Navigazione: nel 1945 il Lloyd riparte con 10 navi. L’Italia si frega 9 navi del Piano Marshall destinate al TLT e le manda a Napoli, ma gli inglesi ci credono lo stesso ed investono. Nel 1956 il Lloyd ha 31 navi e si è ripreso tutte le sue rotte dell’Oriente, dove è conosciuto ed apprezzato.

    Poi vengono le “riforme” della cantieristica ed oggi il Lloyd che aveva sempre prodotto ricchezza, si trova con una decina di navi, venduto a dei taiwanesi che gli hanno cambiato il nome e che lo faranno sparire entro breve.

    Oppure: fino al 1914, i redditi procapite più alti dell’Impero, più ricchi dei viennesi. Oggi con percentuali di precariato e disoccupazione giovanile vicini a quelli del mezzogiorno. Mentre mio nonno cambiava lavoro attraversando la strada, i portuali lavoravano solo quando avevano bisogno di soldi ed i friulani emigravano qui in cerca di benessere.

    E’ il quadro dell’economia di una città portuale come ce ne sono diverse nel nord europa, niente di strano e niente di nuovo. Peccato che con l’Italia non funziona.

  70. @ SS

    Pensa a Venezia: fino a solo duecentovent’anni fa era una Repubblica indipendente! Ah: questi porci francesi (e austriaci, e italiani)!

    E pensa a Roma: era un impero! Ti rendi conto? Un impero! La città più grande, ricca e potente del globo! Ah: questi porci barbari!

    E Cartagine? Vogliamo finalmente parlarne?

    L.

  71. Mauricets ha detto:

    tutto questo perche agli asburgo trieste era utili, anzi indispensabile, come porto. all’italia no. è uno dei tanti, anzi è un porto che per posizione potrebbe favorire gli interssi di altre nazioni. forse solo ora, se roma non ostacolera e se in casa avremmo uomini capaci, con il libero mercato (che poi in definitiva è la riedizione di quello imperiale) forse le cose lentamente cambieranno.

  72. Mauricets ha detto:

    luigi scherza ma è vero, tutto ha un senso storico. nulla è a caso. c’è sempre un percorso di evoluzione nella storia. tutto e legato. e la parte economica della storia dovrebbe essere piu studiata. roma invadeva per cosa? venezia era grande per cosa? l’egitto per cosa? se pensate bene è stato il bisogno di nuovo cibo, di controllo dei traffici, delle spezie, dell’oro. insomma controllare le attivita economiche a creato citta, stati e imperi.

  73. Redento, quel che no xe mai contento ha detto:

    Luigi, non rispondi in merito a Stepinac ed a Mons. Romero nell’altra discussione? Testa sotto la sabbia?

  74. Federico, fa’ una cosa sensata: lascia perdere.

    L.

  75. Redento, quel che no xe mai contento ha detto:

    http://www.radioradicale.it/scheda/185618/larcivescovo-del-genocidio-intervista-a-marco-aurelio-rivelli

    Roma, 8 ottobre 2004. Gli uomini della Chiesa cattolica non sono estranei alle tecniche del genocidio. E’ accaduto recentemente in Ruanda e nell’ultima guerra mondiale in Croazia. Il 1 ottobre del 1998 Giovanni Paolo II si reca in Croazia per beatificare Monsignor Alojzije Stephinac (1898-1960), primate cattolico in Croazia durante il regime di Ante Pavelic. Il “Centro Simon Wiesenthal” chiese al pontefice di rimandare quella decisione prima di verificare la responsabilità della Chiesa cattolica nel massacro degli ortodossi, degli ebrei e degli zingari in quegli anni. Ecco la storia di quell’olocausto dimenticato. Ne abbiamo parlato con Marco Aurelio Rivelli, autore de L’Arcivescovo del genocidio (Kaos edizioni), Intervista a cura di Lanfranco Palazzolo.

  76. Mauricets ha detto:

    negli armadi vaticani non mancano scheletri, mai i tempi non son ancora maturi per un “mea culpa”. in fondo e da poco che la santa inquisizione non c’è piu nello stato pontificio, o meglio è ridenominata Congregazione per la dottrina della fede.

  77. Come avevo previsto, è spuntata fuori anche l’inquisizione.

    Abbiamo fatto l’en plain!

    L.

  78. Mauricets ha detto:

    santa per essere precisi

  79. Sandi,
    grazie per la tue continue spiegazioni e del discorso chiaro che perfettamente descrive LA MORTE DI TRIESTE SOTTO il dominio italiano.

    É difficile per loro credere che Trieste non sia una colonia italiana.
    É per loro impossibile scindersi in triestini e italiani.

    Noi triestini sappiamo benissimo che il Porto di Trieste non ha traffico e sappiamo benissimo che abbiamo sia i fondali sia la posizione geografica.

    Loro ci vogliono far credere che il Trattato di Pace con l’Italia sia un documento VECCHIO, SUPERATO SENZA VALORE!!
    Loro vogliono farci credere che siamo italiani o sloveni o croati.
    Loro vogliono farci credere che ci aiutano e ci danno un sacco di denaro e di assistenza, e ci fanno credere e ci convincono che siamo finiti senza questo flusso di denaro, che siamo finiti perché non sappiamo far funzionare il porto, non sappiamo come organizzarci per l’industria o il terziario, non sappiamo camminare con le nostre gambe!
    Loro viogliono farci credere che siamo bisognosi dei loro consigli e della loro magnanimitá, del loro volerci bene, del loro grande aiuto e grandissimo sacrificio per LIBERARCI dal male Austriaco. Loro sono convinti che ci hanno aiutato e salvati contro il maledetto e odiatissimo sčiavo e contro il comunismo. Loro sono convinti che non c’é stata nessunissima violazione di nessunissimo diritto civile o diritto politico o diritto umano della popolazione residente nel Territorio Libero di Trieste. Loro sono convinti che il mondo a dato loro il Porto Libero di Trieste, che da porto extraterritoriale del TLT sia divenuto ITALIANO, ma come il porto di Koper sia SLOVENO.
    Loro ci convincono ogni benedetto giorno che saremo perduti senza la cultura italiana e il sistema italiano, che i lavori pubblici e le opere pubbliche, le infrastrutture pubbliche triestine e che l’efficienza dell’amministrazione pubblica siano di tutto rispetto e perfettamente funzionanti e gestite.

    si puó andare avanti per ore.

    É dal 1918 che stiamo recedento, e dopo una piccola finestra di ripresina (termine italiano, grazie della vostra cultura!) dovuta al GMA controllato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, siamo ritornato a riprendere la discesa verso l’annullamento di tutto quello che gloriosamente eravamo riusciti a diventare quando eravamo Triestini d’Austria.

    Comitato Odbor PLT – il Consiglio di Sicurezza dell’Organizzazione delle Nazioni Unite conoscerá i fatti e sará costretta a prenderne atto ed agire.

  80. Marcus ha detto:

    Scusate, ma se il Superporto sorge a Monfalcone le navi devono passare le acque territoriali del Territorio Libero o vado errato? Dateci un occhiata alla mappa del TLT in lingua slovena che si trova su http://www.portoliberotrieste.org dove che si vede anche la profondità del mare.
    Ma quale Superporto a Monfalcone, tutte ste notizie fanno ridere persino le pantegane in Porto Vecio!

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