3 Maggio 2011

Memorie di uno geisho/FEFF 13: è una questione di qualità / giorno 4

L’aumento della soddisfazione personale nel partecipare ad un evento è direttamente proporzionale alla qualità dei fattori che tale evento riesce a fornire. Non solo fattori strettamente tecnici, ma anche e soprattutto i dettagli di contorno.
Si dice che sono le piccole cose a rendere grandi le circostanze e, nel caso di un happening cinematografico, mai affermazione è stata più vera.

La qualità del materiale visionato, innanzitutto: certamente anno dopo anno la qualità media delle pellicole presenti al FEFF è andata elevandosi, perdendo i caratteristici “picchi” e “abissi” filmici (Ringu e Gagamboy e su tutti) ma privilegiando un livello il più possibile omogeneo; il tutto nell’ambito delle rispettive cinematografie di paese, ovvio (inutile, infatti, paragonare il cinema sudcoreano a quello vietnamita o mongolo).

Si perderà inesorabilmente il fattore sorpresissima di piccoli capolavori misconosciuti (ed il conseguente fattore assurda cagata, nettamente preponderante in questi contesti; è l’altra faccia della stessa medaglia, ossia quella di una selezione “sbarazzina” dei film in concorso), ma perlomeno si è sicuri di poter fruire di una “qualità media globale” per l’appunto notevole, frutto di una mediazione e di una selezione a monte. Perlomeno secondo i gusti della maggioranza degli spettatori.

Poi viene la qualità delle infrastrutture: la location, il contorno, i servizi. Prime due eccezionali e rodate, come da anni a questa parte. Peccato solo per la qualità del servizio wi-fi che – causa maltempo – funziona a bestemmioni. Certo, utilizzare server alimentati a pellet di certo non aiuta: saranno pure ecocompatibili, ma non permettono agli astanti (i cagacazzi con l’accredito “Media” come il sottoscritto, tanto per capirci) di svolgere al meglio il proprio mestiere. Ossia controllarsi la posta elettronica a scrocco e sfruculiare su facebook come dei cazzoni.

La qualità dei rapporti umani, infine. Sembra una troiata, ma è l’aspetto più importante di tutta la questione. Avere uno staff competente e disponibile come quello dei volontari qui al FEFF serve a lenire l’inevitabile misantropia che per forza ti assale quando sei costretto all’interno del Festival ad interagire con altre persone diverse da te.
In teoria le elementari regole di vivere comune dovrebbero essere di dominio universale, ma è proprio in queste occasioni che ci si rende conto di come il genere umano meriti di essere sterminato dagli scarafaggi.

Pertanto, brutto stronzo merdone che stazioni senza un perché in mezzo al corridoio, guardandoti attorno con aria meravigliata ed impedendomi di uscire dopo avermi rotto i coglioni per passare, non meravigliarti se ti mando pesantemente a fare in culo: la prossima volta potrebbe essere anche peggio.

Saggiamente gli organizzatori hanno deciso di dedicare la mattinata ai film, non in concorso, della retrospettiva. Per cui posso tranquillamente alzarmi in un orario decente e soprattutto dormire in pace, pronto per guardarmi i film del pomeriggio e della sera con spirito nuovo e nettamente migliore. E, soprattutto, di non addormentarmi come un mona inesorabilmente dopo l’una di notte.

Il premio per il film “flop” va a Wind Blast per il semplice motivo che non si sa bene cosa cazzo sia. Vorrebbe essere un mesh-up di generi (western-poliziottesco-commedia-azione) ma finisce solamente per risultare irritante e abbastanza scontato, dove lo sviluppo della trama lascia ben presto spazio alle scazzottate, e due ore di botte sempre uguali alla lunga stancano.

La palma di film “top” invece è di diritto dello strepitoso Confessions, cinicissimo e delirante psyco-thriller giapponese dove una insegnante, a seguito di un pesante trauma dovuto alla morte della figlia, si trasforma in una spietatissima carnefice le cui vittime saranno inesorabilmente i suoi stessi allievi. Innovativo sotto tutti i punti di vista (regia, script, personaggi, montaggio), colonna sonora di livello e serio candidato ad arrivare, se non alla vittoria finale, almeno nella Top 3.

Giudizi (espressi in palle):
14.15 – The Lightning Tree di Hiroki Ryuichi / 3 palle
16.45 – Rakenrol di Quark Henares / 3 palle e mezza
20.00 – Lover’s Discourse di Derek Tsang & Jimmy Wan / 4 palle e mezza
22.05 – Confessions – di Nakashima Tetsuya / 5 palle
00.15 – Wind Blast – di Gao Qunshu / 2 palle e mezza

La pheega del giorno:
tutte le interpreti hongkonghesi del film Lover’s Discourse: una scarica di patonze inenarrabili.

La perla del giorno:
«Stavo scherzando!» (detta dalla insegnante Moriguchi Yuko all’allievo Shuya Watanabe – subito dopo una tremenda tortura psicologica – nel film Confessions).

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