27 Gennaio 2011

Dipiazza: “La Risiera di San Sabba è uno scrigno sacro del dolore e della memoria”

“L’istituzione della giornata della memoria rappresenta un profondo atto di civiltà compiuto per onorare tutte le vittime della Shoah. Milioni di uomini, donne, bambini e anziani sterminati nei campi di concentramento attraverso una vera e propria industria della morte”. Lo ha detto il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza intervenendo oggi alla solenne cerimonia svoltasi nella Risiera di San Sabba, campo di concentramento, detenzione e sterminio, unico in Italia.

Nel suo intervento il sindaco Dipiazza ha sottolineato come “l’attualità del ricordo è primariamente un atto di giustizia compiuto affinché siano sempre limpidi e ben marcati i confini fra chi ha incarnato il male, e chi a causa di quel male è stato umiliato, torturato e poi ucciso”.
“A Trieste -ha aggiunto il primo cittadino- la cerimonia dedicata alla Shoah trova il suo compimento all’interno di questo perimetro nel quale ci troviamo. Esso rappresenta uno scrigno sacro del dolore e della memoria: questa è la Risiera di San Sabba, così chiamata perché costruita all’inizio del ‘900 per la pilatura del riso; con i nazisti diventò prima un campo di concentramento per i soldati italiani catturati dopo l’8 settembre, poi campo di detenzione per gli ebrei deportati ad Auschwitz e Dachau, infine vero e proprio campo di sterminio – unico in Italia – di partigiani e detenuti politici italiani, sloveni e croati. Un luogo di morte, che quasi paradossalmente però dà oggi linfa vitale alla memoria con le testimonianze visive di ciò che di tremendo vi accadde”.

Dipiazza ha ancora sottolineato la necessità di “educare i nostri giovani alla conoscenza del passato, perché è il sapere che alimenta primariamente la coscienza civica dei cittadini”. “Questa di oggi -ha aggiunto- è per me una celebrazione della Giornata della Memoria particolare perché è l’ultima che mi vede partecipare come Sindaco di Trieste. Un percorso durato dieci anni durante i quali ho maturato una forte e precisa convinzione: che Trieste può avere grandi prospettive di crescita solo in un’ottica di rispetto e di fratellanza fra tutte le sue componenti che la rendono una città per molti versi cosmopolita”.

“Questo principio –ha concluso il sindaco Roberto Dipiazza- è cresciuto e si è rafforzato ogni volta che mi sono ritrovato all’interno di queste mura, dove nel silenzio della memoria ogni coscienza sente forte il richiamo all’uguaglianza di ogni cittadino davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, o di condizioni personali e sociali. Teniamocelo stretto questo principio e non lo abbandoniamo mai, perché è la barriera invalicabile ad ogni ingiustizia, ad ogni deriva autoritaria ed illiberale. In spregio ad esso sono state sterminate sei milioni di persone. Non dimentichiamocelo mai”.

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