29 Dicembre 2010

Scampoli di storia: i bagni galleggianti dell’Ottocento e il bagno “Ausonia”

Le Rive nell' Ottocento

L’amore per la classica “tociada” ha sempre contraddistinto i triestini ancora prima che sorgessero i primi stabilimenti balneari. Di solito chi si concedeva un tuffo in mare nelle calde giornate estive, magari anche in zone proibite come le acque del porto, erano ragazzini oppure qualche marinaio. Lo attesta questo “Avviso” che risale al 7 giugno 1809, firmato dal Cavalier Ignazio de Capuano, Preside del Magistrato, e che, dati i tempi, prometteva severe punizioni a chi infrangesse il divieto di bagnarsi nelle acque davanti alla città magari, come poteva capitare, senza il debito costume. “Chiunque verrà trovato a nuotare nudo fra un Lazzaretto e l’altro sarà immancabilmente arrestato e punito, ed in quanto a’ ragazzi, gastigati verranno anche con vergate”. La zona incriminata era lo spazio fra il Lazzaretto Vecchio, quello di San Carlo (che sorgeva proprio dove oggi si trova il Museo del Mare) e il Lazzaretto Nuovo di Maria Teresa nella zona di Roiano. Nelle aree esterne ai Lazzaretti era peraltro possibile prendere un bagno ed anzi questa attività, considerata salutare, veniva incoraggiata specialmente per i marinai che così potevano addestrarsi nel nuoto per cui alcuni tratti di spiaggia, specialmente a Sant’ Andrea, erano delimitati da un palo che portava la scritta ”Luogo di pubblici bagni”. Ma nonostante ciò non mancavano gli abusivi e, anche in tempi successivi, quando il Canal Grande divenne il centro dei traffici e punto di arrivo dei velieri, si notavano i ragazzini di Città Vecchia farsi qualche tuffo fra una barca e l’ altra, rischiando di essere investiti da un veliero che trasportava angurie o scaricava ortaggi dalla Romagna e dalla Puglia. E allora venivano inseguiti dai gendarmi in qualche spettacolare rincorsa a guardie e ladri. Ma nei primi decenni dell’ Ottocento il porto cominciò a popolarsi di stabilimenti balneari destinati alla borghesia cittadina e il panorama era destinato a cambiare perché i primi bagni pubblici non sorsero lungo le spiagge ma sullo specchio di mare di fronte alla città, ancorati a zattere e fissati con ancore: erano i bagni galleggianti e Trieste fu una delle prime città in Italia a inaugurarne uno (era il 1823-1824).

Bagno Maria nel 1850

Uno dei bagni galleggianti triestini dell’ Ottocento era il “Bagno Maria” (non è un gioco di parole: si chiamava proprio così !). Era uno stabilimento galleggiante, costruito in legno, lungo 50 metri per 26 e d’ estate veniva ormeggiato presso il molo San Carlo (oggi molo Audace). Aveva una capienza di duecento persone, però pare fosse in uso esclusivo dei clienti del lussuoso Hotel “De la Ville”, sito sulle rive. Era stato costruito al Cantiere San Rocco a Muggia dove tornava ogni tanto, d’ inverno, per la manutenzione. Costruito nel 1857, era ancora attivo nel 1911, quando fu distrutto da una tempesta.

Bagno Maria nel 1865

Il “Soglio di Nettuno” fu invece il primo stabilimento balneare cittadino, aperto il 24 maggio 1823 di fronte alla “Sanità”; era ancorato davanti a piazza Giuseppina (oggi piazza Venezia) ed era raggiungibile in barca o su di una passerella lungo la quale si incamminavano distinti signori ed eleganti dame in abito lungo. Lo aveva inventato il commerciante Domenico d’ Angeli (papà del podestà Massimiliano). Si potevano fare bagni caldi e di acqua dolce; c’ era una caffeteria con bibite, rinfreschi e birra, tavolini e sedie e c’ erano anche delle vasche acquario con flora e fauna del golfo. E anche una sala per fumatori ! Il bagno fu visitato dall’ Imperatore Francesco I il 13 giugno 1832.

Bagno Buchler nel 1910

Verso il 1830 nello spazio di mare antistante Piazza Grande (l’ attuale Piazza Unità)venne inaugurato il “Bagno Galleggiante Boscaglia”, dal nome del primo proprietario. Si trattava di un bagno con struttura in legno, ancorato in mare aperto, che poteva essere smontato alla fine della stagione balneare per essere rimontato l’ anno successivo, ma spesso veniva semplicemente ancorato in Sacchetta d’ inverno. Era raggiungibile grazie ad un apposito vaporetto. Il “Boscaglia” dopo qualche anno dalla sua inaugurazione, cambiò proprietario e divenne il “Bagno Buchler” dal nome del nuovo proprietario, che nel 1898 lo ristrutturò completamente modernizzandolo. Nel 1891 si chiamava “Galleggiante Nazionale”.
Purtroppo il bagno andò completamente distrutto assieme agli altri bagni galleggianti, nella notte tra il 13 ed il 14 giugno del 1911 per un violentissimo fortunale che danneggiò gravemente in molti punti anche le rive, affondando barche e velieri e causando alcuni morti.
Agli inizi del Novecento le Rive di Trieste furono interessate da profondi lavori di costruzione marittima e portuale, che cancellarono numerosi stabilimenti balneari popolari suscitando malumori e petizioni da parte dei cittadini. Nel 1909 venne costruito, interamente in legno, il “Nuovo Bagno Militare, in prossimità dello storico bagno pubblico “Alla Lanterna”.

Bagno Ausonia

Negli anni Trenta venne edificato, nei pressi del bagno militare, lo “Stabilimento Balneare Ausonia”, costruito con tecniche e materiali di avanguardia. Il “Bagno Militare” venne a sua volta ristrutturato e consolidato, aperto anche ai civili e rinominato “Stabilimento Balneare Savoia”: I due stabilimenti si fusero in un unico corpo con la costruzione di un pontile di raccordo, assumendo quindi la conformazione attuale. Nei decenni successivi furono apportate diverse modifiche all’ edificio, senza tuttavia alterarne l’ identità strutturale e storica. Particolarmente rilevante fu l’opera di restauro ed ampliamento del 1954, resasi necessaria a causa dei danni provocati da una violentissima mareggiata. Ancora oggi la zona destra dell’”Ausonia” è pavimentata in legno e viene denominata “Savoia” dai suoi frequentatori. Ringrazio “Atrieste” (sito: atrieste.eu) da cui ho tratto alcune notizie e le fotografie.

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