15 Novembre 2010

Karlsen racconta lo scontro su Trieste tra Togliatti e Tito

E’ appena uscito per Leg il saggio storico “Frontiera Rossa”, frutto di anni di ricerche del 32enne storico triestino Patrick Karlsen. Il libro di Karlsen, amico personale e già firma di Bora.La,  verrà presentato martedì 16 alle 18 alla Minerva in via San Nicolò, a Trieste (vedi la scheda dell’evento su Facebook).

Il libro, secondo Leg,

si interroga (secondo la scheda dell’evento su Facebook) Sul rapporto accidentato tra il Partito comunista italiano e il confine orientale divampa una controversia pressoché permanente. “Frontiera rossa” riannoda il filo tortuoso delle politiche del Pci di Togliatti verso il confine orientale nella fase forse più incandescente del secolo scorso: gli anni della Seconda guerra mondiale, della Guerra fredda e della divisione in due dell’Europa. In seno al movimento comunista il confine orientale fu anche una membrana tra due strategie in acuto contrasto tra loro: il prudente parlamentarismo del Pci di contro al combattivo espansionismo del “partito fratello” jugoslavo. Nell’incubo sempre incombente di un conflitto armato tra l’Urss e le potenze occidentali, si consumò allora uno scontro sotterraneo tra Tito e Togliatti.

Ho intervistato Patrick, via email, su questo suo lavoro.

– Mi spieghi in breve (5 righe) qual è il pezzo che più ti piace del tuo libro? E perchè, ovviamente.
Francamente il pezzo che mi piace di più sono i ringraziamenti. E’ la parte più intima del lavoro e quella che più mi ha coinvolto scrivendola, perché mi ha permesso di ripercorrere il contributo di altre persone alla ricerca, un contributo spesso incisivo sul piano personale prima ancora che su quello scientifico, e di esprimere il mio debito nei loro riguardi. Il pezzo invece che più mi ha stimolato intellettualmente — giusto per farti vedere che non voglio svicolare la domanda — è quello in cui cerco di spiegare nel primo capitolo le istruzioni inviate da Togliatti al rappresentante del Pci in regione Vincenzo Bianco, istruzioni miranti ad abbandonare a Trieste la linea politica che il Pci seguiva in Italia per abbracciare quella jugoslava. E’ un documento su cui si è accapigliata molta storiografia in passato, e si è trattato per me di un problema innanzitutto linguistico: se volevo decifrarlo ho capito che dovevo entrare nel vocabolario politico del comunismo del tempo, una lingua morta che andava fatta rivivere.

– Qual è il personaggio delle politiche nazionali, italiane e jugoslave di quel periodo, che di più aveva a cuore Trieste, sinceramente, secondo te?
Purtroppo, o forse in qualche caso per fortuna, i sentimenti che si agitano nei cuori dei protagonisti della storia sono spesso preclusi agli studiosi. Posso dirti che Edvard Kardelj, braccio destro di Tito e ministro degli Esteri della Jugoslavia di allora, da una parte, e Alcide De Gasperi dall’altra, mi sembrano i politici che si sono spesi più energicamente per realizzare i loro contrastanti obiettivi sulla Venezia Giulia. Rimanendo entrambi, per ragioni diverse, largamente delusi.

– Dal punto di vista del tuo lavoro pratico di ricerca, qual è stata la parte più difficile?
Per me, come per la maggior parte dei ricercatori precari in Italia, le difficoltà più grandi sono quelle legate al proprio sostentamento fuori sede, quando è necessario cioè affrontare periodi di ricerca anche lunghi per esaminare gli archivi localizzati in altre città. Le spese per mangiare e dormire sono un vero e proprio assillo: diciamo che mantenere la linea di solito non è un problema. E poi ci sono gli orari riddottissimi che molti archivi in Italia sono costretti a osservare per far fronte ai tagli dei finanziamenti, il che causa un enorme rallentamento dei lavori.

– Trieste dimenticata dal dibattito nazionale, siamo soliti dire. E all’interno delle ricerche del mondo accademico italiano? Quest’affermazione è un mito o una realtà?
Per quanto riguarda la storiografia, negli ultimi anni le tematiche del confine orientale sono state integrate abbastanza a fondo. Non è raro ormai che gli storici triestini vedano pubblicati i loro saggi da editori nazionali, così come sono diversi gli studiosi del resto del Paese che hanno compreso la valenza non solo nazionale, ma europea, di certe dinamiche che hanno avuto luogo qui. Ma è l’ottica internazionale, semmai, che andrebbe sostenuta di più, soprattutto nel senso di un confronto non episodico tra le storiografie dei diversi Stati adriatici, un confronto che interessi in primo luogo metodologie e linguaggi.

– Cosa ci resta in eredità di quegli anni e di quelle persone, da te ritratti?
Il comunismo è una forza storica che si è esaurita, almeno nelle forme politiche e istituzionali assunte nel Novecento. Il Pci non esiste più, la Jugoslavia è finita. Rimangono le nostre terre; rimane l’Italia, e il problema di armonizzare la sua politica adriatica ed europea con quella dei “nuovi” Stati di Slovenia e Croazia; rimane l’esigenza di giustizia sociale. Insomma, restano in eredità alcune delle domande principali che hanno animato il periodo preso in esame nel libro. Credo che ci dobbiamo augurare di trovare delle risposte diverse.

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64 commenti a Karlsen racconta lo scontro su Trieste tra Togliatti e Tito

  1. capitan alcol ha detto:

    Se qua no femo 2000 ve denuncio tuti

  2. capitan alcol ha detto:

    “Stati adriatici” e “politica adriatica”.
    quattro belle parole. Significa che c’è ancora qualcuno conuna prospettiva che non sia quella fasulla del paese diviso tra nord e sud.
    Grazie!

  3. Sara Matijacic ha detto:

    Ecco cosa ci sarà sul mio comodino dopo che avrò finito Faulkner! 🙂

  4. dimaco ha detto:

    devo prma leggerlo. come faccio a commentare se non conosco le posizioni dell’ autore e ciò che il libro tratta. sinceramente non conosco questo autore, per cui mi riservo una replica a lettura ultimata. Mi piacerebbe partecipare alla presentazione del libro, ma potevataanche avvisare prima e non all’ultimo momento. ci sarà uno socntro molto forte e passionale. Abbiamo un degasperiano doc, un filotitino (io,modestamente) e molti altri. Sarà molto interessante

  5. effebi ha detto:

    yawn !
    🙂

  6. effebi ha detto:

    “scontro SOTTERRANEO” su trieste tra togliatti e tito !?
    NOTIZIONA !!!
    (…o è sbagliato il TITOlo !?… MAH !)

  7. Tergestin ha detto:

    @ Capitan Alcol

    Beh, ma se sa che quando “lui” arriva cussi’ a freddo i muli, sul momento, se spiazza. Effebi xe el piu’ puntuale: ga za’ ficado i guantoni e ‘desso fa un poco de riscaldamento. Asem apena i lo rianimera’ , attivera’ subito l’allarme e blindando el suo rifugio antiatomico corera’ qua zigando. Gigi intervien dopo un poco, ghe piasi farse attender.

    Dai che ‘sto tiro Bora.la sbanca come a Las Vegas.

  8. ufo ha detto:

    Ma xe un libro vero, sto giro, o xe un altra collezion de interviste a Stelio Spadaro?

  9. Mozione d’ordine: prima leggere il libro, poi commentare.

    L.

  10. effebi ha detto:

    in effeti sarebbe da leggere il libro ma l’argomento “estrapolato” (“lo scontro”) mi fa riflettere:
    non si vorrà mica in italia dopo 60 anni (anche tra gli ex-pci) iniziare a prendere le distanze dal grande maresciallo !?

  11. chinaski ha detto:

    in realta’ si tratta di un diversivo: mentre voi starete qui a discutere del libro, milic e karlsen si dipingeranno la faccia di nero col lucido da scarpe, entreranno in piazza unita’ a bordo di una zastava modificata ed isseranno la bandiera del ghana sul palazzo del comune.

  12. ufo ha detto:

    Prometto di leggerlo attentamente – se qualcuno me lo regala o impresta. Noialtri istriani abbiamo fama di essere parsimoniosi, ed essendomi già scottato precedentemente…

  13. effebi ha detto:

    la verità è che tito non voleva trieste ma togliatti lo convinse, sollecitato da stalin
    🙂

  14. Paolo Geri ha detto:

    Non so se per caso o per scelta politica Karlsen ha già trattato temi storici a due mani con Stelio Spadaro (“L’altra questione di Trieste. Voci italiane della cultura civile giuliana”). Farò uno sforzo per non essere prevenuto.

  15. dimaco ha detto:

    io non prenderò maile distanze daTITO, sarebbe come rinnegare ciò che di buobno ha fatto. Concordo con “Lojze iz Benetk”, prima legger il libro e poi ovviamente commenterò. Sto facendo di tutto per poter essere a Trst stasera, ma è molto difficile. veramente mi dispiace.

  16. Azz… però! Prezzo di copertina: 26 Euro!

    Sono in ristrettezze: lo ordino in biblioteca.

    L.

  17. dimaco ha detto:

    Non vorrai farmi l’istriano luigi? 26 euro sono prezzo basso da spendere per la cultura.

  18. MARCANTONIO ha detto:

    Dimaco mi sarei meravigliato del contrario, sarebbe come se io prendessi le distanze dal comandante Junio Valerio Borghese

  19. dimaco ha detto:

    lo so. che è morto. ciò non vuol dire che dovrei rinnegarlo. Io penso che abbia fatto molte buone cose.

  20. dimaco ha detto:

    be io prenderei le distanze da Junio. Quelle giuste. 😛 (circa 300 metri)

  21. MARCANTONIO ha detto:

    Altrettanto col tuo caro Tito ah ah ah
    Comunque sei una persona coerente ed io stimo le persone coerenti, essendo poi seguace della filosofia di Voltaire accetto(se rimangono nei limiti civili) qualsiasi parere opposto.
    Sara’ forse perche’ uso la testa che Fini mi caccio’ dal Fronte della gioventu’? ah ah ah

  22. dimaco ha detto:

    ovviamet nei limiti civili. fini lo vidiunavolta soladal vivo. Quando vnnne a gorizia a picconare il cippo confinario alla transalpina nel 1989(mi pare).
    C’erano i granicari che avevano il colpo in canna dall’altra parte. Sai che risate se li impallinavano.

  23. dimaco ha detto:

    Scusa che ti chiedo, ma sei Gasparri?

  24. MARCANTONIO ha detto:

    ah ah ah no di certo un altro che non m’e’ mai andato giu’ come t’ho detto amo la coerenza e l’uso della propria testa non l’opportunismo e la corsa alla sedia.
    Pensa che Fini mi caccio'(ero segretario di sezione) con l’accusa di portare idee anarchiche …ed invece era solo l’uso del mio pensiero.(mi dispiace che mi sostitui’ un amico e fu ucciso, ma erano anni bui quelli

  25. dimaco ha detto:

    ti è andata di culo si potrebbe dire.

  26. MARCANTONIO ha detto:

    forse si in quegli anni fare politica era un po’ come giocare alla roulette russa.
    Quello che mi dispiace profondamente e mi avvilisce che sono morti moltissimi ragazzi da una parte e dall’altra credendo in certi valori, se solo vedessero la realta’ attuale si chiederebbero sicuramente chi glielo ha fatto fare

  27. alpino ha detto:

    ehe eheh Marcantonio destino comune pure io venni allontanato assieme ad altri da Azione Giovani (il nuovo nome del Fronte) e li finì per fortuna la mia avventura..pensa che vennero bandite da Fini le camice nere, al massimo grigie si leggeva in un comunicato…
    Comunque me sa tanto che non li femo 2000 post, nessuno accende la miccia, siamo fiacchi e spompi poi manca mezza squadra avversaria: Jacum, Srecno, Asem, ed Eros l’uomo dalle idee indefinite che fine ha fatto? bon vado a leggerme l’elettrodotto interrato della siora Marisa nel frattempo, ripongo olio di ricino e manganello sul comò 🙂

  28. alpino ha detto:

    Marcantonio se solo un decimo di quei ragazzi sia del Fronte che avversari fossero ancora attivi a quest’ora avremmo la rivolta per le strade, la situazione che stiamo vivendo in Italia non è tollerabile e penso che forse sarebbe stato uno dei pochi momenti storici nei nel quale fasci e compagni si sarebbero uniti nella protesta contro sto schifo che ogni giorno ci viene propinato!se ci fossero qui ragazzi con quello spirito, quella grinta ad oggi la polizia avrebbe i manganelli piegati a suon di menare

  29. MARCANTONIO ha detto:

    ah ah ah sei forte Alpino e sicuramente piu’ giovane di me.
    Dai che Dimaco resistera’ per tutti aggrappato alla bandiera Titina ah ah ah
    Comunque non ci crederai ma il mio migliore amico era di potere operaio e sapessi quante volte ce le siamo evitate a vicenda ah ah ah

  30. MARCANTONIO ha detto:

    Vero anche questo Alpino pensa addirittura che prima che lo scontro degenerasse tra noi e i rossi spesso ci eravamo trovati insieme contro le cariche ah ah ah che bello erano i vent’anni

  31. dimaco ha detto:

    non posso fare altimenti MARCANTONIO, visto che il volto di tito è indelebilemnte tatuato sulla mia pelle

  32. Macia ha detto:

    Co ierimo putei…

  33. MARCANTONIO ha detto:

    non era meglio se ti tatuavi una bella baba? ah ah ah
    boh consolati io ho una x rossa tatuata ah ah ah

  34. MARCANTONIO ha detto:

    Macia scommetto che tu sei giovanissima, senza dubbio il vecchio qua son io

  35. dimaco ha detto:

    Vedi se io credo in qualcosa ci credo con passione. che io abbia il volto di tito tatuato da più più di 15 anni o una donnina nuda(che come tatuaggio trovo mediocre e banale) poco importa. Importa la passione che ci metto nel perorare le mie idee. Non ho la tendenza di agire come una bandierina. Non paso da una parte all’altra della barriccata in virtù dei miei bisogni. io sono da sempre comunista, ed esserlo è molto difficile. Molto più difficile che essere di destra. Io ho sempre detto che èfacile essere comunista quando hai ilportfogli pieno, il difficile è esserlo, se sei un precario con un contratto a tempo determinato.

  36. capitan alcol ha detto:

    marcantonio e alpino mi ricordano quel tale che diceva:

    Gli ebrei “restano sempre Ebrei, mentre il comunista può migliorare e trasformarsi”

    Quando metterete anche voi la kippah?

  37. MARCANTONIO ha detto:

    Capitan hai sbajato strada con me, giustamente Dimaco e’ ancorato alle sue idee ed al suo tatuaggio, altrettanto io alle mie e al mio, vedi come senso dell’onore siamo molto simili, anche con il trascorrer delle mode noi restiamo fedeli alla nostra idea, puo’ essere un idea utopica, di un mondo che sarebbe molto diverso e non si avverera’ mai, ma ci continuiamo e continueremo a credere.
    Ps: sono stato fidanzato con un’ebrea morta nella guerra del Kippur a 19 anni, come vedi sei su un’altra strada

  38. MARCANTONIO ha detto:

    Dimaco te lo dico sinceramente sempre piu’ mi ricordi il mio amico di potere operaio e te lo dico sul serio e’ un complimento.

  39. @ dimaco 18

    Se con 26 Euro comprassi la “cultura” allora li spenderei, ma qui compro “solo” un libro.

    Siccome la mia biblioteca di quartiere ha un ottimo servizio di acquisto libri su segnalazione, io non faccio altro che “notarmi” là, e aspettare.

    Ti sei pure tatuato il faccione di Tito? Chiappa destra o sinistra?

    L.

  40. capitan alcol ha detto:

    Buon per te che non ce l’hai con gli ebrei. Ma io volevo dire un’altra cosa: se invece che ebreo avessi citato ‘zingaro’ o ‘rumeno’?

  41. MARCANTONIO ha detto:

    Capitan allora non hai ancora capito la mia filosofia, io sono e resto di destra, ma non ho pregiudizi alcuni(forse solo verso gli arabi e non tutti), purche’ non mi pestino i piedi, non usino arroganza nel voler contrapporre la propria cultura alla mia.
    Luigi la battuta e’ ingenerosa nei confronti di Dimaco, mi ripeto io i puri li ammiro anche se non ne condivido l’idea, meglio contrapporsi lealmente ad un puro che non ad un voltagabbana

  42. Paolo Geri ha detto:

    #36.dimaco

    “Io ho sempre detto che èfacile essere comunista quando hai ilportfogli pieno, il difficile è esserlo, se sei un precario con un contratto a tempo determinato”.

    Proprio così e non da oggi. Anche se ai miei tempi non li chiamavano precari.

  43. MARCANTONIO ha detto:

    Chissa’ perche’ ai miei temmpi MSI e PCI avevano quasi tutte persone del proletariato e sottoproletariato.

  44. Macia ha detto:

    Sarei curioso di conoscere un Dimaco con una donna nuda tatuata sul braccio: “che io abbia il volto di tito tatuato da più più di 15 anni o una donnina nuda(che come tatuaggio trovo mediocre e banale) poco importa. Importa la passione che ci metto nel perorare le mie idee”. Mi piacerebbe saggiarne la passione nel perorare le sue idee.

  45. Macia ha detto:

    Il libro: Sul rapporto accidentato tra il Partito comunista italiano e il confine orientale divampa una controversia pressoché permanente. “Frontiera rossa” riannoda il filo tortuoso delle politiche del Pci di Togliatti verso il confine orientale nella fase forse più incandescente del secolo scorso: gli anni della Seconda guerra mondiale, della Guerra fredda e della divisione in due dell’Europa. In seno al movimento comunista il confine orientale fu anche una membrana tra due strategie in acuto contrasto tra loro: il prudente parlamentarismo del Pci di contro al combattivo espansionismo del “partito fratello” jugoslavo. Nell’incubo sempre incombente di un conflitto armato tra l’Urss e le potenze occidentali, si consumò allora uno scontro sotterraneo tra Tito e Togliatti.
    Grazie a una ricchissima bibliografia e a una documentazione d’archivio largamente inedita, la ricerca di Patrick Karlsen riesce finalmente a fare il punto su un tema che non ha smesso di dividere gli storici e l’opinione pubblica, associando una rigorosa ricostruzione fattuale a nuove e affascinanti chiavi di interpretazione.

    L’autore: Patrick Karlsen ha conseguito il dottorato in storia contemporanea presso l’università di Trieste, con una ricerca di cui questo libro è il frutto. Attualmente è borsista all’Istituto Italiano per gli Studi Storici di Napoli. Tra le sue pubblicazioni, “L’altra questione di Trieste. Voci italiane della cultura civile giuliana” con Stelio Spadaro e “La carta del Carnaro e altri scritti su Fiume di Gabriele d’Annunzio”.

  46. sergio ha detto:

    io ho sempre saputo che Tito era il più grande capitalista dei paesi dell’est, amante di automibili di gran lusso (le vedi a Planina ), fumatore di costosissimi sigari, amico di attori che ospitava nelle sue isolette Brioni, carico di residenze, nelle migliori località della ex Jugoslavia, faceva una vita da super miliardario, quando in quei anni il popolo jugoslavo non stava tanto bene, non mi pare che questi sono i concetti che fanno un comunista , di comunista non aveva niente, mi ricordo ancora quando Jovanka con seguito veniva a Trieste ad acquistare stoffe in un negozio in corso Italia per milioni di lire , vista con i miei occhi, lasciamo perdere le foibe, gran furbo e bravo statista per se stesso, Dimaco dimmi perchè sei adoratore di Tito?

  47. Macia ha detto:

    Scusa, Sergio: hai davvero visto Tito venire a far la spesa a Trieste con la moglie???

  48. niemand ha detto:

    era cary grant.

  49. dimaco ha detto:

    Sergio belli gli anni 70 vero’ Immagino tu te li sia fumati tutti.

  50. matteo ha detto:

    il comunismo non è sinonimo di povertà

    la differenza tra tito e mussolini? nessuna, tutti e due socialisti (comunisti)

  51. chinaski ha detto:

    bon, visto che siamo al cazzeggio, allora beccatevi i ramones:

    http://www.youtube.com/watch?v=i5P8lrgBtcU

  52. dimaco ha detto:

    ottima scelta chinasky

  53. dimaco ha detto:

    vedo i tuopi ramone e rilancio con un iggy pop & the stooges

  54. MARCANTONIO ha detto:

    il topic e’ diventato hit parede ah ah ah

  55. sergio ha detto:

    @ Macia,

    Jovanka era un abituè a Trieste, veniva con il seguito come scritto a rifornirsi di stoffe, il negozio era in Corso direzione piazza Goldoni dopo l’ex Serli (senza Tito), Tito l’ho visto a Fasana quando si imbarcava per andare sulle isole Brioni, e una volta a Bled dove aveva un’altra residenza, oggi diventata albergo non so con quante stelle, quando arrivava sbarravano tutto, lo potevi vedere passare con la macchina il “socialcomunista”

  56. effebi ha detto:

    Così la vedono gli istriani dell’Arena di Pola:
    Una parte della sinistra italiana continua ad andare nella direzione giusta: quella della rivisitazione critica della propria storia, della riscoperta del confine orientale e del recupero del patrimonio risorgimentale democratico-patriottico in sostituzione dell’esausto paradigma marxista-leninista. Una spinta in tal senso la sta dando senz’altro il 150° anniversario della cosiddetta «unità d’Italia», o meglio della nascita del secondo Regno d’Italia dopo quello di Napoleone. Ma in realtà tale percorso virtuoso era già iniziato nel 1989 con la caduta dei regimi comunisti.

    Un’ulteriore felice tappa è costituita ora dall’uscita dal libro “Frontiera rossa – Il PCI, il confine orientale e il contesto internazionale 1941-1955” (Libreria Editrice Goriziana, 271 pagine, Euro 26,00), che è stato presentato al pubblico martedì 16 novembre presso la sala di lettura della Libreria “Minerva” a Trieste, in presenza di una sessantina di persone tra cui il candidato sindaco del PD Roberto Cosolini e l’ex sottosegretario di Stato Miloš Budin.

    L’autore della monografia è Patrick Karlsen, 32enne che ha conseguito la laurea e il dottorato di ricerca in Storia contemporanea presso l’ateneo triestino ed è ora borsista all’Istituto Italiano per gli Studi Storici di Napoli. La sua tesi di fondo è che tra la fine della Seconda guerra mondiale e i primi anni del dopoguerra al confine tra Italia e Jugoslavia si sono confrontati e scontrati due diversi comunismi: quello rivoluzionario-espansionista di Tito e quello legalitario-ciellenista di Togliatti.

    Fino al giugno 1948 Stalin li sostenne entrambi, in base ai due diversi contesti in cui operavano: la Jugoslavia, soggetta all’influenza sovietica, e l’Italia, prima occupata e poi comunque controllata dagli anglo-americani. In Jugoslavia Stalin consentì, malgrado le sue remore iniziali, la lotta di classe per l’instaurazione di uno Stato comunista, mentre in Italia ordinò la collaborazione con l’istituzione monarchica e con gli altri partiti antifascisti secondo la vecchia logica dei «Fronti nazionali». Tito era in posizione di forza rispetto a Togliatti, il quale, ubbidendo a Stalin, ne accettò le pretese, anche se fino a un certo punto, per non perdere agli occhi degli elettori italiani la sua qualifica di capo di un partito comunista sì ma nazionale.

    A introdurre l’incontro è stato colui che potremmo considerare il principale fautore della riconciliazione degli ex comunisti giuliani con i principi di patria e nazione in una moderna ottica democratico-riformista: il prof. Stelio Spadaro, esule da Isola d’Istria a Trieste, assessore provinciale del PCI dal 1977 al 1980, nonché segretario provinciale del PDS-DS dal 1993 al 2001.

    Spadaro ha dichiarato di aver tratto da questo volume obiettivo e ben documentato la conferma alla sua convinzione che in quegli anni il PCI considerava la Venezia Giulia un corpo estraneo al perimetro nazionale italiano, il frutto di una guerra di conquista mai digerita: quella del 1915-18. Ciò ebbe gravi ripercussioni anche nei decenni successivi.

    Infatti, salvo la parentesi 1948-1955 dovuta all’espulsione del Partito Comunista Jugoslavo dal Cominform, i comunisti italiani lasciarono l’interpretazione della vicenda del confine orientale ai comunisti sloveni e croati. Le conseguenze furono tanto durature che ancora nel 2004, quando si stava per affrontare alla Camera la legge istitutiva del Giorno del Ricordo, l’allora capogruppo dei DS Luciano Violante rivelò le sorde resistenze di parecchi suoi deputati, come se foibe ed esodo non riguardassero la nazione italiana.

    Spadaro ha rilevato invece l’opposto atteggiamento degli sloveni, che, indipendentemente dalla fazione politica, erano e sono concordi nel volere l’unità di tutto il loro popolo nella cornice di un unico Stato, mentre rifiutano di vedere nell’Adriatico orientale dal Cividalese alle Bocche di Cattaro una regione plurale, dove da secoli convivono gruppi etno-linguistici eterogenei. Secondo Spadaro, i problemi in quest’area si sono acuiti nel XX secolo quando è mancata la democrazia, quando hanno prevalso i totalitarismi mono-etnici.

    La prof.ssa Anna Maria Vinci, docente all’Università di Trieste, ha evidenziato come il PCI non avesse saputo distinguere tra sano patriottismo e aggressivo nazionalismo perché non considerava la patria come un valore che venisse prima del popolo e della classe. Al contrario, i comunisti sloveni e croati usarono disinvoltamente il nazionalismo come un’arma formidabile per la conquista e il mantenimento del potere.

    Il prof. Raoul Pupo, dell’Università di Trieste, ha spiegato la politica di potenza di Tito con il suo tentativo di esportare la rivoluzione in Italia e in tutti i Balcani. Il PCI si ridusse pertanto al ruolo di partito satellite, bisognoso di quello jugoslavo anche per i finanziamenti e i collegamenti con Mosca. La Venezia Giulia venne ad essere l’area in cui si sovrapposero le diverse strategie dei due partiti. Appena dopo il giugno 1948 Togliatti poté uscire da questa ambiguità doppiogiochista. Fino al 1948 i comunisti triestini passarono tre distinte fasi: la prima, dal 1942 al 1943, di subordinazione; la seconda, dalla fine del 1943 all’estate 1944, di parziale autonomia; la terza, dall’autunno 1944 al giugno 1948, di integrazione-subordinazione alla realtà jugoslava. Il PCI rifiutò di riconoscere il fallimento del comunismo jugoslavo anche di fronte all’esodo istriano-fiumano-dalmata, che ne costituiva un’implicita denuncia da parte di chi lo aveva sperimentato.

    Patrick Karlsen ha messo in evidenza il funambolismo di Togliatti, che prima mirò a trovare soluzioni di compromesso che accontentassero tutti, ma poi, pur liberato dal fardello di dover accontentare Tito, non poté rivendicare i diritti dell’Italia sull’intero TLT perché con lo scoppio della guerra fredda l’URSS non voleva cederlo alla NATO.

    Durante gli interventi del pubblico, il prof. Samo Pahor, leader del movimento “Edinost”, ha negato l’esistenza di un nazionalismo sloveno tanto nel passato quanto oggi, accusando i relatori di alimentare quello italiano.

    Karlsen e Spadaro presenteranno prossimamente “Frontiera rossa” a Gorizia e a Milano e saranno ben lieti di poterlo fare anche in altre città d’Italia. I lettori de “L’Arena” che fossero interessati a organizzare incontri pubblici nella loro località di residenza possono contattare la nostra Redazione per gli opportuni accordi.Paolo Radivo

  57. ufo ha detto:

    Toh. Stelio che”trae conferma alle sue convinzioni” dal libro di Karlsen. Chi gavessi mai dito…

  58. marisa ha detto:

    Sai che novità la sinistra tricolore che fa concorrenza alla destra nazionalista! I voti degli esuli a Trieste devono essere piuttosto determinanti ai fini elettorali….alla faccia di chi continua a sostenere che Trieste non è una città di destra.

  59. effebi ha detto:

    …qualcuno l’ha poi letto il libro ?

    ah si nel frattempo il buon Patrik è stato eletto: consigliere al Comune di TS con Cosolini, Berlusconi e Dipiazza sono evaporati e la Slovenia ha (forse) un nuovo governo…

    come passa il tempo…

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