5 Novembre 2010

I 13mila stranieri di Trieste avranno il loro Consiglio provinciale

. Al tal fine, e in vista del buon funzionamento della nuova istituzione, era indispensabile una conoscenza dettagliata di alcune realtà: delle altre esperienze italiane di rappresentanza democratica degli stranieri, innanzitutto, ma anche della distribuzione e delle caratteristiche della popolazione straniera insediata nel territorio provinciale, nonché dei bisogni di partecipazione attiva nelle degli stranieri residenti alla vita delle istituzioni locali. Ecco i risultati dello studio realizzato dalla Provincia.

Cosa sono i Consigli degli Stranieri
. Sono organi eletti direttamente dai cittadini stranieri residenti (comunitari e non) presenti su un dato territorio attraverso liste di tipo “etnico” o di tipo “multietnico”, cioè in base a un programma specifico. In quanto elettivo, esso è un organo rappresentativo: agli eletti viene infatti conferita l’autorità di agire in nome e negli interessi degli elettori. Sono presenti in molte amministrazioni in Italia, per esempio nella Provincia di Bologna, Firenze, Siena. Hanno funzioni puramente consultive (formulazione di pareri relativi a proposte di delibere dell’Amministrazione) e funzioni propositive, cioè di formulazione di proposte di delibere. I pareri sono comunque sempre non vincolanti per gli organi amministrativi.

Caratteristica della popolazione straniera in provincia di Trieste. Dalle informazioni relative agli stranieri residenti nella provincia di Trieste, fornite dagli uffici demografici e statistici (2007) dei sei comuni del territorio provinciale, risultano residenti nel complesso 13.004 stranieri. Le comunità prevalenti sono, la serba-montenegrina, la croata, la rumena, l’albanese e la cinese.

Caratteristica della ricerca.
Per questa ricerca è stato utilizzato una metodologia diversificata ma integrata, consistente nella raccolta di testimonianze dirette (interviste in profondità) e nella distribuzione di un questionario a testimoni qualificati (rappresentanti di comunità, presidenti di associazioni straniere, esponenti religiosi, ecc.). Gli attori coinvolti sono stati: esponenti di spicco delle comunità locali, delle comunità religiose (rumena, serbo-ortodossa, islamica), la Prefettura di Trieste, le organizzazioni che lavorano nel settore dell’immigrazione (Acli, Caritas, ASGI, ICS, Anolf, sindacati, ecc.), il Corpo Consolare di Trieste e il Console Generale Serbo.

Esiti della ricerca qualitativa
(interviste e focus group). Dagli incontri è emerso un generale apprezzamento per l’iniziativa e una diffusa curiosità per il progetto di costituzione del CdS. Un grosso dibattito è nato in merito alla scelta di includere o di escludere i cittadini comunitari dall’elettorato passivo ed attivo. Si è convenuto, infine, che sarebbe un fattore di arricchimento e di forza aprire il Consiglio a tutti. Poiché il CdS è un organo rappresentativo, si è sviluppata anche una importante discussione sulla natura della rappresentanza. La preferenza per il carattere inter-etnico delle liste elettorali, sembra essere un tratto diffuso e consolidato tra le persone che sono impegnati nel settore sociale e dell’immigrazione, e che rivolgono più attenzione ai contenuti dei programmi che non alla composizione dell’organo impegnato a concorrervi.. Al contrario, gli stranieri prediligono un sistema di liste monoetniche, dove l’elemento di forza è l’appartenenza a una identità culturale o nazionale.
Lo scarso interesse degli stranieri alla partecipazione della vita pubblica triestina è imputabile in parte alla loro distanza culturale, ma in parte anche alle poche opportunità che le istituzioni offrono loro di essere presenti e attivi nel contesto locale. Si ritiene che questa iniziativa della Provincia posa contribuire a smuovere la grande massa degli immigrati dall’immobilismo civico nel quale essi sono immersi. La pura dimensione associativa, se priva di supporti istituzionali, non basta. Di fatto, il ruolo delle associazioni culturali sembra non essere un fattore importante nella formazione di una reale coscienza civica; e queste avrebbero scarsi risultati anche come canali rappresentanza degli stessi stranieri. Il CdS, inoltre, potrebbe rafforzare il ruolo del Consiglio Territoriale per l’Immigrazione della Prefettura, apportando nuove energie e lavorando con esso in modo sinergico.

Esiti della ricerca quantitativa (elaborazione dei questionari). La maggior parte degli stranieri intervistati ritiene che il CdS potrebbe essere uno strumento utile nella loro vita sociale-relazionale e professionale. Viene sottolineata anche l’importanza della presenza di un numero significativo di stranieri in seno alle istituzioni, ma esso potrebbe avere anche ( e soprattutto), una funzione di dare una “voce pubblica” ai bisogni e alle istanze degli immigrati, aiutandoli così a trasformarsi in un soggetto collettivo dotato di diritti e di doveri pubblici.
La maggioranza degli intervistati ritiene che attualmente ci sia un grande problema di informazione. Essi non si sentono adeguatamente informati; e sappiamo bene che l’informazione rappresenta un veicolo di primaria importanza per l’integrazione sociale e culturale. Inoltre, gli stranieri non sembrano dimostrare interesse per le vicende pubbliche (non leggono i giornali, né ascoltano programmi di informazione…). L’auspicio è che la costituzione di una propria entità istituzionale, con il tempo, possa portare a virtuosi processi di partecipazione attiva.

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36 commenti a I 13mila stranieri di Trieste avranno il loro Consiglio provinciale

  1. Julius Franzot ha detto:

    Spero solo che non sia un modo per foraggiare i soliti noti – immigrati e non – che si gettano a pesce sui soldi pubblici e lasciano fuori gli immigrati realmente con bisogno di integrazione.

  2. effebi ha detto:

    chi vivi sperando….

  3. omo vespa ha detto:

    si brava, cocola, perche i imigradi che lavora no paga le tase, i lavora a TS e i ga residenza a montecarlo.

  4. chinaski ha detto:

    dal dossier della caritas sull’ immigrazione:

    “Il rapporto tra spesa pubblica sostenuta per gli immigrati e tasse da loro pagate va senz’altro a vantaggio dello Stato italiano. Secondo le stime riportate nel Dossier, infatti, le uscite a loro favore (sanità, scuola, servizi sociali) sono pari a 10 miliardi di euro l’anno. Le entrate assicurate dagli immigrati, invece, si avvicinano agli 11 miliardi di euro (tra contributi previdenziali e fiscali). Non solo. Attualmente è pensionato tra gli immigrati 1 residente ogni 30; tra gli italiani 1 ogni 4. Nel 2025, i pensionati stranieri saranno circa 625mila. A tale data, tra i cittadini stranieri vi sarà circa 1 pensionato ogni 12 persone, mentre tra gli italiani il rapporto sarà di circa 1 a 3. Quanto alle rimesse, nel 2009 i soldi spediti a casa dagli immigrati hanno superato i 6,7 miliardi di euro.”

    http://www.repubblica.it/solidarieta/2010/10/25/news/dossier_caritas-8428372/?ref=HRER1-1

  5. matteo ha detto:

    mah, non capisco il vantaggio che ha viene fuori dal articolo de la repubblica

    vediamola in questo modo, il vantaggio e la spesa pubblica va a vantaggio dello stato italiano in qualsiasi situazione che sia immigrato o meno, gli italiani pagano le tasse ugualmente ai immigrati, le entrate sono uguali, non mi sembra che si riceva piu di quello che si da, per le pensioni è una cosa unpo difficile, dato che quelli che vengono qui sono giovani e lavorano

    cmq non si capisce nulla di questo rapporto perche non ce un confronto tra immigrati e italiani, non credo che gli immigrati sono trattati peggio riguardo alle tasse

  6. matteo ha detto:

    E’ quanto ha stimato la Cgia di Mestre che aggiunge come per contro, la quantita’ di denaro spedito da questi lavoratori ai paesi di origine nel 2007 (vale a dire le rimesse) e’ stata praticamente la stessa (precisamente 6,044 mld euro).
    http://www.stranieriinitalia.it/attualita-immigrati_pagano_6_miliardi_di_tasse_8034.html

    ce un altra cosa da aggiungere ed è quella dei soldi che se ne vanno, (bon vabbe noi li spendiamo in slo e cro) ma lo stesso sono soldi che potrebbero restare nello stato a foraggiare altre tasse e commercio

  7. chinaski ha detto:

    matteo, se vuoi ti spiego. l’ amica nilla qui sopra ha fatto intendere che secondo lei gli immigrati sono mantenuti dagli italiani. il dossier della caritas dimostra che invece gli immigrati pagano, tra tasse e contributi, piu’ di quanto ricevano in cambio dallo stato sotto forma di servizi etc. inoltre gli immigrati producono l’ 11% del pil, pur rappresentando il 10% degli occupati. il dossier dimostra anche come l’ equilibrio del sistema pensionistico dipenda molto dai contributi pagati dagli immigrati. infine il dossier fa notare che le retribuzioni degli immigrati sono in media piu’ basse di quelle degli italiani.

  8. matteo ha detto:

    scusa ma gli italiani ricevono piu dei immigrati in quanto di tasse? non credo proprio

    che producono l’11% non conta, quel 11% sarebbe rimpiazzato dai lavoratori o da altri, non è che dire 11 sia chissa che, biosgna vedere cosa producono, anche stabilimenti di coca cola o altre robe ammericane prodotte in italia sono immigrate, poi ce il made in italy che esportano in cina ecc, discorso lungo

    le pensioni, discorso diverso, le pensioni le pagano per averle in futuro, non è che loro non avranno i contributi li pagano come tutti

  9. chinaski ha detto:

    dopodiche’ scusa matteo, ma una volta che uno ha pagato le tasse, se permetti, i soldi li spende come vuole. qualcuno li manda alla famiglia, qualcun altro va a puttane, e cosi’ via. a meno che non si voglia istituire, per gli immigrati, l’ obbligo di spendere in italia i soldi che guadagnano. come facevano le compagnie minerarie di una volta, che pagavano i minatori in buoni da spendere nello spaccio gestito dalla compagnia stessa.

  10. chinaski ha detto:

    matteo, non si capisce dove vuoi arrivare. ci sono degli immigrati che lavorano qui e pagano le tasse qui? si’? hai mai sentito il motto “niente tasse senza rappresentanza”?

  11. chinaski ha detto:

    se gli italiani ricevono dallo stato piu’ di quanto pagano in tasse? direi di si’, altrimenti non si spiegherebbe l’ indebitamento pubblico. che poi i soldi vengano spesi alla cazzo, o finiscano nelle tasche degli amici degli amici, e’ un altro discorso. anche quelli sono italiani, comunque.

  12. Paolo Geri ha detto:

    Pienamente d’ accordo con chinaski. Vi ricordate quel servizio su “Il Piccolo” di circa un mese fa dedicato ai lavori che i triestini (potremmo dire gli italiani) non vogliono poù fare ? Sarti, cuochi, panettieri, edili, badanti, ecc. Se non ci fossero gli stranieri chi li farebbe questi lavori che ci sono comunque necessari ? Aggiungo che oltre 1/3 del personale infermieristico del polo cardiologico di Cattinara è straniero. Potremmo continuare all’ infinito.

  13. capitan alcol ha detto:

    #13 fermati qui per favore.
    Sarti(?), cuochi, panettieri, edili, badanti, ecc.
    Ci sarebbe la fila per farli se fossero ben pagati.
    Il discorso va girato: è che quei lavori a quelle condizioni possono accettarli solo persone prese per fame e disperazione.
    Ergo il problema non sono gli immigrati (che comprensibilmente li accettano) e neppure gli italiani che (giustamente) rifiutano determinate condizioni di lavoro, ma qualcuno che gioca al ribasso.

  14. dultan ha detto:

    mah,mi go fato el magazinier sottopagado piutosto che star parchegiado e foragiado da mama e papà all’università a divertirme (frequentavo comunque). el lavor xe duro e se sa che xe meio far robe che piasi, beata l’ora, ma purtropo no xe più cussì.

  15. omo vespa ha detto:

    chinaski, magari xe solo un caso ma so per zerto de uno che cercava panetieri. pagava anche ben, in confronto a lavori cocoecc., ma xe de ndar lavorar ale 3-4. si xe sicuro che la paga xe un problema ma credo che xe un problema anche che noi se gavemo abitua lavorar de le 8-9 ale 5-6. xe dificile tornar indrio.

  16. Srečko ha detto:

    Quando andavo a scuola mi dissero che in una libera economia vige la legge della domanda e dell’offerta. Mi sembra che cosi’ non e’. Infatti se la legge vigesse, allora i lavori per i quali non si trovano i candidati per farli (sarti, cuochi, panettieri…) verrebbero pagati di piu’, mentre i posti di lavoro, dove ci sono piu’ (molti) candidati dei posti disponibili, verrebbero pagati di meno e l’equilibrio si formerebbe da solo. Cosi’ purtroppo non e’. Quindi smettiamola di parlare dell’economia libera. A qualcuno fa comodo che certi posti siano pagati male e altri meglio, solo che poi non ci dobbiamo lamentare che solo gli africani siano disponibili a fare certi lavori. Grazie a Dio che ci sono e guiacche’ ci sono, devono avere tutti i diritti di chi e’ nato qui.

  17. chinaski ha detto:

    omo vespa, mi preferiria far el panetier ale 2 de note, che lavorar in un colsenter. no go prova’ ne’ un ne’ l’ altro, e forsi xe facile parlar co’ se ga un bon lavor. ma credo de no sbaiarme, e che molti muli i fa mal a snobar a priori i lavori manuali.

  18. matteo ha detto:

    non vado a parare nulla, faccio delle considerazioni, cosa ricevono di meno gli immigrati in sociale o direttamente dallo stato che gli italiani ricevono? nulla, abbiamo stessi diritti e stessi doveri, non mi sembra che ci sia una corsia diferenziale al riguardo

    il debito pubblico è cosi alto perche lo stato spende piu di quanto riceve, noi non riceviamo nulla in piu di tasse di quello che ricevono gli immigrati in pagamento di tasse

  19. Paolo Geri ha detto:

    Amico panettiere, 32 anni, afgano, in Italia da oltre 10 anni. 1.360 euro in busta paga (con qualche straordinario). Pagato poco ? Forse si per doversi alzare alle 2 di notte.

  20. chinaski ha detto:

    matteo, il semplice fatto che gli immigrati siano in media piu’ giovani degli italiani implica che la spesa sociale per gli immigrati e’ inferiore a quella per gli italiani (anche senza voler cercare ingiustizie varie, che pure ci sono).

    se i soldi che noi paghiamo in tasse vengono buttati al cesso o finiscono nelle tasche dei soliti noti, se permetti, e’ colpa nostra, non degli immigrati, che non votano, e che non possono essere eletti a cariche politiche.

  21. Rupel ha detto:

    @ Nilla

    se tu paghi le tasse per gli immigrati, altri pagano le tasse per i 500.000 italiani in Germania, altri 500.000 in Francia, altri 500.000 in Svizzera etc. etc. e allora cosa facciamo ?? li buttiamo tutti fuori che ritornino al loro paese ??

  22. capitan alcol ha detto:

    @20 Devo farti un contro esempio senza arrivare ai casi di Rosarno?
    Secondo me dire che gli africani di Rosarno “fanno un lavoro che gli italiani si rifiutano di fare” è un insulto a 150 anni di lotte.
    E’ un ragionamento che di fatto accetta uno status. Quello dello schiavo.

  23. effebi ha detto:

    ma smettiamola con al tiritera di lavori che gli italiani non “vorrebbero” fare…

    ci prendiamo per i fondelli !?
    poi è chiaro che la sinistra “si cerca”… e la lega avanza….

  24. effebi ha detto:

    la chiesa cattolica favorisce (certa) immigrazione… sperando di riempire le chiese vuote….
    i sindacati e al sinistra favoriscono l’immigrazione (con baggianate del genere) sperando di riempire le caselle vuote dei tesserati…

    la lega e gli imprenditori si fregano le mani…(voti e lavoro a basso costo)

    i privati che si prendono come “schiave” sottocosto le badanti per i propri vecchi poi son capaci pure di brontolare che c’è troppa immigrazione…

  25. capitan alcol ha detto:

    Se fosse vero i sindacati favorirebbero quella legale perchè uno in nero non paga la tessera.

  26. chinaski ha detto:

    finiamola con due cose:

    1. i lavori che gli italiani non vorrebbero fare

    2. gli immigrati che si farebbero mantenere dagli italiani

    e rendiamoci conto che i salari e i diritti dei lavoratori vanno difesi in quanto tali. la distinzione tra lavoratori italiani e lavoratori immigrati e’ puramente ideologica, ed e’ utile solo a quelli che da queste divisioni traggono vantaggi reali, cioe’ i datori di lavoro.

  27. Luciana ha detto:

    @
    10chinaski
    5 novembre 2010, 11:43
    Lo sai che in Svizzera i frontalieri (=Austriaci della fascia confinaria – Vorarlberg)ricevono una piccola parte della paga o delle gratifiche in buoni in CHF da spendere solo in Svizzera?
    E parlo del 2010. AGH!

  28. effebi ha detto:

    27 quoto china

  29. chinaski ha detto:

    ma infatti capitano, effebi fa il solito gioco di buttare tutto nel mucchio, mescolando fenomeni diversi. la lega e gli imprenditori vogliono che l’ immigrazione sia illegale. i sindacati difendono (o dovrebbero difendere) i diritti e i salari dei lavoratori, e per questo hanno interesse a che l’ immigrazione sia legale.

    e su tutto, l’ immigrazione in se’ e’ un fenomeno epocale determinato dai movimenti del capitale, dalla diffusione delle tecnologie, dai cambiamenti climatici, dalle guerre, ecc. pensare che ci sia qualcuno che manovra queste masse e’ complottismo paranoide.

  30. chinaski ha detto:

    ovviamente non tutti gli imprenditori, diaciamo certi imprenditori

  31. chinaski ha detto:

    e a scanso di equivoci, aggiungo che la disparita’ di trattamento (che c’e’) tra lavoratori italiani e stranieri e’, quella si’, frutto di scelte politiche. e’ il risultato della combinazione tra la precarizzazione del mercato del lavoro da una parte, e le leggi kafkiane sui permessi di soggiorno dall’ altra. le due cose, insieme, mettono l’ immigrato in una condizione di ricattabilita’ permanente, e lo costringono ad accettare condizioni di lavoro peggiori.

  32. effebi ha detto:

    “effebi fa il solito gioco di buttare tutto nel mucchio…”

    !!??

    non sono io che faccio i giochini di buttare tutto nel mucchio, il mucchio esiste.

  33. Triestin - No se pol ha detto:

    ma no se parlava che saria de eliminar le province ? Adesso inventemo una surcursale per stranieri… Se convinti che i diritti se pol difender creando altri carrozoni?

  34. Antonio ha detto:

    Perché far riferimento a dati così vecchi per un argomento così dinamico? A settembre i cittadini non italiani nel solo Comune di Trieste erano 18.030 e crescono al ritmo di oltre mille nuovi immigrati in più ogni anno

    http://www.retecivica.trieste.it/new/stats/bollettinomensile.asp

    Cosa facciamo? Facciamo finta che non esistano? Utilizziamo il metodo “che i se ciavi?”
    Le scelte che compiamo oggi in fatto di immigrazione sono alla base della società che ci ritroveremo davanti domani.
    Vogliamo proprio ritrovarci anche noi con le periferie in stile parigino???
    Dipende tutto da noi…

  35. Tergestin ha detto:

    La sinistra e la destra al limite pol cavalcar per interessi elettorali, l’immigrazion. Da un punto de vista economico, anca un muleto stupido ghe riva: al giorno d’oggi, in un paese la gente o devi emigrar o ricevi emigranti. Semplice.
    Servi forza lavoro, servi gente che fa lavori bassi, che acquista prodotti eccetera.
    Xe mera economia, che piasi o meno.

    Chi parla de far lotta contro l’immigrazion, probabilmente no ga superado gnanca l’esame de quinta elementare.

  36. Tergestin ha detto:

    @ Antonio

    In alcune citta’ d’Italia gavemo periferie messe molto pezzo de quele parigine.
    E la stragrande maggior parte de quei che le rendi tali, xe quasi tuti italiani.
    Evitemo de dir cazzade.

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