28 Agosto 2010

Incontro con Rado Kocjančič, vignaiolo e olivicoltore del Breg

La zona di Dolina, la Val Rosandra e le colline circostanti è meglio nota come Breg. Questo territorio può vantare una secolare tradizione agricola ed una cultura millenaria. Ancora oggi, e forse come non mai, ci sono alcune persone che hanno ripreso in mano il mestiere dei loro avi e lo hanno portato ad alti livelli. Nascono così grandi e ottime produzioni di olio e vino. Una di queste persone è Rado Kocjancic, viticoltore e olivicoltore del Breg. Bora.la è andata a conoscerlo da vicino.

Senza il passato non c’è futuro.

Ci puoi raccontare come è nata la tua azienda agricola?

Possiamo dire che è nata dalla storia, mia e di queste terre. Fino alla Seconda Guerra Mondiale tutti i paesi della zona vivevano prevalentemente di agricoltura e di attività correlate. Fra queste c’era la produzione del latte che le signore portavano quotidianamente a Trieste, e poi c’erano anche le perice, ossia quelle signore che, cesto in testa, andavano a prendere la biancheria sporca a Trieste, la lavavano nel torrente Rosandra e la riportavano a Trieste.
E poi ogni famiglia aveva i propri animali e una piccola produzione agricola.
Poi la storia di queste terre è cambiata con gli espropri dei terreni agricoli, avvenuti per far posto ai serbatoi della Siot e alla Grandi Motori. Molta gente è andata a lavorare in questi stabilimenti ed ha iniziato un nuovo ciclo, mentre nei casi peggiori alcune famiglie sono finite nella disperazione, private di quella che era stata da sempre la loro vita quotidiana. Ci sono stati pure alcuni suicidi all’epoca. Anche alla mia famiglia sono stati espropriati dei terreni; pensa che nel nostro caso le ruspe entrarono nella proprietà poco prima della vendemmia, non lasciandoci neanche il tempo di fare l’ultimo vino. In seguito a questi stravolgimenti mio nonno emigrò in Argentina, e lì è rimasto per tutta la vita.
In famiglia abbiamo mantenuto sempre l’hobby della viticoltura e dell’olivicoltura, lavorando su quei piccoli terreni rimastici. Fin da piccolo mi sentivo bene a stare all’aria aperta e nei campi, mi è sembrato naturale lavorarci, l’idea di stare al chiuso, magari dietro ad una scrivania non mi è mai piaciuta.
Così dopo la matura da ragioniere ho cominciato a fare le prime esperienze e a formarmi, in modo più approfondito. Ciò mi ha portato nel ’98 in California dove per sei mesi ho lavorato in una cantina vicino a San Francisco, imparando la lingua e il mestiere. Successivamente sono stato per quasi due anni a lavorare nel Collio, in cantina ed in vigna.
Dal 2000 sono qua. In quell’anno io e altre persone siamo subentrati come soci nella gestione della cooperativa Dolga Krona, che gestiva la vecchia stalla e molti terreni ad essa adiacenti, circa 104 ettari. In questi ultimi 10 anni sono stati recuperati quasi 40 ettari, destinandoli alla vite e all’olivo. Abbiamo poi rimodernato le stalle, e oggi siamo in 25 soci. Non tutti si occupano di produzione agricola, abbiamo diverse attività. E infine all’interno della struttura oggi c’è la cantina dove nascono i miei vini.

Cosa produci?

Ho recuperato molti terreni abbandonati, sia affittandoli che rilevandoli. Oggi ho circa 5 ettari a vite e 3 ad ulivo. Quindi produco olio extravergine d’oliva e vino. Tutta la mia produzione è orientata alla qualità, non mi interessano i numeri, ma la qualità.

Che vini fai?

La produzione è orientata verso le varietà autoctone. Le viti sono delle guyot semplici e ci sono circa 5000 ceppi per ettaro. Fra i bianchi faccio la Malvasia istriana, la Vitovska che sono entrambe Doc Carso, il Moscato e la Brežanka. Fra i rossi faccio il Refosco in purezza ed il Rosso, che è un uvaggio di refosco, merlot e cabernet sauvignon, entrambi sono Doc Carso.

Ci racconti la storia della Brežanka?

Letteralmente Brežanka significa del Breg, e nel mio caso vino del Breg. L’idea è nata da un vigneto vecchio di oltre 100 anni di un vicino. Questo vigneto era famoso per dare un buon vino. Così ho provato a ricavarne del vino e a capire che tipo di vitigno fosse. Oggi posso dire che le viti che compongono il vigneto per il 60 % sono vitovska, malvasia e glera. Sono tute viti basse, con ceppi grossi e piantate molto vicine. Il restante 40 % è composto da tocai, riesling, sauvignon, malvasia chianti e molte altre. In totale ci sono ben 15 varietà di uva. Per riconoscerle ci siamo appoggiati all’ERSA, che ha eseguito il DNA delle piante, riconoscendole. Ma la cosa strabiliante è che due varietà risultano sconosciute, nel senso che non sono mai state mappate fino ad oggi, non si trovano in nessun database mondiale. Così hanno preso il nome del posto dove si trovano, una a Log e una a Puglie di Domio.

Ci sono altri aspetti molto interessanti.

Si hanno notizie del vino del Breg fin dal 1700, all’epoca veniva venduto in Stiria e Carniola. Anche France Prešeren ne parla, mentre il poeta Valentin Vodnik, in una sua canzonetta, brinda alla dipartita dei francesi bevendo del Brežanka. Poi si hanno notizie anche di un prestampato di inizio ‘900 in cui si parla di un vino bianco misto venduto a Vienna come Brežanka.

Come lo fai?

Ho cercato di mantenere le basi del metodo del mio bisnonno. Faccio una vendemmia tardiva, poi macerazione per 3 giorni per alzata di cappello, senza nessuna aggiunta di lieviti. Seguono travaso, pressatura e poi il vino va in botti di rovere di Slavonia da 12 ettolitri per un anno. Poi il vino passa un altro anno in acciaio, prima di venir imbottigliato. E devo dire che ne sono molto soddisfatto.

Come fai gli altri vini?

I bianchi vengono raccolti a mano, segue una macerazione fredda per 12 ore (variabile), pressatura, poi una fermentazione controllata con lieviti selezionati. Una piccola percentuale (fra il 10 e il 20) va in botte, mentre il restante va in inox sulle fecce fino a primavera inoltrata, facendo dei battonage. Quindi imbottiglio.
I rossi fanno una macerazione sulle bucce per 10-15 giorni, poi vanno in tonneaux (botte da 500 litri) per un anno e quindi il vino viene imbottigliato.
Il moscato fa 3 giorni di macerazione a freddo, a meno di 10 gradi. Poi si svolge una fermentazione controllata a 16° con lieviti selezionati. Alla fine il vino riposa fino all’estate in barrique. La vendemmia è tardiva per sviluppare una adeguata quantità di zuccheri.

Veniamo all’olio. Che tipi fai? Come lo fai?

Ho circa 1000 alberi di ulivo. Di questi circa il 50 % è in produzione, gli altri sono ancora giovani. Il 60 % circa dei miei ulivi è di Bianchera (Belica), varietà autoctona, il resto è di altre varietà italiane, come leccino, maurino e moraiolo, ma anche altre.
Faccio due tipi di olio. Un ulivaggio misto e l’olio Tergeste Dop (l’unica Dop della nostra provincia, ndr), che è una bianchera in purezza.
La raccolta è manuale con agevolatori meccanici e va da fine ottobre per le varietà toscane, quando inizia l’invaiatura (l’oliva comincia a cambiare colore) a finire con la bianchera che è l’ultima.
Durante la raccolta porto le olive ogni secondo giorno al frantoio, così non passano mai più di due giorni fra la raccolta e la spremitura. Al frantoio si fa una spremitura a freddo, ci sono poi due travasi, quindi lascio decantare naturalmente in cisterna inox fino a primavera quando viene imbottigliato.

Altri tuoi colleghi del Breg mi hanno raccontato dei danni provocati da caprioli e cinghiali. Tu come sei messo?

Male. I caprioli cominciano a far danni a primavera quando l’uva inizia a formarsi, ne mangiano veramente tanta. Inoltre i maschi spesso si grattano con le corna sui giovani ulivi, danneggiandoli enormemente. Avevamo messo circa 2,5 km di rete a protezione dei vigneti, ma il sistema non ha tenuto. Più e più volte la rete è stata tagliata, rendendo vano ogni tentativo di protezione.
L’anno scorso i cinghiali si sono dimostrati ghiotti di moscato e hanno fatto disastri. Quantificando hanno ridotto la produzione di moscato dell’80 % circa, un disastro. Ma non vedo soluzioni all’orizzonte.

Come prospetti la produzione di quest’anno?

Per quel che riguarda l’olio, ci sono veramente poche olive sugli alberi, quindi la produzione sarà meno ricca. Mentre per l’uva c’è il problema della pioggia. Tutta questa umidità favorisce la proliferazione di muffe e batteri sulle piante. Così devo fare qualche trattamento in più, cosa che comunque cerco di tenere al minimo.

Un’ultima domanda. Quali sono i tuoi canali di vendita?

Ho un rappresentante per la grande distribuzione, che fa arrivare i miei prodotti in alcuni supermercati (Bosco, Coop) e in certe salumerie e alimentari. Poi si trovano i miei prodotti in ristoranti e wine bar di tutta la regione. Infine c’è il canale della vendita diretta. Ogni venerdì pomeriggio dalle 5 alle 7 sono qui in cantina a Dolga Krona, dove si possono assaggiare e comprare tutti i miei prodotti.

Considerazioni sulla vendita diretta?

Sicuramente è il modo più facile e soddisfacente di vendere. E poi c’è il contatto diretto con le persone, che conoscono anche me oltre al vino e all’olio.

Conveniamo assieme che la vendita diretta o comunque con meno passaggi intermedi è il futuro per la valorizzazione dei prodotti locali e ci salutiamo riflettendo sulla bellezza e bontà dei vini e degli oli che di anno in anno hanno sapori e profumi differenti, portando con sé una storia unica.

Grazie Rado!

Per informazioni o acquisti: kmetijakocjancic@gmail.com oppure 348 3063298
Mentre la cantina a Dolga Krona si trova qua.

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5 commenti a Incontro con Rado Kocjančič, vignaiolo e olivicoltore del Breg

  1. Avatar sindelar

    Tutta la mia produzione è orientata alla qualità, non mi interessano i numeri, ma la qualità.

    Ben detto!

  2. Avatar chinaski

    http://www.youtube.com/watch?v=iVWsBDaeSOc

    “Poi la storia di queste terre è cambiata con gli espropri dei terreni agricoli, avvenuti per far posto ai serbatoi della Siot e alla Grandi Motori. Molta gente è andata a lavorare in questi stabilimenti ed ha iniziato un nuovo ciclo, mentre nei casi peggiori alcune famiglie sono finite nella disperazione, private di quella che era stata da sempre la loro vita quotidiana. Ci sono stati pure alcuni suicidi all’epoca. Anche alla mia famiglia sono stati espropriati dei terreni; pensa che nel nostro caso le ruspe entrarono nella proprietà poco prima della vendemmia, non lasciandoci neanche il tempo di fare l’ultimo vino.”

  3. Avatar marghe

    condisso e bevo de Rado con affetto…ma bevessi più spesso. bravi, bon.

  4. Pingback: E per Natale arriva il cesto della famiglia di Bora.la. Il regalo perfetto | Bora.La - notizie e opinioni su Trieste, Gorizia e el Litoràl Adriatico

  5. Avatar natale

    Ho comprato una bottiglia di ROSSO-CRNINA e quando l’ho aperta mi sono accorto che era aceto o quanto meno spunto(spunto in italiano vuol dire passato).La bottiglia è stata acquistata al free shop di Basovizza.
    L’apertura della stessa è avvenuta oggi (28/09/2015).
    Il vino è rimasto a vostra disposizione per una verifica di quanto asserito.
    Questa mia comunicazione non vuole essere una lamentela nei vostri confronti ma un’informativa affinché fatti del genere non accadono in futuro, sminuendo la credibilità della vostra ditta.

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