8 Luglio 2010

Nuova Sinistra: il progetto tedesco riscuote attenzioni anche in Francia e Italia

Il 25 giugno si è riunita a Berlino la prima assemblea dell’ Institut für Solidarische Moderne (Istituto per la “modernità” solidale), fondato in gennaio ad opera di esponenti dell’ SPD, Grüne (verdi) e Die Linke (sinistra). Si tratta di un gruppo di studio che si occupa di trovare una nuova proposta di ordinamento politico-socio-economico-ecologico successivo ai falliti fascismo, realcomunismo e neoliberalismo. In Germania il neoliberalismo è ora messo in forse persino dai suoi tradizionali sostenitori (FDP e CDU/CSU), in quanto si trova davanti al dilemma, di o promuovere misure di risparmio su tutti i fronti per far scendere il debito pubblico, con il pericolo di soffocare la domanda interna, o tornare all’approccio keynesiano del denaro facile per permettere acquisti, e quindi agevolare la produzione e l’ occupazione, ma mettendo la zona Euro a rischio di inflazione.

Si sta assistendo a litigi indegni all’interno della coalizione di governo, che aveva vinto le elezioni promettendo un taglio delle tasse, ma ora si trova di fronte all’impossibilità di mantenere la promessa, dopo la cospicua iniezione di liquidità fatta alla Grecia e con lo spauracchio di doverne fare altre a Spagna ed Irlanda.

Sulle cause del fallimento del modello neoliberale attuale c’è stato pieno accordo tra tutti i 400 partecipanti (su 1400 membri): eccessiva dipendenza da energie non rinnovabili, sfruttamento della manodopera nei Paesi in via di sviluppo con conseguente delocalizzazione e disoccupazione in Europa, forbice tra ricchi e poveri troppo larga, mancanza di un salario minimo garantito per legge, che consentirebbe di evitare episodi vergognosi di sfruttamento (nell stessa Germania non è raro vedere stipendi di 500 euro mensili corrisposti per le stesse attività per cui altri soggetti percepiscono 1.200 euro), misure di risparmio effettuate soprattutto sulle spalle dei ceti più deboli, partecipazione ad azioni militari (p.es. Afghanistan) di dubbia utilità. Si è insistito anche sulla globalizzazione intesa male, come imposizione del modello economico-sociale americano ed europeo in aree con diverse culture, condizioni ambientali e strutture economiche.

Molto applaudita la proposta di regionalizzazione dei sistemi economici e riduzione degli scambi tra una regione ed un’altra a quelle merci di cui una regione è carente in assoluto, pur avendone obiettivo bisogno. Sotto accusa anche i frutti esotici, gli impianti stereo, le tecnologie che necessitano di una manutenzione che non è ovunque garantita.

Meno evidente è un consenso su come affrontare queste debolezze nel futuro; d’altronde proprio questo è il compito che si è prefisso l’Istituto che ha appena cinque mesi di vita. Si elaboreranno in workshops regionali concetti su istruzione, ricerca e finanziamento di fonti alternative d’ energia ed un programma politico per portare al governo una coalizione SPD-Verdi-Sinistra che abbia non solo proposte spicciole, ma un vero concetto globale per un nuovo assetto, in cui gli aspetti ecologici e sociali siano fusi indissolubilmente. Da qualche partecipante di idee meno ortodosse provenivano proposte di guerra totale all’automobile e di sostituzione del concetto di “proprietà” con quello di “taking care”, mutuato da Popoli extraeuropei più legati alla natura e che considerano le risorse, naturali e non, come patrimonio di tutti, affidato ad una generazione solo per essere preservato per le prossime. Ma qualche discreto colpo di tosse riportava questi oratori rapidamente sulla Terra. Molte delle idee riportate all’ assemblea ricordano certi passaggi di “A riveder le stelle” di Beppe Grillo.

Tra gli ospiti d’onore ci sono state una signora francese vicina ad Attac e l’ italiana Raffaella Bolini di A.R.C.I., quest’ultima applauditissima anche per la sua coraggiosa critica al comportamento dei sindacati nella vicenda della FIAT di Pomigliano, quando tre sindacati su quattro erano disposti ad abdicare a tutti i diritti dei lavoratori per accettare il ricatto della FIAT: o niente diritti, o delocalizziamo! Le ospiti si sono inoltre soffermate sull’ unicità di
questo modello tedesco di gruppo di studio finalizzato a costruire un nuovo modello di società ed hanno assicurato la partecipazione delle loro organizzazioni e di altre ad esse collegate ai prossimi eventi.
In settembre si terrà a Francoforte una “Summer Factory” sui problemi dell’ istruzione e della formazione.

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