17 Giugno 2010

Concerto di Muti il 13 luglio in piazza Unità: Napolitano ci sarà

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sarà in piazza Unità a Trieste il 13 luglio per assistere al concerto diretto da Riccardo Muti.

Il concerto-evento ‘Le vie dell’amicizià” vedrà anche la presenza dei presidenti di Slovenia e Croazia. La conferma della presenza di Napolitano sarebbe arrivata ieri, con una telefonata dal Quirinale al sindaco Roberto Dipiazza.

A Trieste Muti dirigerà l’Orchestra giovanile Luigi Cherubini, l’Orchestra giovanile italiana, musicisti delle Accademie di musica di Lubiana e Zagabria e del Conservatorio Tartini di Trieste.

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84 commenti a Concerto di Muti il 13 luglio in piazza Unità: Napolitano ci sarà

  1. effebi ha detto:

    problemi !?

  2. maja ha detto:

    @ effebi
    vara che el link no funzia. te se vedi solo che a ti che te fa el bagno. iera questa la notizia che te volevi condivider 🙂

  3. effebi ha detto:

    ops… non ho nemmeno il costume…

  4. Eros ha detto:

    Pare che Menia faccia problemi…

  5. Eros ha detto:

    Concerto di Muti, vacilla l’incontro dei Presidenti 
    Türk vuole una visita all’hotel Balkan, Menia protesta. Presenza di Napolitano a rischio
    SENZA FINE
    Il 13 luglio ricorrono i 90 anni dell’incendio del Narodni Dom Gli sloveni: omaggio doveroso
    Il gesto simbolico di amicizia attaccato dal ”Delo” di Lubiana Il direttore d’orchestra protesta: «Non si desidera che io suoni?»
    LA STORIA 

     

    di GABRIELLA ZIANI

    TRIESTE Il 13 porta sfortuna e a Trieste doppiamente. Sul concerto ”Le vie dell’amicizia” che Riccardo Muti ha prenotato quest’anno a Trieste invitando in segno di riconciliazione i presidenti sloveno, Danilo Türk, e croato, Ivo Josipovic, assieme a Giorgio Napolitano, crolla all’improvviso una questione politica e diplomatica. Altro che amicizia in musica sulle sponde ferite dell’Adriatico: storie e mai digerite memorie son tornate puntualmente a galla e si è ai ferri corti. La stessa presenza del Presidente della Repubblica in piazza Unità la sera del 13 luglio, già data per certa, non è più al momento così sicura, stando a fonti del Quirinale.
    Il 13 luglio è per Muti il giorno di chiusura del Ravenna festival, dunque una data tecnica per portare dalla sera alla mattina orchestra e strumenti nella città prescelta per l’annuale evento. Ma a Trieste il 13 luglio è l’anniversario dell’incendio dell’hotel Balkan, il Narodni Dom sloveno dato alle fiamme nel 1920 dai nazionalisti italiani, per rappresaglia contro l’uccisione a Spalato di due italiani. Una tragedia che per gli sloveni segna l’inizio della persecuzione fascista, una data che ogni anno produce commemorazioni, e stavolta si tratta dell’anniversario: 90 anni.
    Ma non sono i triestini a sfasciare l’idillio dell’«amicizia». Del fatto si accorge il quotidiano di Lubiana ”Delo” che pubblicamente invita il presidente sloveno Türk a non accogliere l’invito a Trieste, affermando che l’inno sloveno non verrà suonato, gli altri due sì. Il Ravenna festival replica duramente. E il ”Delo” allora rammenta la data del 13 luglio, il Balkan in fiamme, e chiede che il presidente renda omaggio al luogo.
    Türk, si dice, non poteva ignorare la pressione, né dimostrare di trascurarla venendo a Trieste. La richiesta è inoltrata al Quirinale. Muti, seccatissimo per la piega storta che prendono le buone intenzioni, è infine avvicinato dal ”Delo” mentre prova un concerto da tenersi a Lubiana, protesta per gli attacchi del giornale, dice: «Si vuole che io non faccia quel concerto?», e assicura: «Accompagnerò io stesso i tre presidenti a un breve omaggio al Narodni Dom». Si sa che le diplomazie hanno ipotizzato una sosta simbolica, discorsi sulla pace e non commemorazioni capaci di rinnovare incendi.
    A questo punto, e cioé ieri, la questione si complica definitivamente. Roberto Menia, sottosegretario e viceoordinatore regionale del Pdl, sferra l’attacco. Sul sito della sua nuova associazione, Area nazionale, e anche sull’organo ufficiale della vecchia An, «Il Secolo» pubblica un articolo dal titolo: «13 luglio a Trieste i Presidenti di Italia, Slovenia, Croazia. Riconciliazione nella verità. Perché non vanno a Basovizza?». Menia plaude al concerto, alla musica, all’amicizia, non alla visita. E ufficialmente chiede che i tre presidenti vadano allora anche a inginocchiarsi alla Foiba di Basovizza. Ricorda i fatti del 13 luglio 1920, definendo «vulgata di storia addomesticata» l’attribuzione del fuoco al «nascente ”fascismo di confine”, responsabile di quelle violenze antislave per cui ancora oggi l’Italia non ha pagato il conto. È quello stesso filone culturale – scrive – che fino ad oggi ha negato o giustificato lo sterminio delle foibe e relegato l’esodo istriano ad una banale questione d’emigrazione…». Sottolinea: «È giusto precisare che oggi l’ex Balkan è sede di una facoltà universitaria dove si tengono i corsi di slavistica». Di fatto vi abita la Scuola superiore per interpreti e traduttori dell’Università di Trieste.
    «Se il presidente sloveno e croato visitano per la prima volta Trieste non possono farsi un’idea unilaterale delle cose – specifica Menia -, non mi diverto a porre questioni, ma di fronte a questo programma le pongo, e non per niente sull’organo ufficiale del partito. Türk ha problemi a casa sua? Non può portarli a casa nostra. Se vanno tutti e tre al concerto a stringersi la mano, la musica ci sta più che bene, se invece il progetto è un altro…».
    Risultato: il Quirinale è diventato prudente circa il dare per assodata, come pareva, la venuta di Napolitano a Trieste. La telefonata di assenso che il sindaco Dipiazza aveva raccontato di aver ricevuto è diventata, diplomaticamente, «un’intenzione di accogliere l’invito». Il programma, si dice, «è tutto da definire». L’evento triestino «è tutto da confermare». Sono al lavoro il consigliere diplomatico del presidente e il consigliere per gli Affari interni. Il «concerto dell’amicizia» si è già trasformato in un rinfaccio di inimicizie. Commenta il giornalista Paolo Rumiz che ha conosciuto Muti al concerto di Sarajevo e ha seguito la genesi di quello triestino: «I nazionalisti non vogliono eventi come questo. Siamo peggio dei balcanici: a Sarajevo il concerto dell’anno scorso coincideva con l’anniversario del massacro di Srebenica, e tuttavia si è svolto in pace e serenità».
    RIPRODUZIONE RISERVATA

     

  6. Eros ha detto:

    Mi soffermerei sulle parole di Rumiz: siamo peggio dei balcanici.
    Ha ragione!

    P.S.: il copia/incolla ot fatto nell’altro post a sto punto cancellatelo. Scusate il doppio copia/incolla

  7. piero vis'ciada ha detto:

    – mi me soffermeria sul fatto che la figura del “balcanico” la ga fata un presidente in particolare che (apena) a pochi giorni dall’evento ancora no gaveva confermado.
    ma no solo, a pochi giorni dall’evento (no una merenda sul monte cocusso) e se insogna de por dele condizioni strassinado da un giornal… (da un giornal…!!!)

    questo xe el fatto, dopo se qualchidun volè divertirve a meter tuto in pignata fè pur..

    Bastave dir “si” nei tempi opportuni, bastava vignir a Trieste, sentarse con i altri do presidenti, bastava una stretta d man, bastava scoltar el concerto diretto da Muti (no un mona qualsiasi) e bastava tornar (ognidun dei tre) a casa propria disedoghe ai “propri” …
    “gavè visto ? cussì se fa !”

    …in veze no, el sior presidente Turk se ga abasà a scoltar i “umori”…

    questo xe el (bel) risultato !

    complimenti a Turk e alla figura che el ghe sta fazendo far ai sloveni !

  8. Antonio Lippolis ha detto:

    (5)-EROS- Pare che Lubiana faccia problemi….

  9. marisa ha detto:

    Scusate, per quello che so io, c’è un iter per invitare il Presidente della Repubblica. Non basta certo una telefonata! E l’invito fatto per iscritto seguendo un protocollo, deve essere fatto molto, ma molto in anticipo rispetto alla data dell’evento in cui si richiede la presenza del Presidente della Repubblica. Non voglio pensare sia una bufala questa notizia della presenza di Napolitano….ma forse questo punto meriterebbe un maggior approfondimento.

  10. Liborio ha detto:

    E’ che quella specie di giornale chiamato Delo martella sempre contro l’Italia. La questione è chiarissima. Sono gli sloveni che non vogliono nessuna riconciliazione perchè non vogliono ammettere nessuna loro colpa ed, anzi, negano che fra loro ci furono decine di migliaia di filo-italiani prima e filo-nazisti poi. I Domobranci.
    La questione dell’Hotel Balkan è molto più complessa di quello che si vuol far credere.
    L’incendio [modifica]

    Il 13 luglio 1920 esplosero in città tumulti di stampo anti-slavo a seguito dell’uccisione di due militari italiani a Spalato in Dalmazia, durante delle manifestazioni anti-italiane uno dei quali Tommaso Gulli.
    Le ricostruzioni puntuali dei fatti sono molto contrastanti.
    Per protesta contro gli incidenti di Spalato i fascisti triestini organizzarono una manifestazione nella piazza principale di Trieste. Nel corso del comizio, mentre parlava il segretario cittadino Francesco Giunta, fu accoltellato mortalmente il cuoco dell’albergo Bonavia di Fiume, Giovanni Nini. La responsabilità di questa uccisione fu da alcuni attribuita ad un gruppo di sloveni che avrebbero assassinato Nini perché, nel tentativo di allontanare uno slavo che aveva assalito verbalmente un ufficiale del Regio esercito, aveva gridato frasi a sostegno dell’italianità della Dalmazia.[5].
    La morte del giovane fu l’episodio che diede il via ai disordini, che compresero il danneggiamento di negozi gestiti da sloveni, l’assalto di alcune sedi di organizzazioni slave e socialiste e la sassaiola contro la sede del consolato jugoslavo di via Mazzini. Le squadre d’azione fasciste – sotto la guida di Giunta – raggiunsero quindi il Narodni dom, che in quel momento era chiuso e circondato da oltre 400 fra soldati, carabinieri e guardie regie inviate a difesa dell’edificio dal vice commissario generale, Francesco Crispo Moncada.
    All’appressarsi della folla, dal terzo piano dell’edificio vennero lanciate due bombe a mano, seguite da una scarica di colpi di fucile contro la folla. fu ucciso l’ufficiale dei Carabinieri Luigi Casciana e ferite otto persone, al che i militari che circondavano l’edificio risposero al fuoco. Poco dopo questi eventi il fuoco divampò.
    Tutti gli ospiti del Narodni Dom riuscirono a salvarsi, ad esclusione di Hugen Roblek – che in alcune fonti è indicato come custode dei locali. Roblek si getto da una finestra e morì sul colpo mentre la figlia che si lanciò con lui pur ferendosi gravemente si riuscì a salvare. L’incendio distrusse completamente l’edificio: per qualche testimone l’intervento dei vigili del fuoco fu impedito dagli squadristi; per altri invece l’intervento dei vigili del fuoco ci fu e riuscì ad impedire al fuoco di attaccare gli edifici circostanti. Secondo alcune fonti il rapido propagarsi dell’incendio con numerosi scoppi fu favorito dal fatto che gli slavi celavano all’interno del Narodni un arsenale di esplosivi ed armi.
    Tra gli sloveni, il rogo divenne simbolo dell’inizio della persecuzione fascista.
    Epiosodi simili di stampo anti-italiano accaddero negli anni precedenti mentre la città era ancora parte dell’ Impero Austriaco: nel 1898 a Duino ed a Santa Croce vennero incendiate le scuole della Lega Nazionale dagli sloveni del luogo. A Duino la folla – capeggiata dal sindaco Ples – aveva attaccato la scuola della Lega per protestare contro le tabelle amministrative anche in italiano che erano state apposte nell’abitato mentre il 23 e 24 maggio 1915 – giorni dell’entrata in guerra dell’Italia contro l’Austria – a Trieste furono devastate le sedi della Ginnastica Triestina e della Lega Nazionale, mentre le rotative de Il Piccolo venivano incendiate.

  11. marcus ha detto:

    Mah, dal punto di vista culturale trovo il concerto diretto dal maestro Muti un bellissimo evento e pubblicità per la nostra città.
    Quello che francamente non capisco è che sti tre presidenti dovrebbero rendere omaggio alle vittime del incendio del Hotel Balkan oppure alla foiba di Basovizza. Secondo me bastassi che si rendano conto che queste vittime erano triestini (sloveni o italiani che essi erano) che se non fossi stato l’ingerenza nazionalistica delle loro etnie maggioritarie non ci sarebbero state. Insomma un po di rispetto per i triestini, che erano, sono e rimaranno un popolo multietnico e ‘Le vie dell’amicizià” sono già fatte.

  12. Liborio ha detto:

    perchè hai tolto il link di inghilterra germania

    sta succedendo di tutto di più in questa partita

  13. ufo ha detto:

    Ma qualcuno mi spiega da quand’è che un esponente di secondo piano del governo dice al Capo dello stato cos’è che deve o non deve fare?

    Il battesimo dello squadrismo

    I luoghi della memoria slovena a Trieste e provincia (PDF)

  14. marcus ha detto:

    @ Ufo 16
    il titolo sul sito del link che te indichi xe molto significativo “occorre conoscere il passato per dare risposte al futuro” ma a mio avviso troppo spesso questa saggezza vien travisada da mediocri politici che la usano per crear odio e zizania.
    Per poder far rinascer Trieste dovemo iniziar a insegnar la storia vera ma senza retorica e poi incominciar a gestirse de soli come previsto nello Statuto, Allegato VI del Trattato di Pace e vai pur certo che con quel Statuto nissun pol più giogar al razzismo anche perché il ciapa el kez, che il xe talian, sloven o chi che te vol.

    il Statuto in question te lo pol consultar su
    http://www.portoliberotrieste.org

  15. Eros ha detto:

    Menia NON vuole la riconciliazione. Noi italiani anti-nazionalisti siamo con Turk e per il tricoloremsloveno. Contro il nazionalismo italiano

  16. ufo ha detto:

    @marcus

    Grazie dell’attenzione, ma quanto da te proposto implica certe difficoltà di ordine pratico: per insegnare “la storia vera” bisognerebbe, in ordine,
    accordarsi su un metodo condiviso ed imparziale per passare al setaccio quanto si spaccia come storia da queste parti;
    applicare quanto sopra;
    decidere cosa farne di tutte le vagonate di “storia non vera” prodotta su scala industriale nell’ultimo secolo per bassi motivi elettorali e/o meno nobili ancora;
    convincere i produttori di frottole a cessare la produzione – questo include, purtroppo, l’intero establishment politico triestino (quello palese nonché quello di osservanza massonica) ed il foglio che da lungo tempo monopolizza l’informazione locale, per cui potrebbe volercene…
    posto che quanto sopra vada a buon fine poi ci tocca comunque mantenere quanti, tra politici ed accademici, hanno passato la loro intera esistenza “adulta” a pescare nel torbido – tanto che ormai un mestiere onesto non lo sanno più fare.

    Quanto all’ipotesi di gestirsi da soli non posso fare a meno di notare che i triestini sembrano avere la mano men che fortunata nella scelta dei propri amministratori. Ti invito a guardare con attenzione il livello intellettuale e culturale dei padri cittadini riuniti in Consiglio comunale e quello dei nostri rappresentanti a Montecitorio e Palazzo Madama. Sarà che in generale già la rosa dei candidati fa piangere, ma comunque c’è una netta tendenza a scegliere ogni volta i più impresentabili. E se una Trieste (o un TLT) che si “gestisce da sola” manda ancora una volta al potere la coalizione tra il circo Camber Bros. ed il Camicia nera?

    Ho letto, infine, lo statuto da te indicato e lo trovo interessante. Anche simpatico. Secondo me non ha più possibilità di essere applicato qua di quante ne abbia la Costituzione più o meno coetanea. Salgo comunque a bordo del carro non appena il Consiglio di Sicurezza avrà nominato il Governatore del TLT.

  17. piero vis'ciada ha detto:

    Ma cossa centra Menia ? Eros… ma smettila !
    El sior Danilo, abonado e afezionado letor del Delo ga letto che se el vin qua e nol va al Narodni… col torna a casa el ciapa “per glava con ratapalz”… dai, altro no xe, tuto qua.
    el vigniva qua, el scoltava al fresco bona musica, el portava due pivo.. ierimo tuti contenti

  18. marcus ha detto:

    @Ufo
    la storia di Trieste è una e quando non saranno più foresti a scriverla la stessa diventa veritiera per forza maggiore. Spero che hai letto gli articoli pubblicati sul sito poiché in questi ti trovi in poche pagine la storia falsa cambiata in quella vera e senza grandi complimenti e guarda caso nemeno l’ONU la contesta e di conseguenza anche l’Italia, Slovenia e Croazia sono d’accordo.
    Quello che serve ora visto che abbiamo capito il passato è “… dare risposte al futuro” e questo è un lavoro ampio e di grande responsabilità in quanto consiste nel creare sia il programma economico del governo del Porto Libero, sia il programma economico e politico del Territorio Libero di Trieste. Se la classe politica attuale triestina crede che questi due business plan li facci sempre il ComitatoPLT (visto che ha già scritto la storia) allora credono negli UFO poiché quelli ne li fa il ComitatoPLT e tanto meno i Caschi Blu in quanto entrambi sono solamente i garanti per l’applicazione della legge e di conseguenza anche per gli investitori. Insomma l’istituzione di garanzia e i soldini sono pronti, ma i cittadini devono richiederli.
    Nel caso come che scrivi tu stesso “..i triestini sembrano avere la mano men che fortunata nella scelta dei propri amministratori.” allora consiglio ai triestini di darci un occhiata intorno forse trovano qualcuno che sia competente o che abbi voglia di finanziare coloro che sono competenti per creare questi due piani. Voglio anche sottolineare che il Comitato come anche l’ONU non conoscono “l’intero establishment politico triestino (quello palese nonché quello di osservanza massonica) perciò valutano obbiettivamente coloro che si presentano.
    Vedo anche che ce preocupazione per una certa fascia di amministratori che evidentemente ti turbano ovvero “E se una Trieste (o un TLT) che si “gestisce da sola” manda ancora una volta al potere la coalizione tra il circo Camber Bros. ed il Camicia nera?” A questa domanda rispondo di solito che esiste l’articolo 6 dello Statuto (Allegato VI) il quale determina chi che è triestino, chi non lo è e nemeno lo vuole essere e chi che non lo può essere ed e chiaro che il TLT può essere solamente governato da cittadini triestini con la fedina penale pulita.
    Infine scrivi che trovi lo Statuto indicato da me interessante e bene questo come gli altri due Strumenti che fanno parte del Trattato di Pace con l’Italia sono la spina dorsale di una Nazione Internazionale, cosa che non esiste una seconda volta nel intero mondo ed inoltre li non ce solo scritto la nostra legge ma anche quella della comunità internazionale (sembra carezzevole ma occhio alla potenza che nasconde).
    Sei vuoi salire sul carro non occorre aspettare il Consiglio di Sicurezza che nomini un Governatore ma occorre darsi una mossa.

  19. ufo ha detto:

    Marcus, finché il Consiglio non nomina un governatore non c’è un carro su cui salire, solo un pezzo di carta. Su un pezzo di carta ci puoi sì salire, ma non è che ti alzi di molto…

  20. sindelar ha detto:

    Annullate tutto per favore. Un bel chissenefrega a Muti e compagnia bella.

  21. matteo ha detto:

    ma non vi stufa parlare sempre de tito e quanto sono crudeli gli sloveni?

    a parte che è caduto il confine e a nessuno frega piu nulla di storie di 60 anni fa

  22. piero vis'ciada ha detto:

    – credo che ogni dun sia libero de scriver e de leger quel che l’ga voia. le opzioni qua xe tante, dalle malatie dele patate alla nazionale italiana, dal piano regolatore ai nazionalismi. no me par che nissun sia bligado a scriver opur a leger.
    me par sai strana sta improvvisa e sospetta voglia di “basta”.

    se ve pol interessar el presidente dei dalmati (in esilio) ghe ga scrito diretamente a Turk, imagino per meterse dacordo sui orari del 13 luglio 🙂

  23. Liborio ha detto:

    In realtà sono gli sloveni a rinfocolare il tutto. Perchè Turk ha chiesto di andare al Balkan quando non c’entra una mazza dato che l’invito è per il Ravenna festival? Dunque chi sono i provocatori?

    p.s.Géza I re d’Ungheria (1074-1077), chiamato “re dei Turk”, cioè degli ungheresi.

  24. marisa ha detto:

    Matteo…vuoi mai che incomincino a discutere di problemi reali e concreti?
    Meglio scannarsi con le foibe, Tito e esuli….che per dirla chiara, questi temi hanno proprio stufato!

  25. sindelar ha detto:

    E’ un concerto nato morto.
    E poi sinceramente queste trovate retoriche fatte in una città dove c’è gente che ostenta con fierezza le sue muraglie mentali non hanno senso.
    Cambino prima i triestini e poi, forse, si potranno godere anche un bel concerto.

  26. matteo ha detto:

    strana voglia di basta, soffoca le discussioni e deporta i temi importanti su trieste e porta a una disinformazione sulla politica triestina

    apprezzo molto il blog e lo leggo con interesse per sapere le oppinioni di tutti su cosa si sta facendo a trieste, economicamente e politicamente,

    si è fatto un caso enorme su un tema di maturita che non serviva e non si discute di un sindaco che si compra un terreno, lo rivende e cambia la destinazione urbanistica su quel terreno

  27. matteo ha detto:

    ops qualificazione

  28. valium ha detto:

    Il mondo e’ grande, la vita e’ bella.

    Ecco una bella ragazza con una gran voce:

    http://www.youtube.com/watch?v=B84RpcmF50I

  29. marcus ha detto:

    @Ufo 22
    speriamo che dopo ci sia ancora posto sul carro poiché tutti i carri hanno una capienza limitata?
    Speriamo che Muti facci un bel concerto ed i presidenti ci siano senza dover andare a visitare luoghi che non centrano niente con il titolo dell’evento ‘Le vie dell’amicizià”!

  30. Liborio ha detto:

    Per fare un giro della memoria bisogna andare a Spalato(1920),al Balkan(1920),alla risiera,a Basovizza,ad Arbe,alla foiba di Vines(1943) e alla foiba di Drenchia(dentro partigiani dell’Osoppo) a Pola(vergarolla ed esodo)
    Provate a proporre questo giro di una settimana ai presidenti sloveno e croato e vedrete che non c’è nessuna volontà di chiudere i capitoli per sempre.

  31. sindelar ha detto:

    Daghe de caziòla!

  32. marisa ha detto:

    Ma era proprio necessario invitare a questo concerto i tre Presidenti? A cosa serve questa cosa? Non mi si risponda che è un significativo atto di riconciliazione, perchè tanto l’Italia continuerà alla grande a strumentalizzare foibe e esodo in funzione anti-slovena e anti-Croata, la Slovenia e la Croazia cavalcheranno altri temi….

    Il concerto dell’ipocrisia….altro che della riconciliazione.

  33. @ marcus

    Solo per informazione: nessuno dei morti del giorno del Balkan era di Trieste.

    – Giovanni Nini era probabilmente di Fiume, anche se alcune fonti lo chiamano “dalmata”
    – Il tenente dei carabinieri Casciana era di Bologna
    – Hugen Roblek era di un paesino del Litorale

    L’unico che risiedeva stabilmente a Trieste era Nini.

    L.

  34. ng(mediamente provocatorio) ha detto:

    quando un presidente italiano imitera’ willy brandt, si potra procedere. fino ad allora non ha senso.

  35. @ ng (mediamente provocatorio)

    Tu fai riferimento ovviamente al momento in cui Willy Brandt s’inginocchiò, ma forse non ricordi bene quante volte, dove e perché s’inginocchiò.

    Brandt s’inginocchiò una volta, il 7 dicembre 1970, di fronte al monumento che ricordava la distruzione del ghetto di Varsavia del gennaio-aprile 1943.

    In quell’occasione, i tedeschi presero d’assalto il ghetto della capitale polacca, che si era ribellato.

    I tedeschi impiegarono nell’operazione circa 2.500 militari, fra i quali circa 800 appartenenti alle SS e circa 350 poliziotti polacchi.

    Nel corso dei combattimenti vennero uccisi circa 7.000 ebrei in rivolta, e più o meno altri 6.000 vennero bruciati vivi nei roghi appiccati dai tedeschi.

    Circa 50.000 furono poi gli ebrei catturati vivi, e tutti quanti vennero spediti nei campi di sterminio, ove oltre il 95% di loro trovò la morte. I tedeschi e i polacchi persero invece circa 300 uomini.

    Al termine delle operazioni militari, l’intero quartiere venne raso al suolo.

    Per chiedere perdono di questi accadimenti il cancelliere Brandt s’inginocchiò a Varsavia.

    E’ anche da ricordare che le autorità comuniste di Varsavia nel 1970 rimasero abbastanza sconcertate dal gesto di Brandt, che più che rivolto ai polacchi risultava rivolto agli ebrei, e quindi non pienamente gradito.

    Il tema del perdono fra polacchi e tedeschi era però stato preceduto da un clamoroso e notissimo documento che l’episcopato polacco rivolse a quello tedesco nel 1966, contenente le seguenti parole: “noi perdoniamo (i crimini del nazismo) e chiediamo perdono (per le espulsioni dei tedeschi nel dopoguerra)”. Questo documento fu veramente “clamoroso”, giacché una delle due parti – e significativamente quella che era stata attaccata – per la prima volta parlava di “perdono” e “richiesta di perdono”. E fu talmente “clamoroso” che ancora un sondaggio del 1994 svoltosi in Polonia rilevò che meno del 30% dei polacchi si riconosceva nell’appello dell’episcopato del proprio paese del 1966: poco più del 20% dei polacchi dichiarò di non essere disposto né a perdonare, né a chiedere perdono, mentre la maggioranza assoluta si riconobbe fra quelli che sì, potevano perdonare, ma non ritenevano d’avere nulla di cui chiedere perdono.

    In definitiva, io credo che sia il caso di sottolineare che nei rapporti fra stati il caso di Brandt è stato un “unicum” non solo relativo ad un evento di clamorosa magnitudo (la repressione della rivolta del ghetto di Varsavia), ma probabilmente irripetibile, soprattutto se lo si pone come obbligo.

    Se si vuole trovare un modus vivendi decente fra Slovenia e Italia, invece, le occasioni come il concerto di Muti possono essere sfruttate per come si presentano: c’è un concerto che si presenta come evento di pace, vieni invitato, vedi di andare!

    Voglio anche far notare una cosa, alla fine: nei giornali nazionali italiani che ho letto – Il Corriere e La Repubblica – di questo evento non si trova la minima traccia. Come dire, che qui da noi non fa nemmeno notizia.

    Pensa se l’Italia fosse il covo di fascistoni descritto in filigrana da certuni: avrebbero sparato questa notizia a caratteri cubitali e ci avrebbero ricamato sopra per giorni…

    Cosa che avviene in pratica solo qui dentro.

    Ci sarà un significato in tutto ciò?

    Luigi (veneziano)

    PS Sul tema visto dall’angolatura dello storico, bellissimo resta di Guido Crainz “Il dolore e l’esilio: l’Istria e le memorie divise d’Europa”. Intessantissimo perché offre un dettagliato quadro storico sui perdoni e sui non perdoni del secondo dopoguerra.

  36. Ho dimenticato un altro sondaggio, fatto in Cechia nel 1997: il 75% dei cechi giustificava le espulsioni dei tedeschi (con annesse migliaia di morti ammazzati), e l’86% si opponeva ad ogni sorta di scuse ai tedeschi.

    Questo sondaggio fu fatto pochi giorni dopo il viaggio di Vaclav Havel in Germania, in cui chiese scusa per le angherie cui furono soggetti i tedeschi nella ricostituita Cecoslovacchia, dopo la fine della guerra.

    L.

  37. Liborio ha detto:

    “Voglio anche far notare una cosa, alla fine: nei giornali nazionali italiani che ho letto – Il Corriere e La Repubblica – di questo evento non si trova la minima traccia. Come dire, che qui da noi non fa nemmeno notizia”.

    Nel continente non fa notizia perchè nessuno è interessato a queste beghe. Ricordo addirittura che quando negli anni’70 si vedeva TV Capodistria fino all’Italia centrale c’era la mamma di un mio amico che la chiamava capo d’ischia. Non sapeva nemmeno se era in cielo o in terra. Questa è la realtà.

  38. ng(mediamente provocatorio) ha detto:

    no luigi, in realta’ mi riferivo alla sua allora ostpolitik, non all’inchino in particolare.

    per il resto quando scrivi:

    “c’è un concerto che si presenta come evento di pace, vieni invitato, vedi di andare!”

    io personalmenze sarei d’accordo, ma qualcuno potrebbe anche rispondere: vuoi organizzare un concerto di pace sui luoghi del “delitto”? prima risolvi il delitto e poi fai i concerti amichevoli, altrimenti e’ solo uno spettacolo effimero.

    p.s. nessuno descrive l’italia come un covo di fascistoni, almeno io non l’ho mai incontrato…

  39. Eros ha detto:

    Se c’e chi giustifica i fatti del Balkan coi FANTOMATICI fatti di Spalato, perché i cechi non dovrebbero giustificare l’espulsione dei tedeschi?
    Del resto, cosa facevano di concreto questi tedeschi durante il nazismo per contrastarevle violenze contro i cechi?

  40. @ ng (mediamente provocatorio)

    Persone che descrivono l’Italia come sostanzialmente la successione temporale del fascismo ce ne furono e ce ne sono tuttora.

    All’epoca della jugoslavia di Tito, questa fu per parechci anni la parola d’ordine: l’Italia di De Gasperi è il fascismo che ritorna. Ecco qua un esempio di ciò che voglio dire: http://i184.photobucket.com/albums/x135/mng3/Kerempuh2.jpg

    In tempi più recenti, il libro di Pirjevec sulle foibe esattamente suggerisce la stessa cosa: la memoria italiana è in mano dei fascisti.

    Quando l’attuale presidente sloveno afferma che la classe politica italiana (compreso il presidente della repubblica Napolitano, notoriamente ex comunista) nutre un “deficit etico” nei confronti del fascismo, non fa altro che alimentare la stessa tiritera.
    , addirittura calcandola, giacché qui non si parla nemmeno più di politica o di storia, ma addirittura di “etica”: affermazioni che un tempo avrebbero causato la rottura dei rapporti diplomatici, ma che per fortuna i fascistoni politici nostrani hanno tralasciato.

    Infine, anche qui dentro c’è chi pensa e scrive più o meno la stessa cosa. Lascia stare i trolloni, che un anno dicono una cosa e l’altro l’esatto opposto (c’è da ridere a riguardo): qui ci sono dei commentatori che hanno scritto di tutto e di più sull’Italia e sugli italiani. Loro diritto, ci mancherebbe!

    Credo però sia giusto non far finta che questi personaggi non esistano.

    Luigi (veneziano)

  41. matteo ha detto:

    eccola

  42. Eros ha detto:

    È assolutamente veto che metà della memoria è in mano ai fascisti. La riabilitazione di Salò ed il razzismo anti-slavo che fa da cornice al 10 febbraio cos’è se non fascismo?

  43. sindelar ha detto:

    Pirjevec non scrive per una casa editrice di proprietà della figlia dell’attuale presidente del consiglio italiano?

  44. piero vis'ciada ha detto:

    lunedì 28 giugno 2010

    Renzo de’ Vidovich, nella sua qualità di Presidente della Fondazione Rustia Traine, ha scritto oggi una lettera al Presidente sloveno Danilo Turk, a proposito dell’ormai noto incontro del prossimo 13 luglio a Trieste. Questo il testo completo della missiva.

    Oggetto: La snazionalizzazione ai danni dei Dalmati italiani e l’incendio del Balkan a Trieste

    Signor Presidente della Repubblica,

    la Sua richiesta di una visita all’ex Hotel Balkan in occasione dell’invito rivolto alla S.V. ed ai signori Presidenti delle Repubbliche d’Italia e Croazia dal maestro Muti a presenziare al Concerto della Pace che si terrà a Trieste il prossimo 13 luglio, ha toccato un nervo ancora scoperto a Trieste e riguarda l’intera Questione adriatica, posto che l’Hotel Balkan fu incendiato il 13 luglio 1920, che bruciò senza che i pompieri potessero entrare nell’edificio dove deflagrava materiale esplosivo depositato presso alcune stanze che ospitavano il Narodni Dom, allora organizzazione slovena ma jugoslavista che seguiva le direttive degli ufficiali serbi della neo-costituita armata jugoslava.

    Nella propaganda della Federativa socialista jugoslava di Tito furono censurati per mezzo secolo alcuni elementi storici che non possono essere disgiunti dall’incendio del Balkan e che la S.V. potrà trovare nella recente pubblicazione fatta a marzo di quest’anno dalla nostra Fondazione, che sarà mia cura inviarLe, ma che può consultare immediatamente nel sito http://www.dalmaziaeu.it sotto la voce La falsa verità sul ten. Luigi Casciana di Sergio Siccardi.

    Ad ogni buon conto, è bene che Ella sappia che, se visiterà l’ex Balkan, troverà una corona d’alloro in ricordo del tenente Casciana ferito a morte il 13 luglio 1920 mentre proteggeva il Balkan a capo di un plotone del regio Esercito italiano, così come sul Municipio prospiciente Piazza dell’Unità d’Italia, dove si svolge il concerto del maestro Muti, troverà un’altra corona d’alloro in ricordo di Giovanni Nini, lì ucciso lo stesso girono da elementi jugoslavisti mentre partecipava ad una manifestazione a tutela degli italiani di Dalmazia e di protesta per l’Eccidio di Spalato avvenuto due giorni prima.

    È doveroso ricordare a tale proposito che il prossimo 11 luglio gli Italiani di Dalmazia di Trieste deporranno un’altra corona d’alloro in ricordo del comandante della regia Marina italiana Tommaso Gulli e del motorista Aldo Rossi, uccisi da elementi jugoslavisti a Spalato mentre erano in missione umanitaria.

    Le faccio presente, signor Presidente, che la deposizione di corone, il seminario di studi e le altre manifestazioni per il 90° Anniversario di questi luttuosi eventi, che hanno segnato una tappa importante della persecuzione degli italiani di Dalmazia, sistematicamente snazionalizzata nei periodi che precedono e seguono le ritorsioni fasciste nei confronti degli sloveni e dei croati che facevano parte dei territori assegnati all’Italia dai trattati di pace che concludono la Prima guerra mondiale (Trieste, Gorizia, Istria, Cherso, Lussino, Zara, Lagosta e, successivamente, Fiume), che non sono certo ignorate in Italia ancorché non abbiano prodotto la snazionalizzazione di Sloveni e Croati che è, invece, avvenuta per gli italiani in Dalmazia in quel periodo ed a Zara, Fiume e nell’Istria dopo la Seconda guerra mondiale.

    L’organizzazione dei Dalmati italiani di Trieste, che ho l’onore di rappresentare e di quelli sparsi nel resto d’Italia ed in tutto il mondo, si battono da tempo per un’effettiva pacificazione tra le popolazioni dell’Adriatico ed ho ritenuto doveroso segnalarLe che i fatti verificatisi tra l’11 ed il 13 luglio 1920 non riguardano solo gli sloveni di Trieste, ma coinvolgono anche e soprattutto gli italiani di Dalmazia le cui organizzazioni di Trieste avevano programmato le commemorazioni ben prima che fosse apparsa la notizia dell’invito del maestro Muti, come -de resto- avvenne in passato in varie occasioni; si veda, ad esempio, la prima, la quinta e la quattordicesima pagina de Il Dalmata n. 16 del luglio 2000 che Le allego.

    Con i dovuti ossequi

    Il Presidente On. Renzo de’ Vidovich

  45. sindelar ha detto:

    de vidovich si dimentica di ricordare quel giorno in cui Fabio Severo, noto triestino irredentista, parcheggiò la sua biga davanti al passo carraio del palazzo di Diocleziano, primo imperatore di formazione jugoslava. Da quel momento è tutto un susseguirsi di ripicche e vendette sfociate fino ai fatti del Balkan.

  46. Eros ha detto:

    Le foibe invece possono essere DISGIUNTE?

    Quindi i fatti del Balkan vengono GIUSTIFICATI?

  47. piero vis'ciada ha detto:

    Confermate le manifestazioni per il 90° Anniversario dei Caduti contro la snazionalizzazione della Dalmazia durante la presenza a Trieste dei Presidenti delle Repubbliche d’Italia, Croazia e Slovenia e del Concerto del maestro Muti in Piazza dell’Unità d’Italia

    Le organizzazioni dei Dalmati italiani di Trieste, che hanno da tempo programmato le cerimonie per il 90° Anniversario del Sacrificio di quattro italiani, caduti per impedire la snazionalizzazione della Dalmazia, confermano tutte e quattro le manifestazioni e sono disposti solamente a modificare gli orari per non intralciare la presenza a Trieste dei Presidenti delle Repubbliche d’Italia, Slovenia e Croazia e del Concerto del maestro Muti in Piazza dell’Unità d’Italia.

    Pertanto si svolgeranno regolarmente nei seguenti giorni:

    11 luglio

    · Cerimonia solenne e deposizione di due corone d’alloro in Riva Tommaso Gulli in ricordo della M.O.V.M. Tommaso Gulli e della M.A.V.M. Aldo Rossi, uccisi a Spalato mentre erano in missione umanitaria a favore di tutte le popolazioni dalmate ridotte alla fame dalla Guerra 1915 – ’18.

    13 luglio

    · Deposizione di una corona d’alloro sul Municipio di Trieste e commemorazione di Giovanni Nini, assassinato da uno jugoslavista mentre partecipava ad una manifestazione di protesta contro le vessazioni ai danni degli italiani di Dalmazia e contro l’eccidio di Spalato (orario da concordare con il servizio di sicurezza dei Presidenti delle Repubbliche).

    · Deposizione di una corona d’alloro sull’ex Hotel Balkan, in ricordo del tenente Luigi Casciana, ferito a morte da una bomba lanciata dalla finestra del Narodni Dom, organizzazione allora jugoslavista ospitata nell’albergo (orario da concordare con il servizio di sicurezza dei Presidenti delle Repubbliche).

    16 luglio

    · Seminario di studi nell’Aula magna della Scuola interpreti di via Filzi n. 14, ex Hotel Balkan, sul tema Quattro italiani uccisi e l’incendio del Balkan, nel 90° anniversario della snazionalizzazione della Dalmazia e presentazione del libro Una falsa verità sul tenente Luigi Casciana pubblicato dalla Fondazione Rustia Traine nel marzo scorso a cura di Sergio Siccardi. La data è stata concordata con l’amministrazione dell’Università di Treiste, perché l’Aula era in precedenza occupata dalle cerimonie di consegna delle lauree.

    Si conferma, quindi, l’attuazione di tutte le iniziative nelle date previste, peraltro da tempo comunicate alle autorità competenti. Si renderanno noti gli orari concordati con i servizi di sicurezza dei tre presidenti delle repubbliche.

  48. Eros ha detto:

    Pierovisciada , dunque i fatti del Balkan sono giustificabili?

  49. Bibliotopa ha detto:

    Erano brutti tempi, in cui si incendiavano edifici, il Balkan fu una brutta storia e sembra che le autorità poco fecero per impedirlo, ma un paio di anni prima, non ci fu qualcosa di simile con l’incendio del Piccolo? anche lì, un incendio con la connivenza delle autorità di allora..

  50. Eros ha detto:

    Io non metto in dubbio che fossero brutti tempi e che ci sia stato un susseguirsi di vendette, ma delle due l’una:

    – o si contestualizza tutto, foibe comprese (che di quella cronologia di vendette sono state l’atto finale)
    – oppure chi GIUSTIFICA il Balkan e poi decontestualizza le foibe è in palese malafede

  51. piero vis'ciada ha detto:

    – intanto saria de capir coss che xe successo quel giorno intorno del balkan. quala version te piasi ?

    te va ben quela “classica” che una matina un branco de porci fascisti, violenti irredentisti e occupatori italiani de Trieste se sveia e se scaglia immotivatamente contro una sede de umili e miti esponenti della pacifica minoranza slovena autoctona locale intenti a recitare il mattutino !?

  52. Eros ha detto:

    Secondo te i titini si sono scagliati IMMOTIVATAMENTE in Istria?

  53. Eros ha detto:

    La nuova via del nazionalismo italiano:

    – gli italiani sono bravagente nel DNA, quando si scagliano violentemente, poverini, lo fanno sempre MOTIVATAMENTE. sono stati provocati e quindi vanno giustificati

    – gli slavi sono cattivi nel DNA, si scagliano sempre IMMOTIVATAMENTE. e poi volevano rubarci l’Istria da 2000 anni, da quando stavano nel Caucaso e, coltivando vino, sognavano già di rubare le vigne di Verteneglio agli italiani

  54. sindelar ha detto:

    53: sono tutti casi di evidente autocombustione.

  55. ng(mediamente provocatorio) ha detto:

    @luigi(veneziano)

    beh, mi hai lincato un pamphlet in serbocroato probabilmente dell’immediato dopoguerra, ispirato ideologicamente. totalitario, dunque irrillevante.

    “deficit etico” non vuol dire che il paese e frutto/covo di fascistoni. sono d’accordo sul fatto che possa essere problematica l’espressione “deficit etico” usata da un capo di stato nei confronti di un paese amico e parner UE, esattamente come lo e’ l’esspressione “furia sanguinaria”. sono ache convinto che bisogna fare pulizia in casa propria prima di ergersi a dispensatore di valori etici nei confronti di chichessia(vale anche per le istituzioni italiane)…

    poi, mi sembra un’inutile spreco di tempo ed energia districarsi tra reciproche accuse, edulcorazioni e relativizzazioni varie(eros lo ha efficacemente espresso nel post 57) che valgono sia per la parte italiana(che puoi notare nei post sopra) sia per quella slovena
    (che puoi notare nei post sotto simili thread in slo).
    tuttavia, anche se turek, non solo in veste di capo di stato, ma anche in qualita’ di politico con la carriera che ha alle spalle, e’ l’ultima persona che possa fare affermazioni del genere, mi ricollego
    a brandt; la sua ostpolitik del tempo fu fondata sulla completa consapevolezza di essere il cancelliere di un paese che anni prima ha aggredito militarmente i propri vicini. questa e’ l’unico fattore che obbiettivamente crea l’unica soglia etica dalla quale non si puo’ prescindere e che non si puo’ relattivizzare. credo che lo spirito critico di tuerk si riferisse a questo aspetto.

    e francamente non saprei proprio a che cosa si potesse riferire un’eventuale spirito critico dell’espressione “furia sanguanria”…non so, suona davvero una frase sinistra, pescata direttamente da contesti altrettanto sinistri…

  56. “Furia sanguinaria” era riferita al contesto nel 1943-1945. Mi pare singolare che qualcuno adesso si offenda, a sessant’anni e oltre di distanza. Ci fu un furioso spargimento di sangue, e questo credo non sia in discussione.

    “Deficit etico” è riferito all’oggi, alla classe politica italiana di oggi, e conseguentemente al suo massimo rappresentante, e cioè al presidente della Repubblica.

    Ad ogni modo, io non sto qui a discutere sulle singole parole, e mi rendo conto che ognuno può avere le sue idee in merito.

    A proposito: venerdì pomeriggio sono a Trieste. Perché non ci troviamo per bere la “famosa” birra insieme?

    Non staremo ad ascoltare assieme un concerto della pace, ma comunque potremmo mettere insieme alcune opinioni personali e ragionarci su.

    Se ci si trova almeno in tre, per gli amanti della storia posso portare un centinaio di cartoline irredentistiche sia italiane che slovene/croate, così possiamo anche parlare di storia insieme. Promesso: non porterò i guantoni.

    Luigi (veneziano)

  57. piero visc'iada ha detto:

    ng – credo che ghe sia una “leggera e sottile” differenza tra la “il moto di furia sanguinaria” citado da napolitano e riferido a fatti, ideologie e regimi de 60 anni fa e inveze el “deficit etico” riferido (a oggi)da Turk a tutto un paese (amico).

  58. Liborio ha detto:

    @visc’iada

    l’11 Luglio ed il 13 luglio a che ora precisa ci saranno le deposizioni delle corone perchè voglio partecipare. In quei giorni ho programmato appositamente dei giorni di ferie.

  59. matteo ha detto:

    tra i loro morti e i nostri morti si fa solo confusione, i morti si commemorano tutti senza distinzioni

  60. matteo ha detto:

    dopo ovvio che ghe xe piu versioni, una per parte, la verita sta inmezzo a volte

  61. ng(mediamente provocatorio) ha detto:

    @luigi, ti ringrazio dell’invito, ma devo gentilmente declinare, oltre alla mancanza di tempo il venerdi’, queste cose non mi appassionano a tal punto. mi basta scrivere due cazzate su un blog qualsiasi;)

    (sempre che Manna dal cielo non censuri:)

    guarda, piero vis’ciada, conosciamo tutti bene le strategie di comunicazione che si servono di immaginari collettivi. qua nessuno e’ fesso, tanto meno io.
    utilizzare l’epressione “una furia sanguinaria” nella cognizione che il contesto nel discorso di napolitano presupponeva, significa operare per stereotipi negativi. volontariamente o meno, questo e’ da stabilire. sta di fatto che napolitano fatto senz’altro una gaffe e che quel passaggio del discorso meritava molta piu’ attenzione prima di essere approvato.

  62. ng(mediamente provocatorio) ha detto:

    ah si, piero, poi parlava di “moto di odio” e di “disegno annesionistico slavo” nello stesso contesto di “furia sanguinaria”. dunque le ” leggere e sottili differenze” sei tu ad operarle, da buon sofista.

    non ho dubbi che tale discorso abbia un effetto di balsamo sulle tue orecchie, se fatto adirittura dal tuo massimo rappresentante, pero’ E’ una GAFFE. devi abituarti all’idea.

  63. effebi ha detto:

    – piero a ng…. piero a ng….
    ripeto… sei in ascolto !?

    “napolitano parla de 60 anni fa – turk de oggi”
    i sloveni xe i stessi de 60 anni fa ? (mi me augureria de no, ma dime ti…)

    “disegno annessionistico” te par una affermazion pesante ? e come xe andada la storia ?

  64. matteo ha detto:

    facile, solo morti e odio da tutte le parti, i se ga maza tuti e se coltiva avanti l’odio, cusi magari i se mazemo avanti

  65. ng(mediamente provocatorio) ha detto:

    piero viščada, fb o altri nick

    rileggi e prova a capire cio’ che ho scritto. ci vuole soltanto un po’ di buona volonta’. se invece vuoi qualcuno con cui curare i complessi, trovati un altro fesso…

    dai su.

  66. effebi ha detto:

    69 – in due non ci siamo riusciti
    68 – ecco, morti e odio da tutte le parti, (che abbondano per fortuna più sulle discussioni dei forum che nella vita reale) si possono e si potevano evitare senza grosse difficoltà:
    i tre presidenti invitati accettavano l’invito, (se avevano qualcosa da dire rispetto al programma se lo dicevano per via diplomatica e non attraverso o delegando i giornali), arrivavano, si salutavano e ripartivano.
    era così difficile ? (il gioco è riuscito per due terzi…peccato.

  67. ufo ha detto:

    É difficile quando un Presidente della Repubblica è soggetto al diritto di veto di un misero Sottosegretario ai Rigassificatori.

  68. Invito tutti a leggersi un bellissimo articolo sulle pagine culturali del Corriere di oggi. Parla della memoria storica e del diritto/dovere di costruire relazioni fra popoli, comunità o stati indipendentemente da questa memoria.

    Nel senso che troppo spesso a dividerci è la storia, e la cosa è francamente assurda.

    L.

  69. Ribadisco il mio invito: venerdì 2 luglio alle ore 17:00 sono a Trieste alla libreria Italo Svevo.

    Chi vuole bere uno spritz col sottoscritto mi faccia un fischio. Ribadisco che mordo solo qui dentro: dal vivo sono una personcina a modo.

    L.

  70. chinaski ha detto:

    @ luigi e ng

    leggendo e rileggendo i commenti sulle foibe di questi giorni, ho avuto la sensazione che ormai tutto questo “dibattito” sia diventato una specie di derby calcistico. ho l’ impressione che tutti, a partire dai politici, siano prigionieri di un meccanismo comunicativo che li costringe a rincarare la dose ogni volta che affrontano l’ argomento. una dinamica di questo tipo viene definita da bateson “schismogenesi”, e di solito risulta distruttiva per entrambe le parti. secondo bateson, si puo’ uscire da questo meccanismo in due modi: o grazie all’ intervento di una parte terza, o tramite qualche forma di “rituale” in cui ciascuna delle due parti si mette per una volta nei panni dell’ altra. visto che questa seconda via non sembra percorribile, io penso che l’ intervento esterno potrebbe consistere proprio nel comprendere e smontare il meccanismo comunicativo alla base dello “schisma”.

    un’ altra considerazione. mi chiedo quanti, tra quelli che commentano, abbiano conosciuto (in modo non superficiale) i figli di un infoibato. io si’. ho conosciuto una persona, che purtroppo non c’e’ piu’, che ha avuto il padre infoibato. la sua vita e’ stata devastata da questa tragedia, avvenuta durante la prima infanzia. questa persona ha passato l’ adolescenza coltivando rancore in una sezione del msi. ma poi questa persona ha conosciuto altre persone, che avevano vissuto tragedie analoghe a parti invertite. alla fine, questa persona ha cambiato radicalmente atteggiamento ed e’ diventata “di sinistra” (nel senso di “militante del pci”). quando e’ stato costruito il monumento ai “martiri delle foibe”, non l’ha presa bene. non gli andava giu’ che il nome di suo padre, vittima innocente, fosse finito in un monumento in cui c’erano anche i nomi di altre vittime meno innocenti, diciamo cosi’. questa storia insegna qualcosa? sinceramente non lo so. forse insegna che l’ elaborazione di simili lutti avviene per vie tortuose, e che forse proprio il racconto *onesto* di percorsi individuali complessi e contraddittori potrebbe mettere in crisi il meccanismo comunicativo di cui parlavo prima.

  71. Eros ha detto:

    Ma come ‘meno innocenti’? Ti riferisci forse ai Collotti ed agli Udovisi, entusiasti interpreti della divisa repubblichina e spalleggiatori dei criminali nazisti? Ma no, dai, erano degli eroi! In fondo, se spalleggiavano gli aguzzini dei lager era solo per difendere l’Italia! In Istria l’RSI e i nazisti non erano dei criminali, ma volevano dire italianità e difesa dal sogno bimillenario degli slavi: rubare l’Istria agli italiani

  72. Eros ha detto:

    Luigi Veneziani, sostenitore di quella giornata del revanscismo, del revisionismo repubblichino e dell’odio razziale antislavo che è il 10 febbraio: che relazioni tra popoli si possono costruire parlando di ‘slavi sanguinari’?

  73. Eros ha detto:

    Sarebbe bello che i sostenitori della fantomatica ‘snazionalizzazione’ della Dalmazia fornissero prove di quanto affermano. Questo perché dai censimenti del 1700 e 1800, gli italiani in Dalmazia non risultano più del 20%, per giunta discendenti dai colonizzatori veneziani e non autoctoni. Dire che la Dalmazia sia italiana o lo sia stata equivale a dire che l’Algeria sia feancese

  74. A proposito di “conoscenze”, posso raccontare questo aneddoto della famiglia di mia moglie, che ho già raccontato in altri casi.

    Mio suocero – mancato a febbraio di quest’anno – era fiumano, e aveva due cugini croati di Spalato, che si chiamavano di cognome Kovacevich (uso la grafia che usava mio suocero).

    Questi due cugini erano entrati nella resistenza jugoslava con Tito nel 1943 (mio suocero diceva fin dal 1942, ma credo si sbagliasse per motivi che non sto qui a racocntare), e avevano seguito la lotta di liberazione fino al 1945, trovandosi alla fine della guerra a Fiume. Problema: erano croati sì, ma fedeli al re di Jugoslavia in esilio. Dopo la fine della guerra quindi sparirono nel nulla, e la loro madre – zia di mio suocero – andò a reclamare informazioni presso il comando della polizia di Fiume. Incontrato sulle scale per caso un poliziotto amico di famiglia che s’informò sul perché fosse lì, le disse: “Va’ a casa subito: se entri non torni più indietro”.

    E così di questi cugini non si è più saputo nulla di nulla. Da voci incontrollate, sembra vennero fatti fuori dai partigiani di Tito per motivi politici, temendo che volessero mettersi coi cetnici (non dimentichiamoci che i cetnici non deposero le armi finita la guerra, volendo continuare a combattere contro Tito e i suoi).

    Nonostante le mille peripezie subite dalla famiglia, compresi pestaggi, condanne a morte, tentativi di rapimento ed altre amenità che potrebbero riempire un libro, mio suocero ricominciò a frequentare Fiume e il Quarnaro fin dagli anni ’60, portando con sé la famiglia e andando a trovare regolarmente tutti i parenti rimasti (quasi tutti croati).

    Per i quasi trent’anni che l’ho conosciuto io, ha sempre nutrito un odio profondo per i comunisti, ma nessun rancore contro i croati, che considerava propri fratelli e dei quali parlava bene non solo la lingua standard, ma anche il dialetto spalatino, imparato nei due anni in cui visse nella città dalmata (fra l’altro, suo fratello aveva sposato una spalatina croata).

    Dopo essersi iscritto nelle varie associazioni degli esuli fin dalla loro fondazione, dagli anni ’90 le aveva sostanzialmente abbandonate tutte: rimaneva iscritto solo al Comune di Fiume in esilio per ricevere “La Voce di Fiume”.

    Oramai pacificato con la storia e con il mondo intero, non sarebbe mai più tornato a Fiume nemmeno se gli avessero regalato una casa: oramai per sessant’anni aveva vissuto a Venezia, che considerava “casa sua”.

    Questo mio suocero in realtà è uguale identico a decine e decine di esuli che ho conosciuto, ed è per questo che io affermo che al di fuori di Trieste, salvo poche eccezioni le associazioni degli esuli non rappresentano nessuno. Non solo non rappresentano il mondo dei figli o nipoti degli esuli (che in stragrandissima maggioranza s’interessano della cosa poco o nulla), ma addirittura non rappresentano nemmeno la maggioranza stessa degli esuli, i quali o sono – ahimè – morti, oppure sono esattamente com’era mio suocero: pacificati e sostanzialmente fuori da ogni bega.

    Io dico anche che gli esuli – anche quelli che s’impegnano nell’associazionismo – oramai hanno un legame con le terre da cui provengono molto labile: spessissimo non conoscono nemmeno gli eventi locali contemporanei più importanti, ricordando invece solo gli anni ’30/’40 e tuttalpiù ’50 del secolo scorso.

    Tutti i discorsi io credo vadano fatti per i rimasti ed eventualmente per chi vuole tornare o andare a vivere da quelle parti.

    Ciò premesso e volendo vedere l’altra parte della medaglia, io dico che misurare l’Italia sulle parole del Lacota o del Menia di turno è una grandissima scusa: io non posso pensare che un Turk o un Josipovic non sappiano che a livello nazionale in Italia questi qui contino zero. Io non posso pensare che solo un giornale in malafede – come il “Delo” – prende per oro colato quanto afferma Menia, sparandolo in prima pagina come fosse “l’Italia che parla”.

    Come ho detto, io credo che in realtà questi personaggi siano una perfetta foglia di fico per tutti i politici sloveni e/o croati che per motivi di politica interna hanno interesse di tenere la guardia alta con l’Italia.

    Italia che in realtà non ha una politica balcanica strutturata, se ne infischia sostanzialmente della Slovenia e s’interessa solo un filino di più alla Croazia, se non altro perché la metà delle banche croate è in mano a banche italiane.

    L.

  75. Eros ha detto:

    Contano talmente poco che nel 2007 Napolitano ha fatto un discorso che ricalcava Toni e parole tipiche frll’associazionismo esule dei comizi dell’MSI o di quelli che ancora oggi fa Menia.
    Quanto ai parenti di tuo suocero filo monarchici, quello che hai raccontato è l’ennesima di dimostrazione che NON fu pulizia etnica

  76. effebi ha detto:

    71 …è difficle prima di tutto quando un presidente si fa dire da un giornale dove deve andare

    (per mantenersi nell’ordine degli avvenimenti)

  77. Eros ha detto:

    Il nostro se lo fa dire da Lacota e Menia…

  78. effebi ha detto:

    …quindi potrei raccontare
    …quindi potrei raccontare
    …quindi potrei raccontare
    …quindi potrei raccontare

    ne ho tante che potrei raccontare…
    che facciamo ? pronti via !? poi chi le pesa ?

    dunque potrei raccontare …che mi hanno raccontato di quando avevano 15-16 anni e venivano a prenderseli di notte, a marce forzate di notte, li costringevano a fare lontano da casa inutili azioni di sabotaggio.
    le conseguenze poteveno essere diverse ma comunque interessanti per la “causa”: potevano morire uccisi nell’azione e diventavano vittime dei nazifascisti oppure venir utili per partire nei battaglioni “italiani” a combattere lontano dall’istria, in ogni caso diventavano eroi e/o vittime.
    Ah si, l’azione di sabotaggio non era assolutamente inutile i nazi(fascisti) avrebbero bruciato un villaggio, rastrellato tutti i maschi di un paesello… insomma, dopo 60 anni avremmo avuto ancora qualcosa da ricordare e raccontare.

  79. chinaski ha detto:

    effebi

    io posso raccontare di come mio nonno, per un puro caso, l’ 8 settembre NON ha dovuto scegliere tra la deportazione in germania e l’ arruolamento nell’ esercito tedesco. quella mattina era arrivato tardi in caserma. ha sentito scandire ordini in tedesco. si e’ arrampicato sul muro di cinta e ha visto i suoi commilitoni in fila, circondati dai tedeschi. immediatamente si e’ liberato della divisa ed e’ tornato a casa attraverso i campi. in seguito e’ stato arruolato nella todt, e portato a scavare trincee sul s. gabriele. se fosse ancora vivo, avrei moltissime cose da chiedergli. per esempio gli chiederei com’e’ che proprio sul s. gabriele ha scattato con la sua leika tascabile delle foto di alcuni partigiani a cavallo, che si erano chiaramente messi in posa per lui (abbiamo trovato quelle foto in un baule).

  80. Diego Manna ha detto:

    Chiudo i commenti anche qua. Fino alla prossima novità sull’argomento.

I commenti sono chiusi.