2 Giugno 2010

Scampoli di storia: il 97° reggimento di fanteria “Demoghela”

Inizia oggi un appuntamento settimanale con la storia di Trieste, curato da Paolo Geri che ringraziamo per la collaborazione. Molti “scampoli di storia” si possono trovare inoltre nel gruppo facebook da lui fondato, a questo link.

Il 97° Reggimento di Fanteria “Demoghela” – (1914 – 1920) – dalla Galizia alla Russia dei Soviet

Nella fotografia scattata in Galizia nel 1914 i primi feriti del 97 ° Reggimento di Fanteria dell’Impero Austro-Ungarico, “Demoghela”, partito da Trieste nell’agosto 1914.
La memoria locale ha conservato una vivida traccia della presenza dei coscritti e dei richiamati giuliani nelle file dell’esercito austro-ungarico; una memoria che, tramandata perlopiù nel chiuso delle storie familiari, è giunta sino a noi. Mio nonno materno, Stokovaz originario dell’interno dell’Istria, combattè la prima guerra mondiale in questo reggimento e, ricordava mia nonna, quando tornò a Pirano nel 1921 parlava abbastanza bene russo. Reggimenti di fanteria come il reggimento di fanteria n° 97 dell’esercito o il Landwehr n° 27 e n° 5, a citarne solo alcuni, erano composti quasi integralmente da sudditi provenienti dal Litorale: italiani, sloveni e croati. Tra tutti, il reggimento di fanteria n° 97 ha mantenuto maggiormente un rilievo nei ricordi collettivi: per la tipicità della sua provenienza territoriale, per le animate e drammatiche vicende che lo hanno visto protagonista, per i motivetti popolari che ne hanno perpetuato il ricordo, per l’uso pubblico – nei sensi di una forzosa rilettura patriottica – di cui furono investite nel dopoguerra le sue azioni belliche.

Al fronte nel 1915

L’ Infanterieregiment n° 97, intitolato al nobile Waldstätten, fu formato nel 1883, con sede a Trieste, il capoluogo del Litorale. Seguendo una ricorrente tradizione dell’esercito asburgico, al momento dello scoppio del conflitto mondiale aveva gran parte dei battaglioni dislocati altrove, precisamente in Croazia. Concentrato successivamente a Trieste presso la Caserma Grande, il reggimento giuliano (3.500 soldati) partì per il fronte orientale, destinazione Leopoli, il pomeriggio dell’11 agosto 1914. Le foto di quel giorno restituiscono le immagini di soldati tra ali di folla – della quale è facile immaginare i sentimenti di trepidazione o di eccitazione – davanti al piazzale della stazione centrale o sulle tradotte stracolme. Dopo quasi una settimana di viaggio l’unità raggiunse il punto d’arrivo, il capoluogo della Galizia orientale. L’impatto con la guerra fu drammatico, inserito nel III° corpo della 2. armata condotta dal generale Böhm-Ermolli, nelle prime, sfortunate e sanguinose operazioni militari di fine agosto ed inizio settembre nei terreni acquitrinosi davanti a Leopoli. Il reggimento subì in attacchi e contrattacchi disperati contro le formazioni russe pesanti perdite, pari ad oltre il 50% degli effettivi impiegati. L’ unità si disunì, finì in rotta; numerosissimi furono i prigionieri fatti dai russi. Non mancarono gli episodi di insubordinazione e diserzione, subito repressi. Il reggimento, o quel che ne restava, fu inviato nelle retrovie, per un nuovo inquadramento. Le vicende meritarono al reparto la fama di reggimento “demoghéla” (démoghela, ovvero “diamogliela a gambe”, “scappiamo”), talora provocatoriamente rivendicata dai superstiti. Esiste al riguardo un gustoso aneddoto, non si sa quanto rispondente al vero: “Was bedeutet dieses Wort «demoghéla»?” (“Cosa significa questa parola “«démoghela»?”), chiese un ufficiale austriaco; “Es ist ein Kriegsruf!”, (“È un grido di guerra!”), rispose un soldato in fuga.
Una canzonetta rese popolari le vicende dei fanti giuliani, allargando l’orizzonte delle scarse virtù militari all’ imboscamento, alla ricerca di funzioni militari poco esposte. Iniziava l’epopea dei “pomigadori”. Con questo termine si alludeva al lavoro degli addetti ai lavori di cucina nella vita di guarnigione, che utilizzavano la pietra pomice (“pòmiga”) nella loro poco bellicosa mansione.

“Qua se magna,
qua se bevi,
qua se lava la gamela,
zigheremo “demoghéla”
sin che l’ultimo sarà,
sin che l’ultimo sarà”

ed ancora:

“E su per la Galizia
e zo per i Carpazi
vestidi de paiazzi, vestidi de paiazzi,
ne tocherà marciar! a, a,!”

Le vicende apparentemente ingloriose del reggimento (gli eventi sono in realtà più frastagliati di quanto sembri, come vedremo) vennero nel dopoguerra interpretate dalla cultura patriottica ed irredentista, dominante a Trieste e nella Venezia Giulia liberata, come espressione di aperto, seppure non sempre cosciente, sentimento antiasburgico. Nella memoria della Trieste tornata alla madrepatria tutto doveva risuonare come lotta e cospirazione contro l’ Austria.

Una grande quantità di prigionieri giuliani, trentini e di altre nazionalità dell’impero fu, dopo le prime sfortunate campagne militari in Galizia, internata nei campi di prigionia russi.

Agosto 1916

I prigionieri venivano divisi per nazionalità, poichè la politica russa mirava a incidere sul sentimento nazionale dei prigionieri di origine slava o provenienti dalle minoranze dell’ Impero e ad incrinare, con l’aiuto della propaganda, l’unità multinazionale rappresentata dalla corona degli Asburgo. Nei primi mesi del 1918, la gran parte dei prigionieri, lasciati di fatto al loro destino nel tumulto degli eventi, fu trasferita nella Siberia orientale, dove operavano forze antibolsceviche. Qui gli ex prigionieri – oltre 900 provenivano dal Litorale – vennero dapprima inclusi in alcuni distaccamenti autonomi, poi rappresentarono un primo nucleo attorno al quale venne costituito il Regio Corpo di Spedizione in Estremo Oriente, la forza militare che il governo italiano, al pari di quelli britannico, francese, nipponico e statunitense, aveva deciso di inviare nello scacchiere per impedire l’affermazione del potere dei Soviet. A lungo inattivi, i soldati giuliani e trentini vennero impiegati in operazioni di presidio della Transiberiana nella zona di Krasnojarsk e in altre limitate operazioni militari.
Alcuni internati, soprattutto di radicato credo socialista, scelsero invece l’impegno dalla parte rivoluzionaria. Altri – come mio nonno – rientrano in patria dopo un autentico giro del mondo.

Tag: , , .

131 commenti a Scampoli di storia: il 97° reggimento di fanteria “Demoghela”

    I commenti sono chiusi.