28 Aprile 2010

Memorie di uno geisho/5: la leggenda non è potuta venire

Sapete tutti chi è Jackie Chan, vero? Per quei pochi che non lo sapessero, spiego: è un signore di Hong Kong che ha rivoluzionato l’estetica delle arti marziali al cinema.

Nato come Chang Kong-Sang, il nostro inizia come stuntman ad Hong Kong. E’ il più bravo, ma la paga è bassa. Un produttore decide di farlo diventare il nuovo Bruce Lee, ma il fisico tarchiato e massiccio e la faccia da bonaccione sono un po’ da ostacolo, e anche questa via si rivela un flop.

Jackie è però deciso a diventare una star del cinema e all’inizio degli anni ’80 trova finalmente la sua cifra stilistica: stunts incredibili – realizzati sempre e comunque in prima persona, senza mai l’ausilio di controfigure – farciti da numerose gag comiche. La sua buffa faccia gli consente numerose espressioni, tipiche del cinema muto.

Con questo mix Jackie conquista Hong Kong e l’estremo oriente. Dai primi anni ’90 sfonda pure in occidente, Hollywood in primis, e diventa così una star internazionale. Il resto è storia recente.

La sua presenza era prevista qui a Udine. Sarebbe stato il delirio. Migliaia di fans e teatro stracolmo. Ma grazie al vulcano islandese e ad un terremoto in Cina – l’attore ha partecipato ad una specie di Telethon cinese a sostegno delle vittime del sisma – Jackie è rimasto al di là dell’Oceano Indiano.

Bel pacco che ci hai tirato, mr. Chan.

Film in concorso:

Film “top” di ogi è October Sonata, nonostante il finale un po’ troppo stiracchiato e tirato per i capelli: un insegnante filocomunista ed una ragazza analfabeta si incontrano e, travolti dagli eventi, si fermano in un motel. Si innamorano, ma lui il giorno dopo deve partire per un master negli USA. Si promettono di reincontrarsi 2 anni dopo, l’ 8 di Ottobre. E’ il 1972. Tra mille incomprensioni, ritardi, eventi che si susseguono nelle loro vite, non riusciranno mai ad incontrarsi veramente e a vivere insieme. Melodramma molto ben fatto sulla vita, l’amore, le decisioni inaspettate che ti cambiano la vita, le scelte fatte e quelle non fare, il tutto sullo sfondo di un periodo storico Thailandese abbastanza oscuro.

Il film “flop” invece è il giapponese Bandage: Asako va a vedere un concerto della band LANDS, fa amicizia col cantante, se ne innamora. Nel frattempo la band da indie diventa mainstream e comincia ad avere successo ed Asako entra in pianta stabile come assistente manager. Ma i LANDS hanno successo, più i dissapori tra i membri del gruppo si inaspriscono a causa di Asako. Fino al dilemma finale: sopravviverà la band o la storia d’amore tra i due?

Pop movie abbastanza insipido, pieno di inutili clichée sul valore dell’amicizia, dal finale abbastanza scontato. Per chi ha già visto Nana e Nana 2, questo è un film evitabilissimo.

La perla del giorno:

“A noi attrici servirebbe una moglie. Cioè, quello che intendo dire è che ci servirebbe un uomo che ci faccia da moglie” (detta dall’attrice Ko Hyun-jung alle altre cinque nel film The Actresses).

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