27 Aprile 2010

Memorie di uno geisho/4: mangiare sushi è il male

Il sushi è uno dei migliori piatti dell’universo. Tonno rosso freschissimo, riso thai, wasabi, alga nori. Sapori contrastanti che, miscelati nella giusta dose, donano al palato godurie irrinunciabili. L’apparente non-sapore del riso lessato si sposa a meraviglia con le fragranze delle verdure cotte a vapore, con il gusto succoso del tonno – mangiato crudo ha un sapore meraviglioso; al limite appena scottato in antiaderente con dei semi di sesamo, ma nulla più – con la stranezza esotica dell’alga nori. L’acidula piccantezza del wasabi infine amalgama il tutto in una sinergia gustativa difficilmente ripetibile.

Tutto questo in un sushi-restaurant.

A Tokyo.

In Novembre.

Di notte.

Non di certo a Udine, a fine Aprile, nel piazzale del teatro, con 55 gradi, sotto il sole a picco, trangugiando piatti preconfezionati di simil-sushi in pura plastica e venduti da una tizia dentro un motocarro Ape color rosa maiale. Annaffiato da del tristissimo “the verde al ginseng” prodotto a Scorzè, che di asiatico ha solo la bottiglia.

Molto meglio un panin col crudo ed un taglio di merlot, credimi.

Film in concorso:

Il film “top” in questione è senza dubbio Wig, esilarante film comico giapponese su di un tizio, la sua parrucca, il creatore della sua parrucca e dell’imbarazzo che prova il tizio ad essere calvo e a non poterlo confidare alla sua nuova collega/fidanzata.

Il film “flop” è senza dubbio The Last Wolf della Kathryn Bigelow indonesiana, ossia Upi. Un gang di adolescenti combina casini; un ragazzo muto cerca di entrarvi a far parte senza fortuna; uno dei 5 finisce in galera; nessuno degli altri 4 va mai a trovarlo; ne esce con i capelli molto più corti e con un paio di baffi palesemente finti; il muto è l’unico che lo aspetta il giorno del rilascio; entrambi si uniscono alla gang rivale; finisce tutto in un colossale puttanaio, con morti e feriti e vendette e scazzi trasversali; il muto è l’unico che ride; è previsto un sequel.

Detta così sembra una figata. In realtà i tempi narrativi sono inutilmente dilatati, i dialoghi inutilmente vuoti e le mazzate inutilmente finte. Fate un po’ voi.

La perla del giorno:

“Un cane non mangia nel piatto” (detta dal Ras del carcere al protagonista appena arrivato, tirandogli una pallonata e facendogli rovesciare il vassoio del cibo nel film “The Last Wolf”).

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