28 Marzo 2010

L’imprenditore che racconta la crisi agli universitari

(Mariano Carozzi, l'ultimo a dx)

Trieste Sì è sempre parlato di speculazione immobiliare, derivati, subprime e chi più ne sa più ne metta. Ma se la crisi finanziaria fosse cominciata col crollo delle torri gemelle? E’ la tesi sostenuta da Mariano Carozzi, ex dirigente del gruppo bancario Sella, fondatore e amministratore dell’istituto di microcredito Prestiamoci.

Il suo progetto innovativo è stato presentato nel seminario Crisi, moneta, microcredito, organizzato presso la facoltà di Scienze politiche di piazzale Europa. “Leggo dal portale lavoce.info che la crisi non è argomento di discussione negli atenei italiani. Non è così: oggi a Trieste se ne discute o ci si prova”, ha spiegato Daniele Andreozzi, storico e ricercatore, introducendo Carozzi.
Quest’ultimo, 48 anni all’anagrafe, ancora validi, almeno in Italia, per la qualifica di “giovane imprenditore”, ha vissuto la crisi da un punto di vista particolare. “Nel 2001 lavoravo in Sella.it, all’epoca tra le 3-4 aziende a contendersi le quote di mercato nazionali delle banche on-line”. Poi, il crollo dell’11 settembre 2001. “E’ lì che sono collassati i mercati e, di conseguenza, si sono modificati i modelli comportamentali del periodo successivo. Fu una svolta”. La crisi del 2009, sostiene Carozzi, è stata causata dal fatto che “l’immissione di liquidità, a partire dal 2001, è stata affrontata con sistemi inadatti”. Crisi della moneta, dunque: pur funzionando ancora come sistema di scambio, esempio ne sono le transazioni di tutti i giorni (anche elettroniche), è crollata la fiducia nel suo utilizzo per investimenti finanziari. Non è un caso che in Italia solo il 23% dei clienti mostra di fidarsi della propria banca. Per dirla con Carozzi: “Le banche, statisticamente, sono considerate meglio solo delle compagnie aeree”. D’altronde se non offrono affidabilità sul piano degli investimenti, non va meglio per i finanziamenti e i depositi. Tenere i propri risparmi risulta essere pressoché infruttifero con gli attuali tassi d’interesse. Per non parlare delle garanzie richieste sui finanziamenti.

In questo clima di diffidenza e sfiducia collettiva, nasce l’idea del microcredito on-line. E’ l’evoluzione moderna della forma più antica di credito: il prestito tra privati. Una persona cerca un finanziamento per realizzare un progetto e un’altra persona presta il denaro. Il “baratto” non avviene più nella piazza del paese, ma in quella che è oramai diventata la piazza globale, leggi il web. Da una parte dello schermo, i richiedenti (aziende o privati) descrivono il proprio progetto: chi cerca un finanziamento per far partire un’attività, chi vuole pagarsi un corso di specializzazione o un pc, chi le spese di un battesimo o ammortizzare quelle di un matrimonio e via dicendo.
Dall’altra parte, i prestatori scelgono su chi e cosa investire.
Ecco la nuova comunità on-line basata su un meccanismo di “prestito sociale” (il social lendining) consistente nel dare o prendere in prestito somme di denaro direttamente tra individui che, superando l’intermediazione della banca, si controllano tra loro.

L’importo minimo del finanziamento è di 500 euro, quello massimo di 25mila. Rimuovendo gli intermediari – gli istituti bancari- i benefici delle transazioni restano in mano ai richiedenti e ai prestatori. Chi decide di partecipare, però, deve aprire un conto on-line Sella. “Senza una banca alle spalle queste cose non si possono fare”. Tra il numeroso pubblico di studenti e docenti accorsi, sorge spontanea una domanda: possiamo fare a meno del sistema finanziario attuale? “No, non possiamo – risponde Carozzi- ma io vado fiero di averne creato un altro, basato su altri valori. Il mondo dopo la crisi è cambiato e qualcosa si sta muovendo anche ai piani alti degli istituti di credito più importanti”. Sarà davvero così?

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