16 Marzo 2010

Museo della Bora: quella del 10 marzo sarà ricordata come la prima grande bora dell’epoca digitale

Ispirata dal Bora-show di mercoledi scorso, ho pensato di fare qualche domanda ai fondatori del progetto “Museo della Bora

Come avete vissuto la tempesta dell’altro giorno?

Francesco Furlan: Io ero euforico ed entusiasta, gli eventi climatici intensi mi affascinano sempre, come se fossi un bambino. In realtà la velocità della bora di suo non è stata un evento, la cosa divertente e rara era la presenza della neve assieme al vento, che rendeva visibile il movimento dell’aria. Questo mi è piaciuto molto!
Antonella Coppola: Chiusa in casa e meravigliandomi delle immagini arrivate tramite internet e tv, anche la Bora ci ricorda quanto la natura sia forte e vada rispettata.
Rino Lombardi: in questi giorni stiamo mettendo a posto il Magazzino dei Venti il nostro piccolo spazio espositivo, e la sera prima la bora si intrufolava là dentro. Si faceva sentire. Eccome! Non aiutava certo a fare ordine! Mercoledì, per andare verso la stazione, vicino casa mia l’autobus 30 era bloccato in entrambi i sensi. Così nel pieno della “Tempesta” di bora e neve dell’altro giorno ho attraversato le rive a piedi e sembrava di essere in un testo di Slataper. Quello che dice “La Bora aguzza di schegge mi frusta e mi strappa le orecchie”… e io le orecchie le ho grandi!
Quello che è incredibile è che la città in queste giornate è abitata solo dalla bora.
Dal mio treno per Milano, mercoledì alle 5 di sera, da quel finestrino che sembrava uno schermo tv, vedevo un mare agitato come in un film kolossal. Però era tutto vero!
Come ogni giornata di bora più intensa, le visite al nostro sito www.museobora.org si impennano e qualcuno ci contatta. Per esempio l’altro giorno ci ha scritto un ragazzo di Purgessimo affascinato dalle nostre attività.

Che ne pensate delle opinioni discordanti sulla velocitá delle raffiche riportate da “Il Piccolo”?

Rino Lombardi: A proposito del Piccolo, una volta si diceva “La bora xé come le novità del Piccolo, la dura tre giorni e po’ la sparissi”. Ma al Piccolo sono affezionato. E queste opinioni le considero un’utile testimonianza. Non mi addentro nella questione, penso che per fortuna ci sono i meteorologi che sono persone serie e affidabili.
Di solito quando qualcuno mi chiede dei record, ne ricordo qualcuno, ma dico che non è il mio campo.
Personalmente della bora, più dei numeri e delle velocità – anche se questo vento raggiunge delle velocità considerevoli – mi interessa l’aspetto multidisciplinare. Bora e vento sono temi ricchi, intriganti, trasversali, capaci di coinvolgere molti lati della nostra vita. Dalla scienza alla letteratura, dalle memorie dei triestini ai giochi ventosi, dall’energia eolica alla poesia. Dai classici scrittori triestini fino ad Aldo Nove, a Mauro Covacich, Veit Heinichen. Dal film “Volver” di Almodovar, che comincia con delle belle sventolate, alle pale eoliche disegnate da Philippe Starck. Insomma l’argomento è molto intrigante (nel senso italiano, non in triestin!).
Se il vostro sito si chiama Bora.La credo sia merito di questo vento che fa circolare le idee e che supera i confini. Ma tornando alle velocità, è comunque divertente provare a chiedere ai triestini se si ricordano qualche record, e saltano fuori numeri pazzeschi, tipo 240 all’ora! Viva la fantasia, il vento è un suo grande amico!
Francesco Furlan: Beh, non credo che nessuno ritenga il Piccolo affidabile, quindi perché parlarne? E poi abbiamo la rete che ci dà fonti precise e verificabili, molti credo lo facciano, come l’intasamento del sito dell’OSMER ha dimostrato!

Com’è nata l’idea del museo? Come l’avete messa in pratica?

Francesco Furlan: Uh, chiedete a Rino che è meglio…
Rino Lombardi: È il primo museo nato da un gadget. Di solito succede il contrario, nasce prima il Museo, poi i suoi souvenir. Quando nel 1999 insieme agli amici della Libreria Transalpina lanciammo la “Bora in scatola”, pensai: “Ma a Trieste non esiste uno spazio dedicato alla bora, la cosa più triestina che c’è! E’ un barattolo è troppo poco!” Così è nata l’Associazione, che è un covo di cari amici che hanno molta pazienza, a cominciare da Federico che ha fatto un gran bel sito.
Così sono nate le nostre attività. Dato che molti di noi vengono dal mondo della grafica e della comunicazione, cerchiamo di fare delle cose un po’ nuove (diciamo che ci proviamo).
Tante prime volte in dieci anni: il primo souvenir, il primo sito, la prima festa del vento e della fantasia (Girandolart, 10 edizioni in collaborazione con il Comune di Trieste, il depliant “I luoghi della bora” con l’Aiat, il Magazzino dei Venti (primo piccolo museo del vento in Italia), l’Archivio del Museo della Bora e del Vento (utilizzato per esempio da Corrado Belci per il suo Libro della bora), il nostro piccolo centro di documentazione eolica per tutti i curiosi del vento, e poi quest’anno abbiamo avuto un boom di laboratori per le scuole, alla Biblioteca Mattioni.

Pensate di dedicare una sezione speciale del museo (magari temporanea) alla tempesta di mercoledi?

Rino Lombardi: Finirà tra i tanti ricordi del Museo. Sicuramente questa “Tempesta” (la definizione mi piace, perché il mio vero nome è Prospero!) ha prodotto una grande quantità di materiale foto e video.
E sicuramente ci torneranno utili. Resterà ricordata come la prima grande bora dell’era digitale!
Francesco Furlan: No, dai, non mi sembra cosi significativa, anche chiamarla tempesta mi pare troppo. Succede ed è normale che succeda.

Vi capita mai di sentirti dire da altri italiani “ahhh sei di Trieste, la cittá della Bora”?…e normalmente quella é l’unica nozione che hanno della cittá…

Francesco Furlan: Beh, a dir la verità no. Al massimo pensano che sia in Iugoslavia.
Rino Lombardi: Sì, e gli dico subito che non soffia sempre e che d’estate andiamo al mare. E non è male!
E che essendo dell’Associazione Museo della Bora gli chiedo di spedirmi il vento della loro città per la nostra bizzarra raccolta dei venti del mondo. Su “la Repubblica” siamo stati battezzati “I cacciatori dei venti perduti”.

Credete che verrá creata una cartolina sulla “Bora 2010”?

Rino Lombardi: Poteva essere un’idea. Ma bisognava farla subito! Nella nostra Associazione abbiamo ottimi grafici e illustratori, ma adesso sono tutti presissimi

Come descrivereste la Bora a qualcuno che non l’ha mai sperimentata di persona?

Francesco Furlan: A me fa strano che sia difficile da immaginare, ma so che molti una volta incontrata restano molto stupiti. Beh, immaginate di camminare in una folla che cammina nel senso contrario al vostro e in più, che ogni tanto qualcuno vi dia delle spallate…
Rino Lombardi: Un’esperienza multisensoriale, coinvolgente, emozionante. Fatta di suoni, di movimento. E’ come essere in un parco a tema. Però gratis e senza Prezzemolo. Sei in un giorno qualsiasi e ti sembra di essere in un mondo di fantasia, con borse di plastica volanti, bottini delle immondizie che si aprono e chiudono o addirittura si ribaltano o viaggiano. Insomma, se a Trieste siamo un po’ matti, dipenderà un pochino da questo vento?
Viviamo nel mondo dei telefonini e della tecnologia, la bora ci ricorda l’incredibile forza della natura che coinvolge tutta una città.

Infine, raccontateci come sta procedendo l’avventura del Museo della Bora.

Francesco Furlan: Eh, lunga storia…
Rino Lombardi: Hai scritto bene, un’avventura. Penso che quando un giorno il grande Museo della Bora nascerà (io ne sono sicuro), si potrà scrivere un romanzo.
È un museo che ha un percorso originale, tortuoso, tutto suo. E come potrebbe essere altrimenti con questo vento. Se fosse per i media sarebbe già nato. Abbiamo un bel malloppone di rassegna stampa. Siamo finiti sui canali satellitari come Arte e Discovery Channel, nei quiz in prima serata, più volte il nostro Museo è stato citato nelle domande; abbiamo avuto una pagina intera su La Repubblica, siamo stati ospiti alla radio, da Federico Taddia. Questo significa che c’è interessa verso l’idea e la città.
Quanti progetti triestini hanno avuto/hanno questa visibilità fuori Trieste? Spero che questi venti mediatici favorevoli possano aiutare il nostro Museo a crescere in grande. Sarebbe un bene per la città e per la sua vocazione turistica. Sarebbe bello avere un po’ di interesse e sensibilità, basterebbe un bello spazio centrale, da parte di qualche ente pubblico o di qualche banca. C’è qualcuno in ascolto?
L’importante è che presto si passi dai progetti ai fatti. E che l’idea si concretizzi. Come la nostra città merita. Io dopo un po’ mi stufo quando si parla troppo.

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