16 Febbraio 2010

Il nuovo think-tank della sinistra tedesca: la politica della Germania rinasce su Facebook

Era da un po’ che non ci vedevo chiaro. Dopo la sconfitta elettorale ampiamente prevedibile dell’SPD e l’uscita dalla politica federale di Lafontaine (Die Linke, ex-SPD, uscito da quest’ultima con rancori personali), ora l’SPD si sta chiedendo a chiare lettere se ai tempi di Schröder non si sia allontanata dalla sua base socialdemocratica e, allo stesso tempo, l’uscita di scena di un personaggio polarizzante ha facilitato l’avvicinamento tra SPD e Linke, ora entrambe consce che il neoliberalismo è fallito e che occorre trovare un nuovo sistema politico-economico che non sia neoliberale, ma nemmeno comunista.

La tradizionale sensibilità tedesca ai problemi dell’ambiente ha portato ad un consenso sul tipo di sistema che si vuole costruire: ecosolidale. Con cio’ è stato ovvio cercare anche punti di contatto con i Verdi, tra l’altro anche loro all’opposizione e con molta voglia di non rimanerlo a lungo.
Si tratta anche di questo: nel 2013 ci saranno elezioni federali ed ancora quest’anno ci saranno quelle in Nordrhein-Westfalen, il Land più popoloso del Paese, in cui l’attuale coalizione, divisa e messa di fronte all’impossibilità di mantenere le sue promesse di riduzione delle tasse, viene data perdente. Se così fosse, il governo (CDU/CSU + FDP) non avrebbe più la maggioranza al Bundesrat (camera alta, la cui composizione rispecchia la ripartizione in ogni singolo Land) e quindi avrebbe seri problemi per governare il Paese. Non è detto, ma non si potrebbero escludere nuove elezioni.

Quando si vota, l’importante è arrivare preparati all’appuntamento, offrendo soluzioni realizzabili ai problemi che tormentano gli
elettori. Qui si tratta soprattutto di disoccupazione, sottooccupazione, lavoro precario, intervento militare in Afghanistan
contro la volontà della maggioranza della popolazione e cambiamenti climatici. Sono troppi per non richiedere un cambio, magari graduale, ma sostanzioso, di sistema.

Nel convincimento che il lavoro intellettuale per la costruzione di un’alternativa ad ampio respiro non puo’ essere sottoposta alla logica dei partiti, con i loro appetiti elettorali e di ripartizione delle poltrone (non ci sono gli eccessi italiani, ma il problema esiste anche qui), è stato fondato un Istituto per il Moderno Solidale (Institut Solidarische Moderne, www.solidarische-moderne.de).
Questa nuova istituzione, che puo’ contare su 400 membri fondatori e su un gruppo Facebook di 1.800 membri, acquisiti in quattro giorni, si pone trasversalmente ai partiti di opposizione ed è aperto anche ad esponenti della società civile e ad altre istituzioni, come la Rosa-Luxemburg-Stiftung e l’editore Vorwärts. Non ci sono poltrone ne’ soldi da distribuire ed ognuno puo’ dare il proprio contributo alle discussioni in corso. A causa dell’enorme successo iniziale, il sito web è ancora intasato e la discussione si svolge prevalentemente su Facebook.

L’anima dell’iniziativa è quella Andrea Ypsilanti che nel 2008 aveva rischiato (e quasi distrutto) la sua pluridecennale carriera politica per spingere al governo in Hessen una coalizione SPD-Verdi con appoggio esterno di Die Linke. Allora l’SPD era dominata da un gruppo attorno alle posizioni quasi-neoliberali di Schröder (“Seeheimer Kreis”), ora ritenuto a ragione responsabile per la disfatta elettorale del settembre 2009. Ypsilanti ha colto il momento favorevole e si è ripresentata alla ribalta politica con un’iniziativa volta sì a portare al governo una coalizione rosso-rosso-verde, ma solamente come portatrice dei valori economici, ecologici e sociali di un nuovo ordinamento. Secondo me questo è il vero valore intrinseco dell’ Istituto: studiare e discutere senza preclusioni un nuovo sistema, dopo aver riconosciuto a chiare lettere il fallimento di tutti quelli precedenti, o almeno la loro inadeguatezza a fronteggiare una crisi che, a differenza delle precedenti, è originata dalla scarsità della “merce lavoro” e non da soli errori di ripartizione della ricchezza.

Io ho aderito all’iniziativa e sto già discutendo su temi come la riforma della Sanità e del collocamento pubblico, però mi preoccupa il fatto che manchi per ora una collaborazione internazionale. Nella nostra società globalizzata, in un’Eu rafforzata dai Trattati di Lisbona, mi sembra difficile portare a termine un cambiamento di sistema partendo da un solo Stato. Bisognerà chiedersi ad ogni passo quanto compatibili siano le misure suggerite con l’attuale assetto politico-economico almeno dell’ Unione Europea. Spero altresì che si sparga la notizia dell’ attività del nuovo Istituto e che anche in altri Paesi europei nascano iniziative paragonabili, in modo da non rischiare una lotta di Don Chisciotte contro i mulini a vento.

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7 commenti a Il nuovo think-tank della sinistra tedesca: la politica della Germania rinasce su Facebook

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