11 Febbraio 2010

Rigassificatore di Zaule: Gas Natural chiede l’Autorizzazione integrata ambientale

dalla newsletter del WWF:

“La società incaricata della stesura degli elaborati tecnici non è più Medea (come per gli studi di impatto ambientale per la VIA) – osserva il WWF – bensì URS Italia, ma la qualità non migliora.”
Le relazioni stavolta sono firmate dagli estensori (quelle di Medea erano anonime), ma si risolvono in una sorta di riassunto di quelle già presentate, tra il 2006 e il 2008, per la procedura VIA ministeriale. Per di più, gli elaborati sono infarciti di errori anche grossolani: ad esempio, nella parte relativa alla stima delle ricadute di inquinanti atmosferici, vengono presi come base dei calcoli, dati meteo riferiti al Comune di… Argenta (provincia di Ferrara, nel cuore della pianura padana)!

Ma c’è di peggio. Lo studio sulla dispersione delle acque di scarico del rigassificatore è sempre lo stesso identico, a firma della società DHI, già presentato per la VIA e “demolito” non soltanto dagli ambientalisti due anni fa, ma anche dall’ISPRA (organo tecnico del Ministero dell’ambiente), che lo aveva definito nel febbraio 2009 “inadeguato dal punto di vista concettuale”. Lo studio DHI infatti parte dal presupposto di una condizione di acqua ferma nella baia di Muggia (dove invece esiste una corrente in senso antiorario), assume come dato di temperatura media invernale nella stessa baia quello del medio Adriatico (!), non considera gli scambi idrici tra la baia di Muggia e il resto del golfo attraverso le aperture delle dighe foranee, non tiene conto delle raffiche del vento di bora e della loro durata perché dichiara di non aver reperito dati in merito (riportati invece nella Relazione per l’AIA di URS Italia, di cui lo studio DHI è un allegato…) e così via.

Non basta: gli elaborati per l’AIA omettono completamente di trattare alcune problematiche, ad esempio la risospensione delle sostanze inquinanti (mercurio in particolare) dai fondali marini, che si avrebbe a seguito dei dragaggi previsti (34.500 metri cubi, solo per la posa della condotta di scarico delle acque in uscita dal rigassificatore), sostanze che entrerebbero nella catena alimentare degli organismi marini.
Non viene neppure menzionata la conclusione della procedura di VIA, cioè il decreto dei ministri Prestigiacomo e Bondi che nel luglio 2009 avevano condizionato il giudizio favorevole – peraltro contestato dagli ambientalisti anche con un ricorso al TAR – ad una serie di prescrizioni. Di queste non vi è la minima traccia negli elaborati per la richiesta dell’AIA.

L’insieme di tante gravi lacune e grossolani errori, porta quindi l’associazione ambientalista ad affermare che mancano del tutto i presupposti previsti dalla normativa vigente (il decreto legislativo 59/2005) per il rilascio dell’AIA.
“Ce n’è abbastanza – conclude il WWF – per affermare che Gas Natural non ha imparato nulla da quanto accaduto dal 2006 ad oggi, fingendo di ignorare che la credibilità dei suoi studi ambientali è stata demolita dalle fondamenta (non soltanto da parte degli ambientalisti). Riproporre oggi gli stessi studi e dati di due e più anni fa, rappresenta un atto di arroganza. Arroganza che si spiega soltanto con la sicumera di chi ritiene di avere le spalle coperte dalla politica, tanto da potersi permettere qualunque cosa.”
L’augurio del WWF è che la Regione abbia sufficiente dignità e respinga la richiesta dell’AIA per il rigassificatore “senza ripetere quindi lo sconcio di due anni fa, quando fu concessa l’AIA alla Lucchini per la Ferriera di Servola, che non aveva i requisiti per ottenerla.”

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5 commenti a Rigassificatore di Zaule: Gas Natural chiede l’Autorizzazione integrata ambientale

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