13 Gennaio 2010

Raddoppia la cava di Devetachi. Sul Vallone un camion ogni 2 minuti

Gli ambientalisti dell’Associazione WWF Isontino “Eugenio Rosmann” e dell’Associazione “Ambiente 2000-Okolje 2000” hanno presentato le loro osservazioni in merito alla Variante n. 8 al Piano regolatore del Comune di Doberdò, che riguarda principalmente l’ampliamento di più del doppio della superficie della cava di Devetachi.
Se l’intervento dovesse essere confermato, la cava passerebbe dagli attuali 136.312 mq a 279.365 mq, con la previsione di scavare nei prossimi 15 anni una quantità di roccia calcarea pari a 4 milioni di metri cubi.

L’Amministrazione comunale ha giustificato l’operazione con la contropartita di 4 milioni di euro in opere pubbliche, che la Società cavatrice si è impegnata a fornire al Comune in 4 anni sulla base di una convenzione. Pur comprendendo le difficoltà economiche del Municipio di Doberdò, tale accordo non è per niente condivisibile: con la compromissione di un pezzo del proprio territorio e della qualità della vita di molti cittadini, si terrebbero i conti in ordine per 4 anni o poco più. E dopo? Si dovrà sacrificare un altro pezzo di Carso? È evidente che la “Convenzione” sulla cava di Devetachi rappresenta un “modello di sviluppo insostenibile”.

Purtroppo, su questa vicenda, si scontano anche responsabilità della Regione: il PRAE (Piano Regionale per le Attività Estrattive), che dovrebbe regolamentare l’intero settore, è previsto da una legge regionale del 1986, ma ad oggi non è stato ancora predisposto. La Regione, oltre al ripristino del sito una volta terminata l’attività estrattiva comunque previsto per legge, ha imposto alla Società la ricostituzione di una vasta area di landa carsica, peraltro distante dalla cava: una contropartita decisamente troppo modesta.

La “Relazione d’Incidenza“ prevede che le attività di coltivazione mineraria produrranno un impatto “lieve” sul patrimonio ambientale e “limitato” nell’ambito d’influenza. “Lieve” anche l’impatto dell’emissione di polveri e gas, della realizzazione delle strutture interne, degli effetti sulla flora.
Nella stessa relazione si legge anche che “non si verificano riduzioni di habitat”, mentre un’area di 143.053 mq. – interamente boscata e inserita nel Sito d’importanza comunitaria del Carso triestino e goriziano (Direttiva Habitat) e della Zona di Protezione Speciale delle Aree carsiche della Venezia Giulia (Direttiva Uccelli) – verrebbe irrimediabilmente compromessa.

Al di là dell’impatto ambientale, molti abitanti che vivono in prossimità della cava e lungo la strada statale sulla quale transiteranno i camion, temono le conseguenze dell’intervento sulla qualità della vita: scoppio di mine, polveri, rumori, aumento di traffico pesante, danni alle infrastrutture e alle abitazioni sono elementi che – già oggi presenti – rischiano di aumentare pesantemente nei prossimi 15 anni.

Preoccupa in particolare l’impatto del traffico pesante lungo la strada del Vallone, del tutto inadatta a sopportare il passaggio dei camion, con conseguenze in termini di rumore, gas di scarico, polvere e incidentalità.
Da un calcolo sommario – che considera i 4 milioni di metri cubi da estrarre in 15 anni – si ricava che nelle 220 giornate lavorative annuali transiterebbero su camion 1.212 metri cubi al giorno, con una frequenza di 15 camion all’ora, ossia un camion ogni 4 minuti (uno ogni 2 minuti se contiamo anche il viaggio di ritorno a vuoto!).

Nelle “Osservazioni” presentate dalle scriventi Associazioni ambientaliste si lamenta, infine, la mancanza di un processo di partecipazione e una ben scarsa informazione della cittadinanza interessata, pratiche peraltro previste dalla legge sulla Valutazione Ambientale Strategica.

Fonte: WWF Italia

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