7 Dicembre 2009

No B day: differenze e analogie fra il potere mediatico di Berlusconi e di Milosevic

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L’articolo è di Tena Prelec. Le foto del No B Day a Trieste sono di Ivan Doglia

Milena è serba, giovane, intelligente e da sempre abituata a prendere parte attiva negli sviluppi della società con un sorriso, prima ancora di venire a studiare all’estero. Per molti anni ha organizzato scambi nella sua città, Niš, accogliendo ragazzi stranieri nel suo paese e dando la possibilità a giovani serbi di partecipare a progetti oltreconfine. Fra qualche giorno in Serbia non ci sarà più bisogno di estenuanti e umilianti percorsi burocratici per ottenere la libertà di movimento (uno dei fondamentali diritti umani, o almeno così scrivono), ma in tutti questi anni sono state persone come Milena ad aprire barriere fisiche e mentali.

Nel corso del lungo viaggio parliamo di come ha vissuto gli anni delle proteste al governo Milošević lei, e di 2come ho percepito l’opposizione al berlusconismo io. Consapevoli di non poter fare di tutta l’erba un fascio, ci ritroviamo comunque a dover riscontrare diverse somiglianze come anche considerevoli divergenze. Le analogie ci fanno però pensare, sorridere, rabbrividire.

Il controllo dei media
Il controllo dei sistemi di informazione è un grande denominatore comune, forse il più immediato. Le prime proteste contro Milošević risalgono a prima della guerra, quando ‘Sloba’ era asceso al potere da nemmeno un 3anno: Marzo 1991. Riguardano, per l’appunto, proprio la manipolazione dei media, ma man mano si trasformano in una protesta più generale contro il governo. Sono state anche queste proteste (e il timore che esse possano portare a un sovvertimento delle classi al potere) a portare, qualche mese dopo, al crescendo di ostilità sfociate nella guerra civile: si fece leva sul malcontento diffuso collegato al forte desiderio di cambiamento che aleggiava per tutta la Yugoslavia, facilmente incanalato verso il nazionalismo. In Italia, per fortuna, questi estremi non li abbiamo vissuti.

La TV di stato in Serbia è stata completamente controllata dal regime, per anni. In quanto a libertà di parola in Italia siamo comunque messi meglio, Milena nota all’andata: “almeno sul giornale che stiamo leggendo si fa 4 ampiamente parola che ci sarà una protesta oggi”. Qui possiamo a cuor leggero dire che la situazione non è tanto tragica, concludiamo. Leggendo i giornali italiani di quest’oggi e quello che (non) scrivono, però, mi chiedo se non fossimo state troppo ottimiste.

La controinformazione
Come ci si difendeva da questo monopolio mediatico assoluto? Semplice, coi mezzi che si aveva. In questo 5caso: le padelle. Sì, proprio pentole e padelle.
Milena racconta: “Quella era una delle cose più divertenti! Ogni sera quando iniziava il telegiornale si chiudevano tutti i televisori e si iniziava a fare più frastuono possibile!”
In Serbia l’inventiva non manca di certo, le situazioni difficili ci sono sempre state e si trova sempre un modo creativo di fronteggiarle. Creatività che, siamo entrambe d’accordo al ritorno, fra il ‘popolo viola’ del No-B Day era ben presente.

In Serbia la televisione che si fece portavoce del diffuso punto di vista alternativo era la B-92, che a tutt’oggi prospera e dà voce ai giovani. Nel 1996-97, nel corso delle proteste per presunti brogli elettorali da parte di Milošević, che annullò risultati a lui sfavorevoli, B-92 fu chiusa, ma continuò a diffondere notizie tramite internet e soprattutto radio (anche se le frequenze furono spesso oscurate). La rete fu allora, seppur limitatamente, per la prima volta usata dai serbi come fonte di informazione libera.
Si può dire che controllare la televisione, per tutto il corso degli anni novanta e pure per parte dei primi anni 62000, significasse controllare l’opinione pubblica. Oggi le cose stanno cambiando: la rete sta prendendo sempre più piede.

Così in Italia quella del 5 dicembre 2009 è stata la prima protesta vera e propria organizzata partendo dal basso, partita dalla rete e fortemente voluta dai cittadini, in maniera quasi dal tutto scollegata dall’appartenenza partitica. A questo fatto i canali di informazione italiani non hanno di certo dato il giusto risalto.
C’è ancora da chiedersi se il potere della rete rimarrà in mano alle masse o se, come profetizzano alcuni, le élite ai posti di comando troveranno il modo di controllare anche questo mezzo mediatico.

Contro una persona e quello che rappresenta
“Quali sono state le proteste più rilevanti a cui hai partecipato, quelle del 2000, che provocarono le dimissioni di Milošević?” – le chiedo. “Ma jok. (Sì, come no.) Le proteste contro Milošević ci sono sempre state, da quando ha memoria. Solo che la televisione di stato avrebbe fatto finta che non fosse successo niente. I No segnalenumeri e la loro manipolazione, poi, non ne parliamo. Ma mi pare che nemmeno l’Italia sia estranea a quest’ultimo fenomeno.”

Una volta addentrateci nel gioco del paragone, a Milena saltano fuori molte altre idee. “C’è un’altra differenza importante fra Milošević e Berlusconi: le donne. Milošević di sicuro non ha mai tradito la sua. Lui adorava Mira, la quale lo manipolava come un giocattolo.” Alla faccia del machismo e della società patriarcale slava, in fondo sono le donne a comandare. Di certo non nella sfera pubblica, ma in quella privata molto spesso è così.
E ancora, la polizia. Qui la differenza è considerevole, dice Milena. “La polizia e l’esercito erano sotto il netto controllo di Milošević. Alle manifestazioni i poliziotti erano sempre presenti, con il preciso obiettivo di sabotarle. Andarci era molto pericoloso, perché sapevi che se ci andavi dovevi letteralmente scontrarti con la polizia.”

Infine: “Però è veramente simile, sai. Molti odiavano e odiano Milošević; certi, a tutt’oggi, continuano ad idolatrarlo. Inoltre anche in questo caso la protesta non è indirizzata verso un partito, ma verso una sola persona.” – dice – “ E verso quello che rappresenta.” – si corregge subito.

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