11 Novembre 2009

Guai a chi si perde il concerto di stasera

Rodo chitarra

Stasera Rodolfo Toè suona a Gorizia, all’Alchimista (via Garibaldi 16/3), verso le otto e mezza. Ne approfitto per invitare tutti i lettori di Bora.la che si trovassero in zona, ma sul serio. Potrebbe essere divertente.

Il primo ricordo che ho di Rodolfo è legato all’esame di statistica. Primo semestre del primo anno di scienze diplomatiche. Un periodo in cui avrei dato volentieri fuoco al 90% di quello che mi circondava. Rodolfo entra, il prof. gli dice “prego Toè si accomodi, iniziamo con lei”. Toè si accomoda, monologa per qualche minuto e se ne esce col primo di una serie infinita di 30.
Insomma, mi stava sulle palle.

Poi, a più di un anno di distanza, ci siamo ritrovati nella redazione di “Sconfinare”. A poco a poco, con pazienza e tenacia, è emersa una persona semplicemente incredibile. Un contadino anarchico, nel senso più nobile dell’espressione. Irriducibilmente legato alla sfera individuale e attentissimo agli altri. Un ventenne con l’hobby di fare il pane e vendemmiare il marzemino assieme al nonno. Ecco, per dire: Rodo era uno dei pochissimi eletti di scienze diplomatiche ad essere uscito da ragioneria. E, a dispetto di ogni pregiudizio, ha una cultura che noi spocchiosetti da liceo possiamo solo sognare.
Quello che noi abbiamo studiato sbuffando, cercando d’imparare a memoria la spiegazione di Luperini o chi per lui, Rodo se l’è andato a leggere in biblioteca. Da solo, senza filtri. I professori gli spiegavano le meraviglie della partita doppia, e lui sotto il banco nascondeva l’Orlando Furioso.
Un tipo così.

Certo, anche pieno di limiti. Insicuro e tendente all’autoflagellazione, tanto per cominciare. E però sono proprio questi limiti a rendere il concerto di stasera per certi versi straordinario. Penso che per
nessuno sia facile salire su un palco, dire “buonasera” e mettersi a cantare. Per di più canzoni proprie, per cui si è responsabili non solo dell’esecuzione ma anche del contenuto.
Ecco, per Rodo è stato pure più difficile che per gli altri.

Io di musica non capisco nulla e, come avrete intuito, quando si parla di Rodo non sono obiettivo. Mi sarebbe piaciuto presentare le canzoni, farne una recensione. Però non ne sono capace. Presentare Rodo è l’unico modo che ho per farvi capire perché amo così tanto la sua musica. Perché non è ipocrita, perché in ogni nota ci si trova un’emanazione del genietto sinistra Piave.
Il che non vuol dire solo pesantezza, anzi. Il “Novanta per cento” (sottinteso: della musica che sento mi fa cagare) è una canzone grintosa, allegra, spensierata nel tirare mazzate a destra e a manca. Un’ ”Avvelenata” un po’meno rancorosa, forse.
I “Preti” (astenersi papisti, please) sono una ballata che spalanca le porte dell’inferno, fra scapoli ingrifati e pastori poco ammogliati: una risata ci seppellirà. O “La Cortigiana”, una canzone che non può non rimandare al “Carlo Martello” di De André e Villaggio.
E poi, certo, anche serietà. Mi manca la cultura musicale per inquadrare “L’Orchestra del Titanic”. Testo recitato e assolo finale. Un pessimismo cosmico che si scioglie nella distorsione delle chitarre. O “Il Baluardo”, un gioiellino dedicato alla sorella più piccola, che gioca in una squadra di pallavolo non proprio d’élite. Come partire da un parquet per affrontare temi ben più seri.

Ecco, alla fine qualcosina sulle canzoni l’ho detto. E non ne sono soddisfatto. Anche perché l’ho presentato come un incrocio fra Bob Dylan e Jimi Hendrix. E no, di sicuro non è così. Di strada ce n’è da fare, e pure molta. Ma chissenefrega, non è certo il tempo che ci manca.

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Un commento a Guai a chi si perde il concerto di stasera

  1. canebestia ha detto:

    neanche se i me paga!

    complimenti per questa grande purga!

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