4 Novembre 2009

Primarie: ten days after

bortolussi

Domenica 25 ottobre, museo ferroviario di Campo Marzio. Museo trasformato per l’occasione in un seggio elettorale, al voto i sostenitori del Partito Democratico. Ci sono le primarie per scegliere il segretario nazionale (e quello regionale).
Incautamente, ho accettato di passare il pomeriggio in seggio, immaginando che non sarebbe stato poi così stancante. Che errore! Dalle 14 alle 20, una fila quasi ininterrotta di persone venute per votare. Difficile persino fare “soste tecniche”!

Una partecipazione inattesa, superiore di molto alle aspettative, visto che a metà pomeriggio finiscono le schede elettorali e dobbiamo intrattenere la “folla” mentre aspettiamo che il presidente di seggio arrivi con altri pacchi di schede dalla sede centrale del partito.

Una domenica pomeriggio sfibrante, finita alle 23 con la consegna delle schede dopo lo spoglio. Pensare che, quando alle 20 arriva l’ultimo votante che si dirige al seggio con fare tranquillo, fermandosi a guardare i modellini di treni ed altri oggetti esposti nell’atrio del museo, quasi stavamo per chiudergli il seggio in
faccia. Dalla stanchezza, non lo avevamo riconosciuto: era Paolo Rumiz.

Quasi tre milioni di votanti in tutta Italia, un grande segnale di democrazia. Ma prima di tutto, io credo, è un segnale che gli elettori del PD sono stufi. Stufi di vedere questo partito navigare a vista, incapace di fare un’opposizione decisa e incapace di prendere posizioni unitarie (e in sintonia con il sentire dei suoi elettori) su
tante, troppe questioni, dai respingimenti al testamento biologico.

Personalmente, quello che mi ha spinto ad iscrivermi e a partecipare attivamente alle primarie (come sostenitore di Marino) è stata soprattutto la mancanza di un progetto alternativo, di governo e di idee, a quello di questa destra, un’incarnazione tutta italiana degli “spiriti animali” del capitalismo.
Siccome oggi l’unica realtà politica che può essere motore nell’elaborazione di un’alternativa è il PD, ecco spiegato il senso della (mia) partecipazione attiva in questo partito.

Partito che, nonostante nel passato abbia dato l’impressione (vera o presunta) di prendere le decisioni in una stanza dei bottoni preclusa ai più, è stato comunque capace di mettere in piedi una macchina di democrazia partecipata come le primarie. Gli altri partiti non lo sono. Correva tra i seggi, domenica scorsa, la battuta sulle primarie del PDL, con lista unica già pre-marcata con una X.

Penso anche che la presenza del terzo “incomodo”, cioè di Ignazio Marino come candidato, abbia dato una sferzata positiva al dibattito, focalizzandolo sui contenuti e sulle istanze di democrazia interna al partito, ed abbia evitato che si andasse alla solita conta interna.
Marino ha sottolineato con forza la necessità di ascoltare e coinvolgere sia la base (gli iscritti e i circoli) e di aprirsi verso la società civile, soprattutto nella fase di elaborazione dei
programmi politici. Ma ha anche fatto discutere di contenuti, chiedendo al partito risposte chiare su molte questioni: dai diritti delle persone all’ambiente, dall’istruzione al lavoro.

Una nota negativa della giornata è stata l’età media dei votanti, decisamente troppo alta. Pochi giovani, almeno nel mio seggio. Riesco sempre a stupirmi della sfiducia diffusa, nella mia generazione, nella
politica e nei partiti, anche tra coloro che sono più impegnati nel civile. E più in generale, non riesco a capire l’indifferenza verso il mondo che ci circonda, come se le scelte che vengono fatte nei palazzi
del potere o non influenzino la nostra vita di ogni giorno, o comunque non siano modificabili. Invece, partecipando in tanti, le decisioni si possono indirizzare, le scelte fatte si possono cambiare!

La mia speranza è che, al di là del risultato delle primarie, in gran parte scontato, questa nuova dirigenza capisca e faccia sue le motivazioni che hanno portato tanta gente a fare la fila con due euro in mano, e anche quelle che hanno fatto stare a casa tante altre persone, e costruisca un partito democratico aperto, trasparente, partecipato.

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