23 Ottobre 2009

Marco Pilat chiude con il basket e apre…al fotovoltaico!

Marco Pilat in maglia Acegas Trieste

Marco Pilat in maglia Acegas Trieste

Marco Pilat chiude la carriera in punta di piedi, fragorosamente dopo una promozione in A Dilettanti con Agrigento, ma silenziosamente per una lunga militanza con la compagna palla a spicchi. Sensazioni e eredità di una vita a canestro…
A 35 anni si chiude un ciclo della mia vita con la palla a spicchi con la conquista di un campionato con la maglia della Fortitudo Agrigento, finire da vincente è la cosa migliore. Mi sono tolto tante soddisfazioni e tutti i sacrifici di ore ed ore in palestra non mi sono mai pesati, mi hanno fatto condurre una vita sana e mi hanno fatto capire l’importanza della coesione in  un gruppo anche lontano da casa, rafforzando maggiormente il mio carattere; una vita giocando a basket pronto a superare barriere che si ripresentavano giornalmente, puntando sempre a nuovi traguardi!
Qual è stata l’esperienza più forte vissuta, al di là di categorie e blasone delle squadre in cui hai giocato?
L’esperienza più gratificante in assoluto e quella di aver giocato a Trieste in serie A1 ed esser riuscito a misurarmi contro i migliori giocatori del campionato italiano, realizzando anche 16 punti in una partita contro Teramo.
Ogni esperienza di atleta racchiude un momento che può essere figurato come il treno perso che non passa più, o un rimpianto mai dimenticato. Anche tu conservi una “ferita” aperta?
Da giovane non ho avuto un procuratore che mi seguisse e lanciasse nel basket che conta, come invece tutti i giovani di adesso hanno la possibilita’ di avere, rallentando la mia ascesa in serie A; non è un episodio quindi ma una scelta pagata alla distanza…
Tu sei stato un “fighter” sulle tavole parchettate, hai aggredito la pallacanestro lavorando forte, ricevendo il giusto riconoscimento, oppure sei in credito da questo punto di vista?
Ho ottenuto più di quanto mi si era stato accreditato da giovane grazie proprio alle mie caratteristiche di combattente. (miglior esempio per le giovani leve ndr.)
La tua esperienza lungo lo stivale non può essere ricostruita senza porre il giusto accento sulla tua città, Trieste, da sempre nei tuoi pensieri e anche per una parentesi cestistica, rapporto di amore odio che non è stato certo indifferenza…
SOLO amore per Trieste, che andavo a tifare fin da bambino presentandomi ai cancelli d’entrata di Chiarbola 3 ore prima della partita per assicurarmi un bel posto nella curva dei Boys.E’ chiaro che magari non sempre i vari manager che sono venuti a Trieste hanno saputo apprezzare il mio operato, come invece è stato fatto in altre piazze italiane.
Senti a 36 anni di aver dato tutto a livello cestistico? E soprattutto di aver detto tutto?
35 anni no 36!!! (“za son vecio”, se mi aggiungi un anno…)
Continuo ad avere richieste di giocare in svariate parti d’Italia ma per ora ho fatto questa scelta. Poi nella vita mai dire mai…

Un giocatore di “energia” non poteva che investire il proprio tempo e le proprie capacità nel veicolare il futuro in “giacca e cravatta” su….fonti di energia rinnovabile!. Raccontaci la nuova vita professionale che stai coltivando…
Esattamente ora sto collaborando con un’azienda  che vende impianti fotovoltaici di Prato, che opera su tutto il territorio nazionale e sta creando proprio a Trieste una struttura di nuovi collaboratori.Si tratta di utilizzare il Sole quale fonte di energia inesauribile e non inquinante installando sul tetto di abitazioni, aziende, o a terra, impianti fotovoltaici, cioè dei pannelli solari che trasformano l’irraggiamento solare in energia elettrica, con l’importante conseguenza di diventare  auto-produttori, evitando di pagare le bollette di energia elettrica.Se poi dovessimo pensare di utilizzare dei condizianotori ad  inverter (aria fredda ed aria calda) e riscaldarci la casa non più con il gas ma con l’elettricità, dato che ormai diventiamo auto-produttori, andremmo cosi ad abbattere entrambe le bollette(energia elettrica e riscaldamento).
Esistono dei parallelismi fra lo spirito che mettevi su un campo di basket e il nuovo ruolo professionale?
Il responsabile della struttura viene chiamato coach proprio perchè deve far crescere la propria squadra. Quindi diciamo che ho cambiato solo team…
Convincente sul campo, alla prova fuori: in un epoca di grandi trasformazioni ma anche di tanti tabù da rompere nel campo delle energie alternative, in poche parole il perché la gente dovrebbe sposare la tecnologia del fotovoltaico?
Innanzitutto e la migliore soluzione per uscire dalle fonti fossili e salvare il pianeta dai cambiamenti climatici, ridurre l’emissione di C02,dare nuovi posti di lavoro, ma anche per rispondere alla crisi economica e per guardare con più ottimismo al futuro.
Il 19 febbraio 2007 e nato il “nuovo conto energia”, è una legge nella quale si dice che chi installa un impianto fotovoltaico, e quindi diventa autoproduttore di energia elettrica, ha diritto ad un incentivo statale che varia a seconda della tipologia dell’impianto, per la durata di ben 20 anni. Questo incentivo permette di pagarsi TOTALMENTE il costo dell’impianto e tagliare i costi di energia elettrica che autoproduciamo! Per chi ha la possibilita’ di installare codesti impianti, attualmente rimane  chiaramente un grosso risparmio energetico. Per maggiori informazioni per collaborare o acquistare l’impianto fotovoltaico, telefonare al numero di cellulare 327 5760760.

Raffaele Baldini (www.cinquealto.blogspot.com)
rafbaldo@libero.it

Un commento a Marco Pilat chiude con il basket e apre…al fotovoltaico!

  1. Diego ha detto:

    grandissimo mulo!!! Questo incentivo purtropo lo conossi ben pochi, saria de aprofondir ulteriormente el tema su queste pagine.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *