15 Ottobre 2009

E’ la diversa strategia energetica la ragione del “no” di Lubiana al rigassificatore

Trieste. Alla radice dello scontro tra Lubiana e Roma sul rigassificatore di Zaule ci sono le diverse strategie energetiche. Mentre il governo Berlusconi, pur ammiccando all’amico Vladimir, cerca l’indipendenza dalla politica del “rubinetto” adottatta dai paesi dell’est, la Slovenia ha scelto di legarsi agli approvvigionamenti russi. “Le accuse avanzate in merito all’impatto ambientale, sebbene ammissibili, celano dunque i chiari orientamenti economici di Lubiana verso la Russia”. Il commento dello stantuffo Luca Gambardella.

La brusca frenata subita dal dialogo italo-sloveno in merito al rigassificatore di Trieste porta con sé degli interrogativi che investono diverse questioni irrisolte tra i due Paesi.
Le autorità di Lubiana hanno ufficialmente attribuito le ragioni del loro secco rifiuto al progetto di Gas Natural esclusivamente a motivazioni di natura ambientale. E’ però giusto chiedersi come mai un Paese – che ha già annunciato di aver superato la soglia di emissione di CO2 per il 2009 stabilita dal Protocollo di Kyoto – intenda perpetrare una posizione così rigida sul rigassificatore di Trieste.
Viene dunque da pensare che le ragioni siano anche politiche, considerando tra l’altro le precise scelte fatte dalla Slovenia a proposito degli approvvigionamenti energetici, sicuramente non convergenti con quelle italiane. Sullo sfondo si staglia l’ombra di due gasdotti in evidente competizione, il Nabucco e il South Stream.

Da una lato, l’Italia ha deciso di investire nel progetto di Zaule, in nome della sicurezza energetica. Il rigassificatore, posto in una posizione strategica come quella di Trieste, accoglierebbe le petroliere provenienti dall’Egitto e dal Golfo Persico, dove imprese italiane del calibro dell’ENI investono da molti decenni. Il motivo di questa scelta è la flessibilità: un gasdotto è più soggetto alla politica del “rubinetto”, e il caso tra Ucraina e Russia dello scorso inverno ne è una prova. L’Italia intende quindi liberarsi dai rischi che le tensioni internazionali possono comportare per le forniture di gas, colmando il gap che l’allontana dagli altri Paesi Europei, in primis la Spagna che, avendo già costruito diversi rigassificatori, si propone come nuovo hub del gas europeo.

Dall’altro lato, la Slovenia ha deciso di puntare su un progetto diverso: il South Stream, un gasdotto che attraverserebbe i Balcani e troverebbe nella Russia la principale fonte di approvvigionamento. L’Unione Europea ha cercato di disincentivare il progetto South Stream per evitare un nuovo caso russo-ucraino, incoraggiando invece il Nabucco, gasdotto che sfrutterebbe il gas proveniente dall’Asia Centrale.

Le scelte di politica energetica dell’Italia e della Slovenia risultano quindi contrastanti.
In realtà, il Premier Silvio Berlusconi ha portato avanti una politica di certo poco chiara in materia di sicurezza energetica. Se da una parte si è fatto promotore della diversificazione delle fonti energetiche, incoraggiando in Italia i progetti di costruzione dei rigassificatori, dall’altra ha voluto affermarsi come uno patrocinatori del progetto South Stream tanto osteggiato dall’Unione Europea, ponendo sotto la propria egida l’accordo siglato tra ENI e Gazprom del maggio scorso, in occasione della visita fatta a Vladimir Putin.
Il risultato è che coloro che realmente traggono vantaggio da scelte politiche siffatte sono indubbiamente le grandi imprese, come l’ENI, che nonostante la liberalizzazione dei mercati del gas riescono a mantenere una posizione oligopolistica nel mercato degli approvvigionamenti, sottoscrivendo accordi vantaggiosi sia nell’estrazione del gas diretto ai rigassificatori europei – proveniente dai Paesi dell’Africa del Nord e da quelli del Golfo-, sia nella costruzioni di gasdotti come il South Stream.
L’interesse dell’impresa privata centrata sull’accumulazione del profitto si mescola dunque in modo preoccupante con gli interessi particolari degli Stati.

In sostanza la crisi tra Italia e Slovenia è figlia sia di strategie divergenti, sia di politiche ambigue e contraddittorie, oscillanti tra il rispetto dei progetti comuni stabiliti a livello europeo e gli interessi particolari e specifici di determinati Paesi.
Le accuse avanzate dalla Slovenia in merito all’impatto ambientale, sebbene ammissibili, celano dunque i chiari orientamenti economici di Lubiana verso la Russia, ponendo la questione ambientale sotto una luce più ambigua.

Ecco le mappe di North Stream, South Stream, Nabucco e Blue Stream

South Stream mappa

Blue strem mappa

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