30 Settembre 2009

Ma perchè il dott. Andolina ha rilasciato quell’intervista?

karadzic mladic

Il dott. Andolina ha rilasciato ieri un’intervista al Piccolo, in cui si è detto pronto a recarsi all’Aja per testimoniare in favore di Radovan Karadzic. A detta del medico triestino, infatti, il leader serbo-bosniaco gli avrebbe permesso in due distinte occasioni di prestare soccorso alla popolazione musulmana assediata. Fra le altre cose, il dott. Andolina ha messo in dubbio le modalità di svolgimento del genocidio di Srebrenica e ricordato il senso dell’umorismo del leader serbo-bosniaco. Pubblichiamo qui un commento di Emmanuel Dalle Mulle, che si interroga sull’opportunità di tali dichiarazioni. L’intera intervista si trova qui.

Leggendo le dichiarazioni di ieri del Dott. Andolina su Radovan Karadzic, pubblicate sul Piccolo, mi chiedo quale fosse il suo intento. Non voglio toccare o giudicare i motivi personali che lo spingerebbero a recarsi all’Aja per testimoniare a favore dell’imputato, in quanto essi concernono lui e lui soltanto. Mi riferisco alle motivazioni che lo hanno portato a rilasciare una tale intervista, dal momento che un’intervista su un giornale pubblico costituisce un chiaro messaggio politico.

Da un lato potrebbe esserci una cieca volontà revisionista di riabilitare in tutto e per tutto il signor Karadzic. Non mi sembra comunque questo l’intento del Dott. Andolina, visto che alla domanda “Qual è il suo giudizio su Radovan Karadzic?” ha risposto “Io non dico che lui non ha rubato la marmellata da bambino”. Anche se, bisogna dirlo, paragonare i crimini di cui è accusato quest’uomo al furto di un vasetto di marmellata potrebbe, giustamente, far rizzare i capelli ai parenti delle vittime di atti di pulizia etnica compiuti dalle truppe serbo-bosniache.
Dall’altro, l’intervento del dott. Andolina potrebbe iscriversi in un’opera di ri-scrittura della storia delle guerre jugoslave degli anni ’90. Molti studiosi dei Balcani hanno effettivamente richiamato l’attenzione sulla necessità di rivedere una versione dei fatti che penalizzerebbe eccessivamente la componente serba. Tuttavia, non vi è nell’intervista di Andolina alcun riferimento alla complessità della situazione jugoslava durante gli anni del conflitto e in quelli subito precedenti. Non vi è neppure mezzo accenno ad una simile opera di revisione, ed è un peccato.

È un peccato perché un tale intervento, per lo più da parte di una persona che ha vissuto quegli eventi in prima persona, avrebbe potuto essere l’occasione perfetta per aprire un dibattito sulla questione. Sono molte infatti le domande sulle quali ci si potrebbe interrogare. Sono davvero i serbi i principali responsabili della guerra? Si è trattato di aggressione o di guerra civile? Quale peso dare alle attività di riarmo dei croati e degli sloveni e alle loro chiare azioni di provocazione del governo di Belgrado? Qual è stato il ruolo dell’esercito? Quale quello della comunità internazionale? E, se qualcuno accetta tale distinzione, si è trattato di pulizia etnica o di genocidio?
Queste ed altre domande avrebbero potuto nutrire una proficua discussione su un argomento che è ben lontano dall’essere chiarito. Tuttavia, nulla di tutto ciò si ritrova nelle dichiarazioni del Dott. Andolina.

Egli infatti si limita a dichiarare di essere stato testimone di alcuni atti di clemenza del signor Karadzic, rivela che il leader serbo-bosniaco è dotato di un buon senso dell’umorismo e arriva pure a gettare alcuni dubbi sulla veridicità storica del genocidio di Srebrenica. Quello che mi domando è se questi singoli atti di clemenza, o questi lati simpatici del suo carattere, possano cancellare peggiori e, a quanto pare ben più numerosi, atti di disumanità. Perché, volente o nolente, il rischio di tale intervista è che la gente pensi che in fondo Karadzic non fosse un ragazzo tanto male, al massimo “avrà solo rubato un po’ di marmellata da bambino”. Per lo stesso motivo dovremmo guardare con candore anche a Ratko Mladic, il quale, secondo alcune testimonianze, appena entrato a Srebrenica nel luglio del 1995, avrebbe distribuito caramelle ai bambini e, prendendoli in braccio, avrebbe promesso loro che non gli sarebbe successo niente. Donne e bambini, infatti, furono per lo più risparmiati, mentre le truppe serbo-bosniache si concentrarono sui maschi in età adulta (tra i 17 e i 60 anni). Dovremmo per caso considerare meno gravi le colpe del generale Mladic per questo gesto di clemenza?

Il problema è che alle dichiarazioni del Dott. Andolina manca un contesto. Il contesto è quello di una disgregazione sociale (alcuni direbbero di una fusione identitaria mai realmente avvenuta), quella della Jugoslava post-titina, sfociata in aperto conflitto. Una situazione nella quale all’iniziale sfiducia interetnica, seguì la paura dell’aggressione altrui, quindi l’odio ed infine l’attacco “prima che lo facciano gli altri”. Tutto ciò confluì nella volontà di separarsi, di segregarsi, di “pulire” la propria comunità ed il proprio territorio dalla presenza altrui. Tale fenomeno fu comune a tutte le etnie che componevano la Bosnia Erzegovina (serbi, croati e musulmani), ed è ben descritto dalle parole di Karadzic stesso. Egli infatti confessò all’ambasciatore americano a Belgrado, Warren Zimmerman, la propria visione di Sarajevo: “…La città verrà divisa in sezioni musulmane, serbe e croate, così nessun gruppo etnico dovrà vivere a contatto con l’altro …”. In questo contesto i serbo-bosniaci si macchiarono di crimini contro l’umanità, pulizia etnica e genocidio (almeno secondo quanto riconosciuto dalla Corte Internazionale di Giustizia). Radovan Karadzic fu per quattro anni il leader politico del governo serbo-bosniaco e come tale fu responsabile della maggior parte delle azioni compiute dai suoi generali. Il suo ruolo nell’eccidio di Srebrenica è effettivamente poco chiaro e sembra che Mladic giocò la parte del leone.

Tuttavia, la guerra in Bosnia non si limitò a Srebrenica: ci sono altri due anni di conflitto nel quale persero la vita tra le 90 e le 100,000 persone. Sebbene un giudizio penale sia ancora in corso, e dunque non si possa accusare legalmente Karadzic di essere colpevole, allo stato attuale delle nostre conoscenze un giudizio storico sul suo ruolo è possibile e va nel senso opposto rispetto a quello suggerito dal Dott. Andolina.
D’altro canto, è vero che anche croati e musulmani si macchiarono di crimini simili e non solo come atti di rappresaglia in risposta agli attacchi serbi. La situazione meriterebbe pertanto un’analisi più complessa e approfondita. Se tale fosse stato l’intento del Dott. Andolina, il suo contributo sarebbe stato il benvenuto. Purtroppo non è questo quello che traspare dall’intervista rilasciata al Piccolo, anzi sembra proprio che il Dott. Andolina sia riuscito soltanto ad aumentare la confusione dei lettori.

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6 commenti a Ma perchè il dott. Andolina ha rilasciato quell’intervista?

  1. Avatar lanfur

    Sono davvero i serbi i principali responsabili della guerra?
    Quando parliamo di serbi di quali serbi parliamo? Dei militari? Della popolazione vittima all’epoca della stampa di regime? Essere serbi è sempre stato sinonimo di esercito serbo? E l’esercito serbo era composto da soldataglia raccattata con leva obbligatoria e da squadracce …. di quali serbi parliamo? Cominciamo col distinguere, sarebbe meglio per tutti.

    Si è trattato di aggressione o di guerra civile?
    Questo non dovrebbe stabilirlo nessuno se non la storia che ha portato alla guerra. Dico una causa: mancanza di rispetto per le minoranze etniche che componevano la Jugoslavia. Poi è lampante come il sole a mezzogiorno che ‘Morto Tito – Finito tuto’

    Quale peso dare alle attività di riarmo dei croati e degli sloveni e alle loro chiare azioni di provocazione del governo di Belgrado?
    Stiamo ancora parlando dei popolo sloveni e croato o dei militari e politici sloveni e croati?

    Qual è stato il ruolo dell’esercito?
    Ancora: l’esercito è composto da soldati di leva che devono obbedire agli ordini. Questa è una delle mostruosità delle guerre. Chi vive sotto la spada dell’insubordinazione non ha molte possibilità. In tanti si adeguano controvoglia a diventare bestie, in tanti dopo un po’ pensano che non sia così male esserlo.

    Quale quello della comunità internazionale?
    Pesantissimo: doveva agire prima e non lo ha fatto per veti, paure e ignavia.

    E, se qualcuno accetta tale distinzione, si è trattato di pulizia etnica o di genocidio?
    Che differenza fa? Un genocidio si organizza per ripulire etnicamente un territorio. Lo hanno fatto i politici e militari tedeschi negli anni passati, lo hanno fatto i militari e politici serbi, ruandesi, indonesiani etc etc etc più recentemente.
    Quello che sta a monte è sempre un ideale malato che si impone con la paura sulle persone.

  2. Ottimo pezzo! Andolina si limiti a fare il medico, che è meglio.

    Riguardo alle domande sollevate e alle quali Lanfur ha cercato di rispondere, direi che limitare le responsbilità dei serbi non è la direzione giusta. Vanno semplicemente riconosciute anche le (pesanti) responsabilità dei croati e dei bosgnacchi. Diciamocelo, è stata una guerra civile nata dalla disgregazione di una federazione e dalla volontà delle popolazioni di rendersi indipendenti una dall’altra. Se a questo, sommiamo le pluri-centenarie (feroci) rivalità tra le etnie (e tra le religioni a cui fanno capo), otteniamo una miscela esplosiva che non poteva che saltare in aria. E che fosse esplosa, lo si sapeva già almeno due anni prima, quando il traffico di armi internazionale verso i Balcani era cresciuto in maniera esponenziale (e qui comincia la responsabilità della comunità internazionale). Poi, riguardo alle responsabilità delle popolazioni, mi sembra inutile distinguere tra il popolo e chi lo comanda. A titolo d’esempio, ricordo a Lanfur che i croati si sono riarmati (e bene) prima dello scoppio della guerra grazie alle donazioni della popolazione e, soprattutto ma non solo, grazie alle comunità croate emigrate all’estero.

  3. Avatar Emmanuel

    Ringrazio Lanfur ed Al Custerlina per i loro commenti al mio articolo e se mi permettono vorrei riprendere un aspetto da loro menzionato, ovvero la distinzione tra popolo e governo. Mi pare di capire che Lanfur sia più favorevole ad una tesi secondo la quale le élite politiche e militari hanno in qualche modo costretto i rispettivi popoli sulla via della guerra, mentre Al Custerlina sembra rifiutare una tale teoria. Personalmente, mi trovo più d’accordo col primo che col secondo. Molti autori infatti, e Valerie Gagnon su tutti, hanno evidenziato come, poco prima dell’inizio del conflitto in Bosnia Erzegovina, a livello di società civile le relazioni interetniche fossero tutto sommato “normali”. Questo sarebbe confermato anche dall’enorme fenomeno di renitenza alla leva verificatasi in Serbia prima e durante il conflitto. Quello che tuttavia non riesco bene a capire, e che la maggior parte degli autori non riesce a spiegare con precisione, è come le popolazioni che componevano la ex-Jugoslavia, e la Bosnia in particolare, abbiano potuto radicalizzarsi così velocemente, e a quanto pare così dal nulla. Se è vero che la maggioranza della popolazione non conviveva così male come sembrano dimostrare alcuni autori, com’è possibile che abbiano preferito un conflitto sanguinoso alla continuazione di un’esistenza tranquilla?

  4. Avatar Matteo Apollonio

    Che palle ragazzi. Il dottor Andolina e’ appunto un medico, e non e’ assolutamente obbligato a rilasciare dossier o segreti illuminanti. Lui e’ stato testimone di un macello come medico e tale vuole restare. Lui da’ giudizi sulla persona, non sui fatti che ha commesso all’interno di un contesto. Non facciamo sempre le vergini di corte. Grazie.

  5. Avatar carolina luchetta

    Scusa, ma non proprio non capisco: come è possibile dare un giudizio sulla persona e non sui fatti che ha commesso?

  6. Avatar effebi

    dil problema delle dichiarazioni di andolina:

    forse il problema sta nella delusione di quelli che hanno sempre visto andolina come un icona

    nei balcani chi ha ragione o ha torto ? chi è stato vittima o carnefice ? credo siano domande senza risposta e che in questo ci sia tutta la sfiducia nella possibilità di risolvere mai la questione balcanica.

    personaggi che per acluni sono criminali, per altri sono eroi.

    nei balcani per risolvere le dispute non si è mai adottata (tra i protagonisti) la via diplomatica, ma quella delle armi.

    chi ha ragione ? chi ha torto ? c’è da chiedersi se a loro interessa porsi questo interrogativo.

    forse ha (tragicamente) ragione andolina, quelli che per noi sono crimini efferati per altri, in quelle zone, sono fatti assolutamente “naturali” come il rubacchiare la marmellata ai bambini.

    anche arkan era un simpaticone, dispensava battute di humor …nero !

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