17 Settembre 2009

La Lega chiede tutele per i produttori alimentari regionali. Battaglia bio o populismo?

trattore antico 2

La Lega Nord regionale avanza una nuova proposta di legge che farà discutere. Chiede un sostegno speciale per i cibi prodotti in Friuli Venezia Giulia, col duplice obiettivo dichiarato di tutelare i produttori locali e garantire la salute dei cittadini.
Fra i vari articoli del disegno di legge, il Carroccio propone che la Regione copra fino al 100% dei costi sostenuti dai comuni che concedono degli spazi per i mercati dei contadini, ovvero quei mercati in cui sono i produttori stessi a vendere il loro cibo.
Un’altra norma stabilisce che le mense degli enti pubblici, dalla Regione agli ospedali, usino almeno un 50% di prodotti locali nella preparazione dei pasti. Analogamente, i ristoranti che acquisteranno almeno il 30% di cibi locali riceveranno un contrassegno speciale, sul genere dei “prodotti d’origine controllata”, che faciliterà la promozione del locale. Ancora, il disegno di legge chiede di sostenere la diffusione degli spacci aziendali, a condizione che i prodotti venduti siano all’80% d’origine locale. E si chiede pure che le aziende che aumentano questa percentuale siano avvantaggiate nelle gare d’appalto.
E’una proposta che farà discutere, difficile da inquadrare: un mix fra battaglie “verdi” e autarchia populista? Un’altra battaglia che la sinistra potrebbe sposare, se non fosse persa nei suoi mille distinguo?

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36 commenti a La Lega chiede tutele per i produttori alimentari regionali. Battaglia bio o populismo?

  1. A prescindere da chi la voglia portare avanti, mi pare un’idea sensata. Se non altro per questo motivo: ha senso spendere, inquinare e far aumentare il prezzo dei prodotti portandoli da migliaia di km di distanza quando in realtà si potrebbe acquistare quelli prodotti in zona?

  2. Avatar Ellegi

    Ci vedo molto populismo. E mi sembra difficile anche che passerà

  3. Avatar Andrea Luchetta

    Annalisa:

    Vero. Non ne so molto, però c’è anche il problema del sostegno allo sviluppo dei paesi più arretrati. Già così, mi pare di aver capito, i sostegni pubblici all’agricoltura della Ue e degli Usa creano un regime in cui i paesi più poveri non possono competere.

  4. Avatar Andrea Luchetta

    Detto questo: ben vengano forme di assicurazione sulla qualità dei prodotti alimentari

  5. Avatar 'demo avanti dei!

    ahahahah fanno ridere! E’ da una vita che questi della lega non sono più credibili. Ma per favor…

  6. Autarchia.
    E poi parlano di mercato… sta poi a chi compra valutare se comprare tenendo solo conto del prezzo o anche della qualità del prodotto.
    Liberismo? se incominciano a imporre per legge ( o a pilotarlo attraverso incentivi..) cosa e dove comprare.
    Ma poi non piangiamo per la fame nel mondo o per il Terzo mondo senza aiuti, visto che i nostri agricoltori vendono a prezzi protetti. Tant’è che il terzo mondo ormai non tira più, siamo tutti a guardare solo il proprio orticello.

  7. non ci vedo il populismo (spiegatemi dov’è, perpiacere!) e sono totalmente d’accordo: sia per ragioni di sostegno all’economia agricola locale (schiacchiata dalla grande distribuzione) sia per questioni di tutela dell’ambiente.

    andrea,

    a me pare che il sostegno all’agricoltura del terzo mondo debba passare per altre iniziative. non sono affatto un esperto di questo tema, ma “cancella il debito” mi sembra il primo passo.

  8. Avatar lànfur

    “col duplice obiettivo dichiarato di tutelare i produttori locali e garantire la salute dei cittadini.”
    passi per la tutela dei produttori locali, ma la salute dei cittadini è tutelata dal prodotto dietro l’angolo? Il pesce della laguna è più salutare di quello dell’oceano per il solo fatto che pescato qui?

    E poi ci sono generi alimentari che per forza di cose sono importati come le banane. Cosa facciamo le aboliamo dalla dieta e dagli scaffali perchè non crescono nell’orto del nostro contadino di fiducia?

  9. per non parlare del caffè. Cicoria per tutti?

  10. Avatar Andrea Luchetta

    Enrico:

    Neanch’io sono un grande esperto. Però, a naso, penso che queste misure siano più dannose del debito con cui questi paesi vengono strozzati.
    Sia perchè non abbiamo garanzia di come i fondi liberati dal debito verranno poi usati (spesso e volentieri, come molti aiuti, vengono mangiati dall autocrazie locali); sia perchè, soprattutto, in questo modo impediamo lo sviluppo di un’economia realmente autonoma. Possiamo pure liberargli i fondi, ma se poi si trovano in una condizione tale per cui gli è impossibile competere, a cosa sarà servito?
    Almeno credo

  11. Avatar Andrea Luchetta

    Secondo me il populismo c’è nella misura in cui questo disegno di legge, implicitamente, celebra il mito del localismo alla leghista. E cioè in contrapposizione col resto, per salvaguardare la nostra purezza ecc.
    E poi, tanto più in tempo di crisi, perchè propone una soluzione dal sapore autarchico per sostenere l’economia.

  12. Avatar annalisa turel

    lanfùr
    km e km di trasporti su e giù per l’Italia e ore e ore di celle frigorifere non aiutano l’ambiente

  13. però non possiamo giudicare ogni proposta della lega sulla base della loro presunta ideologia populista.
    dire “questo provvedimento” è ok non significa necessariasmente dire “votate lega” oppure che tutto quello che la lega fa è giusto.

    provvedimenti come quelli suggeriti dalla lega in questo caso, sono proposti anche da tante altre organizzazioni non di certo leghiste: in italia e all’estero (coldiretti, immagino lo stessa kmecka zveza triestina, organizzazioni ambientaliste).

    a me pare che le critiche che arrivano a questi provvedimenti denotino l’incapacità del pensiero di sinistra in italia a aggredire questi problemi. e la mancanza di laicità (scusa) con cui si pesano temi occupati storicamente dalla lega, ma di cui nessuno ha mai detto che la lega debba essere l’unico “proprietario”.

    poi, sul terzo mondo:
    penso che sia un baco del pensiero di sinistra in italia e altrove, quello di dire che dobbiamo essere noi a risolvere i problemi del terzo mondo. in qualche maniera, anche questa è una forma di colonialismo: siamo noi a sapere quello che è giusto per il terzo mondo… e a dover agire sopra le loro teste.
    invece, intanto mi preoccuperei di eliminare i debiti contratti dal terzo mondo verso di noi, spesso sotto relazioni di potere che imponevano le contrazioni di quel debito.

  14. Avatar lànfur

    Annalisa il dispendio energetico su un prodotto alimentare non può essere fatto solo sul conteggio dei chilometri che ha percorso.
    Un pomodoro coltivato in serra in Italia potrebbe avere un costo energetico maggiore di uno coltivato al sole dell’equatore. E’ il succo dell’articolo del link che ho postato.

  15. Avatar cristina

    Sono d’accordo con Annalisa e Enrico Maria Milic. Poi è chiaro che la piantagione di caffè non sarà a Lucinico, ma quando acquisto il caffè, o le banane, o il cacao, o un ananas, ecc. posso far magari attenzione al fatto che provenga dal commercio solidale..
    Se compri, che ne so, pomodori provenienti dal terzo mondo non aiuti nessuno, promuovi soltanto lo sfruttamento di operai ingaggiati da multinazionali solo perché costano poco, troppo poco.
    @lanfur: diciamo che spero che il pesce della laguna sia più fresco, per non parlare della verdura e della frutta!

  16. Avatar Andrea Luchetta

    Sul populismo:

    sicuramente vedere che una proposta viene dalla Lega non la aiuta, ai miei occhi, lo riconosco. Ed è altrettanto vero che la sinistra italiana ha lasciato praterie enormi alla Lega su questi temi. Introdurre delle quote percentuali sull’originalità degli alimenti da acquistare, però, mi sembra populismo becero. E perchè poi un’azienda che compra il cibo in Francia dovrebbe essere penalizzata negli appalti? Qual è il nesso?
    Se vogliamo veramente tutelare la qualità di quello che arriva in tavola, aumentiamo i controlli. Implicitamente, così, il messaggio che passa è che solo quello che è locale è di qualità.

  17. Avatar lànfur

    Cristina il pesce del canale dei banduzzi (torviscosa) sarà anche fresco ma con quello puoi farci solo i termometri.

  18. lanfur

    potrebbe, ma anche NON potrebbe

    poi, come detto si tratta anche di una scelta politica del consumatore: dove vuoi che vadano a finire i tuoi soldi? sul territorio dove vivi? o nelle mani di una finanziaria internazionale che controlla Auchan, Pam o qualche altra catena?

  19. Avatar Andrea Luchetta

    Sul terzo mondo:

    Odio la superiorità con cui ci approcciamo alla questione, la presunzione con cui crediamo magicamente di poter risolvere i loro problemi e, soprattutto, che l’unica via possibile sia quella rappresentata dal nostro modello.

    Sono d’accordo anche sull’eliminazione del debito. Però, in queste condizioni, non serve a molto: se non sono in grado di competere, l’unica possibilità che hanno è quella di indebitarsi di nuovo.
    Ci sono diversi studi che dimostrano come l’economia euro-americana sia cresciuta spesso e volentieri in condizioni di protezionismo. Lo stesso protezionismo che oggi i nostri governi e organizzazioni come il WTO impediscono ai paesi del terzo mondo di adottare. Di fatto, li costringiamo a competere in un mercato in cui non hanno chance. L’unico loro asso nella manica è il costo del lavoro, il che significa perpetrare la condizione di sfruttamento dei lavoratori locali e l’impoverimento di quelle economie. Se poi aggiungiamo i sussidi statali (o altre forme di supporto) ad economie già avvantaggiate, come può andare a finire?

    Ovviamente, si tratta di un problema con ripercussioni enormi. Pensiamo solo all’immigrazione. Si parla tanto di sostenere lo sviluppo delle economie locali per prevenirla. Così, però, non facciamo che incentivarla.

  20. andrea

    se devo scegliere senza entrare nel merito della qualità del prodotto, preferisco scegliere ideologicamente di dare i soldi al territorio dove vivo che al territorio dove NON vivo. quest’idea della libera concorrenza globale non mi entusiasma.

    sul merito della qualità del prodotto: giusto, sono d’accordo. sarebbe giusto incentivare non solo il consumo di prodotti agroalimentari locali ma di prodotti agroalimentari locali BIOLOGICI.

  21. Avatar lànfur

    Enrico seguendo il tuo ragionamento dei soldi al territorio dove vivo: Le mucche friulane, triestine, europee godono già di 2 euro ogni giorno in sussidi. Le finanzio già una volta con le mie tasse, non voglio finanziarle due volte quando so che c’è gente nel mondo che vive con 1 euro al giorno.

  22. “preferisco scegliere ideologicamente di dare i soldi al territorio dove vivo che al territorio dove NON vivo. quest’idea della libera concorrenza globale non mi entusiasma.”

    economia curtense medievale?

  23. Avatar Morgan

    forse sarebbe intelligente spendere meno soldi, indifferentemente da dove vengono, perchè dopo non possiamo lamentarci dello sperpero di denaro pubblico.
    In provato un può scelgliere ciò che vuole…comprare prodotti alimentari di multinazionali provvenienti da chissà dove o prodotti dell’orticello del vicino. Ma il denaro pubblico va gestito diversamente…possibilmente in modo accurato!

  24. Avatar Andrea Luchetta

    Secondo me ci sarebbe anche un altro problema: la legge proteggerebbe sì i prodotti locali, ma solo quelli provenienti dal Friuli Venezia Giulia. Il che, evidentemente, ostacolerebbe l’integrazione economica con le regioni circostanti. L’entroterra triestino compreso nei confini sloveni, per dire, ne sarebbe escluso

  25. Sì, un problema non da poco.

  26. comincia a farse grave. Fin che xe de discriminar i altri più lontan, no problem, ma se tocca la Slovenia comincia a esser preoccupante…

  27. Evidentemente no xe quel el problema in sè 🙂 piutosto, no se capissi perchè con regolamentazioni de sto tipo un prodoto de Pordenon sia agevolado, e un de Sesana no.

  28. quando parlo di territorio dove vivo ovviamente intendo anche quei posti a 10 km da trieste, e oltre. la proposta della lega in questo senso è riduttiva.

    @bibliotopa

    meglio l’economia agricola curtense medievale, per certi versi, che l’economia globale della monsanto.

  29. Sono andato a dare un’occhiata allo studio citato nell’articolo di Bressanini, per scoprire che si tratta di un articolo molto approssimativo. Lo studio [https://statistics.defra.gov.uk/esg/reports/foodmiles/final.pdf] non nega la sostenibilità dei prodotti locali (anzi, parla ripetutamente del grande e crescente impatto dei trasporti nell’industria alimentare) ma evidenzia due questioni importanti: la prima è che è necessario sviluppare un indice più sofisticato del solo kilometraggio (che, per le ragioni addotte, non è sufficiente), la seconda è che passando a un modello localistico si creerebbero dei problemi di altro genere (congestioni locali, minor efficienza) dei quali è bene tenere conto. Dalle conclusioni: “This increase in food transport has significant negative impacts on sustainability including increased congestion, road infrastructure costs, pollution and greenhouse gas emissions, which we have estimated as giving rise to social costs of over £9 billion per year.”

  30. E concordo con le conclusioni della Redazione: ad avere un atteggiamento di chiusura su questi temi, la sinistra continua a farsi del male.

  31. Avatar giacomo

    mi pare che la discussione sia un pò troppo ondivaga e fuori fuoco. Al di là della proposta leghista, certamente populista, non si tratta di noi contro il Terzo Mondo, ma di usare la testa. Si tratta di comprare e di pensare a quello che si fa. Personalmente prediligo i prodotti stagionali (non di serra) e locali, una volta conosciuti i produttori, però supporto il Terzo Mondo con l’acquisto di banane, caffè (in torrefazione) e via dicendo. Dei prodotti esteri si tratta di evitare di acquistare i pomodori olandesi, l’aglio cinese (aglio!? 100% nei supermercati) o i limoni argentini. Si tratta solo di non volere le zucchine a gennaio, solo quello… già questo sarebbe un aiuto per tutti

  32. Avatar bulow

    sono abbastanza d’ accordo sul fatto che, se possibile, sia meglio comperare frutta, verdura, formaggi, salumi etc. prodotti in loco. ma solo per una questione di uso razionale delle risorse. quando qualcuno comincia ad appiccicarci sopra discorsi ideologici sull’ identita’ da preservare, giuro che per reazione mi viene voglia di abbuffarmi di ananas e datteri. tutto sommato, da che mondo e’ mondo esiste il commercio anche con paesi lontanissimi. marco polo non era un turbocapitalista del ventunesimo secolo, era un mercante veneziano del tredicesimo secolo. e trieste, ai tempi d’ oro, mandava le sue navi ai quattro angoli del globo. e poi dai, le pesche vengono dalla persia, le albicocche dall’ arabia, il mais, le patate e i pomodori dall’ america…
    bisognerebbe costruire reti alternative di commercio, fuori dal controllo delle multinazionali. queste reti in parte gia’ esistono, tocca ai consumatori premiarle, e castigare i cattivi neocolonialisti.

  33. Avatar bulow

    mi ricordo mia nonna, sempre lei, che faceva l’ imitazione di mussolini a salo’:

    “ci hanno tolto le arance? mangeremo cachi!”

  34. Avatar abc

    così, invece di fare l’aranciata, faremo la …

  35. Avatar cristina

    @ giacomo e bulow

    Non so se si capiva, ma è quello che credo di aver detto anch’io. Non rinuncio ad ananas e datteri comunque, li compro biologici ed equosolidali. Tre giorni fa a casa di amici mi è stata offerta dell’uva… turca! Non la trovate un’assurdità? Della turchia non avrei alcun problema a mangiare, appunto, i datteri.
    @ lanfur: perché, mi sai indicare una provenienza sicura da questo punto di vista?
    Almeno è fresco e so di non aver inquinato troppo acquistandolo…
    Comunque: meno norme e più buon senso gente!
    Troppe norme ci portano a situazioni da paranoia da circo, come quelle che non mi permettono di far mangiare qualcosa a mio figlio a scuola a meno che questo non sia impacchettato, imballato, implasticato perché sennò ci contaminiamo a vicenda…
    E un invito ai contadini locali: svegliatevi, lamentatevi meno e convertitevi al biologico!

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