15 Settembre 2009

Cosolini (Pd): “Mi considero uno dei venti potenziali candidati a Sindaco”

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Roberto Cosolini è il segretario provinciale del Pd di Trieste. Da settimane ormai si inseguono le voci che lo indicano come candidato per il centro-sinistra alle Comunali del 2011. In quest’intervista, accetta di affrontare una vasta serie di temi, che spaziano dalla questione rigassificatore alle possibili alleanze elettorali.

Signor Cosolini, qual è la posizione del Pd in merito al rigassificatore di Zaule?
Noi non siamo né pregiudizialmente favorevoli, né pregiudizialmente ostili. Oggi siamo andati dalla Bassa-Poropat e abbiamo ottenuto che la Provincia faccia ciò che è mancato: un serio percorso di approfondimento sulle ricadute economiche e sulle criticità d’impatto. Forse è possibile trovare delle soluzioni. Compito della politica è negoziare, o meglio imporsi, per massimizzare le ricadute e minimizzare l’impatto.

Quindi, nel concreto?
Nel concreto, la Provincia deve organizzare degli eventi per studiare gli aspetti centrali della questione e informarne la popolazione in maniera capillare.

L’impressione che lascia il Pd, su questo come su altri temi, è che si limiti a galleggiare
Il nostro non è galleggiamento, è un ragionamento razionale. Possiamo sostenere l’impianto di Zaule solo in presenza di determinate condizioni. Ripeto: noi non siamo aprioristicamente favorevoli né contrari.

Il suo ragionamento sarebbe condivisibile, se ci trovassimo nel 2006, ma ormai è da tre anni che si parla di rigassificatore. Com’è possibile il Pd non abbia ancora trovato una posizione definita?
Non ci si può accusare di immobilismo per il periodo in cui eravamo al governo: la Giunta Illy, giusto per fare un esempio, non ha concesso il parere di compatibilità ambientale. Poi, con le elezioni, la questione è passata di mano e sono stati adottati dei criteri molto meno rigidi.

Ok, ma dalle elezioni di aprile ’08 a oggi è passato un anno e mezzo. Siamo sempre lì: com’è possibile che non abbiate ancora risolto la questione?
Beh, sì, si è perso del tempo. Avrei voluto iniziare questo processo di approfondimento prima, almeno un anno fa. La realtà è che se un partito avvia questo percorso, gli esperti o le aziende possono tirarsi indietro. Se invece è la Provincia a farsi avanti, difficilmente possono rifiutarsi.

Ma cosa avete fatto in questi anni?
Potevamo fare prima, sì. Meglio ora che mai: è tardi ma non è tardi. E poi credo che il governo avrebbe dato l’ok comunque. Matteoli non si sarebbe certo fermato perché il Pd di Trieste era contrario … Aggiungo anche che ancora oggi ci mancano alcuni elementi per poter formulare un giudizio completo, che alcuni aspetti andrebbero approfonditi.

Non crede che, con la vostra indecisione, stiate regalando delle praterie a quei partiti che si sono chiaramente espressi contro l’impianto di Zaule?
Io credo fermamente che, alla lunga, il populismo non paghi. Abbiamo necessità di diversificare le nostre fonti di approvvigionamento energetico. C’è bisogno dei rigassificatori, solo che devono essere sostenibili.

Passiamo al Parco del mare. Qual è la vostra posizione?
La nostra idea è che un simile magnete turistico stia in piedi solo ad alcune condizioni, in assenza delle quali si rischia di costruire una cattedrale nel deserto. Insistiamo, in particolare, sulla necessità di una co-progettazione fra pubblico e privato, in modo da attirare gli investitori.
Poi, se avessi 40-50 milioni da spendere, non penso che il Parco del mare sarebbe la mia più grande priorità.

Questo significa che siete contrari al progetto?
Vuol dire che, se mi chiedono di esaminarne le criticità, rispondo che ci sono altre priorità.

Quindi in consiglio comunale voterete “No”?
Non penso che arriveremo mai al voto. Quei soldi non ci sono e né il Comune, né la Regione o la Camera di Commercio sembrano in grado di colmare il vuoto.

Ipotizziamo che quei soldi saltino fuori. Votereste “No”?
Con queste caratteristiche, non potremmo appoggiare il progetto. Però non posso nemmeno dire che il Pd sia del tutto contrario. La vocazione turistica è un aspetto su cui investire. Ad ogni modo, più si va avanti e meno il Parco del mare sembra avere senso.

Quale sarebbe la sua priorità per Trieste, se disponesse di 40-50 milioni di euro?
Se potessi investire una simile somma, preferirei sviluppare la città come sede formativa. Puntare sulla ricerca, sull’università. Cercare di attrarre i giovani dal centro e dall’est Europa. Sarebbe un modo per creare una ricchezza sociale stabile. Bisognerebbe cambiare il dna cittadino. Guardiamo in faccia la realtà: senza un’inversione del trend demografico, Trieste resterà un centro in cui si potrà solo invecchiare.

Ci sono novità sul nome che il Pd presenterà come sindaco nel 2011? Si parla molto di Maria Bassa-Poropat.
Credo che Bassa-Poropat sarà ricandidata in Provincia, per proseguire l’esperienza avviata.

Non le sembra un modo elegante per eliminarla dalla corsa?
Noi non eliminiamo nessuno. C’è ancora molta strada da fare. E prima del nome vengono il progetto e la squadra, intesa non solo come membri della giunta, ma anche come alleanze politiche.

Anche il suo nome ricorre frequentemente.
Mi fa piacere che ci siano delle persone che mi stimano. Sono una persona che cerca di dare il meglio di sé e, ripeto, mi fa piacere ricevere questi attestati. Però è un discorso prematuro. Il nostro candidato dovrà dare garanzie di vittoria e di buon governo.

Nel caso in cui lei rispondesse a queste caratteristiche, accetterebbe la candidatura?
Una persona che fa politica non può tirarsi indietro di fronte a certe sfide. Diciamo che mi considero uno dei venti potenziali candidati. Poi, lo sottolineo ancora una volta, è troppo presto per parlare di candidati. Il nome lo sceglieremo al momento opportuno, non credo prima di primavera.

Così però non rischiate di lasciare i potenziali candidati sulla graticola?
Non dimentichiamoci che, quattro mesi prima delle elezioni del ’93, nessuno parlava di Illy. Lo stesso è successo recentemente a Udine con Honsell. E poi, ripeto, per prima cosa va formata la squadra. A Trieste un’alleanza tradizionale, che includa Idv e Rifondazione, sarebbe perdente. Sono dei partner importanti, io stesso ho degli ottimi rapporti con loro, ma non bastano. Dobbiamo andare oltre.

Si parla di una possibile intesa con l’Udc.
Potrebbe essere un valore aggiunto, ma non credo che basterebbe. A questa città serve un progetto, ha bisogno che si mobilitino persone ed interessi al di fuori dei partiti, anche con delle liste civiche. Non dimentichiamo che una larga fetta di elettori non è più disponibile a consegnare una delega in bianco al centro-destra o al centro-sinistra. Bisogna dialogare con questa parte, capire le ragioni della sua disillusione, della sua incazzatura.

Roberto Cosolini, in una foto tratta da Facebook

Roberto Cosolini, in una foto tratta da Facebook

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