30 Luglio 2009

«Auguriamoci che dietro Cerani ci siano investitori veri». Un’analisi dell’operazione-Kolonel

Un lettore di Bora.La, professionista che opera nei Balcani nella grande distribuzione, ci invia questa sua analisi dell’acquisto di una fetta della holding slovena Kolonel da parte dell’imprenditore triestino Pierpaolo Cerani. Ricordiamo come Kolonel controlli alcuni dei marchi più importanti della Slovenia, come Mercator, Laško, Union, Fructal.

Quello che penso è che da tempo si sapeva delle difficoltà finanziarie di Šrot. La mancata vendita di Mercator è stata una vicenda emblematica, in questo senso. Šrot ha insistito per mesi su un prezzo delle azioni di Mercator superiore alla quotazione di borsa (già troppo alta secondo diverse stime). Forse cercava un investitore finanziario “pollo” che avesse soldi da spendere. Purtroppo, però, il tender su Mercator è stato fatto uscire proprio quando la crisi finanziaria era al culmine, quindi nessun investitore serio si è mosso. Per qualche settimana Delta (il distributore serbo) ha provato a far credere di essere ad un passo dall’acquisto poi ha dovuto ritirarsi perchè nessuna banca era pronta a fargli avere i denari.

Dopo la chiusura (o sospensione?) della vicenda Mercator, si è capito che il gruppo di Srot iniziava ad avere guai seri dal punto di vista finanziario e che, prima o poi, avrebbe dovuto dismettere attività.
Se la conclusione è quella della vendita di un pacchetto importante del gruppo al signor Cerani o, meglio, a qualcuno che sta mettendo i soldi sul conto di Cerani, c’è da augurarsi che:

1. Dietro Cerani ci siano investitori veri, capaci di mettere sul mercato le varie aziende senza smembrarle o spezzettarle per incassare quattro soldi in più. Radenska, Fructal e Mercator ma anche Pivovarna Lasko sono, dal punto di vista produttivo e occupazionale, aziende importanti e significative non solo per la Slovenia ma per l’intera ex-Jugoslavia.

2. Che tutto avvenga in tempi brevi e con percorsi trasparenti. La crisi sta mettendo a nudo, in tutta la regione, le sofferenze di molte aziende (Konzum potrebbe essere uno dei prossimi a dover vendere qualche pezzo). Se ridimensionamenti ci devono essere, meglio che avvengano rapidamente e non che si trascinino per mesi o anni, causando ulteriori perdite di valore delle aziende e dei loro know-how.

3. Che, se possibile, qualche azienda sana della regione (italiana, austriaca, croata, slovena, serba) cerchi di impegnarsi per acquisire i pezzi del gruppo Šrot. Non ci conto molto, però se accadesse questo vorrebbe dire fare grandi passi avanti sull’integrazione dell’economia slovena nel contesto regionale e, allo stesso tempo, avere qualche azienda locale che si candida seriamente ad svolgere una leadership economica sui nostri territori.

4. Che non prevalga un atteggiamento di chiusura da parte della classe dirigente slovena (politici ma non solo). Se, forse, negli anni ’90 il fare fronte comune ha permesso a manager e dirigenti politici sloveni di guidare l’economia del loro paese verso lo sviluppo e la crescita, stavolta potrebbe significare portarlo al declino in tempi molto rapidi.

Preferisco fermarmi agli auspici e cercare di essere ottimista. Sarebbe troppo facile vedere il lato oscuro della vicenda e dire che in questa fase di crisi economica solo chi ha bisogno di riciclare denaro investe grandi somme e che sono alte le probabilità di grandi shock occupazionali in Slovenia.

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5 commenti a «Auguriamoci che dietro Cerani ci siano investitori veri». Un’analisi dell’operazione-Kolonel

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