12 Marzo 2009

Omero (Pd): no alla chisura di cardiologia. Un medico: «Ma nessuno vuole toccare gli sprechi nella sanità»

Fabio Omero, capogruppo Pd in Comune a Trieste, articola sul suo blog i motivi di un “no” alla paventata chiusura del reparto di cardiochirurgia a Trieste da parte della Giunta regionale. Ma secondo un medico triestino il problema non sarebbe cardiochirurgia, ma la mancata voglia da parte di vecchi e nuovi Governi di ridurre le inefficienze ospedaliere e il potere delle lobby mediche e universitarie nel Friuli Venezia Giulia.

Per spiegare la sua posizione, Omero si aggancia alle dichiarazioni del cardiologo Camerini (centrosinistra) per cui è «dimostrato che un infarto si risolve quando c’è estrema rapidità d’intervento, servono casomai trasporti efficienti verso Trieste e verso Udine, ma non allungare i tempi per tutti, e servono équipe sempre pronte all’immediato intervento».

Scrive ancora Omero che «i dati proposti da Camerini dimostrano che nel 2008, su 569 pazienti trattati a Trieste, 261 provenivano dalla Azienda sanitaria triestina, 284 dal resto della regione e 24 da fuori regione. La domanda insoddisfatta, ovvero liste d’attesa più casi cancellati, raggiunge i 75 casi all’anno. I dati di Udine, domanda insoddisfatta compresa, sono simili o leggermente superiori. Gli interventi necessari in regione sono così circa almeno 1300 all’anno con una tendenza per la prossima decade in lieve incremento». Omero, allora, sostiene che «c’è spazio per due cardiochirurgie in regione».

Un medico degli ospedali triestini, che preferisce restare anonimo, ci scrive in merito:

«Per la cardiochirurgia penso che abbia ragione Zigrino, ovvero che sono utili (da verificare se necessarie) due cardiochirurgie, considerato che le malattie cardiovascolari anche nella nostra regione sono la prima causa di morte e che sia Udine che Trieste eseguono parecchi interventi all’anno.

A questo punto direi che è la solita strumentalizzazione di chi sta
all’opposizione al momento, che, quando era al governo, non ha avuto il coraggio di realizzare i “tagli ” necessari: 15 ospedali per 1.200.000
abitanti e due facoltà di Medicina e due IRCCS… Non serve tagliare  reparti, o meglio serve molto poco: anche con piccolo ospedali devi mantenere i servizi, ovvero pulizie, sale operatorie, mense, ecc, che sono quelli che costano, oltre naturalmente ai turni del personale.

Penso che sarebbe molto onesto di questi tempi incominciare a far capire ai cittadini che l’ospedale (inutile) sotto casa, è sarà sempre più molto costoso, a sue spese. Idem per le due facoltà di medicina presenti per dar posto ai baroni».

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